Bhutan, piccolo regno rurale

Viaggio nel piccolo regno buddista incastonato fra Cina e India, fra monasteri, templi, valli verdi e i sorrisi della gente
 
Partenza il: 13/04/2019
Ritorno il: 26/04/2019
Viaggiatori: 4
Spesa: 3000 €

Preparazione viaggio

Di ritorno dal nostro viaggio a Cuba nel febbraio 2018, si pensa già alla prossima destinazione e nel ricevere una newsletter da Evaneos, mi vengono sottoposti diversi itinerari fra i quali spicca il Bhutan, giovane monarchia costituzionale (il 1. Re eletto nel 1907) fra India e Cina, meta già espressa da Elena. E così mi metto all’opera per capire come organizzare il viaggio.

Per prima cosa, per poter andare in Bhutan bisogna prenotare tramite un agenzia locale elencate dal governo bhutanese, esser seguiti da una guida/autista e aver a disposizione USD. 200.00/250.00 giornalieri a dipendenza della stagione.

Contatto Evanes che mi mette in contatto con un agenzia locale che mi prepara il primo preventivo della durata di 10 giorni in loco, alberghi 3 stelli, guida in inglese (per una guida in italiano, il supplemento è di Eur. 600.00), veicolo e autista, entrate nei diversi monumenti/monasteri musei, tutti i pasti, e servizio per ottenere il visto d’entrata. A questo importo (già di una certa consistenza) dobbiamo aggiungere il volo per Paro, raggiungibile da Kathmandu o da New Dehli o da Bangkok o da Kolkata e il volo internazionale. Nel frattempo navigando in internet mi imbatto nel tour operator GetsHolidays al quale chiedo un preventivo, che risulta inferiore al precedente con alberghi quotati 4 stelle, tutti servizi per come il precedente, servizio e costi per il visto, tutto le tasse e una bottiglia d’acqua al giorno per persona. Metto a confronto gli itinerari e a parità di visite decidiamo per Getsholidays che non ci ha delusi.

Da parte nostra provvediamo a prenotare il volo con Oman Air per Kathmandu (con scalo a Muscat) e il 13.04.2019 siamo pronti a partire anche se abbiamo avuto qualche contrattempo nell’ottenere il visto che ci è stato inviato il giorno prima della partenza, però Claudio aveva il visto della famiglia reale e poteva “andare” in qualunque posto in Bhutan mentre il resto della truppa il classico visto con la descrizione del percorso permesso (concordato con The Great Himalayan)

Diario di viaggio

13.04.2019 – 14.04.2019

Partenza da Milano Malpensa in serata e come detto scalo a Muscat. Nell’atto di prenotazione avevo già riservato i posti a sedere e i menù vegetariano per me e per Elena. Arriviamo puntuali a Kathmandu, il terminal è pieno di viaggiatori, tutti alle prese con il visto per il Nepal. Meno male che ho optato per il visto online, così dobbiamo solo metterci in fila per il pagamento, procedere al controllo passaporti e ritirare i bagagli. All’uscita cerchiamo il nostro contatto che, cartello alla mano con “nome” del gruppo (siamo in 4), ci accoglie con un grande sorriso e ci porta al Shambala Hotel. Dopo aver depositato i bagagli in camera, usciamo per un giro nei dintorni dell’hotel. Kathamndu è veramente caotica e soprattutto tanto inquinata. Non troviamo la strada percorsa molto interessante e speriamo che al ritorno dove ci fermeremo per un giorno intero possiamo avere la possibilità di visitare qualche altro angolo della città.

15.04.2019

Volo Kathmandu – Paro, durata ca. 1 e 30. Prima di salire rigoroso controllo del visto d’entrata altrimenti non ti fanno accedere al velivolo. Avremmo potuto vedere la catena dell’Himalaya e l’Everest ma ci troviamo dal lato opposto e quindi ci dobbiamo accontentare di un altro paesaggio. Saremo più fortunati al ritorno. L’aereo segue la valle per poter atterrare a Paro e già il verde e il paesaggio ci conquista. L’aeroporto di Paro è decorato e costruito come la maggior parte delle case bhutanesi, una vera meraviglia di ordine e pulizia. Espletate le formalità di entrata troviamo all’uscita la nostra guida Phuntstu in abito tradizionale, il Gho che ci presenta al nostro autista. Carichiamo i bagagli a bordo di una Luxury Hunday H1/Hiace Bus e partenza per Thimphu, la capitale. Nel tragitto ci fermiamo a visitare un ponte sospeso il Tachogang Lhakhang bridge al quale sono sospese le bandierine di preghiera tibetane di diversi colori e con i loro significati: il blu simboleggia il cielo e lo spazio; il verde simboleggia l’aria e il vento; il bianco simboleggia l’acqua; il rosso simboleggia il fuoco; il giallo simboleggia la terra. Un primo incontro anche con le ruote della preghiera, sistemata attorno al Taschogang Lhakhang, “il tempio del cavallo eccellente”. Si tratta di cilindro ruotanti su un asse realizzato in metallo, legname, pietra, cuoio. Tradizionalmente, sull’esterno della ruota è impresso il mantra Oṃ Maṇi Padme Hūṃ in sanscrito. Talvolta, inoltre vi si trovano raffigurati degli spiriti Ḍākinīprotettori e molto spesso gli 8 simboli di buon auspicio dell’Aṣṭamaṃgala. Il mantra Om Mani Padme Hum è quello più comunemente usato, ma ne possono essere utilizzati altri. Secondo la tradizione del buddhismo tibetano basata sui testi che riguardano le ruote della preghiera, far girare questa ruota ha più o meno lo stesso effetto meritorio di recitare una preghiera. Come ci insegna la guida facciamo ruotare tutte le ruote girando attorno all’efidicio per almeno 3 volte. Riprendiamo il viaggio verso Thimphu (51 km percorsi in 1 e 30 minuti) con sosta al Chuzom, dove confluiscono i fiumi Thimphu e Paro. Arrivo a Thimphu, capitale del Bhutan, centro del governo, della religione del commercio. Pranzo in un piccolo ristorante a buffet sopratutto verdure (l’unica carne servita in tutto il tour era pollo), deliziose. Al termine del pranzo ci infiliamo in un primo negozietto dove compriamo qualche incenso, delle calamite e dei braccialetti. Visitiamo il museo della posta e proseguiamo verso il Ramada Valley hotel, dove ci vengono assegnate due spaziosissime e affascinanti camere con balcone. Ritroveremo Phuntshu il giorno seguente alle 09.00 per la visita di Thimphu. Abbiamo ancora tempo prima della cena e decidiamo di arrivare in centro a Thimphu. L’hotel ci consiglia di prendere un taxi perché il paese è pieno di cani randagi, che non vengono soppressi o limitati. Scendiamo dal taxi vicino alla piazza dell’orologio, una graziosa piazzetta nel cuore di Thimphu che deve il suo nome all’orologio finemente decorato che si trova al centro. Scendiamo le gradinate e troviamo anche dei negozi di artigianato locale e ci rendiamo conto che i prezzi sono abbastanza elevati. Gironzoliamo nei dintorni fino alla postazione decorata dell’ufficiale di polizia in guanti bianchi che con simpatici gesti dirige il traffico. Thimphu è infatti l’unica capitale al mondo senza semafori. Rientriamo in hotel e cena a buffet. Ritrovo il paniert indiano che mi era piaciuto tanto in India.

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