Bangkok e le isole del Golfo di Siam

Dicembre 2004 Affezionati come siamo all' Africa ed al Mediterraneo, non conosciamo nulla dell' Asia. E' nata cosi' l' idea di un viaggio verso Levante ed in particolare verso la Thailandia, terra di templi, Buddha dorati e genti cordiali: la scelta e' caduta su questo paese per diversi motivi. Siamo viaggiatori "fai da te" che amano muoversi da...
 

Dicembre 2004 Affezionati come siamo all’ Africa ed al Mediterraneo, non conosciamo nulla dell’ Asia. E’ nata cosi’ l’ idea di un viaggio verso Levante ed in particolare verso la Thailandia, terra di templi, Buddha dorati e genti cordiali: la scelta e’ caduta su questo paese per diversi motivi. Siamo viaggiatori “fai da te” che amano muoversi da soli e dunque per noi e’ essenziale informarsi prima di programmare un viaggio se il paese scelto e’ tranquillo: la Thailandia lo e’, fatta eccezione per il profondo sud. E’ meta ideale dei turisti che girano coi mezzi pubblici, molto organizzati, e col sacco a pelo sulle spalle: si puo’ infatti campeggiare quasi ovunque sulle spiagge, dopo aver ovviamente chiesto il permesso agli eventuali proprietari di bungalow ! Le persone sono gentilissime e disponibili, i prezzi economici, il cibo buonissimo, il clima ottimale specie sulla costa occidentale. Inoltre… E’ piena di isole ! Bene, e’ tutto pronto: zaini in spalla … Si sale sul volo diretto a Bangkok ! Sabato 25 Dicembre 2004 Atterriamo alle 16 ed usciamo subito dall’ aeroporto: una lunga fila di persone disciplinatamente attende il proprio turno per salire su un taxi. Ce ne sono cosi’ tanti di taxi, tutti colorati, rossi, blu e gialli, che molto presto arriva il nostro turno. Un’ organizzazione perfetta ! Ci perdiamo subito nelle vie caotiche della capitale e corriamo come matti insieme ad altri mille matti su ponti, cavalcavie, viuzze. Enormi impalcature sostengono altrettanto enormi cartelloni pubblicitari; grandi palazzi e moltissime auto fuoristrada… Ma soprattutto una miriade di taxi, pullman e tuk tuk, le caratteristiche moto-taxi. Alle 18 e 30 siamo davanti al nostro alberghetto, il Pra Arthit Mansion, con stanze pulite e dignitose. Il prezzo per due notti e’ di 1700 bath, ovvero circa 35 euro. Un bagno caldo per lavar via le fatiche del lungo viaggio e siamo pronti per una prima visita del circondario. Ci troviamo nel quartiere Banglamphu, a pochi passi dal grande fiume che attraversa Bangkok, il Chao Phraya. La scelta dell’ albergo e’ strategica: a piedi si raggiungono comodamente molti posti interessanti, primo fra tutti il Gran Palazzo Reale. La sera sta calando e con essa la luce del giorno; le strade sono affollatissime. Decine di uomini e donne vanno e vengono, inondando i marciapiedi, affollando i moli, cucinando e vendendo per la strada. Ovunque incrociamo sguardi tranquilli e sorrisi, e’ piacevole stare fra la gente da queste parti ! Alcuni ci propongono le loro merci oppure ci domandano se vogliamo essere condotti in qualche posto, ma se noi diciamo di no ringraziando questi ci salutano chinando il capo ed unendo le mani e se ne vanno per la loro strada… Un vero miracolo per noi abituati all’ intraprendenza a volte davvero pesante degli africani !!! Passeggiamo senza una meta e ci troviamo cosi’ ad attraversare un mercato notturno: sulle assi di legno delle bancarelle osserviamo strani frutti multiforme e multicolori, pesce fritto, pentoloni dove bollono zuppe liquide con pezzettini solidi che galleggiano allegramente. Odori tipici della cucina orientale si mischiano a strani odori mai sentiti. Bimbe infilano splendidi fiori di orchidea a formare delle collane. C’e’ anche chi vende bigiotteria, occhiali da sole e vestiario. Dopo aver vagato un po’ la sete ci fa sedere ad un tavolino di