Arcobaleno balcanico

Ennesimo viaggio nei Balcani tra passato e futuro, riflessioni e speranze, godendosi il presente e tutto quanto questi paesi hanno da offrire
Scritto da: bushwag
arcobaleno balcanico
Partenza il: 19/04/2013
Ritorno il: 01/05/2013
Viaggiatori: uno
Spesa: 1000 €

Da ormai un anno ho iniziato a viaggiare nei Balcani e chi è interessato può trovare i diari che ho dedicato alle precedenti tappe (Sofia e Macedonia; Albania, Montenegro e Kosovo).

Mancherebbe quello su Belgrado e Novi Sad che conto di scrivere prima che i ricordi svaniscano.

Ora però è il momento di raccontare un nuovo tour che ha toccato più Stati: Serbia, Croazia e Bosnia, alla quale ho dedicato la maggior parte di questo viaggio.

In passato con un’ardita metafora gastronomica paragonai i Balcani ad un panino al lampredotto.

Proseguendo lo stesso gioco in ambito alcolico, la definizione sarebbe quella di un cocktail arcobaleno, quelle deliziose miscele multistrato e multicolore, magari con i colori della bandiera jugoslava, da servire con ghiaccio in un tumbler guarnito con olivetta (la Slovenia ?).

Gli ingredienti del “Balkan rainbow” sono ottimi ma, come nei summenzionati drinks, dopo i tristi eventi degli anni novanta, non si mescolano più come in passato. Anzi da quanto ho visto e sentito in questi viaggi, ho l’impressione che si vogliano sottolineare le differenze, e si è arrivati anche alla creazione di neologismi per incrementare differenze linguistiche su quella che era una base comune.

Tanto per rimanere in tema etilico, il consumo di pivo (birra) è piuttosto elevato nei Balcani, ed ogni Stato ha le sue marche di cui è orgoglioso. Ordinare per esempio una birra Jelen (serba) in Croazia non vi creerà grosse simpatie. E’ una cosa a cui potremmo non prestare attenzione, per noi è normale bere del Nero d’Avola al Nord o del Barbera d’Asti al Sud, ma là il nazionalismo emerge anche in queste piccole cose, soprattutto in Bosnia ed in città come Sarajevo e Mostar dove la frammentazione etnica è massima ed ancora piuttosto marcata.

Il cocktail arcobaleno più famoso è il B52, nome che evoca ricordi ben più tristi di una sbornia.

In questi miei viaggi, oltre all’interesse turistico, c’era l’intenzione di vedere la voglia di dimenticare, rinascere e di divertirsi di una generazione cresciuta sotto le bombe, e senza dubbio sotto questo punto di vista le mie attese non sono andate deluse. Allo stesso tempo però è inevitabile soffermarsi sui segni, facilmente riscontrabili, del recente passato che ha ferito, smembrato ma non cancellato la bellezza di uno stato se vogliamo utopico ma funzionante, dove per cinquant’anni le differenze etniche, culturali e religiose non hanno mai costituito un problema insormontabile.

Poi qualcuno, ben supportato da televisioni ed organi di stampa, ha alimentato il populismo ed il nazionalismo fino alle estreme conseguenze che tutti noi purtroppo conosciamo.

Cocktail arcobaleno però fa anche pensare al vessillo della pace e chissà che un giorno, anche se divise, queste nazioni riescano a superare rivalità ed inimicizie per tornare a vivere in fratellanza, nella tolleranza e nel rispetto delle diversità etniche, culturali e religiose.

Questo però è un sito di turismo, per turisti. Dopo queste note introduttive, constatazioni e speranze, è venuto il momento di mettersi in viaggio e di visitare questo splendido angolo di Europa.

Per la prima volta sperimento il troppo poco utilizzato servizio Malpensa Express che puntuale mi deposita al livello sotterraneo del Terminal 1 dove si trova anche il luogo più economico per acquistare cibi e bevande in aeroporto, un piccolo supermarket un po’ nascosto, credo volutamente.

Una navetta in pochi minuti mi catapulta al Terminal 2 dove realizzo che non è una bella giornata per volare: uno sciopero del personale SEA lascia a terra, non solo moralmente, molte persone.

Con il fiato sospeso scorro l’elenco dei voli e miracolosamente il mio è uno dei pochi confermati.

Il viaggio, con Easyjet (75€ A/R), non è il massimo della comodità ma il volo dura poco.

Atterrati a Belgrado rimango sorpreso dal fatto che ci siano i pompieri a bagnarci con gli idranti.

Immagino per via di qualche guasto o principio di incendio, ma la presenza di televisioni, bandiere, hostess, autorità ed un ricco buffet a queste riservato, svelano il mistero: sono sul volo inaugurale di Easyjet sulla tratta Milano-Belgrado e forse questo fatto ha inciso sulla regolarità del medesimo.

Dribblati i soliti taxisti più o meno regolari, mi dirigo verso la fermata del bus 72, il metodo più economico per raggiungere il centro città.

All’atto di pagare il biglietto la macchina erogatrice si guasta ed a sorpresa il guidatore mi ridà indietro i soldi del ticket pur lasciandomi usufruire del servizio.

Una volta in centro mi dirigo alla stazione per comprare il biglietto del pullman che, viaggiando durante la notte, mi porterà a Sarajevo (2510 dinari; 1€=110 dinari).

E’ una giornata piuttosto calda e ne approfitto per camminare senza meta nella zona delle ambasciate, per poi chiacchierare di fronte ad un rinfrescante aperitivo con la mia amica Vanesa, conosciuta durante un precedente soggiorno nella capitale serba.

Prima di imbarcarmi sul bus mangio una sostanziosa plijeskavica accompagnata da una coca-cola (320din) e compro acqua e snacks (120din) per il viaggio, che inizia alle 22,30 e durerà tutta la notte su un mezzo quasi completamente pieno, dove non sarà facile dormicchiare anche per i controlli di frontiera.

Alle 2,30 entro in Bosnia e dopo una sosta a Pale, una città simbolo per i Serbi di Bosnia, alle 6,30 di mattina arriviamo alla stazione Istochno, meglio conosciuta come Lukavica, che si trova nella zona serba di Sarajevo. Ancora oggi infatti la capitale e la Bosnia Erzegovina tutta presentano zone etnicamente distinte, con differenze piuttosto marcate.

Ritirati i marchi (1km=0,5€) dal bancomat di un vicino centro commerciale, mi dirigo verso il capolinea dei filobus, dove salgo sul 103 (1,60km) dal quale scenderò a Skenderija.

E’ infatti troppo presto per fare check-in all’ostello, così ne approfitto per iniziare la visita della città, dedicandomi alla zona più lontana da quella in cui soggiornerò.

Il centro culturale e sportivo di Skenderija fu edificato nel 1969 in stile socialista ed ancor oggi, sebbene malandato, è luogo di aggregazione ed interessante polo culturale, ospitando il museo di arte contemporanea e, proprio in quei giorni, anche il salone del libro.

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