Ayuantepuy – La Montagna del Dio del Male

Considerato l’inaspettato successo del racconto di viaggio “Da Capo Horn a Rio”, ho deciso di pubblicare anche diari di miei precedenti viaggi. Mi ci vorrà un po’ di tempo per trascriverli perché ho qualche difficoltà a capire la mia stessa calligrafia ma mi darò da fare. Eccovi per il momento il mio...
Scritto da: luca-sist
ayuantepuy - la montagna del dio del male
Partenza il: 02/01/2001
Ritorno il: 18/01/2001
Viaggiatori: fino a 6

Considerato l’inaspettato successo del racconto di viaggio “Da Capo Horn a Rio”, ho deciso di pubblicare anche diari di miei precedenti viaggi. Mi ci vorrà un po’ di tempo per trascriverli perché ho qualche difficoltà a capire la mia stessa calligrafia ma mi darò da fare. Eccovi per il momento il mio Venezuela……

Ayuantepuy la Montagna del Dio del Male

Anche questa volta mi sono fatto condizionare dal mio amico Marco……. Novembre 2000 – Casa di Marco – Udine Marco “……sai……Quest’anno ho deciso di fare un giro a “Los Roques”………Ho visto un documentario alla televisione secondo il quale entro pochi anni quelle meravigliose isole spariranno per colpa dell’innalzamento del livello del mare ……e non vorrei perdermele…………” Luca “… (che cazzate) ….Ma dove si trovano esattamente queste isole…..Sono proprio così basse sul livello del mare da essere così a rischio, più delle Mauritius o della Polinesia ?…….” Marco “ …sono in Venezuela…..Al largo di Caracas……” Luca “……mai stato …..Allora vengo anch’io…. (ogni scusa per partire è buona)” Marco “….Ok…solo 15 giorni però…. Il prossimo gennaio……”

…… così iniziavo ad organizzare questo ennesimo viaggio in giro per il mondo.

Dopo aver analizzato le informazioni rinvenute nelle mie guide e in qualche sito internet, sottopongo a Marco il piano di massima comprendente la capitale Caracas (nonostante la fama di cui gode non sia delle migliori), il Parco Nazionale Mochima vicino a Puerto La Cruz, il famosissimo Salto Angel vicino Canaima, una breve sosta tecnica all’Isla de Margarita e quindi chiusura in relax all’arcipelago di Los Roques (sempre che il mare non ce lo porti via prima del nostro arrivo……). Decidiamo volutamente di tralasciare altre località del paese non meno interessanti come Merida con le sue meravigliose Ande, Maracaibo con il suo lago, le pianure dei Llanos o la zona del Roraima perché non abbiamo molto tempo a disposizione. In tutta onestà, all’inizio avevo espresso ai miei compagni di viaggio forti riserve sulla scelta di questa destinazione; infatti non capivo per quale motivo vi fosse una così forte carenza di informazioni turistiche sul Venezuela che ho scoperto essere un paese quasi completamente sconosciuto ai grossi tour-operator. Naturalmente una situazione del genere ha anche i suoi aspetti positivi (l’eccesso di turisti non è quello che cerco nei miei viaggi) ma non mancavano le perplessità. Pensavo: se non ci sono informazioni né villaggi turistici in Venezuela forse non c’è niente di interessante da vedere; mi sbagliavo di grosso.

Comunque era stato deciso di partire e saremmo partiti comunque……..Come sempre……. Anche perché ci piacciono le sfide.

Convinco Sandro a seguirci incondizionatamente. Saremo solo tre maschietti….Un po’ datati…. Ma pieni d’esperienza.

Martedì 2 gennaio 2001 Sono ancora invaso da un certo torpore provocato dai bagordi di fine anno. Così la partenza, o meglio i preparativi per la partenza (valigia grande o piccola, cosa porto, cosa non porto….Quanti dollari, quante carte di credito) sono strazianti più del solito…… Inoltre, cosa che non mi era mai successa prima (forse condizionato da mia moglie che ha stipulato a suo favore una grossa polizza caso mia morte) sono assalito da una infinita serie di strani e brutti presagi ………. Faccio abbondantemente le corna …e tocco ferro.

