Antigua & Barbuda: caldo inverno

Nelle spettacolari isole tra Mare dei Caraibi e Oceano Atlantico, per scoprire la bellezza pura di un paesaggio caraibico a tratti selvaggio (Antigua) e un gioiello ancora incontaminato (Barbuda)
Scritto da: rob-in-viaggio
antigua & barbuda: caldo inverno
Partenza il: 10/03/2017
Ritorno il: 18/03/2017
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Martedì 14.03.2017

Complice il fuso che si fa sentire e il sole che tramonta relativamente presto (18:30 circa) tendiamo a svegliarci presto e alle 8:00 siamo già pronti per partire alla volta di Long Bay. Decidiamo di provare un percorso alternativo rispetto a Fig Tree Drive, ci dirigiamo quindi verso Saint John e da lì imbocchiamo la Factory Road. Decisamente un scelta azzeccata visto che la carreggiata è molto più rettilinea, scorrevole e in buone condizioni. Sulla strada per Long Bay decidiamo di fare tappa in uno dei luoghi simbolo di Antigua: Betty’s Hope. Si tratta di una ex piantagione di canna da zucchero ormai abbandonata i cui mulini e altri edifici in muratura sono stati parzialmente recuperati e restaurati, (sono tuttora funzionanti). La si raggiunge percorrendo per cinque minuti una strada sterrata sulla destra prima di Saeton. Scattiamo qualche foto, ma la voglia di spiaggia ci rimette subito in auto. Facciamo una deviazione a Seaton (il paese di pescatori famoso per essere la città delle razze da cui partono tutte le escursioni per il bagno con le stingrays) dove dovrebbe partire una escursione breve di circa 3-4 ore verso Great Bird Island, che include snorkeling e giro in kayak tra le mangrovie (costo 50 US$ a persona). Troviamo facilmente il posto (Paddle Antigua): una villa privata ma ben segnalata dove la titolare molto gentile ci illustra il tour nel dettaglio, interessante ma decidiamo di proseguire per Long Bay visto che la giornata comincia a farsi calda. Dopo circa un’ora di macchina (escluse le due soste lungo la strada), arriviamo a Long Bay dove ci accolgono subito beach boys simpatici e poco insistenti. Ci posizioniamo nella parte destra della spiaggia, a mio avviso la migliore sia perché sgombra dal turismo che qui è un po’ più evidente che altrove (mai comunque eccessivo), sia per la vicinanza al reef che dista solo alcune decine di metri da riva. Pranziamo in un barettino sulla spiaggia carino e a buon mercato, facciamo un giro tra le bancarelle e le casette colorate sulla spiaggia dove persone del posto espongono oggettistica artigianale e souvenir commerciali e decidiamo infine di dirigerci verso Devil’s Bridge che dista solo alcuni km dalla spiaggia. Lo raggiungiamo in auto percorrendo un ultimo tratto di strada sterrata in brutto stato, scattiamo alcune foto, ci scambiamo qualche battuta con gli ambulanti che stazionano vicino al ponte per poi ritornare in spiaggia a goderci il tramonto su Long Bay: attenzione ai mosquitos che qui si fanno sentire all’ora del tramonto. Il ritorno così come l’andata scorre via in circa un’ora di strada e per cena rientriamo a Jolly Beach resort.

