Brasile e argentina: dal tropico all’antartico

Questo e’ il diario di un viaggio effettuato in Brasile e Argentina dall' 8 gennaio al 1 febbraio 2008. Il titolo non si riferisce solo ad una distanza terrestre ma vuole anche esprimere una distanza etnica e sociale che separa due popoli cosi’ fisicamente vicini eppure cosi’ culturalmente lontani. Le generalizzazioni sono ovviamente...
Scritto da: fabioluciana
brasile e argentina: dal tropico all'antartico
Partenza il: 08/01/2008
Ritorno il: 19/01/2008
Viaggiatori: in coppia
Questo e’ il diario di un viaggio effettuato in Brasile e Argentina dall’ 8 gennaio al 1 febbraio 2008. Il titolo non si riferisce solo ad una distanza terrestre ma vuole anche esprimere una distanza etnica e sociale che separa due popoli cosi’ fisicamente vicini eppure cosi’ culturalmente lontani. Le generalizzazioni sono ovviamente sempre riduttive ma se volessi sintetizzare al massimo direi che il Brasile e’ essenzialmente un paese tropicale che ha fatto del sincretismo la sua bandiera ed ha amalgamato tutto cio’ che e’ arrivato da fuori, mentre l’Argentina e’ un paese fondamentalmente europeo con una forte anima latina. Questa differenza non si percepisce solo dal clima, dalle citta’ o dalla vegetazione ma anche e soprattutto dagli abitanti di questi due paesi, dal loro stile di vita, dalle loro abitudini. Le mie impressioni sono naturalmente limitate ai posti che ho visitato, che sono pero’ abbastanza significativi per avere un’idea dei due paesi, ossia Rio e Bahia per il Brasile e Buenos Aires e la Patagonia per l’Argentina.

Il diario e’ diviso in due parti che si trovano rispettivamente nelle sezioni Brasile e Argentina del sito, per cui chi vuole informazioni solo su uno di questi paesi puo’ leggere solo la parte di proprio interesse. BRASILE 08/01/2008 Martedi’ Il biglietto aereo prevede un volo Air France Roma-Parigi-Rio de Janeiro, visto che voli diretti per Rio dall’Italia non ce ne sono piu’ da tempo. La Varig e’ fallita (anche se ora e’ risorta) e l’Alitalia sta sulla stessa strada se non trova urgentemente qualche salvatore. Luciana mette nei nostri due bagagli a mano l’occorrente per la notte e qualche ricambio di prima necessita’, dimostrando una previdenza che sconfina quasi nella preveggenza.

Il viaggio e’ lungo e noioso e lo scalo a Parigi dura meno di un’ora, il che’ ci costringe ad attraversare l’aeroporto De Gaulle a velocita’ supersonica, per poter passare dal gate di arrivo a quello di ripartenza. Ci chiediamo se le valigie siano state altrettanto veloci. Prima di atterrare a Rio uno steward mi chiama e mi dice di contattare il banco Air France all’aeroporto di Rio. Mi prende quasi un colpo ma poi vedo che dice la stessa cosa ad altre 2-3 persone e comincio a capire cosa potrebbe essere successo. Arrivati a Rio ho la conferma: le nostre valigie sono rimaste da qualche parte (loro dicono a Roma, ma forse e’ solo sciovinismo tipicamente francese) e quindi ci verranno riconsegnate il giorno dopo. Se sara’ l’Air France a salvare l’Alitalia andiamo bene ! Arrivati a casa dei nostri amici di Rio, loro ci dicono che non c’e’ da stupirsi e che se siamo fortunati le valigie arriveranno dopo due o tre giorni. A questo punto meglio andare a dormire subito per recuperare il sonno perduto in aereo !