uno dei tanti localini lungo la strada: beviamo una birra alla spina sorprendentemente fresca. Di fronte a noi ci sono le bianche mura che circondano il Gran Palazzo Reale: sopra di queste svettano le cime sapientemente illuminate dei monumenti, bellissime ! E’ ora di cena e noi abbiamo scelto il Supatra River House, un bel ristorante che si raggiunge attraversando il fiume a bordo di una bella barca di legno: non abbiamo prenotato ma c’e’ posto lo stesso. Ci sediamo ad un tavolino su di una grande terrazza che si affaccia direttamente sul fiume: una ragazza dalla bella voce diffonde nell’ aria note di canzoni orientali ed occidentali. Molti camerieri si avvicendano attorno al nostro tavolo ed iniziano a portare piattini, ciotoline, vassoietti … Alla fine lasceremo molte cose perche’ abbiamo, senza immaginarlo, esagerato con le ordinazioni ! Gli antipasti erano sublimi !! A meta’ cena, poi, ci hanno chiesto se volevamo assistere ad uno spettacolo di danze e ci hanno fatto accomodare in un giardinetto. Quando le luci si sono spente, sono entrate due ragazze vestite con abiti semplici: avevano delle candele in mano e ruotavano i polsi tenendo sempre le candele perfettamente dritte ! Poi e’ entrata una ragazza con un ricchissimo costume tipico thai, dal sorriso smagliante, raggiunta poco dopo da un ragazzo con un altrettanto ricco costume e con una maschera sul viso. Bravissimi ! La cosa che colpisce di piu’ e’ l’ incredibile mobilita’ dei polsi di queste danzatrici !! Molto belli e particolari gli strumenti utilizzati dai ragazzi accovacciati dietro il piccolo palco, che hanno suonato per tutta la durata dello spettacolo. Ultima danza: un combattimento con bastone e para-braccio ad opera di due atletici ragazzini. Durante la cena, ancora, ricordo con un tocco di nostalgia le barche dalle mille luci colorate che sfilavano lente sulle acque calme del Chao Phraya; una scena, questa, che ricordo immersa in un silenzio ed in una calma irrazionali, fuori dal normale… Forse per il contrasto grandissimo con le ore che abbiamo vissuto il giorno dopo. Dopo aver nuovamente attraversato il fiume, ci incamminiamo verso il nostro alberghetto: la serata e’ piacevolmente calda.

Domenica 26 Dicembre La notte scorre tranquilla – …Ore 7 e 26: sotto l’ Oceano al largo di Sumatra, un terremoto di magnitudo 9 provoca un innalzamento del fondo marino: la zolla indiana si incunea sotto quella birmana … – ed al mattino scendiamo di buon ora per la colazione – …Lo spostamento verticale del fondale si ripercuote sulla colonna d’ acqua sovrastante, sollevandola … – E’ una bella giornata soleggiata e ne approfittiamo per visitare i templi del Gran Palazzo Reale – …Il movimento dell’ acqua si propaga intorno all’ epicentro disegnando un cerchio: l’ onda e’ alta appena qualche decina di centimetri … – Ci incamminiamo dunque per le strade gia’ affollate ed arriviamo in breve davanti alle porte aperte di uno dei siti spirituali piu’ importanti di Bangkok – …L’ onda anomala si avvicina inesorabile alle coste di diversi Paesi del sud est asiatico, fra cui la Thailandia … – e dopo aver pagato il biglietto (200 bath, ovvero all’ incirca 4 euro a testa) ci proiettiamo in un mondo fantastico degno delle migliori favole esotiche, un mondo fatto di colori, statue, colonne e cupole dorate, un grande luogo di culto dove i fedeli si intrecciano ai molti turisti armati di macchine fotografiche. I vari templi sono ai nostri occhi magnifici, e’ la nostra prima volta in Oriente e tutto ci appare degno di attenzione, tanto che trascorriamo diverse ore a girovagare fra i palazzi, togliendoci varie volte le scarpe per entrare nei templi, annusando con avidita’ i profumi degli incensi che bruciano diffondendo tutto attorno incredibili