Andiamo a vedere l’Everest

Viaggio in Nepal, per un trekking attraverso i piccoli paesi di montagna fino ai 5500 metri del balcone sulla montagna più alta del mondo
Scritto da: zingarosardo
andiamo a vedere l'everest
Partenza il: 28/11/2016
Ritorno il: 12/11/2016
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Per chi ama la montagna andare a vedere l’Everest, non dico salirci sopra, ma almeno ammirare da vicino la sua imponenza è un sogno. Fa parte dell’innegabile fascino di questa montagna, che anche se non è la più bella in assoluto, neanche la più difficile da scalare, è però la più desiderata. E’ la più alta, tutto qua, forse…

Zum zum. Due parole che dettano il ritmo. E’ Pasang, la nostra guida sherpa, un padre di famiglia di 32 anni appena rientrato da un trekking sull’Annapurna. Che sherpa non significa portatore. E’ un’etnia, quindi non tutti gli sherpa portano curvi i carichi in montagna, ma quasi certamente tutti i portatori d’alta quota sono sherpa. Occhiali da sole, capelli corti, faccia scura e uno o due peli lunghi che gli scendono giù dal mento. Scarpe rosse, basse ma buone, pantalone grigio, maglietta con la scritta bianca 8848 e delle linee che disegnano vette di montagne. Ci sei stato in cima? Sì, nel 2008, senza ossigeno. Il tratto più faticoso è stato ai primi campi con una pendenza molto forte. Non parla con enfasi, come se fosse una cosa eccezionale. Ne parla con semplicità, come se fosse andato a fare una gita al lago.

A Lukla incontriamo Namgel, 19 anni, dice, un ragazzino mite con la stessa nostra voglia di vivere di quella età. Cappellino blu, felpa blu con un 7 bianco disegnato sulla schiena. Jeans e scarpe grigie basse ma valide. Sarà lui a prendere sulle spalle una trentina di chili, cioè il mio carico e quello di Mauro, il mio compagno di viaggio, collega e stessa passione per la montagna.

Il volo che da Kathmandu (1400mt) ci porta a Lukla (2800mt) è della compagnia Goma Air, una delle 5-6 che ogni giorno porta in mezzora avanti e indietro soprattutto carovane di turisti, viaggiatori, alpinisti e lavoratori.

L’aeroporto di Lukla è famoso per essere uno dei più pericolosi al mondo, si tratta di una breve striscia di asfalto in salita che termina con un muro finale e sulla destra il parcheggio, ma devo dire che non è stato così avventuroso o pauroso come mi ero immaginato…

Da Lukla parte il nostro trekking, per dodici giorni ci addentreremo nelle valli fino al punto più alto e vicino all’Everest: il Kala Pattar

Appena ritirati i bagagli ci muoviamo subito e in paese ci fermiamo al primo dei numerosi tea-shop dove Namgel prepara i nostri zaini legandoli con le sue corde e Pasang ci porta due black tea.

Inizia quindi il nostro trekking, che ci porterà da lì a una settimana sul punto più lontano e più alto dell’intero percorso: il Kala Pattar, 5545mt, che significa in nepalese Pietra Nera, ed è il balcone sull’Everest.

Questo il programma:

28/10 Milano – Kathmandu con Etihad Airlines

29/10 Lukla 2840mt – Phakding 2610mt (9km, +125mt, -355mt)

30/10 Phakding – Namche Bazar 3440mt (12km, +880mt, -50mt)

31/10 Namche Bazar – Khumjung 3780mt + Kunde (6.5km, +440mt, -100mt)

01/11 Khumjung – Pangboche 3860mt (11km, +710mt, -630mt)

02/11 Pangboche – Dingboche 4410mt (6,5km, +600mt, -50mt)

03/11 Dingboche – Lobuche 4930mt (8mt, +560mt, -40mt)

04/11 Lobuche – Kala Pattar – Dzongla 4830mt (18.8km, +1070mt, -1170mt)

05/11 Dzongla – Cho La Pass – Dragnag 4700mt (8.5km, +770mt, -900mt)

06/11 Dragnag – Gokyo Ri – Gokyo 4790mt (7.5km, +780mt, -690mt)

07/11 Gokyo – Dhole 4090mt (12km, +150mt, -850mt)

08/11 Dhole – Namche Bazar 3440mt (12km, +320mt, -970mt)

09/11 Namche Bazar – Lukla 2840mt (21km, +405, -1005mt)

10/11 Lukla – Kathmandu

11/11 Kathmandu

12/11 Kathmandu – Milano con Etihad Airlines

1° giorno: Lukla – Phakding

Passato il primo controllo del visto (ci pensa Pasang) poco prima di uscire da Lukla cominciamo a scendere un po’ di quota, l’aria è perfetta, nè caldo nè freddo, Namgel con i nostri chili sulle spalle si muove col suo passo.

Incrociamo tanti trekkers e portatori, la nostra curiosità è soprattutto su questi piccoli lavoratori che con grandissima fatica portano nei villaggi riso, patate, acqua, coca-cola, pasta, carne per un euro ogni dieci chili. Portano bombole, pareti di legno, chiodi, lamiere, tubi, carta igienica. Tutto in spalla, caricato dentro dei grossi cesti di vimini, gerle, di forma trapezoidale con la base minore in basso, la merce viene caricata fin ben oltre il culmine ma sempre in perfetto equilibrio. Quasi tutti fanno uso di una fascia: i due estremi sono legati ciascuno ai lati del cesto, la parte centrale larga circa dieci centimetri aderisce alla fronte, quindi trasportano il peso non solo con la forza delle gambe, della schiena, delle spalle, ma anche con i muscoli del collo e la testa. Il peso è distribuito su tutto il corpo, dalla testa ai piedi. Mi vien da pensare al loro scheletro, alla loro colonna vertebrale che immagino quasi un unico elemento, elastico, le vertebre schiacciate fra di loro. Molti sono solitari nella fatica, altri, soprattutto giovanissimi li vedi in gruppo, magari fermi ai riposi lungo il tracciato, sorridendo fra loro con il sudore che cala dal viso, c’è chi è anche, ovviamente, sovrastato dalla fatica, li colgo in smorfie di spossatezza. Altri ancora con il carico addosso si sfidano in piccoli scatti, a chi arriva prima in cima, per giocare e prendersi in giro si spostano il carico per sbilanciarsi a vicenda. E non gli manca a molti di loro lo smartphone, si chiamano per segnalarsi nei posti, forse chiamano la mamma, la fidanzata o il proprio capo.

Prima sosta e primo impatto con il cibo in un piccolo lodge di Chheplung, a metà strada.

Verifichiamo con la guida Pasang il tragitto che faremo in questi giorni, lui aveva ancora in mano il primo itinerario che ci aveva proposto Nima dell’agenzia, e che prevedeva il giro dei Tre Passi. Itinerario che però avevamo bocciato perchè troppo lungo per i giorni a disposizione. Quando gli dico che invece vogliamo fare quello più breve con solo il uno dei tre passi (il Cho La Pass) lo sguardo del nostro portatore Namgel si fa molto più sollevato! Pasang è d’accordissimo.



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