09/01/2008 Mercoledi’ Poiche’ l’Air France ci ha dato un buono con il quale abbiamo diritto ad un rimborso di 100 Euro a testa, la nostra prima mattina brasiliana la passiamo… In un centro commerciale !! Ci compriamo un po’ di cose fidando in quanto ci hanno detto all’aeroporto e sperando che i nostri amici si siano sbagliati. Il centro commerciale Rio Sur e’ enorme, un palazzo di 6 piani zeppo di negozi, in stile Mall americano, ma a parte questo, gia’ si comincia a respirare l’atmosfera di Rio. La prima cosa che ci colpisce e’ la quantita’ enorme di bus e di taxi: basta alzare un dito e al massimo in 5 secondi (cronometrati) si ferma un taxi che per 3-4 Euro ti porta dove vuoi, sempre se resti nell’ambito della zona centrale di Rio. Vedremo poi che questa caratteristica e’ comune alle altre citta’ del Brasile e dell’Argentina che abbiamo visitato. Se penso agli introvabili e costosissimi taxi italiani… Al pomeriggio cominciamo a fare i veri turisti: salita con la funivia sul Pan di Zucchero. Sara’ banale e turistico ma e’ un posto assolutamente da non perdere: un panorama mozzafiato su tutta la citta’, la baia e l’oceano e di fronte la collina del Corcovado con la sua statua del Cristo Redentore. In cielo volteggiano e stridono i grifoni e gli occhi non si stancano mai di guardare. Peccato che il tempo sia mezzo nuvoloso e quindi il panorama sia illuminato dal sole solo a tratti. Quando torniamo a casa abbiamo una piacevole sorpresa: le nostre valigie sono arrivate ! Le troviamo nell’androne del portiere entro le 24 ore che avevano detto all’aeroporto. In fondo sono stati efficienti nella loro inefficienza ! La sera andiamo a cena nel quartiere di Leblon in una churrascheria che a suo tempo era frequentata da Jobim ma che ora e’ diventato un ristorante moderno dove abbiamo il primo impatto con i piatti brasiliani. In pratica una porzione basta tranquillamente per due persone e a volte anche per tre ! Tutto cio’ fa abbassare il costo di una cena per due persone, gia’ basso di per sè, a quello di una pizza nostrana per una persona… Sempre che non ci si aggiunga un crostino o un gelato ! E per di piu’ la qualita’ della carne che si mangia li’ in Italia nemmeno ce la sognamo.

Dopo cena saliamo al roof garden di un albergo di Copacabana per bere una caipirinha di rito e da li’ ammiriamo la spiaggia e il lungomare nella loro veste notturna. Tante luci e tanta genta per strada e sulla spiaggia, completamente sgombra di strutture, ragazzi che giocano a pallone. E’ tutto cosi’ come ci si aspetta. Scendiamo poi sul lungomare e passiamo davanti ad una serie di bar e discoteche di fronte alle quali stazionano ragazze di tutti i tipi, ma tutte giovanissime, alla ricerca di turisti arrivati li’ per provare l’ebbrezza dell’avventura esotica-erotica. Non direi che si tratta di prostituzione cosi’ come noi la conosciamo, ma piu’ un modo veloce (?) per cercare di uscire dalla miseria. Mi dice il mio amico che spesso si accontentano di una cena o un gelato magari anche in cambio di semplice compagnia. Insomma non lo fanno solo per soldi ma anche per tentare di evadere dalla loro condizione o forse per divertirsi. Tutte sognano di incontrare un giorno quello che se le sposa e le porta via dalla poverta’. Forse sono piu’ simili a quelle che da noi fanno la fila davanti agli studi televisivi e cinematografici che non a vere e proprie prostitute. Un problema comunque molto complesso per noi che giudichiamo con occhi occidentali.

Chiudiamo infine la serata con una “agua di coco” presa in uno dei tanti chioschi del lungomare: in pratica si toglie una piccola calotta dalla sommita’ del cocco (che e’ un frutto verde e non marrone come lo conosciamo in Italia: questo e’ il cocco secco), ci infilano una cannuccia e tu bevi un liquido freschissimo simile all’acqua con un leggero sapore di cocco. Agua di coco e caipirinha saranno i nostri fedeli compagni per tutto il resto del viaggio in Brasile.

10/01/2008 Giovedi’ Poiche’ la nostra casa e’ a Leme che e’ praticamente la continuazione di Copacabana ed e’ a due passi dalla spiaggia, decidiamo che siamo in vacanza e che quindi ci possiamo concedere una giornata di mare. Il sole picchia decisamente forte (del resto li’ e’ estate piena) e io che non uso mai creme protettive sono costretto a cedere e mi cospargo di unguenti. E meno male… Perche’ nonostante le creme la sera sono tutto arrossato ! La spiaggia e’ esattamente come si vede nelle cartoline, comprese ragazze davvero notevoli, e dopo aver esserci seduti ad un tavolo completo di sdraio ed ombrellone ci godiamo il paesaggio e il via vai continuo di gente che vende praticamente di tutto. Al confronto le spiagge nostrane sembrano deserte ! Come se non bastasse il gestore della spiaggia passa ogni dieci minuti per chiederti se vuoi qualcosa da bere o da mangiare. Considerati poi i prezzi ti senti in pratica come si sentiva un americano da noi nel dopoguerra. La cosa incredibile e’ che la sera smontano tutto, ombrelloni, capanni, sedie, tavoli, ecc e di notte la spiaggia e’ completamente pulita e vuota, pronta per le partitelle improvvisate di calcio o pallavolo.

