Catalogna, tra mare e conventi

Vacanze in Catalogna 17 – 24 settembre 2005 Sabato Partiamo per Girona con Ryanair dall’aeroporto di Treviso che si presenta come un aerostazione da terzo mondo: non si trova posto in parcheggio e dobbiamo attendere che qualcosa si liberi dopo un andirivieni tra ceck-in e garage. Non ci sono nemmeno sedie per sedersi e la gente è...
Scritto da: nube
catalogna, tra mare e conventi
Partenza il: 17/09/2005
Ritorno il: 24/09/2005
Viaggiatori: in coppia
Spesa: 1000 €

Vacanze in Catalogna 17 – 24 settembre 2005 Sabato Partiamo per Girona con Ryanair dall’aeroporto di Treviso che si presenta come un aerostazione da terzo mondo: non si trova posto in parcheggio e dobbiamo attendere che qualcosa si liberi dopo un andirivieni tra ceck-in e garage. Non ci sono nemmeno sedie per sedersi e la gente è accampata sui gradini. Un temporale minaccia e il cielo si fa sempre più nero. C’è poco di incoraggiante di partire con un tempo simile. Il volo si rivelerà invece regolare, nonostante la perturbazione che ci accompagna per quasi tutto il percorso e riusciamo ad atterrare persino con 20 minuti di anticipo. Le formalità per il ritiro dell’auto (prenotata nel sito Ryanair), una bella smart forfour diesel e del bagaglio, filano via veloci e così alle otto di sera siamo già in auto e in corsa a tutto gas verso la nostra meta. Cambrils, località sulla costa a 10 km.A sud di Tarragona. Siamo un po’ inquieti sull’autenticità della prenotazione, che abbiamo fatto per la prima volta con Atrapalo perché ogni tentativo di contattare l’Hotel Hesperia Centurion è risultato vano. Ci sorprende subito l’ottima viabilità di questo paese (i catalani devono aver fatto enormi investimenti per essere a questi livelli) le autostrade ampie e scorrevoli con il sistema di pagamento talvolta alla francese (cioè anticipato) oppure alla fine (sportelli manual), basta sono ingranare un po’ nel sistema. Il traffico è fluido e l’auto scorre senza intoppi, nonostante la presenza dei camion anche di domenica, così dopo circa due ore siamo già al Centurion di Cambrils. Nessun problema sulla prenotazione, solo che la sala per la cena aveva già chiuso e per non andare a letto a digiuno siamo ripartiti per il centro del paese in cerca di qualcosa da mettere sotto i denti. L’area dove si trova l’hotel è parecchio decentrata perché il Centurion sta’ a tre km. Cambrils ed altrettanti da Salou, che si possono raggiungere attraverso una bella passeggiata a mare bordata da palme, pini marittimi e lembi di pineta. Scegliamo un bar di tapas che ci ispira di più di altri ristorantini fronte mare, gremiti di turisti e con prezzi elevati. Chiediamo la specialità della casa e ci portano un piatto di notevole effetto perché si tratta di un enorme spiedo che scende all’ingiù da un supporto di metallo con infilzati gamberoni e seppie alla “plancha” e sotto calamari fritti. Il pesce è tutto fresco ed abbondante e paghiamo 26 euro in due: una cifra ragionevole.

