Bhutan, serenità armonia rispetto

Viaggio in un paese da favola
 
Partenza il: 07/10/2019
Ritorno il: 16/10/2019
Viaggiatori: 2
Spesa: 4000 €

Le nostre attenzioni al Bhutan le abbiamo rivolte fin dai primi anni 2000 quando cominciavano a comparire articoli relativi a questo paese così “diverso” e con ambizioni di attenzione all’ambiente e alle persone che parevano difficili da realizzare (un esempio particolare: le prime elezioni precedute da una prova generale di finte elezioni). Per quanto abbiamo visto il Bhutan ha vinto fino ad ora tutte le sfide ed auguriamo al suo popolo di poter continuare così molto a lungo! Il viaggio era sempre difficile da organizzare perché troppo complesso far coincidere le date dei festival con i voli e i giorni a nostra disposizione. Quest’anno, nel giro di neanche un mese, siamo riusciti a pensarlo e a compierlo! Grazie a Patrizia che ha scandagliato tutti i voli possibili ed a Margherita che ci ha meticolosamente seguiti. Grazie anche a Dawa che nei tristi giorni della pandemia ci ha ricontattati per esserci vicino informandosi e sostenendoci con “ please stay safe and God bless you”.

07.10.2019 Volo Emirates 206 MXP/DXB 14,05/22,10. All’ultimo snodo prima della pista l’aereo fa ritorno ai posteggi per far scendere un passeggero e i suoi bagagli; durante la sosta avvisiamo Margherita del disguido nel timore di perdere il volo successivo per Calcutta e di conseguenza anche quello per Paro (soprattutto considerato che la tratta per Paro non può essere riprotetta o rimborsata).

08.10.2019 All’arrivo ci affrettiamo a cambiare terminal, superati i controlli raggiungiamo la gate a imbarco già iniziato! Volo EK 570 DXB/CCU 02,05/08. A Calcutta, ritirati i bagagli e fatta dogana, troviamo Shyamal Das per fornirci l’assistenza che ci è stata offerta al fine di facilitarci nelle formalità doganali verso il Bhutan. Volo Bhutan Airlines B3 715 CCU/PBH 15,00/16,40. Il volo è assolutamente tranquillo e l’atterraggio perfetto, nulla che giustifichi la fama di aeroporto tra i più pericolosi al mondo! Il cielo parzialmente coperto permette comunque prima una buona visuale sulla catena himalayana poi un bellissimo sguardo sulle vallate rivestite di foreste e puntellate di villaggi con le casette dai tetti azzurri o verdi: come si stesse per entrare in una favola. Si! sembra veramente di essere entrati in un paese delle fiabe: l’aeroporto è curatissimo, la pulizia è assoluta, gli edifici sono riccamente dipinti, ovunque campeggiano immagini della famiglia reale o di scenari idilliaci, fra i nastri su cui scorrono le valige sono riprodotti i principali dzong e paesaggi con fiori e piantine fresche! Ad accoglierci, porgendoci le tipiche sciarpine bianche di benvenuto ed una bella cartina turistica, c’è la nostra guida Dawa Tshering. L’autista (che naturalmente, come la guida, indossa il gho) si occupa dei bagagli e dopo un breve giro per la cittadina ci lascia nel centro di Paro. Partiamo subito per una passeggiata lungo le strade più caratteristiche. I negozi sono stipatissimi di merci di ogni tipo e molto affollati, anche perché gli spazi a disposizione della clientela sono minimi. Approfittiamo per entrare in uno di questi a cambiare euro in ngultrum e procurarci la sim (Bhutan Telecom). Le case sono molto curate e riccamente decorate, dalle finestre spesso penzolano grandi ghirlande di peperoncini. Ci sono parecchie auto ma non c’è grande traffico; delle molte persone che popolano le strade buona parte indossano gli abiti tradizionali bhutanesi, pochi vestono all’occidentale ed alcuni abiti indiani. Una cosa che colpisce subito è la grande quantità di cani (tranquilli ed all’apparenza ben nutriti) che gironzolano o dormono ovunque; chiediamo alla guida come fanno ad avere le strade così pulite visto il numero incredibile di cani in circolazione e lui ci risponde che l’unico problema creato dai cani è l’abbaiare notturno. L’inglese di Dawa è buono il nostro invece è solo un ricordo, quindi per le parole meno comuni facciamo ricorso al traduttore: Dawa non si fa scappare la cosa ed il giorno successivo anche lui ha il traduttore italiano/inglese sul cellulare. Mentre cala la sera raggiungiamo il Yewong Eco Lodge nelle immediate vicinanze di Paro posto su un pendio digradante che permette una buona veduta sulla vallata sottostante. Il lodge è formato da diversi piccoli chalet (in stile bhutanese) sparpagliati fra piccoli orti e alberi da frutta con vialetti bordati da tageti, dalie, nasturzi, azalee e rose. Il personale che ci serve la cena ci informa con orgoglio che la frutta e la verdura sono di loro produzione; il dessert di piccole mele profumatissime con un cremina poco densa è squisito. La temperatura è fresca così per la notte accendiamo il riscaldamento.

