Appunti di viaggio dalla Polinesia di viaggio, non di nozze, organizzato in autonomia

Tahaa, Huhaine, Bora Bora e Rangiroa, con assaggi di Raitea, Maupiti e Tahiti
Scritto da: frilay
appunti di viaggio dalla polinesia di viaggio, non di nozze, organizzato in autonomia
Partenza il: 01/06/2011
Ritorno il: 19/06/2011
Viaggiatori: 2
Spesa: 4000 €

I protagonisti di questo viaggio siamo io e mio marito, alias: il mio meraviglioso e insostituibile compagno di vita e di viaggi. Siamo entrambi trentenni e fermamente convinti che viaggiare sia il modo migliore per allargare i proprio orizzonti.

Premessa: questo racconto non ha la pretesa di essere una guida turistica per la Polinesia ma vuole semplicemente essere quello che è, cioè un diario di viaggio, una traccia della nostra indimenticabile esperienza in una piccola parte dei Mari del Sud (troverete il riepilogo delle spese sostenute alla fine di questi appunti).

La nostra vacanza in Polinesia inizia molto prima dell’effettiva data di partenza, ben 10 mesi prima. Già, perché ad agosto, al rientro da un meraviglioso viaggio nel Sud-Ovest degli States, la nostalgia di quelli spazi sconfinati e di quelle terre rosso infuocate è talmente forte che l’unico modo per cercare di alleviare la “pseudo-depressione post-rientro ferie” è quello di iniziare a pianificare il prossimo viaggio.

Da anni la Polinesia si candida tra le possibili mete estive e da anni, puntualmente, viene sostituita da altre destinazioni. Questo fondamentalmente per 2 motivi: 1) la paura di aver coltivato il sogno polinesiano per così’ tanto tempo da aver mistificato qualcosa che in realtà potrebbe non soddisfare al 100% le nostre aspettative 2) il notevole impegno economico per raggiungere questa meta con il rischio (e qui si torna al punto 1) di tornare delusi e anche un po’ arrabbiati per aver speso male una cifra che avremmo potuto altrimenti destinare ad almeno due o tre viaggi economicamente meno impegnativi.

Una sera di agosto, dicevamo, al rientro dagli States, in una delle mie navigate in rete, m’imbatto in una tariffa allettante: Londra-Papeete A/R all’equivalente di € 1’198,00 esatti esatti (la tariffa trovata è in USD). Un’occhiata ai dettagli dei voli e scopro che gli scali sono comodissimi: Atlanta e Los Angeles, con il giusto numero di ore di stop tra un volo e l’altro. Anche le compagnie aeree sono decisamente ok: Klm, Delta ed Air France, per non parlare degli orari di partenza e di arrivo. La tentazione di prenotare subito è forte ma prima vorrei essere sicura che non ci siano altre soluzioni. Aspetto fino al giorno dopo, quando due rapide telefonate ad Air France e ad Air Tahiti mi convincono che a questo prezzo non potrei trovare altro, neppure prenotando 10 mesi prima. Alla sera ne discuto con mio marito e ci bastano in realtà pochi minuti per capire che in fondo abbiamo già deciso: la Polinesia sarà la meta delle nostre prossime vacanze estive! Ed eccoci quindi con un volo prenotato 10 mesi prima della partenza; non si può’ certo dire che non ci siamo mossi con largo anticipo.