Naturalmente non abbiamo rinunciato al bagno nell’oceano, che era possibile fare solo perche’ le onde erano abbastanza piccole e il risucchio molto limitato. E, visto che sia pure in queste condizioni e’ comunque molto difficile nuotare, abbiamo fatto quello che li’ fanno tutti, ossia il jacare’: ci si tuffa quando arriva l’onda e ci si fa trasportare a riva dall’onda stessa, insomma una specie di surf senza la tavola. Dopo tre ore abbiamo deciso di non rischiare la pelle, nel senso letterale del termine, e siamo tornati a casa. Doccia, riposino e quindi via verso il Corcovado, altro posto turistico, ma altro posto assolutamente da non perdere. Si sale con una funicolare in mezzo ad un meraviglioso bosco tropicale e si arriva sotto la famosa statua del Cristo redentore da cui si gode una veduta spettacolare analoga a quella del Pan di Zucchero, ma dalla parte opposta e da un punto piu’ elevato. L’unico neo e’ il gran numero di turisti che impedisce quasi di vedere il panorama.

La sera cena sul lungomare di Leme (in un ristorante che si chiama La Fiorentina !) a base di baccala’, piatto tipico derivante dalla dominazione portoghese e poi subito a letto abbastanza cotti dalla giornata e dal sole.

11/01/2008 Venerdi’ La mattina andiamo nel Centro che e’ un in realta’ uno dei tanti quartieri di Rio e dove si concentrano le attivita’ amministrative e finanziarie della citta’. Quello che colpisce subito e’ il contrasto clamoroso tra vecchio e nuovo, tra ricchezza e poverta’. Accanto a vecchie e basse case coloniali sorgono moderni grattacieli di vetro e acciaio e per strada ci sono manager con valigetta accanto a poveracci che cercano di vendere quello che possono, Questo contrasto e’ una caratteristica che ci accompagnera’ per tutto il viaggio. Le differenze tra ricchi e poveri qui sono molto forti. I ricchi sono asserragliati nelle loro case-fortino e i poveri girano per strada alla ricerca di soldi, in modo legale ma piu’ spesso illegale. Siamo stati praticamente terrorizzati dai nostri amici e da chiunque conosca il Brasile: attenzione a non andare in giro con macchine fotografiche, gioielli, orologi, mai andare in strade solitarie, girare solo nei posti piu’ frequentati e alla larga dalle zone a rischio. Devo dire che a noi e’ andato tutto liscio e non ho mai visto scene allarmanti di alcun tipo, ma capisco come differenze sociali cosi’ forti possano facilmente sfociare nella delinquenza e nella violenza. A questo si aggiunga poi che la repressione da parte delle forze dell’ordine non va tanto per il sottile e che i diritti civili vengono spesso calpestati ed ecco che la situazione generale rimane sempre sull’orlo dell’allarme rosso.

Accanto al Centro abbiamo poi visitato il Mercato Uruguayano, una specie di Porta Portese (o se preferite Forcelle) all’ennesima potenza. Si vende di tutto in un casino generale di dimensioni stratosferiche, con musica costante sparata a tutto volume praticamente da tutti. La musica e’ la colonna sonora costante della vita brasiliana, c’e’ dappertutto, in maniera piu’ discreta o piu’ aggressiva a seconda del luogo, ma di sicuro non manca mai. Puo’ sembrare un luogo comune ma invece e’ proprio cosi’ ! Pranziamo alla Confiteria Colombo che e’ un famoso caffe’-pasticceria di Rio costruito in stile Liberty a inizio secolo e a suo tempo frequentato dagli intellettuali e dagli artisti carioca. Adesso e’ principalmente un bar per turisti ma e’ comunque un posto molto bello e caratteristico, assolutamente da vedere.

