Bivacco sotto le stelle nel deserto di Zagora

In Marocco per un'escursione in campo tendato, partendo da Marrakech e sosta a Ourzazate
 
Partenza il: 12/12/2007
Ritorno il: 17/12/2007
Viaggiatori: 2
Spesa: 500 €

Era la seconda volta che andavo in Marocco, avevo già soggiornato a Nord, ma questa volta che arrivavo a Marrakech con un volo low cost, avendo più giorni a disposizione, non potevo mancare ad un appuntamento con il deserto.

Esperienze al riguardo le avevo maturate, viaggiando in fuoristrada e dormendo in tenda, nel deserto del Kalahari in Botswana e nel Sahara tunisino. Questa volta però, volevo fare un’esperienza diversa, ma non eccessivamente impegnativa; volevo dormire in una tenda beduina in un “bivouac sous l’etoiles” e provare un vero percorso a dorso cammello. Questa esperienza doveva essere quasi la prova generale per altre più impegnative escursioni che mi proponevo di fare per scoprire nuovi orizzonti ed impregnarmi di quelle sensazioni che solo l’immensità e la bellezza del Sahara, può procurare.

La scelta cadde sulla fascia presahariana di Zagora, splendido villaggio di circa 30.000 abitanti, a circa 350 km. a sud-est di Marrakech, dove inizia il vero deserto sahariano e che una volta era il punto di arrivo, prima di Ouarzazate, delle carovane provenienti da Timbouctou. A Zagora un vecchio e romantico cartello arrugginito evoca ancora: Per Timbouctou, 52 giorni (di cammello). La nostra escursione cammellata sarebbe durata circa due ore e mezza, per raggiungere un bivacco fra le dune di sabbia, a circa 7 km, nei dintorni di Zagora.

Avevo organizzato, tutto il viaggio, come turista fai-da-te. Pensavo di noleggiare un’auto, ma in considerazione del fatto che non conoscevo la praticabilità delle strade e sapendo che la polizia marocchina è piuttosto severa con l’autovelox, mi sono rivolto ad un’agenzia che ci ha messo a disposizione un’ottima auto e un bravo autista, come Mohamed, che fra l’altro ci ha accompagnato in tutte le altre nostre escursioni in Marocco.

La sera prima di partire per Zagora, mescolati a marocchini e turisti, cenammo presso una bancherella in Place Jemaa El Fna di Marrakech. Abbiamo speso 11 euro in due e sapevamo che questa esperienza è sconsigliabile ad un turista europeo per le possibili contaminazioni del cibo, ma noi volemmo sperimentare ugualmente il modo di vivere marocchino e ci siamo affidati alla sorte.

Il mattino successivo alle otto, puntuale come un orologio svizzero, l’autista viene a prenderci nel Riad in cui avevamo presso alloggio, nel cuore della Medina di Marrakech e partiamo alla volta di Ouarzazate, dove arriviamo a mezzogiorno. Questa città è ubicata nella valle del Dadès, all’incrocio della valle Draa e a ridosso del deserto sabbioso del Sahara.

Qui visitiamo il complesso della Casbat Taorirt, prima di consumare un buon pranzo marocchino in un bel ristorante. Il viaggio ci permette di attraversare ed ammirare luoghi incantevoli e panorami mozzafiato; arriviamo a Zagora verso le ore 18, ormai all’imbrunire.

Mustafà, un giovane cammelliere, ci sta già aspettando con tre dromedari già sellati. In un negozietto ci fanno acquistare 4 bottiglie di acqua minerale ed un foulard azzurro che ci viene posizionano sapientemente sul volto e sulla testa; ci dicono per proteggerci da eventuali tempeste di sabbia, ma non ne incontreremo. Forse è tutta una messa in scena ad uso e consumo del turista; comunque da questo copricapo tuareg è visibile solo la fessura dei nostri occhi e siamo pronti per la partenza. Ci aiutano a salire sui dromedari e inizia la nostra cammellata verso il deserto.

Intanto si era ormai fatto buio ed era una notte senza luna; io seguivo la fila dei dromedari, non perché ne scorgessi bene la figura, ma perché l’ultimo della fila era quasi bianco. Camminare nel deserto è faticoso; i miei piedi affondavano nella sabbia e, nonostante fosse scesa la temperatura e mi fossi tolto il giaccone, sudavo per la fatica; il passaporto custodito in un taschino della camicia si era bagnato ed ancora oggi, quando lo guardo, mi ricorda quell’avventura a motivo del fatto che è rimpiccolito. Quest’avventura mi avrebbe però riserbato ben altre sorprese.

Dopo un paio d’ore di cammellata, anche mia moglie è costretta a scendere di sella, per crampi alle gambe. Ora tutti e tre, sotto un manto di stelle, camminiamo sulla sabbia del deserto senza scorgere segni di vita, non vediamo nemmeno l’ondulazione delle dune. Io ho qualche preoccupazione, ma non la manifesto; però se qualche male intenzionato ci aggredisse, non se ne accorgerebbe nessuno.

In questo bivacco, cinque o sei persone pensano a tutto e sono gli stessi cammellieri e autisti dei 4×4 che provvedono a prepararci il cibo ed a servircelo, alla pulizia del campo, alla custodia dei dromedari e quant’altro; sempre gli stessi animeranno la serata con musiche e canti folkloristici.

Lasciamo il nostro zainetto nella tenda assegnataci e ci invitano a spostarci in un’altra molto più grande della nostra; dalla porta aperta scorgiamo una bella illuminazione, tavoli apparecchiati, tappeti per terra ed alle pareti, comprendiamo subito che è qui che ci sarà servita la cena.

L’escursione termica giorno/notte comincia a farsi sentire e poi era l’inverno del 13 dicembre (Santa Lucia, ricorrenza che ricorderò per tutta la vita). Nella tenda (ristorante) non c’è freddo, io però provo un poco di disagio, perché la mia camicia è ancora bagnata. L’ambiente è caratteristico, la serata dovrebbe essere piacevole. Quando però cominciano a servirci, non so se sarà stata colpa del freddo, o la paura delle sabbie mobili, o la precedente cena in Place Jemaa El Fna, ma sento un bisognino urgente e sperimento la toilette del deserto, verso la quale mi ci accompagna un beduino. E’ distante circa duecento metri dal campo e mentre ci dirigiamo là, il mio accompagnatore lascia dietro noi, come Pollicino, delle lanterne accese ad una distanza, fra loro, di 20 o 30 metri. Comprendo subito che queste lanterne mi indicheranno la strada da seguire, per rientrare all’accampamento.

Questo spartano servizio igienico è fatto con quattro lamiere, accessoriate di una buca tipo turca e un bidone pieno d’acqua che, posto sopra un traliccio metallico, permette a caduta un minimo di lavaggio. Tutto sommato devo dire che il bivouac era abbastanza attrezzato, anche per tali necessità fisiologiche; d’altronde nel deserto se uno volesse un servizio da hotel a 5 stelle, queste escursioni non fanno per lui.

Guarda la gallery
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Cuoco in Place Jemaa El Fna di Marrakech

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Vista da Casbat Taorirt a Ourzazate

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Sveglia al mattino nel deserto

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Mercato berbero a Ourzazate

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Studi cinematografici a Ourzazate

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Musica in tenda nel deserto di Zagora

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Alba nel Deserto di Zagora



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