Armenia: se la conosci, non la eviti

Il diario è semi-serio, lo premetto. Ciò che invece è assolutamente concreto e riscontrabile dalle foto è lo splendore di questa incantevole terra. Per me una sorpresa meravigliosa
 
Partenza il: 05/10/2013
Ritorno il: 12/10/2013
Viaggiatori: 1
Spesa: 1000 €

9 OTTOBRE (LAGO APARAN, escursione in Mountain Bike)

Amici, oggi lascio spazio alle immagini. Giornata di una bellezza sconvolgente. Viziato dalla Natura, felice di una nuova amicizia, ed incantato dall’ospitalita’ di persone che meno hanno e piu’ ti offrono.

10 OTTOBRE con riferimenti all’escursione in bici del 9 OTTOBRE (KHOR VIRAP – NORAVANK – ARENI WINERY – JERMUK)

Equivale a celebrare una piacevole ricorrenza. Non potrei piu’ fare a meno della colazione coi soliti ignoti al 22 di Koghbatsi Street. Andrea, fotografo parmigiano in pensione. Istvan, Eva, Zsolt e Isabela, turisti ungheresi. Sono tutti ultrasessantenni. Disquisiamo con tale piacere che controllo la mia data di nascita sulla Carta d’Identita’. Considerando l’eta’ degli interlocutori e la mia pigrizia mattutina, per un attimo temo di aver subito il medesimo destino di quel povero whisky che voleva dormire ancora un pochino, e si e’ poi ritrovato barbaramente segregato in una cantina per decenni. Credo si chiamasse Macallan. Negativo Houston. Ancora 36enne. Non e’ dato sapere se anagrafe e biologia corrano di pari passo, soprattutto dopo l’escursione di ieri, in bicicletta, che mi ha certamente ringiovanito di 10 anni per la bellezza, ma altresi’ invecchiato di 30 per la fatica. Giornata comunque indimenticabile. Mi avevano suggerito di schivare l’estate armena, perche’ le giornate possono dissolverti metodicamente con la loro calura. “Ottobre e’ il mese ideale, Amico – mi scrivevano alcuni colleghi locali – Golden Autumn!” Ora, non credo che la reazione di Papa Francesco di fronte al freddo del Lago Aparan potesse essere molto diversa dal mio poco ecclesiastico “Alla faccia del c***o”. In ogni caso, dopo un warm-up durante il quale rischio l’assideramento, Vardan, squisita guida locale, mi conduce verso il villaggio sperduto presso il quale avremmo dovuto cercare rifornimenti per i nostri muscoli provati. E’ una di quelle mattinate che solo il cielo di cristallo d’Armenia e pochi altri possono concederti. Sono esausto, ma dietro la montagna il cielo e’ ancor piu’ luminoso. Ho capito che la valle che mi si sarebbe spalancata davanti, sarebbe stata la soluzione del mio feroce appetito. Non restava che guadare il fiume. “Segui me – ammonisce Vardan – e vai piano.” “Eseguo Capo!” Partiamo. Tutto liscio, vedo la sponda opposta e con essa un piatto di formaggi di capra. E’ un miraggio, dannazione. Resto concentrato. Vardan improvvisamente schiva una roccia sommersa, io non la vedo. Tempo zero e mi ritrovo su un fianco, arenato nelle acque come la Costa Concordia. Io, Schettino di me stesso. E’ a questo punto che dagli alveoli polmonari risale un grido che attraversa tutto l’apparato respiratorio, prima di trasformarsi in un’imprecazione belluina che avrebbe sconfortato anche Erode, che pur non apprezzava Gesu’ Cristo Nostro Signore. Vardan, che scambia il mio impropero per l’inizio di “Acqua azzurra, acqua chiara”, batte le mani per dare un taglio folk al mio apparente canto a cappella. Intenerito dalla sua ingenuita’, risorgo dal fiume come un cervo a primavera. Proseguiamo. Eccoci al villaggio. Ci accoglie Viggen, potenziale sgozza-orsi del Caucaso. Ci invita a pranzo ed approfitto della presenza di una Chiesa per farmi il segno della croce. L’asportazione di un organo e’ praticamente garantita. Prego affinche’ non sia uno di quelli strettamente vitali. Una cosa mi colpisce di questo villaggio: c’e’ tantissimo verde, inversamente proporzionale alla quantita’ di animali incontrati. Al che, mi sovviene una vecchia canzone di Aznavour che fa piu’ o meno “…salva l’albero, mangia un castoro” e il cerchio si chiude. Nel frattempo appuro che le percezioni su Viggen sono infondate. E’ un uomo di un’ospitalita’ eclatante. Assieme alla deliziosa moglie e ai due figli confeziona un pranzo paradisiaco a base di pomodori freschi, formaggi fatti in casa, uova, miele, yogurt, vino e cognac, produzione propria. Acqua: non pervenuta. Si pasteggia a cognac. Resto spiazzato dal sorriso satanico di Viggen, che sa che io so, che da queste parti rifiutare un bicchiere e’ reato di lesa virilita’, sanzionata con evirazione seduta stante mediante machete artigianale. Imbocco un personalissimo viale del tramonto. Dopo la terza scodella, il mio viso e’ una maschera di gomma inespressiva, tipo Maurizio Pistocchi. Dopo la quarta, parlo un armeno livello “upper intermediate”, sufficiente a captare un “Come sta tuo zio? E’ sempre morto?” e avanti di questo passo, fra colpi bassi e provocazioni, fino al tramonto del sole, che coincide col mio.

Chi volesse approfondire (e credetemi, ne vale la pena), scriva pure al mio indirizzo email: [email protected] Ho contatti da passarvi con agenzia locale o eventuale guida privata, in grado di farvi vivere emozioni inspiegabili con un semplice racconto. Parola di uno scettico convertito.

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MONTE ARARAT

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LAGO APARAN

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NORAVANK

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YEREVAN

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JERMUK



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