note mute – …Vicino alle coste, la profondita’ dell’ acqua si riduce e la testa dell’ onda rallenta, mentre la massa d’ acqua retrostante avanza velocemente … – La cosa che piu’ mi ha colpito e’ l’ assoluta pazienza con cui decine e decine di fedeli attendono col sorriso sulle labbra il loro turno per raggiungere le zone delle offerte, dove poter finalmente appoggiare quello che portano, ciotole di riso, piatti di frutta, bastoncini d’ incenso, grandi boccioli verdi su lunghi steli: e’ davvero impressionante notare la tranquillita’ con cui stanno minuti e minuti in fila ai turisti per arrivare di fronte ai loro idoli, non sembrano affatto stressati o infastiditi !! – … L’ acqua del mare si compatta e si abbatte con una violenza sconosciuta sulle spiagge, travolgendo ogni cosa … – Siamo di fronte al bot, il templio che protegge al suo interno la preziosissima statuetta del Buddha di Smeraldo; lungo il perimetro esterno del tetto della pagoda sono appese centinaia di foglioline dorate che si mettono a danzare sotto ai nostri occhi. Scosse da un brivido di vento improvviso ed inatteso, diffondono nell’ aria calda un tintinnio angelico e prolungato mentre migliaia di riflessi dorati colpiscono le nostre retine – … Decine di turisti sono gia’ sulle spiagge e centinaia di persone in Sri Lanka, Indonesia, Thailandia hanno cominciato una nuova giornata di lavoro: quando l’ onda anomala si abbatte sulle coste e’ una tragedia, una tragedia colossale … – Dopo tanti templi decidiamo di fare una pausa ed usciamo dal Gran Palazzo Reale. Beviamo qualcosa di fresco e subito dopo ci incamminiamo verso sud. Il sole brucia la pelle – … Donne, uomini, bambini, indonesiani, thailandesi, indiani, italiani, francesi, tedeschi: lo tsunami non risparmia nessuno; case, alberghetti, barche, ponti: lo tsunami non risparmia niente … – e ci osserva dall’ alto mentre con calma ci avviciniamo al Wat Po; famoso perche’ accoglie la colossale statua del Buddha Disteso, questo complesso di costruzioni accoglie anche campi da basket, una biblioteca, una scuola di massaggio tradizionale thai e gli alloggi di diversi monaci che incontriamo ovunque, vestiti di arancione e col sorriso stampato in volto. Ci mettiamo in coda con altri turisti e molti fedeli per entrare nel templio del Buddha Disteso: sfiliamo le scarpe, le riponiamo in scarpiere molto capienti ed entriamo tutti insieme, passo dopo passo, nella semi oscurita’: la gente e’ tanta ma c’e’ un silenzio sorprendente. Come entriamo, alle orecchie arriva un unico rumore, un ritmico tin tin tin, ed i nostri sguardi vengono magneticamente attratti dai riflessi dorati dell’ enorme statua. Lungo ben 45 metri, questo Buddha ha un’ espressione sul volto che non si puo’ dimenticare: la beatitudine fatta statua !! – … Urla, pianti, la gente non capisce, dolore, paura, la gente viene trascinata via dalla furia dell’ acqua impazzita, gente che chiama, gente che cerca, gente che muore … – Lentamente camminiamo lungo il fianco destro della statua ed arriviamo ai grandi piedi, sulla pianta dei quali si trovano delle mattonelle di madreperla che ripropongono i 108 segni propizi che contraddistinguono il “vero Buddha”. Passiamo quindi sul fianco sinistro della statua e qui finalmente diamo una spiegazione concreta a quel ritmico tin tin tin che udiamo fin da quando siamo entrati: una fila di pentolini metallici entro cui i fedeli fanno cadere delle monetine. Una monetina in ciascuno dei 108 pentolini dona fortuna e lunga vita – … Decine, centinaia, migliaia di vittime: una vera catastrofe … E noi non ne sappiamo ancora niente … – Usciamo dal Wat Po e ci sediamo al tavolino di uno dei tanti localini lungo una stradina che sembra un mercato del pesce: mangiamo riso e pollo al curry. Poi