Nel pomeriggio prendiamo un tram (“bondnho”) che sale sulla collina lungo il quartiere di Santa Teresa, che una volta era un quartiere chic ma che ora sembra decisamente decaduto, nonostante le belle villette che sorgono accanto al percorso. Arrivati al capolinea ci accorgiamo di essere in un posto abbastanza isolato e quindi, memori delle raccomandazioni ricevute, ci affrettiamo subito a riprendere il tram per riscendere verso il centro. Per fortuna il percorso e’ molto panoramico e direi che quindi vale comunque la pena farsi un giretto di andata e ritorno. Tra l’altro sul tram si possono ammirare le acrobazie dei ragazzi che salgono e scendono al volo, che rimangono attaccati esternamente e stando attaccati riescono persino a camminare in orizzontale sui muri che costeggiano le rotaie !!! La sera andiamo a cena a Lapa, un quartiere di Rio dedicato in pratica ai ristoranti, ai pub, ai bar e a tutto cio’ che riguarda il divertimento notturno (prostitute e trans compresi). Anche qui il casino regna sovrano, per strada ci sono migliaia di persone di tutti i tipi e la musica proveniente dai vari locali impedisce quasi di parlare. Insomma un vero sballo per chi si vuole divertire, un posto assolutamente da non perdere. Dopo cena andiamo in un pub inserito dentro un negozio d’antiquariato (o viceversa ?) per la classica caipirinha serale e per sentire uno dei tanti chitarristi locali e alla fine torniamo a casa. Ma li’ la vita continua imperterrita fino all’alba. 12/01/2008 Sabato Oggi e’ caldissimo. E qui il caldo purtroppo e’ sempre umido e quindi sembra ancora piu’ caldo. La mattina la passiamo a camminare sul lungo mare di Ipanema, come la famosa ragazza della canzone. E infatti non possiamo fare a meno di entrare nel bar “Garota di Ipanema” che sulla facciata riporta scolpito lo spartito. Li’ vicino poi c’e’ Rua Vinicius de Moraes. Per me che sono un patito della musica brasiliana sembra quasi un sogno e mi fa superare anche gli aspetti piu’ turpemente turistici del tutto.

A pranzo, in un bar con tavolini sulla strada, assistiamo ad uno show di alcuni ragazzi delle favelas che intrattengono gli automobilisti fermi ai semafori con danze acrobatiche e passi di capoeira, praticamente la versione brasiliana dei nostri lavavetri. Nel pomeriggio cerchiamo refrigerio nel giardino botanico pieno di enormi piante tropicali ma l’afa non da’ tregua nemmeno li’. Andiamo a casa dei nostri amici e li’ veniamo a sapere che, in vista del carnevale imminente, la sera al sambodromo ci sono le prove generali gratuite della sfilata. Ogni sera una scuola di samba fa le sua sfilata di prova … davvero un colpo di fortuna ! Ci precipitiamo al sambodromo e li’ e’ proprio tutto come te lo aspetti e come ho tante visto in televisione o nei documentari. Unico ed emozionante. La gente che balla sugli spalti aggiunge poi a sua volta uno spettacolo nello spettacolo. Peccato che, mentre sfilava la scuola di samba , sul piu’ bello mi si sono scaricate le pile della macchina fotografica. Mi sarei sparato ! Particolare curioso: all’ingresso distribuivano un ventaglio, con sopra una “pubblicita’ progresso” a favore dell’uso del profilattico, associato al profilattico stesso. Due ragazze sedute dietro di noi sulle gradinate ne hanno subito fatto due graziosi palloncini…

13/01/2008 Domenica E’ giunto il momento di lasciare Rio e partire per Salvador de Bahia. A Rio abbiamo visto e fatto tutto cio’ che un turista tipo puo’ fare e vedere ma, considerato che era la nostra prima volta, va bene cosi’. La prossima volta approfondiremo la conoscenza andando in luoghi meno “standard” ma forse piu’ brasiliani.

L’aereo arriva a Salvador con due ore di ritardo su un tragitto della durata di due ore ma ormai non ci facciamo piu’ caso. E poi non sappiamo che il peggio deve ancora venire (per chi fosse curioso cfr. La continuazione di questo viaggio nella sezione Argentina).