Mercoledì 15.03.2017

Una delle penisole ancora da esplorare resta Five Island, quindi dedichiamo la giornata di oggi per visitare alcune delle spiagge su questa costa. Partiamo come al solito di primo mattino direzione Hawksbill Beach: percorriamo una strada stretta e sconnessa attraversando la periferia sud di Saint John tra casette di legno colorate e animali liberi. Pian piano che ci addentriamo nella penisola la strada si fa sempre più deserta, ci lasciamo sulla destra un parcheggio in riva al mare e proseguiamo poco più avanti dove una sbarra blocca l’accesso alle spiagge rese private. Scopriamo infatti che delle quattro spiagge che compongono Hawksbill solo la prima è a libero accesso, mentre le altre sono parte di un resort a cui è possibile accedere anche a giornata o mezza giornata ma pagando prezzi (a mio avviso) folli: si parla di 75 US$ per una giornata incluso un pasto. Lasciamo l’auto vicino al gabbiotto del guardiano e decidiamo di goderci la prima delle quattro spiagge (l’unica libera in effetti). Come spesso accade qui ad Antigua siamo gli unici sulla spiaggia e solo a mattina inoltrata ci raggiungono altre 5/6 persone del posto; diversa dalle precedenti, questa spiaggia è di sabbia più scura (o comunque non bianca come le altre viste nei giorni prima), ma con un’acqua davvero cristallina e calmissima. Saliamo sugli scogli lungo la parete di roccia che delimita la spiaggia a nord, da qui si vede tutta la baia (incluse le altre tre spiagge a pagamento) e in lontananza si scorge anche il faraglione a forma di rana visto in precedenza durante l’escursione di lunedì. Il contesto non sembra per niente caraibico anzi ricorda di più il Mediterraneo, ma non per questo meno affascinante. Senza accorgerci sono già le 14:00 e la fame comincia a farsi sentire, decidiamo di spostarci per pranzo e risaliamo in macchina alla volta di un’altra meravigliosa spiaggia: Deep Bay Beach. La spiaggia è famosa perché a circa 100 metri dalla riva si trova la zona in cui è avvenuto nel 1907 il naufragio della nave Andes, mentre a pochi passi si sviluppa un’insenatura dall’imbocco strettissimo simile ad un lago salato lagunare. Dapprima cerchiamo di raggiungere Deep Bay passando per strade sterrate a sud della laguna, ma un cancello dell’enorme resort da dieci piani ci sbarra la strada. L’unica via possibile sembra essere la strada tutta buche che termina a nord in un ampio parcheggio dove lasciamo l’auto per proseguire a piedi: passiamo su un ponte in metallo sopra lo stretto imbocco della laguna e dopo pochi minuti di passeggiata tra la vegetazione, ci si presenta un colpo d’occhio tipicamente caraibico, con palme giallo-verdi che si allungano verso una spiaggia bianca e un’acqua piatta e azzurrissima. Decisi a pranzare prima ancora di goderci la spiaggia deserta, ci dirigiamo verso il lato sud della spiaggia stessa dove al piccolo bar sulla spiaggia ci indirizzano al ristorante del mega-resort da dieci piani visto in precedenza. L’edificio è sinceramente inguardabile, sembra una struttura ospedaliera costruita su un lato della laguna appena dietro alla spiaggia; nonostante il nostro giudizio estetico, siamo grati della sua esistenza in quanto unica fonte di cibo. Pranziamo in una sala enorme ben tenuta e completamente deserta (come tutto l’hotel del resto) in una situazione quasi surreale misteriosa (ancora oggi ci chiediamo come possa restare aperta questa cattedrale nel deserto). Il pomeriggio trascorre tra sole e bagni rinfrescanti anche se purtroppo l’acqua azzurrissima è anche molto torbida (specialmente nella zona nord), tanto da non permetterci di fare snorkeling e vedere il relitto sommerso. Poco prima del tramonto saliamo sull’altura a nord della baia fino a Fort Berrington da cui si gode una vista fantastica che spazia dalla spiaggia, passando per la laguna, spingendosi fino a Saint John. Una volta tornati all’auto tentiamo infine di raggiungere Galley Beach per il tramonto, ma scopriamo cha anche questa spiaggia è ormai stata inglobata completamente in un resort, così torniamo stanchi ma comunque molto soddisfatti a Jolly Beach per la cena.

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Ffryes Beach

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Deep bay

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Barbuda

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OJ Beach

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Frigate

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English Harbor

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Antigua



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