torniamo ad esplorare la citta’ ed i piedi ci portano su di un molo del fiume: saliamo su di una colorata canoa a coda lunga e ci lasciamo trascinare prima dal motore poi dalla corrente lungo i famosi canali di Bangkok. Non c’e’ piu’ tanta gente in giro perche’ le ore del mercato galleggiante sono passate ma l’ incontro con una donna sorridente dal grande cappello di bambu’ che ci vende una bibita fresca e delle curiose ranocchie di legno ci rallegra. E’ curioso osservare le case lungo i canali: sono palafitte per lo piu’ di legno ed ogni casa ha davanti una specie di zattera con panchine e piccolo templio al centro. La religione sta veramente al centro della vita di queste persone, anzi, si puo’ dire che tutta la loro vita ruota attorno alla loro religione !! Tornati al molo, riprendiamo la strada per l’ alberghetto, fermandoci spesso alle bancarelle che espongono le piu’ svariate merci a prezzi davvero molto bassi. Dopo una bella doccia siamo pronti per uscire di nuovo, ma prima saldiamo il nostro conto con l’ albergatore: domattina partiremo molto presto e non ci sara’ nessuno sveglio ! – … Le nostre famiglie a casa si stanno domandando che fine abbiamo fatto, ma noi non sappiamo ancora niente e niente nella gente che incrociamo ci fa presagire qualcosa della terribile tragedia che e’ in corso … -. Questa sera visiteremo la pedonale Thanon Khao San, una strada colorata, piena di musica, bancarelle, neon, mercatini, internet cafe’ e ristorantini di ogni genere. La percorriamo su e giu’ varie volte ed ogni volta scopriamo qualcosa di nuovo: molto pittoresco ! Lunedi’ 27 Dicembre Ci alziamo che e’ ancora buio, scendiamo in strada, carichiamo gli zaini nel baule di un assonnato taxista e saliamo in auto: sono le 5 e 45. Il nostro volo per Krabi parte alle 10 ma noi abbiamo imparato ad essere previdenti ed abbiamo preso l’ abitudine di presentarci in aeroporto almeno 3 ore prima della partenza. La citta’ ferve gia’ di vita, le luci dei lampioni si spengono mentre arriviamo in vista dell’ aeroporto e le luci del nuovo giorno iniziano a baciare i palazzi: il taxista e’ muto ed anzi, mi pare di vedere dallo specchietto retrovisore che ogni tanto tiene gli occhi chiusi: forse dorme ??? Per fortuna riusciamo ad arrivare sani e salvi ed entriamo nel piccolo aeroporto nazionale. Mentre ci dirigiamo verso il check-in, la nostra attenzione viene catturata dal titolo enorme di un quotidiano: CATASTROPHE; incuriositi, solleviamo il giornale e scorriamo le righe scritte in inglese. Parla di tsunami (mai sentita questa parola fin d’ ora), di molte vittime, di Sumatra, Indonesia, Malesia, Myanmar … Thailandia … Pukett … Krabi … Non capiamo piu’ niente, la testa ci va nel pallone, le nostre facce sbiancano. Siamo in piedi, gli zaini pesanti in spalla, intorno c’e’ musica, profumo di caffe’, la gente e’ normale, troppo normale, non capiamo … Com’e’ possibile? Cos’ e’ successo veramente ? Dobbiamo fare chiarezza nelle nostre idee, cosi’ compriamo il quotidiano e ci mettiamo a sedere: leggiamo e rileggiamo cercando di mantenerci calmi, guardiamo le foto, cerchiamo di interpretare ma non e’ facile: cerchiamo con lo sguardo altri turisti per poter domandare qualcosa, forse loro hanno guardato la tv, hanno telefonato a casa …E invece sembrano tutti normali, la vita qua continua come niente fosse … Forse i giornalisti come al solito hanno esagerato, forse se andiamo laggiu’ vedremo davvero cosa e’ successo. Decidiamo piu’ confusi che mai di andare a vedere se hanno bloccato i voli … Sembra proprio di no, per lo meno il nostro per Krabi partira’ regolarmente. Decidiamo allora di chiedere al ragazzo delle Informazioni: ci accoglie con un sorriso ma sembra triste. Quando gli chiediamo com’ e’ ora la