09.10.2019 Facciamo abbondante colazione all’ora prenotata la sera precedente, poi passeggiamo nel vasto giardino-frutteto e coccoliamo una cagnetta col suo cucciolo dandogli i panini avanzati dal volo. Familiarizziamo anche con un ragazzo indiano (in cerca di clienti a cui fare da accompagnatore in lingua italiana, che conosce alla perfezione), ed una signora inglese infortunata ad un braccio, che attende di riunirsi al suo gruppo dopo che questo avrà ultimato il trekking. Dawa arriva con lieve ritardo, ci spiega che purtroppo durante la notte il nostro autista ha avuto un grave problema ed ora è ricoverato. Nell’attesa ci viene offerta della torta con the e caffè. In poco tempo arriva l’auto con un nuovo autista e ci dirigiamo verso Paro. Non possiamo effettuare la prevista visita del Ta Dzong in quanto chiuso (per festa nazionale = Timpu Tsechu) così ci dirigiamo subito verso il sottostante Rinpung Dzong. Il tragitto è breve ma, come ovunque nel paese, permette di vedere le case ben curate e dipinte (scarpe ordinate all’ingresso e molti fiori in vasi o aiuole). Le risaie cominciano a biondeggiare e sono bordate da una infinità di variopinti e delicati fiori di cosmea. Quando scendiamo dall’auto Dawa indossa sopra il gho la kabney e ci spiega l’uso degli abiti tradizionali (che diventano obbligo quando si entra in luoghi pubblici), sia gli uomini che le donne (ma anche i bambini) così vestiti sono particolarmente eleganti e per nulla impacciati nelle varie attività. All’ingresso della fortezza ci sono almeno una quindicina di cani tranquillamente addormentati sugli scalini, negli angoli ed anche nel bel mezzo del cortile; alcuni operai puliscono, tolgono l’erba dalle fessure della pavimentazione e ridanno la calce alla parte bianca dei muri. Lo dzong ospita sia un quartiere monastico che uffici amministrativi e giudiziali del distretto di Paro. Dawa ci spiega (ripetendo più e più volte fino ad avere la certezza che abbiamo capito) la storia, l’architettura, le funzioni ecc. Con pazienza riesce a farci memorizzare i personaggi, i simboli, le regole e la cultura della religione buddista Mahayana direttamente intrecciata con la storia stessa del Paese. In uno dei cortili della parte bassa dello dzong, che ospita 200 monaci, un gruppo di abili artigiani (l’equivalente delle nostre belle arti) sta restaurando con sottili pennelli le belle e coloratissime decorazioni del legno di un porticato, mentre un corpulento gallo razzola fra le loro latte di vernice e la struttura che ospita i ceri votivi accesi. Tutti i lavori (costruzione e gestione/mantenimento) relativi agli edifici pubblici e religiosi, alle strade, ai parchi ecc sono interamente gestiti dallo stato e, per quanto si può vedere, tutto funziona bene. La visita prosegue con la breve passeggiata che scende verso il vivace fiume Paro Chhu attraversabile sul ponte di legno coperto Nyamai Zam. Riprendiamo l’auto per dirigerci verso Thimpu. La strada supera una vasta zona devastata dagli incendi dove proprio per questo si notano ancora meglio i viottoli che si inerpicano verso case o templi, ponti tibetani, campi di alte bandierine bianche (per i defunti),i simboli del buddismo e popolazione intenta alle sue attività. Giunti nella capitale facciamo un giro nelle strade del centro e in una zona dove in occasione del festival sono stati allestiti parecchi stand di cibo e molti altri prodotti, nonché giochi (anche gonfiabili come scivoli ecc.) e intrattenimenti (c’è anche un mega schermo su cui sono proiettate le immagini del matrimonio reale in occasione dell’ottavo anniversario). Con qualche puntata nei negozi colmi di coloratissime stoffe, sciarpe, borsette, portafogli e altri souvenir, ci spingiamo fino ad uno degli incroci maggiormente affollati della capitale