Dato che questa destinazione è stata più’ volte la meta papabile delle nostre vacanze, la scelta delle isole ci impegna per non più’ di 3 gg; in realtà sono le isole che da sempre avremmo voluto visitare: Tahaa, Huahine, Bora Bora (con visita a Maupiti in giornata) e Rangiroa. L’unica esitazione è nella scelta tra Rangiroa e Fakarawa ma alla fine, viste le escursioni possibili da Rangiroa, la scelta è ricaduta su quest’ultima. Faremo 3 notti a Tahaa, 3 a Huahine, 3 a Bora Bora, 4 a Rangiroa e 1 a Tahiti, per un totale di 14 notti e 17 giorni di viaggio. Lo step successivo è la prenotazione dei voli inter-isole con Air Tahiti Nui. Contatto l’ufficio di Tahiti via email per chiedere alcuni dettagli e una volta ricevuta la risposta (sono veloci e gentilissimi) procediamo con la prenotazione sul loro sito web, acquistando per 470 € a testa il Tuamotu Pass, cioè il Pass che collega via aerea le isole della Società con le isole Tuamotu, appunto.

Capitolo hotel: anche qui le idee sono molto chiare, andremo in Polinesia anche per conoscerne, per quanto possibile, la popolazione, gli usi e i costumi quindi i nostri alloggi saranno pensioni e piccole strutture a gestione familiare. A dirla tutta pero’ l’altra parte di verità è che non siamo assolutamente tipi da grandi resort o da strutture extra-lusso da mille e una notte. Certo, andando in Polinesia, paradiso degli bungalow overwater da luna di miele, ci abbiamo fatto un pensierino anche noi, magari per 2 o 3 notti soltanto (pur non essendo il nostro un viaggio di nozze) ma quando abbiamo fatto due conti abbiamo capito che ci saremmo sicuramente pentiti perché con la cifra spesa ci saremmo potuti permettere un weekend lungo in Europa (per non dire una settimana di ferie in qualche destinazione low cost).

Ora pero’, dopo tutte le premesse, inizio finalmente a raccontare di questo viaggio.

Un volo Easy Jet ci porta da Malpensa a Londra, evitandoci quindi l’insopportabile burocrazia tutta italiana della marca da bollo sui passaporti, e da li’, alle 9:00 di giovedi’ 2 giugno partiamo alla volta di Papeete. Il volo è lungo, molto lungo: facciamo uno scalo di 4 ore ad Atlanta e uno di 3 ore a Los Angeles. Nessun particolare degno di nota sulle compagnie aeree utilizzate, Delta e Air France, entrambe soddisfacenti. Inoltre, siamo partiti “tecnologicamente” attrezzati quindi abbiamo di che svagarci durante il volo tra film e giochi.