situazione a Krabi, lui si fa serio e ci dice che la situazione e’ molto grave e ci sconsiglia caldamente di andare laggiu’ … Vedremmo solo morti, morti e disperazione … Restiamo di ghiaccio, solo ora capiamo davvero la portata del disastro, osservando gli occhi di quest’ uomo ed ascoltando le sue parole piene di tristezza. Siamo ancora in piedi, gli zaini sempre piu’ pesanti in spalla, e non sappiamo cosa fare. Siamo qui, con uno stupido biglietto aereo fra le mani: Krabi “la spiaggia dell’ orrore” con decine di corpi senza vita. Siamo qui, ignari di tutto fino a pochi istanti fa. Siamo qui, in un aeroporto dove tutto sembra normale. Siamo qui e non possiamo chiamare a casa perche’ la’ e’ notte fonda, non possiamo andare a Krabi ma non vogliamo tornare in Italia. Resta una cosa sola da fare: studiare un nuovo itinerario per poter andare via il prima possibile da questo aeroporto che sta diventando sempre piu’ stretto attorno a noi e ci soffoca. Decisi a non tornare a casa, aspettando un orario decente per poter telefonare, cerchiamo di tenere la mente occupata studiando la nostra guida. Dove andare ? A nord? Non siamo attrezzati, sulle montagne il clima e’ rigido e noi abbiamo solo abbigliamento estivo. Tutta la costa occidentale, da quanto abbiamo potuto capire, e’ interdetta. Ci balena anche l’ idea di andare lo stesso la’ e di portare le nostre braccia in aiuto di chi e’ rimasto … Ma vigliaccamente non ci sentiamo forti abbastanza per affrontare una prova cosi’ grande: davvero crediamo di essere capaci di stare in mezzo a tanti cadaveri senza svenire o metterci a urlare ? Alla fine decidiamo di dirottare il resto della vacanza – quante volte ci siamo sentiti male pronunciando questa parola … – nel Mar Cinese, ed in particolare a Ko Samui. Dobbiamo farci mettere sulla lista d’ attesa di uno dei diversi voli di oggi per quest’ isola, e nel primo pomeriggio ci imbarcano su un’ aeroplano diretto proprio a Ko Samui. Non riusciamo a parlare, non tocchiamo cibo, siamo immersi nei nostri pensieri ed immagini tremende ci danzano nel cervello. Come sono lontane le ore spensierate di Bangkok, com’ e’ lontana l’ espressione beata del Buddha Disteso … Sul calar della sera sbarchiamo a Ko Samui e, nel frattempo, abbiamo deciso di traghettare subito verso Ko Pha Ngan, isola minore al largo delle coste settentrionali di Ko Samui. Saliamo sempre in silenzio su di un pullmino e scendiamo a livello del piccolo molo da cui partono le barche per Ko Pha Ngan. Nella traversata, durata circa mezz’ ora, una donna fuma e poi butta la sigaretta in mare: la osserviamo, sballottata dalle onde e pensiamo come, allo stesso modo, migliaia di vite si sono spente nelle ultime ore in mare. Siamo ancora in silenzio quando rimettiamo piede a terra, sulla stradina di sabbia del piccolo porto di Hat Rin. L’ orario e’ ideale per chiamare a casa e, per la prima volta da questa mattina, parliamo. Parliamo con le nostre famiglie, rassicuriamo i nostri cari quando abbiamo bisogno noi di essere rassicurati per primi. Siamo frastornati, increduli, sballottati da aerei, pullmini, barche senza sentirci tranquilli mai: qualcosa dentro di noi e’ morto. E’ come se fossimo stati anche noi la’, su quelle spiagge, fra quelle persone. E c’e’, approposito di questo, un pensiero agghiacciante che si sta lentamente impadronendo di noi: bastavano 24 ore, 24 misere ore e anche noi saremmo davvero stati la’, su una di quelle spiagge, nella nostra tendina e allora … Che ne sarebbe stato di noi allora ? La nostra idea, infatti, era quella di dormire le prime due notti a Phi Phi, per poi spostarci possibilmente via mare verso l’ arcipelago di Trang, piu’ a sud. Ci sentiamo dei miracolati ma proprio per questo non ci perdoniamo di essere salvi