dove alcuni cani dormono beatamente incuranti delle auto che ovviamente li evitano. In tutto il Bhutan non esistono semafori, i posti e momenti più trafficati sono gestiti dalla polizia. La stragrande maggioranza della popolazione che incontriamo veste i costumi tradizionali. I palazzi sono tutti curati e dipinti in stile bhutanese. Per pranzo saliamo al 5° piano di un edificio del centro con bella vista su una parte della città. Per sfruttare il tempo avanzato dalla mancata visita al Ta Dzong e rinunciando alla prevista breve passeggiata nel parco botanico Lamperi cogliamo al volo la proposta di Dawa per andare a vedere il Thimpu Tsechu fuori programma. L’autista ci lascia nelle immediate vicinanze del posto di controllo per l’accesso al Trashi Chhoedzong. L’edificio è costeggiato dalla bella fioritura di una lunga fila di ibisco di siria e una larga aiuola di rose, dall’altro lato ci sono salici piangenti e prati che digradano verso il fiume Raidak mentre sulla sponda opposta si può vedere il palazzo del parlamento. Tutta la zona è un via-vai coloratissimo di gente con nei prati circostanti nutriti gruppi di bhutanesi che fanno pic-nic: una vera festa prima ancora di entrare al festival! All’ingresso del cortile dove si svolgono le danze veniamo indirizzati verso una parte elevata un po’ meno affollata e da cui si ha una buona visuale. Le forze dell’ordine sono molto numerose e tutte le gradinate che circondano il cortile sono gremite, il colpo d’occhio è incredibile! I turisti sono davvero pochi. Le danze spettacolari si susseguono e si alternano a riti e cortei di offerte, i personaggi che animano l’evento o passano a raccogliere offerte sono curiosi. Una manifestazione particolarmente intensa! Quando il nuvolo, dopo essersi trasformato in umidità, diventa pioggia e gli ombrelli impacciano i movimenti ripartiamo. Durante i tragitti Dawa ci spiega molte cose dalle coltivazioni (riso,riso rosso, foreste), alle comunicazioni (poche strade per la forma del territorio e i terreni franosi, no ferrovie, spostamenti in aereo o elicottero), alla struttura governativa, alla crescita e modernizzazione del paese, ecc. Raggiungiamo il valico Dochu La (3100 mt) nella nebbia e sostiamo per visitare i 108 stupa (fatti costruire dalla regina madre nel 2003 a commemorazione dei soldati butanesi morti durante gli scontri per debellare i campi di ribelli indiani nel sud del paese, anche se ancora oggi fonti indiane vorrebbero accollarsene i meriti). Scendendo a valle in alcuni tratti troviamo pioggia battente. Dopo la sistemazione all’hotel YT di Lobesa approfittiamo per una breve passeggiata nei dintorni. Mentre osserviamo la vita del paesino un’auto privata si accosta a noi: è Dawa che si offre per accompagnarci nel giro, lo rassicuriamo e proseguiamo senza di lui. E’ bello vedere un gruppetto di bambini giocare coi camioncini e, dopo aver condiviso fra di loro e con gli uccellini un sacchetto di snack, ritornare ciascuno per la sua strada verso casa spingendo il proprio “mezzo” prima che faccia buio. Per cena ci vengono servite verdure e carni ben cucinate oltre all’immancabile riso. Per la notte riscaldiamo l’ampia camera con la stufa elettrica a fungo.

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Thimpu tsechu danze

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Gangtey tsechu maschere

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Ragazze a Thimpu

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Takshang Lhakhang

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Phobijikha valley

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Gangtey tsechu danze

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Gangtey tsechu monaci



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