Domenica Decidiamo di fare un giro nell’entroterra per conoscere subito questo territorio e puntiamo a nord verso Reus. Che sorpresa questa cittadina che ha dato i natali a Gaudì e che è considerata una vera culla del modernismo. La percorriamo a piedi per ammirare i molti edifici in stile floreale; è un vero tripudio di questo stile così narcisista che si appaga nell’esibizione di sé stesso. Chi vuol farsi un’idea di questa tendenza architettonica degli inizi del secolo scorso basta solo che passeggi col naso all’insù. La Catalogna dell’interno ci meraviglia per il suo paesaggio di un verde intenso e la prosperità dell’agricoltura: una vera cornucopia di messi di ogni genere, dalla frutta (tante nocciole) al vino, dall’ulivo agli ortaggi. Sono una goduria anche per gli occhi queste terre benedette dall’Ebro, che scorre poderoso come un mare, dalle profonde acque di un intenso blu. Arriviamo a Tortosa, il capoluogo, nell’ora della siesta (sacra per gli spagnoli fino alle 5 p.M.) ed essendo anche domenica non troviamo nessuno in città, nemmeno un ufficio turistico è aperto. La città ha un aspetto antico, ma trascurato, di monumenti in restauro neanche l’ombra. Chiediamo istruzioni per andare al Castell, un famoso parador, ma non ne hanno mai sentito parlare: eppure siamo a due passi! Non ci spingiamo fino a Deltebre perché il giro si farebbe troppo lungo; valutiamo invece l’idea di visitare quest’area un altro giorno perché è molto vasta e necessita di un’intera giornata. Decidiamo quindi di far ritorno in hotel lungo la strada costiera. Le distanze non sono così indifferenti come appare a prima vista dalla mappa e per spezzare il rientro ci fermiamo in una graziosa località: Ametlla de Mar, con una bella baia e ampia spiaggia quasi deserta. Soffia un vento abbastanza forte e l’aria è frizzante: certamente per gli spagnoli questo clima è già un anticipo d’ autunno; indossano infatti giubbotti e maglioni anche se il sole splende e nel cielo non si intravvede nemmeno una nuvola.

Lunedì Dedichiamo la giornata completamente al relax in spiaggia: finalmente il sole che cercavamo. Il cielo è limpidissimo e il mare luccica ma continua a soffiare un vento alquanto forte che ci sferza in continuazione la pelle. Resisto perché questo vento è anche benefico; infatti negli attimi di tregua il sole picchia ancora con una certa intensità. L’acqua invece è gelida: solo i russi la sfidano e si bagnano con indifferenza. Facciamo conoscenza con le tariffe per la giornata a mare da queste parti: 3.50 euro per il lettino e 4.50 per l’ombrellone, praticamente una fetta di telone che si tira all’interno di una galleria di paletti fissi predisposti in riva al mare. Questo sistema non l’avevo mai visto; qui le spiagge sono libere e non c’è nessun tratto di arenile riservato ad hotel o residence quindi ognuno può mettersi dove vuole e accedere eventualmente ai servizi a pagamento o installare il proprio ombrellone senza che nessuno lo mandi via. Il sistema mi sembra democratico perché evita la spiacevole gerarchia di chi si accampa nelle prime file ma lascia a desiderare sul piano dei servizi igienici, perché risultano quasi introvabili sulla spiaggia. La clientela del nostro hotel, fully booked, è costituita in maggioranza da russi, che forse approfittano delle tariffe di bassa stagione, tedeschi e tanti svizzeri che talvolta sbraitano in schwitzer dutsch.

Alla sera dopo cena (qui la sala da pranzo apre alle 8 p.M. E i clienti scalpitano davanti all’ingresso) facciamo una scappatina in auto fino a Salou. E’ una località che giustamente merita il titolo di spiaggia d’Europa, perché fa confluire masse di turisti da ogni dove, ma principalmente dal Regno Unito. Non ha niente di storico, non c’è traccia di paese, si vede che tutto è stato appositamente creato deturpando non poco l’ambiente con casermoni fittissimi per alloggiare il massimo numero di nordici in cerca di sole. L’unica caratteristica che eleva questo mostro del turismo balneare è l’ampio viale di palme che borda il mare e il lungo paseo attiguo che si conclude con un’ originale fontana, la Fuente luminosa, programmata con 210 movimenti d’acqua, opera di un famoso architetto catalano. Questo riscatta Salou dalle sue avenidas affollatissime di turisti attratti dalla miriade di negozi che vendono dappertutto la stessa paccottiglia a prezzi esagerati. Merce prodotta altrove; ormai è tutto massificato e trovare l’oggetto tipico o il prodotto del luogo è pressocchè impossibile, ma evidentemente questo è quanto cerca la clientela inglese e per cui è disposta ad aprire il borsellino.



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