mentre tanti non lo sono piu’. In momenti come questi il cervello arriva a fare brutti scherzi e si finisce di cadere nell’ irrazionalita’, proprio come nel nostro caso: arrivare a sentirsi in colpa perche’ siamo qui e siamo vivi … Come imbambolati cerchiamo una moto a noleggio e la troviamo a Ben Tai, a circa 5 km dal porto, lungo la strada che costeggia il mare a sud ovest di Ko Pha Ngan. L’ interno di quest’ isola e’ montuoso e percorso da strade sterrate e dunque abbiamo cercato una moto da enduro, il mezzo migliore per affrontare il saliscendi polveroso. Paghiamo 6 euro per tre giorni e 4 euro per il pieno di benzina. Mentre osserviamo la ragazza del noleggio versare nel radiatore della moto dell’ acqua saponata, ci accorgiamo improvvisamente di essere molto stanchi. Ma non e’ ancora tempo di fermarsi: dobbiamo cercare un posto dove dormire e, visto che sulle spiagge di questo versante dell’ isola si svolge proprio in questi giorni una specie di rave party detto “della luna piena”, imbocchiamo decisi una delle due sterrate che attraversano per il lungo l’ isola. Siamo diretti a nord e la pista e’ piuttosto malmessa: grandi solchi la percorrono e le salite sembrano pareti verticali per questo 250 cc vecchio e scarburato ! Gli zaini in precario equilibrio ci pesano sulle spalle ed e’ cosi’ con grande sollievo che arriviamo, dopo circa 40 minuti, in vista della costa nord. Ci sediamo in una terrazza – ristorante ed ordiniamo qualcosa da mangiare e da bere. La spiaggia che si stende a partire da qui e’ abbastanza bella ma e’ piena di bungalow nascosti nella vegetazione; decidiamo di esplorare ancora un po’ questo versante dell’ isola prima di scegliere dove accamparci. Ben presto, pero’, ci rendiamo conto che, se l’ interno dell’ isola e’ assolutamente selvaggio e praticamente deserto, le spiagge sono tutte super costruite. Cominciamo allora a domandare in giro se ci sono posti nei bungalow, ricevendo solo risposte negative. Verso sera troviamo finalmente su una spiaggia un omino baffuto che ci dice di avere libero l’ ultimo bungalow e decidiamo di fermarci: non abbiamo la forza di chiedere se possiamo montare la tenda: va benissimo il bungalow a 6 euro a notte ! Saliamo le pendici della collinetta che nasce in fondo alla spiaggia, percorriamo una barcollante scaletta ed entriamo in una piccola palafitta tutta di legno: la porta e’ priva di serratura ma la tiene chiusa un ciappetto da biancheria. Rosa. Sorridiamo per la prima volta da questa mattina. Entriamo nella buia stanzetta con un letto e null’ altro; fra le assi del pavimento si scorge il vuoto e sotto i nostri passi tutta la casetta trema. Sulle pareti di paglia intrecciata ci sono diversi buchi, dai quali sbucano i musetti di alcuni gechi curiosi. In bagno, la doccia emette solo un filo d’ acqua gelido. Ci laviamo lo stesso, piu’ in fretta che riusciamo, poi ci riposiamo un po’ in amaca, ottimisticamente stesa fra i paletti di legno che reggono la veranda. Il cielo imbrunisce velocemente e da qualche parte si accende un rumoroso generatore. Scendiamo in spiaggia e la percorriamo tutta: dal lato opposto al nostro bungalow c’e’ un bel ristorantino sulla sabbia e ci sediamo a bere birra. Poi scopriamo che c’e’ un piccolo internet cafe’, cosi’ ci colleghiamo a internet per sapere qualcosa di piu’ sullo tsunami e per scrivere a casa. Le vittime aumentano di numero di ora in ora: adesso sono 60 mila, una cifra assurdamente alta. Quando ci sconnettiamo, sono le 22 e 30, tutti i cuochi sono andati a dormire e noi ci accontentiamo di un panino freddo. Guardiamo il mare scuro e tranquillo, ma l’ unico pensiero che ci viene alla mente e’ quella orribile onda portatrice di morte.



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