Barranca del cobre y baja california…que servicio!

“Ci manca tutta la parte Nord, il Barranca del Cobre e la Baja California. Vorrà dire che ci dovremo tornare….”. Con questa frase avevamo concluso il nostro viaggio in Messico nel 2004. Detto, fatto. A quattro anni di distanza Oliver e Rebecca tornano nel primo paese visitato assieme, questa volta da marito e moglie. Siccome riteniamo...
Scritto da: dudu
barranca del cobre y baja california…que servicio!
Partenza il: 10/08/2008
Ritorno il: 25/08/2008
Viaggiatori: in coppia
Spesa: 2000 €

“Ci manca tutta la parte Nord, il Barranca del Cobre e la Baja California. Vorrà dire che ci dovremo tornare…”. Con questa frase avevamo concluso il nostro viaggio in Messico nel 2004.

Detto, fatto.

A quattro anni di distanza Oliver e Rebecca tornano nel primo paese visitato assieme, questa volta da marito e moglie.

Siccome riteniamo che ciò che ad un viaggiatore serve sia recuperare in breve tempo informazioni essenziali, daremo subito delle pillole e dei personalissimi consigli su come organizzare il viaggio Barranca + Bassa California, lasciando solo dopo il racconto dettagliato giornata per giornata che, come gli album di foto o i filmini dei matrimoni, interessano veramente solo ai protagonisti: – Barranca: consigliamo di fare il percorso da Chihuahua e Los Mochis e non viceversa in quanto la parte più bella paesaggisticamente è verso la Bassa California; – noi abbiamo prenotato tappe e alberghi dall’Italia. Il consiglio è di costruirlo strada facendo. Occhio che però i posti non sono tanti quindi occorre pianificare e organizzare le tratte con qualche giorno di anticipo; – tappe da fare sicuramente: Creel, Posada Barranca. Ci hanno parlato molto bene di El Fuerte e di Bahuichivo ma noi non ci siamo fermati – stare a Los Mochis il meno possibile – attenzione a notizie false e tendenziose su internet e nelle agenzie di Creel: il ferry da Los Mochis a la Paz è unicamente alle 17, teoricamente impiega 6 ore ed è operato da Baja ferries www.Bajaferries.Com – quando si prende il ferry cercare di tenere con sé le valigie, senza consegnarle al servizio porta bagagli: questo è sì un po’ scomodo, ma eviterà la fila per la restituzione dei bagagli e consentirà di fare la perquisizione della polizia antidroga per primi (senza aspettare 3 ore come successo ad altri italiani) – In Bassa California nel noleggio dell’auto con AVIS abbiamo acquistato anche la condizione ALI che alza il massimale per responsabilità civile: infatti da standard danno un massimale di poche migliaia di euro, il supplemento alza il massimale a 1 milione di dollari (costa una decina di dollari al giorno). Questo perché abbiamo letto che la legge messicana, in caso di incidente, non lascia espatriare se non si sono coperti tutti i danni causati – a Loreto quasi nessun albergo/ristorante accetta le carte di credito. Organizzarsi di conseguenza.

In generale se tornando in Italia si fanno stop-over in America o in Europa, e si comprano bottiglie di liquidi (es. Tequila) ricordarsi di imbarcarle, altrimenti sarete costretti a lasciarle all’aeroporto dove avete la connessione.

Ed ora il racconto.

DOMENICA 10 AGOSTO: MILANO – CHIHUAHUA Prendiamo un volo Iberia per Città del Messico (via Madrid) e attendiamo al coincidenza per Chihuahua (5 ore di attesa).

Dopo circa 24 ore tra viaggio e tempi morti arriviamo a Chihuahua a mezzanotte ora locale (le 8 del mattino italiane): dovremmo avere il pick-up fino all’albergo, ma nessuno si fa vedere.

Come spesso accade al di fuori dell’Italia il servizio taxi (Taxi Autorizado, con sportello nella sala arrivi dell’aerostazione, accetta dollari e carte di credito quindi evitare di cambiare la valuta in aeroporto) è molto efficiente e per 220 pesos (22 dollari) ci porta all’hotel (il FIESTA INN – voto 8 anche se al di fuori del centro, in una zona residenziale). Arriviamo in camera timorosi di non riuscire a dormire per colpa del fuso in realtà la stanchezza prevale e crolliamo come due piombi.

LUNEDI’ 11 AGOSTO: CHIHUAHUA Ci svegliamo alle 8 e facciamo subito la “to-do” list: – cambiare i dollari in pesos (cambio all’incirca 1 a 10) – capire le modalità per prendere il Chepe, cioè il treno per il tour al Barranca (che per noi comincerà domani) – ma soprattutto…Mangiare !!!! Il primo lo smarchiamo subito: vicino all’hotel c’è un Bancomer. Il portiere vuole chiamarci un taxi… (saranno 50 metri, evidentemente pensa che siamo americani..).

Il secondo lo facciamo subito a seguire: a domanda esplicita, il portiere fruga nel cassetto della reception e trova il carnet dei nostri biglietti del treno + voucher degli hotel in cui soggiornare nelle varie tappe (..La domanda sorge spontanea: ma se noi non avessimo chiesto nulla ci avrebbero mai dato i biglietti ???). La partenza è per domattina alle 6 dalla stazione: dovremmo avere il pick-up dell’agenzia, ma vista l’esperienza in aeroporto chiamiamo l’operatore per accertarci il pick-up sia confermato. “Tutto a posto” ci dice “domani alle 5.20 confermato!!”.

Tutta questa attività ci fa venire una gran fame…Veniamo così al terzo obiettivo della mattina.

Ci facciamo portare da un taxi vicino alla cattedrale e troviamo un posto carinissimo sulla Victoria (JARDIN DEL CENTRO) dove una premurosissima señora ci prepara il desajuno della casa (huevos revueltos, un’astrale tortilla de papa, fruta con yogurt, succo di frutta e caffè).

Il posto è anche hotel: facciamo colazione nel patio pieno di pappagalli.

Appagati da questa ottima colazione andiamo a visitare la Cattedrale, la Quinta Gameros (essendo lunedì il relativo museo è chiuso) ed il Palacio del Gobierno, che come quello di Città del Messico è arricchito da murales che rappresentano la storia del Messico e di Chihuahua. Qui finiamo nel mezzo di una conferenza stampa: fortunatamente nessuno ci prende per giornalisti e ci mette un microfono sotto il naso e ci chiede di fare una domanda all’amministrazione locale (anche se, sfruttando l’effetto sorpresa, Rebecca era già pronta a fissare con occhio invetrato il politico di turno chiedendo “..E Mururoa ?”).

Con un caldo africano ci aggiriamo per la città, però essendo lunedì neanche il Museo de la Revolucion è aperto, perciò ci affacciamo periodicamente allo zocalo e visitiamo anche la Casa de la Artesanias, ma al di là di un letto matrimoniale con due cavalli come testata, non vediamo nulla di interessante.

Sulla soglia del collasso ci chiudiamo in un Domino Pizza (con aria condizionata) a bere una coca.

Nuovo giro allo zocalo, sosta per le mitiche papas con lemon da un banchetto e visita veloce ai due parchi cittadini (che in realtà sono poco più di giardinetti).



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