Arriviamo alla “Casa Encantada”, una struttura ricettiva di un’organizzazione di turismo responsabile che ho trovato su internet. Mai nome fu piu’ appropriato. Un giardino pieno di piante tropicali circondato da costruzioni basse con sei stanze per gli ospiti e altre in comune per mangiare, leggere, chiacchierare. Il tutto ubicato ad Itopoa che e’ la spiaggia piu’ bella di Salvador, da cui dista una ventina di chilometri. Dopo la confusione di Rio questa e’ una specie di oasi della pace ! La struttura e’ gestita da Loris e Maria, una coppia di Vicenza (genitori di due deliziose bambine) che ti fa sentire subito a tuo agio e che sara’ la nostra guida per i prossimi giorni. Un soggiorno davvero da consigliare.

Il pomeriggio facciamo un giretto sulla spiaggia per fotografare il faro che si vede in tutte le cartoline di Itapoa e la sera ceniamo a base di aragosta… Al prezzo di una nostra pizza !

14/01/2008 Lunedi’ Il programma scritto sulla lavagna nella sala da pranzo della Casa Encantada prevede una gita di 80 km verso nord per visitare il Progetto Tamar per il recupero delle tartarughe marine e poi il pomeriggio sulla vicina spiaggia di Imbassai. Il progetto Tamar consiste in una serie di vasche all’aperto vicino al mare dove sguazzano tartarughe giganti, pesci di vario tipo e tartarughe appena nate, il tutto condito con cartelloni informativi, centro audiovisivo, bar, ristorante, negozio di souvenir, ecc. Posto turistico ma tutto sommato messo su abbastanza bene, insomma da visitare con piacere. Da li’ andiamo a Imbassai che e’ una spiaggia con alle spalle un fiume e che quindi offre la possibilita’ di un doppio tipo di bagno. Noi optiamo per quello nel mare e ci sediamo ad un tavolino sotto l’ombrellone dove ci vengono immediatamente portati succhi di frutta e agua di coco. Un posto delizioso, una spiaggia poco affollata, palme di cocco alle spalle, aria calda ma ventilata, mare abbastanza calmo, serviti e riveriti per un costo totale di 3 euro… Insomma che si vuole di piu’ ? La sera cena a base di carne in uno dei tanti ristoranti di Itapoa e per finire la solita caipirinha in un bar del lungomare (fossimo diventati alcolizzati ?) 15/01/2008 Martedi’ Oggi visitata guidata (da Loris) della citta’ di Salvador, luogo che fino ad allora avevo conosciuto solo tramite i romanzi di Jorge Amado. La differenza con Rio che risalta subito e’ la quantita’ impressionante di persone di colore. Penso che il 99% dei bahiani siano neri. E questo significa che qui batte il cuore africano del Brasile… E si vede ! Anche qui c’e’ musica ovunque ma di un tipo molto piu’ popolare e piu’ ritmata. Iniziamo la visita dal mercato di ortofrutta, un mercato molto frequentato dai locali e poco dai turisti, dove si trova una quantita’ e una varieta’ di frutta e ortaggi che ha dell’incredibile. Saliamo poi al Pelorinho, che e’ il bellissimo quartiere coloniale di Salvador, e per strada incontriamo di continuo gruppi di percussionisti di tutte le specie ed eta’. Visitiamo chiese, camminiamo, mangiamo (un’ottima fejoada), ammiriamo le donne bahiane nei loro classici ampi vestiti bianchi e i palazzi a colori pastello di stile coloniale. L’atmosfera affascinante e coinvolgente di questo quartiere mi riporta inevitabilmente alla mente i romanzi di Amado. Salvador e’ davvero una citta’ magica. A Rio c’e’ il Brasile raffinato del samba e della bossa nova, qui si trova invece il Brasile popolare della capoeira e delle percussioni di origine africana. Concludiamo la visita con un giro nel “Mercato modelo” dei turisti, pieno di souvenir di tutti i tipi e che nasconde nei sotterranei il vecchio luogo dove venivano ammassati gli schiavi provenienti dall’Angola fino a qui per essere venduti. Una specie di grande fogna con passerelle sull’acqua stagnante del sottosuolo, che fa venire i brividi … E non solo per l’umidita’.

La sera, tornati ad Itopoa, cena in un chioschetto a base di beijù, una specie di crepes di manioca salate o dolci, accompagnate dalle immancabili agua di coco e caipirinha.