Venerdi’ 03.06.2011 – TAHAA

Arriviamo a Papeete alle 4:10. E’ ancora buio e quando scendiamo dall’aereo un gruppetto di polinesiani ci accoglie con musiche locali mentre una ragazza distribuisce a tutti un fiore di Tiare. Sarà anche il classico, preconfezionato benvenuto turistico ma quando annuso per la prima volta nella mia vita il fiore che mi ritrovo tra la mani, il suo profumo intenso e inconfondibile mi colpisce dritto all’anima … non so cosa mi prenda, ma all’improvviso sento una commozione forte salirmi dallo stomaco e gli occhi diventare lucidi. Sarà la stanchezza, sarà il fuso orario, non lo so, ma so che ho sognato la Polinesia per tanti anni e ora sono qui. Respiro profondamente e cerco di riprendermi da questa emozione inaspettata. Mio marito mi osserva, sorride e mi dice: “è il tuo sogno che si realizza, non c’è niente di strano”. Abbiamo tutto il tempo per fare il check-in con calma visto che l’aereo per Tahaa partirà da Papeete soltanto alle 7:15. Ne approfittiamo per fare colazione all’unico bar dell’aeroporto con un sandwich, un succo d’ananas e un caffe’. Al check-in, scopriamo che i nostri bagagli a mano pesano rispettivamente 7 kg il mio e 8 kg quello di mio marito; siamo partiti da casa consapevoli di questi pesi e consapevoli del rischio di doverli imbarcare o di dover pagare qualche supplemento ma non è mai successo, probabilmente a causa del fatto di non aver mai trovato i voli interni completi, anzi. Arriva il momento di volare verso la prima tappa del nostro viaggio: Tahaa. Il sole è ormai sorto e anche se sono solo le 7:15 si capisce già che sarà una giornata meravigliosa: il cielo è di un azzurro che sembra dipinto e i colori tutt’intorno sembrano ancora piu’ brillanti. Prima di salire sul piccolo aereo dell’Air Tahiti chiedo all’hostess qual è il lato migliore per fare delle belle foto dall’alto. Ci sediamo cosi’ nella fila di sinistra e riusciamo in effetti ad immortalare delle belle vedute di Raiatea dal finestrino dell’aereo. L’aeroporto è simile ad un bungalow, in parte all’aperto. Scesi dall’aereo cerco il tapis roulant per il ritiro dei bagagli ma mi accorgo che qui non esiste (e lo stesso sarà negli aeroporti delle altre isole): le nostre valigie arrivano su un carrello dell’Air Tahiti e due uomini le caricano a braccia su una specie di bancone davanti al quale noi e altri passeggeri aspettiamo per il ritiro. Recuperati i bagagli, andiamo incontro a René, il proprietario della pensione in cui alloggeremo a Tahaa: la Pension au Phil du Temps. Ci accoglie con un sorriso e ci spiega che il taxi-boat che avrebbe dovuto portarci da Raiatea a Tahaa è fermo per un guasto tecnico; è dunque venuto lui a prenderci per accompagnarci alla pensione con la sua barca, ormeggiata 100 mt a destra, all’uscita dell’aeroporto. Durante la traversata (e mentre io inizio a scattare foto come la piu’ tipica delle giapponesi in vacanza) René ci chiede se siamo stanchi o se ce la sentiamo di andare con lui sul motu Tao Tao per un primo snorkelling nel giardino dei coralli. In effetti avremmo anche tutto il diritto di essere stanchi dopo un volo di 30 ore tra scali ecc. ma l’adrenalina che abbiamo in corpo ha temporaneamente cancellato ogni traccia di stanchezza e accettiamo entusiasti la proposta di René. La barca attracca proprio davanti alla pensione. Basta guardarsi intorno per non avere piu’ nessun dubbio: se questo non è il paradiso è quanto di piu’ simile si possa immaginare! La pensione è, secondo noi, nel punto migliore di Tahaa, proprio davanti al motu Tao Tao che si staglia all’orizzonte insieme al profilo dei bungalows overwater dell’unico Relais & Chateaux della Polinesia Francese, il Tahaa Island Resort & Spa. Scesi dalla barca, attraversiamo la strada, oltrepassiamo un cancello e ci ritroviamo direttamente nel giardino della pensione, dove ci accoglie Florence, la moglie di René, che ci abbraccia e ci bacia come se ci conoscesse da anni. Ci offre del succo di frutta fresco e ci mostra subito tutta la struttura, incluso il nostro bungalow, con bagno esterno, ma privato e pulito. Credo proprio che staremo bene qui. Giusto il tempo di lavarci, di metterci costume e infradito e di prendere maschera e boccaglio e via, René ci sta già aspettando sulla barca, tutta per noi visto che i due ragazzi francesi che