Cambodia Onedollar

La Cambogia... un paese giovane e pieno di storia
 
Partenza il: 05/08/2016
Ritorno il: 16/08/2016
Viaggiatori: 15
Spesa: 3000 €

Il titolo è simpatico ma la Cambogia è anche questo, un semplice dollaro, la cifra che vi sentirete chiedere spesso per parecchie cose, che sia una cosa da mangiare o da bere, che sia un gadget da acquistare in un negozio o da un bambino lungo la strada, oppure un giro sul tuc tuc… forse qua tre dollari è più azzeccato, insomma sentirete spesso “Uandollar” tutto attaccato! Però poi c’è di più, molto di più: c’è un popolo che ha vissuto tragicamente una guerra civile, c’è un popolo senza anziani perché sterminati in giovane età dall’esercito di Pol Pot, c’è un popolo giovane che lavora portando avanti le vecchie tradizioni ma assorbendo anche tanto dal mondo occidentale, c’è un popolo gentile e sempre in movimento, c’è una fitta giungla che nasconde i tesori di questa terra, ci sono..come sempre.. i bambini a rendere tutto più fantastico perché pieni di sorrisi e di gioia negli occhi e nel cuore, e infine c’è un fiume molto importante, il Mekong, che lambisce la capitale dando respiro a questa città caotica.

05-06/08/2016 Milano / Siem Riep

Dopo venti ore di viaggio effettivo, due scali, un transfer da un’aeroporto all’altro a Bangkok, e parecchia stanchezza, arriviamo tutti e sedici a Siem Riep. L’impressione che ho del gruppo è ottima, nessuno si è lamentato di niente pur avendo appena fatto un viaggio parecchio pesante, siamo sorridenti e entusiasti di partire per questa nuova avventura. Arrivati in albergo a notte inoltrata, andiamo immediatamente in camera a dormire, domani si comincia con la prima vera giornata. Il Freemont Hotel, ci ospita fino a quando staremo qui.

07/08/2016 Siem Reap

Facciamo colazione molto presto, il sito archeologico di Angkor è molto vasto, i templi da visitare sono tanti e i tempi devono essere stretti. Dopo aver fatto conoscenza della nostra guida sul pulmino, e dopo aver percorso a piedi un tratto di strada sterrata, ci imbattiamo nella prima costruzione che ci farà vivere la magia di questo luogo. È la prima ma io sono già incantata dalla sua bellezza, è piccola ed è a ridosso del fiume Siem Reap, la forma architettonica è ormai andata quasi perduta, il colore verde del muschio ricopre pietre annerite dal tempo, ma nel contempo le sculture, delle varie divinità scolpite su di essa, risaltano senza impegno di osservazione. La giungla aiuta a creare un’atmosfera surreale, ora riesco a capire perché questo sito è stato dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, e il perché venga utilizzato come set per parecchi film. Ci aggiriamo fuori e dentro le mura della struttura mentre la nostra guida ci inizia a spiegare. Ci spostiamo da lì e ci addentriamo maggiormente nella giungla, intuiamo immediatamente cosa stiamo andando a visitare alla vista di un “pinnacolo”, già intravisto dalla costruzione precedente, che diventa sempre più imponente man mano che ci avviciniamo. Arriviamo dal retro, se così si può definire la Porta Orientale, vi è un giardino perfettamente delineato e ben curato che gira tutt’intorno all’area, è l’antico fossato che da questo lato risulta completamente asciutto. Il tempio è incredibile, enorme, la guida spiega ma credo che noi tutti siamo più rapiti dalla bellezza di ciò che si trova dinnanzi a noi, è Angkor Wat. Ci inoltriamo al suo interno, scendiamo e saliamo continuamente ripidi scalini, ci aggiriamo in mezzo a sculture di Buddha con teste mozzate (i Khmer rossi fecero danni anche a livello culturale oltre che fisico), tra minuziose immagini scolpite nella pietra…dee e scritture abbelliscono questi muri, tante piccole colonne perfettamente cesellate che nascondono lunghi corridoi alla vista, torrette a forma di fiore di loto che sovrastano sopra le nostre teste. L’acqua appena caduta dal cielo trasforma la pietra del pavimento in piccoli laghetti, dove il Tempio vanitoso si rispecchia. Dopo aver fatto una fila ordinata, saliamo dei gradini al limite dell’equilibrio e raggiungiamo il fulcro di questo tempio, la parte più importante, perché da qui si raggiungevano gli Dei, il cosiddetto Bakan. È una visione mozzafiato, ci troviamo più in alto degli alberi e la vista è a 360 gradi, siamo nel bel mezzo della giungla, la pace regna ancora sovrana da queste parti. La nostra guida ci concede tempo ma i guardiani che ci sono all’entrata delle scale no. Giustamente ci sono altri turisti che vogliono salire fin quassù, così a malincuore scendiamo verso il basso. Continuiamo a girare, corridoi scolpiti ma ormai scoloriti (dovevano essere splendidi dipinti, non che ora non lo siano!) ci raccontano di guerre passate, statue di Buddha di varie dimensioni e adornate di tutto punto si materializzano tra di noi, monaci vecchi o giovani benedicono le persone che lo vogliono cantando riti tra i turisti che fotografano. Perdiamo per pochi minuti Emilio e Noemi ma nulla ci fa perdere la tappa d’obbligo, la famosa foto di Angkor Wat che si rispecchia davanti a quella poca acqua rimasta delle vasche della Porta Occidentale. Pronti via e si riparte col pulmino, il sito è talmente vasto che non è possibile visitarlo a piedi, volendo si può girare con le bici ma l’afa è troppo opprimente mentre l’aria condizionata del pulmino dà il tempo di recuperare qualche forza.

La prossima meta è la “Grande Città” di Angkor Thom. Se l’area che delimita Angkor Wat è grande, questa è immensa, infatti visiteremo le varie architetture spostandoci con il mezzo. Ci inoltriamo al suo interno dall’entrata tenuta meglio, un esercito di teste minacciose da un lato e sorridenti dall’altro delimitano il corrimano di un ponte che passa sopra il fossato. Da lì ci dirigiamo verso il fulcro principale di Angkor Thom, il Bayon. Numerose teste scolpite nella roccia, 216 per la precisione, ci osservano da tutte le direzioni, non sono minacciose ma decisamente guardinghe. Ovunque ti giri qualcuna di loro ti guarda, ti scruta, tutte perfettamente allineate sui vari lati dei pinnacoli del tempio. La sensazione di essere circondata da qualcosa di estremamente affascinante è ancora più forte che non ad Angkor Wat, sono estasiata! Nel silenzio di questo posto il tempo passa in fretta, la guida vorrebbe già andare ma noi no. Sui sali e scendi delle scale, anche qui numerose, ci addentriamo nei cunicoli e nella frescura dei corridoi, e solo una volta stanchi di essere “osservati” decidiamo di lasciare tanta magnificenza.

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