Around Australia with a campervan, part 3.

L'ultima parte del viaggio ci vede percorrere sempre a bordo del van dai fiori viola, le strade del Queensland, da Brisbane fino a Cairns, veleggiando tra le Whitsunday Islands e ammirando la selvaggia Fraser Island
Scritto da: evenly
around australia with a campervan, part 3.
Partenza il: 14/03/2015
Ritorno il: 22/04/2015
Viaggiatori: 2
Spesa: 4000 €

Internet sul telefono non funziona ma presso l’agenzia dove abbiamo prenotato i nostri tour ci permettono di utilizzare i Pc messi a disposizione dei turisti e quindi riusciamo a mandare qualche messaggio a parenti e amici di non preoccuparsi se per qualche giorno non ci sentiranno.

Non c’è tanto altro da fare a Rainbow Beach. Verso sera facciamo la doccia presso uno dei tanti bagni pubblici trovati vicino alla spiaggia e poi decidiamo di andare a mangiare in una delle zone dove è disponibile BBQ, tavoli e luci. E’ la prima volta che tiriamo fuori il fornelletto carbonizzato per farci da mangiare da quella famosa volta.. Anche se non è in ottimo stato, funziona bene e riusciamo a cucinarci un bel piatto di pasta e a berci due fresche birre. La zona è ben frequentata: nei tavoli intorno al nostro ci sono altri visitatori muniti di van o camper che stanno preparando la cena e che dormiranno dove capita. Come al solito siamo un po’ in ansia perchè potremmo prendere la multa dormendo a casaccio. Dopo una certa ora decidiamo di spostarci da lì e ci dirigiamo verso il porto.. troviamo un grande parcheggio ed è lì che rimaniamo a dormire, dopo lunghi minuti di appostamento per capire se siamo in zona sicura.

Fraser Island

Oggi è il giorno di Fraser Island. Fraser è l’isola di sabbia più grande al mondo (120 Km di lunghezza e 15 Km di larghezza) dove cresce la foresta pluviale. La foresta pluviale sulla sabbia?!? Ebbene sì. Ospita una grandissima varietà di flora e fauna, paesaggi e scorci mozzafiato. La sua creazione ebbe origine dalla sabbia trasportata dal vento dalle coste occidentali dell’Australia. Come già anticipato, Fraser si può visitare sono con il fuoristrada perchè non esistono strade asfaltate.

Noi partiamo con Discovery tour. Partiamo con un’ora di ritardo (non perchè il tour fosse in ritardo, ma perchè quella stordita dell’agenzia turistica ci ha indicato l’orario di ritrovo sbagliato). Non ci sono persone che partono con il nostro stesso tour da Rainbow Beach e la cosa mi sembra un po’ strana.. Quando eravamo a Noosa, il turist info della cittadina ci ha consigliato di recarci a Rainbow per i tour a Fraser, ed ora scopriamo che il nostro tour viene proprio da Noosa, e che i nostri compagni di avventura si sono fermati anche a fare il bagno con i delfini. Insomma, partiamo un po’ infastidite. E il nostro fastidio aumenta quando ci accorgiamo che la maggior parte del nostro gruppo è in coppia e che ci sono sull’isola altri tour di ragazzi con carovane di Jeep da 5 posti che sembrano divertirsi tantissimo! Voglio ora dare un consiglio a chi indende recarsi a Fraser: non fatelo con Discovery Tour, o meglio, non fatelo con Discovery Tour se non siete in coppia. Non perchè non sia bello ma sicuramente meno divertente di provare a guidare la Jeep sulla sabbia con la musica a palla!

Percorriamo tutta la Seventy-Five Mile Beach con il nostro super Jeeppone. Noi tra l’altro occupiamo gli ultimi posti.. il che ci permette di sobbalzare ad ogni buca di sabbia (e ce ne sono parecchie).. e infatti a furia di saltare mi viene male la schiena perchè continua a sfregare sul sedile. Ci fermiamo presso l’Eli Creek: un torrente d’acqua cristallina che arriva alle ginocchia e che ci permette di rinfrescarci un po’.. è possibile percorrerlo nuotando in quanto l’acqua non è profonda: arriva infatti alle ginocchia. Proseguiamo poi verso Indian Head, che viene considerato uno dei punti panoramici più belli dell’isola; e in effetti è vero. L’oceano ha dei colori magnifici, e infatti la prima cosa a cui pensiamo quando lo vediamo è di farci subito un bagno nelle sue acque. La guida tuttavia ce lo sconsiglia perchè l’oceano è popolato da creature marine piuttosto pericolose, come gli squali. Infatti dall’alto di Indian Heads cerchiamo di avvistarne qualcuno, ma senza successo. Passiamo la notte in un resort dell’isola, dove mangiamo bene e le stanze sono very confortable. Dopo giorni di van, ci sta anche un bel letto comodo. Ma prima di andare a dormire, la guida ci porta a vedere le stelle in spiaggia: uno spettacolo pazzesco. Le stelle sembrano molte di più rispetto a quelle che vedo dal mio balcone. E poi si vede la via lattea. WOW. Ho una paralisi al collo, non riesco a togliere il mio sguardo da quello spettacolo. La guida ci raccomanda di stare vicini e non allontanarci troppo dal gruppo: ci sono i dingo. Io prima di arrivare in Australia non ne avevo mai sentito parlare.. Sono dei cani selvaggi che vivono sull’isola, carnivori e che potrebbero attaccare l’uomo. Non li si può accarezzare anche se sembrano innocui cani randagi a cui dare da mangiare. C’è una storia che circola sui dingo: anni fa una bambina piccola di nome Azaria sparì da Ayers Rock, dove campeggiava con i genitori, durante la notte . Furono fatte delle ricerche e la madre fu condannata ad anni di carcere perchè ritenuta responsabile della scomparsa della piccola. Lei si difese dicendo che era stata rapita dai dingo.. La storia è diventata famosa in tutta l’Australia, e anzi, in tutto il mondo.

Tornando alle stelle, la guida se ne intende parecchio e ci mostra e spiega le diverse costellazioni. Torniamo in stanza dopo esserci bevute una birretta e fatto due parole con la ragazza che dorme nella nostra stessa stanza. Non ricordo il nome, ma è giovane, sta viaggiando da sola, è inglese, ha una laurea in medicina e ha già visto mezzo mondo, il che mi rende totalmente invidiosa.

Il gruppo del tour con il quale stiamo assaporando le bellezze di Fraser è composto da circa 18 persone. Bene non essere in troppi. Ma troppi di loro sono inglesi e stanno tra di loro parlando troppo velocemente e fregandosene completamente delle altre poche persone di nazionalità diversa. Noi parliamo molto con Stephan, un 50enne tedesco che si esalta nel mostrarci come funziona bene la sua GOPRO.



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