Australia no worries…

Cronaca e consigli per organizzare un tour nel sud est-centro-nord est dell’Australia…
 
Partenza il: 11/08/2010
Ritorno il: 04/09/2010
Viaggiatori: 2
Spesa: 4000 €

Noi siamo scesi a Federation Square dove si trovano vari bar, ristoranti e musei (appena aperto quello dedicato agli Abba!), la cattedrale di St. Peter (la più antica d’Australia) e quindi siamo rientrati in hotel passando per Swanston St. e facendo un po’ di shopping nei tanti negozi che ci sono in quella zona. Per cena siamo andati nel lungo fiume al Blue Train (una sorta di pub ristorante al primo piano di un centro commerciale che dà sullo Yarra River), quindi abbiamo concluso con una birra all’Irish Pub che si trova all’interno dello stesso centro commerciale.

Il giorno seguente visto il maltempo abbiamo deciso di non visitare i giardini botanici (che però credo sicuramente meritino una visita) e ci siamo persi tra le strade e stradine nel centro tra bar e negozietti di tutti i generi: i prezzi a Melbourne mi sono sembrati leggermente inferiori a quelli di Sydney, a parte per quanto riguarda i ristoranti che hanno sempre prezzi abbastanza salati.

Il pomeriggio visto che continuava a piovere abbiamo approfittato della late night del museo d’arte moderna dove era in corso una bella mostra sugli artisti europei delle avanguardie del ‘900 nonché di un concertino di un gruppo jazz stile anni ’20 d’ispirazione tedesca proprio nella sala adiacente all’ingresso principale, con soffitti dai vetri cloisonnés colorati. Informandosi prima si riesce a partecipare a dei bellissimi eventi a tema, sia gratuiti che a pagamento, organizzati dal museo in occasione delle varie mostre in corso. Inoltre accanto si trova il teatro di Melbourne, dalla fitta scaletta per quanto riguarda prosa, poesia e soprattutto balletto.

L’ultima cena è stata davvero tragica: seguendo i consigli di alcuni articoli pubblicati in TPC e anche nella Lonely Planet abbiamo deciso di cenare al Movida, un ristorante di tapas spagnolo molto apprezzato e frequentato da turisti e dai locali. Il locale è senz’altro carino, le tapas gustose e originali, ma di tapas si tratta in tutti i sensi (le porzioni sono ridicole) con prezzi da nouvelle cuisine. Anche ordinando una raciòn (piatto principale, che in Spagna è sempre molto abbondante) ci si alza con la fame (a noi hanno presentato 8 bocconcini di tentacolo di polpo e un quadratino di agnello), nonostante si spendano tra i 30 e i 40 € a testa. Così abbiamo deciso di provare anche la cucina italiana del Solito Posto: anche lì prezzi alti (un piatto di gnocchi fritti nell’unto si aggira attorno ai 18 €), le porzioni sono sempre molto calibrate, però la qualità è abbastanza buona.

Dopo le batoste culinarie abbiamo finito la serata allo Cherry, un famoso locale rock (molto rock in tutti i sensi) in AC/DC lane, dove c’era un concerto live tra nostalgici dei gruppi metal anni ’80. Da vedere per appassionati del genere come mio marito.

GREAT OCEAN ROAD

L’indomani mattina abbiamo ritirato la macchina a noleggio e siamo partiti per la Great Ocean Road. Col senno di poi consiglio di partire verso le 9 di mattina (noi tra una cosa e l’altra abbiamo perso un po’ di tempo e siamo partiti alle 11) per sfruttare il più possibile le ore di sole e fare le cose con calma. Prima tappa Geelong, dove ci siamo fermati a prendere un caffè al Victoria Pub sul lungomare (noi non abbiamo mangiato ma credo si trattasse di un ottimo indirizzo visti i piatti che servivano e la quantità di clienti), quindi abbiamo proseguito per Torquay per vedere le varie spiagge di surfisti (Bells Beach, dove hanno girato anche Point Break, è davvero impressionante, arroccata su una scogliera in mezzo al verde). Quindi abbiamo proseguito per Lorne dove ci siamo fermati per pranzo a mangiare un fish&chips di dimensioni mastodontiche proprio in centro e per vedere le cascate (Erskine Falls), che si trovano a circa 8 km dal centro.

Siamo poi passati per Apollo Bay senza fermarci perché iniziava a piovere e la strada fino a Warrnambool, dove dovevamo pernottare, era lunga. Siamo passati per il Cape Otaway National Park sotto un diluvio universale che purtroppo ha continuato ad imperversare anche al nostro arrivo ai 12 Apostoli. La bufera e il buio che avanzava ci hanno proprio impedito di fermarci e quindi abbiamo proseguito per Warrnambool ripromettendoci di ritornare l’indomani mattina. A questo proposito credo, vista la mole di cose da vedere in questo tratto di strada (nel giro di una decina di km ci sono ben 7 punti di osservazione che meritano assolutamente di essere visti e per i quali, se visti con calma, si “perdono” circa 3 ore), io consiglierei di fermarsi a dormire a Port Campbell in modo tale che se non si riesce a vedere tutto il primo giorno si può proseguire con la visita il giorno successivo.

Arrivati stremati a Warrnambool dopo km sotto la bufera in mezzo alla campagna più profonda abbiamo cenato al nostro hotel, il Best Western South Maritime, e siamo andati a letto. L’hotel è in posizione centrale per poter visitare la marina e gli edifici storici (che però non sono niente di speciale), mentre ad una decina di km dal centro si trova il punto dove osservare le balene (quando ci sono). Noi siamo stati fortunatissimi e nei 10 minuti che siamo stati lì siamo riusciti a vederne una sbattere la coda 2-3 volte, ma ammetto che non sia così semplice, soprattutto perché è una zona molto ventosa con mare molto mosso e non sempre gli avvistamenti sono facili.

Spuntato il sole siamo tornati sui nostri passi verso Port Campbell (sono circa 60 km) non senza fermarci a comprare un po’ di formaggio allo spaccio della Warrnambool Cheese&Butter Factory, la fabbrica di formaggio che credo dia lavoro alla maggior parte degli abitanti della zona, visti i migliaia di litri di latte che trasforma ogni giorno.

Le scogliere che abbiamo visto lasciano senza fiato, e vista la mutevolezza del tempo (il vento è fortissimo e le nuvole si muovono velocissime) capiamo subito perché l’abbiano chiamata la Shipwreck coast (costa dei naufragi): una quantità impressionante di navi infatti si sono incagliate o infrante sulle scogliere tentando di approdare ai porti di Melbourne o Warrnambool. La storia delle varie tragedie navali è ampiamente spiegata da pannelli illustrativi presso i vari lookout, e devo dire che oltre ai 12 apostoli (ormai rimasti 8) la tappa che ci è piaciuta di più è stata The Grotto: un arco all’interno del quale si infrangono onde altissime e che dà davvero l’idea della potenza della natura.



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