16/01/2008 Mercoledi’ Per fortuna sono arrivate il giorno dopo di noi alla Casa Encantada due simpatiche ragazze romane.

Dico per fortuna perche’ cosi’ raggiungiamo il numero minimo di 4 persone necessarie per fare la gita al villaggio di pescatori di Acupe, che si trova allo sbocco di un fiume all’interno della baia di Todos os Santos, ossia la baia su cui sorge Salvador.

La guida naturalmente e’ sempre Loris che qui si muove come un pesce nell’acqua. Sembra che conosca tutti ed e’ amico di tutti. Al villaggio ci accoglie una ragazza col pancione che sara’ la nostra guida locale. Ci imbarchiamo su una capiente canoa scavata in un tronco d’albero e due ragazzi locali si mettono ai remi, che consistono in lunghi bastoni da piantare nel fondale molto basso di questa parte della baia. Arriviamo cosi’ ad un isoletta deserta circondata da una spiaggia bianchissima, proprio come si vede nelle cartoline dei paesi tropicali. Un colore stupendo che contrasta con il colore scuro delle nuvole che in cielo non promettono nulla di buono. Nello scendere dalla canoa Luciana inciampa e fa un bagno anticipato… Con tutti i vestiti ! Per fortuna fa caldo. Dopo una breve sosta con bagno ripartiamo spinti da improvvisate vele fatte con tele di sacchi di iuta e mentre ci avviciniamo al villaggio da visitare arriva il previsto acquazzone che ci infradicia tutti. Noi cerchiamo riparo sotto gli asciugamani, peraltro gia’ zuppi, mentre i rematori sembrano non curarsene affatto… In fondo e’ solo acqua e con il caldo tra un po’ si asciuga tutto. Arriviamo finalmente al paesino e ci portano subito a mangiare nell’unico ristorante del villaggio dove ci ingozziamo di pesce, riso, carne, verdure, frutta… Tutto a livelli eccelsi. Nel giardino c’e’ un albero di cacao, pianta che non avevo mai visto in vita mia. I frutti sono verdi e grossi e dentro hanno una poltiglia bianca con i semi marroni che vengono poi tritati per fare la polvere di cacao.

Facciamo un giro a piedi nel paese che e’ veramente povero; sembra quasi di stare in Africa e alla fine arriviamo alla cooperativa delle mogli dei pescatori che hanno messo in piedi un laboratorio artigianale dove producono magliette, borse e ninnoli vari. La loro unica alternativa e’ sbucciare i gamberetti pescati dai mariti: da 7 chili interi se ne ricava un chilo sgusciato da vendere a un prezzo da fame. Compriamo qualcosa a diamo il nostro contributo alla loro sopravvivenza, ma la sensazione e’ quella di raccogliere il mare con un cucchiaino.

Ritornando a casa ci fermiamo in un insediamento del Movimento Sem Terra che, per chi non lo sapesse, e’ un movimento di braccianti che diversi anni fa ha occupato le terre dei latifondi incolti e ha cominciato a coltivarle. Adesso la situazione e’ abbastanza regolamentata per cui e’ diventato un movimento legale a cui il governo da’ in concessione la coltivazione delle terre abbandonate. Ancora oggi tuttavia in Brasile il 45% delle terre e’ in mano all’1% della popolazione ! Anche li’, alla bottega della fattoria, compriamo magliette, prodotti artigianali e soprattutto una favolosa crema di cacao (tipo nutella), per dare il nostro piccolo contributo alla loro causa, ma la sensazione e’ analoga alla precedente. La sera saltiamo la cena, il pranzo e’ stato piu’ che sufficiente.