alloggeranno alla pensione insieme a noi arriveranno solo in tarda mattinata. René accende il motore e si parte in direzione del motu. Giunti in prossimità dei bungalows overwater del Tahaa Island Resort (notevoli, direi) il colore dell’acqua cambia improvvisamente, come se ci fosse un’immaginaria linea che segnala l’ingresso al motu; il blu vira di colpo in un turchese che non credevo potesse esistere in natura. La barca rallenta e ci lascia assaporare ogni singolo istante di questo primo assaggio di paradiso polinesiano. Davanti a noi, il motu Tao Tao in tutta la sua indescrivibile bellezza: è come entrare in piccolo Eden in cui l’acqua assume tutte le tonalità dei verdi e dei blu. Già dalla barca vediamo i numerosi banchi di corallo e i primi pesci iniziano a circondarci. Tutto il contesto in cui ci ritroviamo è semplicemente indescrivibile e mi rendo conto che per rendere l’idea del paesaggio e dei colori che stiamo ammirando non basterebbero mille foto! Sul motu facciamo la conoscenza di Annette e di Norbert, il proprietario (eh già, fortunato lui!). Il motu è tutto per noi. Ci posizioniamo come due lucertole al sole ancora increduli di essere atterrati solo da poche ore e di essere già in questo posto fuori dal tempo e dallo spazio. Alle 11:00 di venerdi’ 3 giugno avviene ufficialmente il nostro primo bagno nei mari del Sud e trovare un aggettivo per descrivere l’esperienza sarebbe davvero troppo riduttivo. René intanto torna alla pensione a prendere tutto il necessario per il picnic di mezzogiorno e ritorna sul motu verso le 12:00 insieme ad Emily e Pierre, i due ragazzi (anglo-francese lei, francese lui) che trascorreranno con noi i prossimi 3 giorni a Tahaa. Quando ci chiede se siamo pronti per il giardino dei coralli, non gli diamo neanche il tempo di finire la domanda e tutti e 5 siamo già in marcia lungo il sentiero che si addentra nel motu fino al punto di accesso al giardino. Scarpette, maschera, boccaglio e fotocamera subacquea: siamo pronti. La corrente è molto forte oggi e bisogna fare attenzione a non urtare i coralli. Quando mettiamo la testa sott’acqua ci ritroviamo in un acquario: non avevamo mai visto cosi’ tanti pesci tutti insieme e di cosi’ tanti tipi diversi. Siamo letteralmente circondati! La corrente ci aiuta ad attraversare il giardino che piu’ che dei coralli sembra il giardino incantato. Quando usciamo dall’acqua dopo oltre un’ora siamo estasiati come dei bambini appena usciti da un parco giochi. Che esperienza indimenticabile! Intanto Annette ha acceso un fuoco per bruciare i gusci delle noci di cocco; dice che serve per tenere lontane le zanzare che qui, devo ammetterlo, certo non mancano. Ci sediamo ad un tavolo di legno posizionato sotto una specie di tendone e dalla cesta del picnic René inizia a tirar fuori pesce crudo cotto nel latte di cocco e lime con verdure, riso bollito, una bella insalata mista, una quiche ai funghi, pane e, appena raccolti da Norbert direttamente nel suo “frutteto tropicale”, piccole e dolcissime banane e pompelmi enormi e molto piu’ dolci di quelli che troviamo in Italia. Ci sentiamo proprio in vacanza. La giornata trascorre lentamente con un altro po’ di snorkelling nel giardino dei coralli durante il pomeriggio. Al ritorno, dalla barca, assistiamo ad uno dei tramonti piu’ belli mai visti, con il sole che scende dietro il motu Tao Tao, mentre il cielo s’infuoca di rosso e le palme del motu diventano solo delle sagome nere che sembrano disegnate con la china; sullo sfondo di questa cartolina, il profilo di Bora Bora con l’inconfondibile sagoma del monte Otemanu. Click! Gli occhi cercano di scattare una foto per custodire indelebile il ricordo di quello che sto vedendo. Alla pensione gli ospiti cenano tutti insieme ad un unico tavolo (lo stesso vale per la colazione e il pranzo). Emily e Pierre si rivelano fin da subito due piacevoli compagni di soggiorno. Florence ci delizia e ci delizierà per tutti e tre i giorni successivi con tante gustosissime specialità polinesiane: mahi mahi, gratin di taro e formaggio, interi pescioni alla griglia accompagnati da salse di cocco e vaniglia, dolci di ananas, flan di cocco e altre prelibatezze (per non parlare delle colazioni con marmellate e yogurt fatti in casa e frutta fresca).

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