Il vettore è Lufthansa così da Venezia faremo scalo a Francoforte. Dalla Germania al Venezuela impiegheremo circa dieci ore di volo……(sigh…)… in comoda classe turistica (termine usato recentemente dalle compagnie aeree per indicare la vecchia “economy” che faceva tanto barboni i suoi occupanti). Mercoledì Siamo sopra Caracas e non mi pare vero. Con l’età che avanza riesco a resistere sempre meno chiuso in queste scatole volanti. Il mio limite è di circa otto ore, pertanto quelle successive fino allo scalo sono un’inferno… come al solito, sono capitato vicino ad un omone gigantesco che occupa anche buona parte del mio già striminzito sedile.

Arriviamo di sera abbastanza tardi e siamo un po’ preoccupati nonostante la nostra modesta esperienza in città malfamate. Stando alla mia inseparabile Lonely Planet abbiamo altissime probabilità di essere subito rapinati o coinvolti comunque in una sparatoria…staremo a vedere. Per esperienza, l’importante è assumere un atteggiamento non troppo difensivo o impaurito nei confronti della gente del posto; meglio assumere un atteggiamento sicuro (di quello che sa dove sta andando…in ogni caso, anche quando ci si perde) girare sempre almeno in due, togliersi di dosso orologi e collanine, vestire in modo casual minimalista, assumere un aspetto leggermente trasandato (intendo con un pò di barba…..Chi vuole però può fare a meno di lavarsi per una settimana) ed evitare le zone dichiaratamente off-limits. Queste sembrano le solite raccomandazioni che tutti conoscono perfettamente prima di mettersi in viaggio, eppure vi assicuro che immancabilmente il turista tonto con Rolex d’oro e telecamera digitale non manca mai. Un tipo del genere l’ho visto (anche se solo per pochi minuti..…..) anche nel mezzo della nerissima Soweto mentre tentava di filmare con la sua “Sony Digicam” da dieci milioni di dollari la casa natale di Nelson Mandela. Sono questi soggetti che sballano le statistiche……..

All’aereoporto annusiamo subito l’aria calda e umida che ci ricorda subito che siamo nel continente caraibico e che ci fa dimenticare all’istante il freddo inverno padano. Sbrigate velocemente le formalità doganali ricerchiamo un tassista dall’aria un minimo raccomandabile; cosa non facile considerato come sono conciati i taxi da queste parti. Scopriamo infatti immediatamente che il Venezuela vanta il più antico e malandato parco veicoli del mondo; tutti i rifiuti automobilistici degli Usa, (che il Messico non vuole), finiscono qui. Autovetture circolanti cosi malconcie non le ho mai viste nemmeno ammucchiate dagli sfasciacarrozze e tutte dotate di motori di almeno 5000 cc; d’altronde qui la benzina non costa niente. Il Venezuela infatti, nonostante economicamente non se la passi molto bene (…ed è incredibile) è il terzo produttore al mondo di petrolio per non parlare delle altre mille risorse naturali di cui dispone abbondantemente. Dall’aereoporto Maiquetìa di Caracas che si trova sul mare e scalando la montagna che lo sovrasta ci addentriamo nel cuore della città attraversando una squallidissima periferia. Baracche fatiscenti ricoprono ogni centimetro quadrato delle colline che ci circondano e le piccole lampadine che le illuminano nella notte rendono il posto surreale. Manca qualsiasi riferimento, è tutto uguale, e mi chiedo come possa uno ritrovare la propria casa uno volta che se n’è allontanato. Il nostro taxi è a dir poco in putrefazione, ma rispetto alla media non possiamo lamentarci (di fronte a noi ne vedo uno talmente storto che la ruota anteriore destra e la posteriore sinistra toccano terra alternativamente…..E non scherzo…ho anche la foto). L’importante che il nostro non si fermi per strada e che ce la faccia ad arrivare in centro. Infatti la nostra destinazione sono i quartieri “bene” di Altamira e Las Mercedes, dove sembra si possono trovare delle buone sistemazioni senza correre grossi rischi. Dopo un lungo tunnel in salita percorso con i finestrini aperti (mente fuori aleggiano concentrazioni di gas di scarico inverosimili) cambiamo leggermente colore ma vediamo finalmente il downtown.



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