17/01/2008 Giovedi’ Oggi a Salvador e’ il giorno della festa di Bomfim, una festa di origine candomble’ che prevede una sfilata lungo le vie della citta’ con arrivo sul sagrato della chiesa cattolica di Bomfim (tenuta ben chiusa dal vescovo locale) dove, alla cancellata esterna, vengono appesi migliaia di laccetti di stoffa colorata in segno di voto. Alla sfilata partecipano tutti, movimenti religiosi, politici, associazioni di vario tipo, scuole di musica, di capoeira e ovviamente semplici cittadini. Ogni gruppo con la propria banda di percussioni e la propria musica. Insomma l’apice del sincretismo: tutti insieme a festeggiare, suonare e cantare fianco a fianco indipendentemente dal credo politico o religioso, dalla razza, dall’eta’, dal ceto sociale. Naturalmente, guidati da Loris, ci infiliamo anche noi nel corteo. Un delirio di musica, di balli, di colori, di chiasso, camminando sotto il sole cocente su una strada in salita per arrivare tutti davanti alla cancellata di una chiesa chiusa ! Sulla piazza della chiesa un palco diffonde una musica che spacca i timpani e la cancellata e’ ormai quasi interamente coperta da laccetti di tutti i colori. L’atmosfera e’ sovraeccitata, le sensazioni dilatate e la testa e’ frastornata… Insomma quasi l’effetto di una droga. Un’esperienza che difficilmente si puo’ dimenticare.

Loris ci raduna (e’ incredibile ma non si e’ perso nessuno del gruppo !) e ci porta di nuovo giu’ in citta’ a mangiare la fejoada in un ristorante all’aperto vicino alla spiaggia di Riberira, che e’ quella piu’ popolare di Salvador. Li’ ci riprendiamo un po’ e io e Luciana decidiamo che non ce la facciamo a continuare e torniamo a casa in taxi mentre gli altri rimangono e continuano i festeggiamenti. Alla sera li vediamo tornare praticamente cotti dal sole e dalla stanchezza. Nonostante la giornata fosse parzialmente nuvolosa ci siamo scottati le braccia e la faccia… la classica abbronzatura del muratore ! Cena con moqueda di pesce (una specie di zuppa di pesce e ortaggi) e di corsa a letto stravolti. 18/01/2008 Venerdi’ Ultimo giorno alla Casa Encantada e in Brasile. La mattina andiamo a piedi a vedere un vicino laghetto artificiale in mezzo alle dune bianche. Un posto molto suggestivo ma ormai pieno di attrezzature turistiche. Riprendiamo il bus e andiamo alla Praia do Flamenco, una spiaggia molto nota pochi chilometri piu’ a nord di Itapoa. Sull’autobus un signore piuttosto anziano ci sente parlare e si rivolge a noi in un perfetto italiano dicendoci che il suono della nostra lingua lo fa impazzire. Gli chiediamo dove ha imparato l’italiano e ci da’ una risposta incredibile. Lo ha imparato da piccolo sentendo alla radio le canzoni italiane ! Comincia quindi a recitarci a memoria canzoni del tipo “Vecchio scarpone”, “Mamma”, “La strada nel bosco” che io conosco si’ e no a fatica ! Arriva la fermata e purtroppo dobbiamo scendere, chissa’ cosa altro ci avrebbe recitato se avessimo proseguito. Alla spiaggia prendiamo sedie, ombrellone, bibite, formaggio abbrustolito (infilato in spiedini e cotto all’istante da venditori ambulanti muniti di braciere portatile… con quel caldo !), insomma ci trattiamo da signori, ma senza tenere conto che li’, non so perche’, e’ tutto piu’ costoso dello standard. Quando arriva il conto mi accorgo di non avere soldi a sufficienza ! Panico e figura di m… Con il cameriere. Gli dico come posso che ho dimenticato il portafogli e che vado a casa a prenderlo… lasciando Luciana in ostaggio. Per fortuna gli autobus li’ passano spesso e quindi in poco piu’ di un’ora vado e torno con i soldi. Mica male come conclusione del viaggio ! La sera andiamo a vedere una scuola di capoeira sempre accompagnati da Loris. Vengono con noi anche le due ragazze romane e un ragazzo molisano che e’ ospite da diversi giorni alla Casa Encantada. Loro gia’ conoscono la capoeira e vogliono provare a fare una lezione.

Infatti, arrivati li’, si uniscono agli allievi della scuola e tutti insieme si esibiscono nei movimenti marziali e allo stesso tempo acrobatici della capoeira, al suono di vari berimbau e di un tamburo. Noi facciamo i fotografi ufficiali della lezione che termina con abbracci finali e scambio di indirizzi. La mattina dopo dobbiamo svegliarci alle 4 per partire alla volta di Buenos Aires. Lasciamo il Brasile al suono dello strumento piu’ rappresentativo delle origini della sua incredibile e splendida musica e partiamo per l’Argentina



    Commenti

    Lascia un commento

    Leggi anche