Andata e ritorno dal Paradiso

Il Madagascar e il senso della vita...
 
Partenza il: 16/06/2008
Ritorno il: 01/07/2008
Viaggiatori: in coppia

16 giugno ore 17,00, siamo in volo per Roma, tutto OK. Ore 22,30, aeroprto di Roma il volo per Nosy be non parte in orario. Ore 1.00 finalmente siamo in volo, che l’avventura inizi.

17 giugno ore 8,00, siamo appena atterrati all’aeroporto di Nairobi il tempo è nuvoloso ma poco importa, tra poco ripartiremo per Nosy Be, stiamo facendo rifornimento carburante. Ore 9,30 sto facendo colazione ed ecco che la prima emozione arriva all’improvviso, alla mia destra si erge il maestoso Kilimangiaro (senza parole). Ore 13,00, atterriamo a Nosy Be. Ci accolgono Tonga e il tassista che ci portano al bungalow sulla spiaggia, spettacolo paradisiaco il nostro alloggio è sopra il mare. Ore 19,00, siamo seduti al ristorante sulla spiaggia e con Pippo ci scambiamo le prime considerazioni su Hell Ville, unica città dell’isola, cade a pezzi ma il suo fascino è disarmante, mi ha molto colpito il mercato locale mai potevo pensare di vedere tanta gente così povera, l’igiene non esiste.

18 giugno ore 9,00, partenza con la piroga alla volta della riseva di Lokobe. Dopo una attraversata di 30 minuti siamo arrivati sul lato est di Nosy Be, una spiaggia mozzafiato. Dopo pochi minuti ci ritroviamo all’interno della foresta ed inaspettatamente il mio primo incontro con un boa, trovandomi il coraggio inaspettato, mi ritrovo a giocare con il serpente che mi si attorciglia nel braccio facendomi notare che lui ha più forza di me, girando lo sguardo ecco apparire il primo lemure che mi segue rubandomi dalle mani le banane e subito dopo l’assalto di decine di lemuri. Non scriverò l’emozione, non è possibile. Ore 14,00, pranziamo in un villaggio malgascio, cibo buono e ottima la birra. Riposiamo in spiaggia e nel tornare alla piroga incontriamo un villaggio stracolmo di bambini che improvvisano spettacoli per i turisti. Ridono e salutano tutti, i loro sorrisi rimarranno per sempre nei miei occhi. La loro allegria è coinvolgente e non ti fanno notare la loro condizione di povertà, sembrano tutti felici e forse lo sono davvero. Cena in un ristorante a Hell Ville dove incontriamo un cantante simpaticissimo che appena si accorge di noi inizia a cantare in italiano.

19 giugno ore 9,00, ci incamminiamo verso Ampatolooka, villaggio dove vive Manina. Tonga ci dice che sarà una passeggiata di pochi minuti. Un’ora e trenta minuti sotto il sole cocente, per loro il tempo non esiste, non a caso il loro motto è “Mora mora “(piano piano) ma è tutto così affascinante che non ci accorgiamo di essere arrivati all’incontro tanto desiderato. Conoscere Manina è esaltante, una donna vulcanica, non per niente è napoletana. Dopo averci accolti come amici di sempre ci racconta alcun cose della sua vita sull’isola e tante altre che riguardano i malgasci. Vado a visitare le scuole costruite da lei di fronte casa sua e non appena mi affaccio alla porta della prima capanna vengo accolta dai bambini con canti, applausi e sorrisi. L’emozione mi attanaglia la gola e così sarà per tutto il tempo che dedicherò alle scuole. Ciò che mi ha colpito è la loro serenità, giocano e ridono sempre come se avessero tutto ed invece non hanno neanche il cibo quotidiano, ma grazie a Manina ricevono riso, latte e medicine. Ore 20,00, passeggiata in città e cena. La cosa strana e bella di questa isola è l’oscurità totale alle 17,30, non c’è corrente elettrica e questo permette di ammirare un cielo che noi non abbiamo mai visto, sembrava di toccare le stelle. Alcuni ristoranti e negozi hanno il generatore ma tutti gli altri usano le candele, per strada si vedono grandi tavolate dove tutti mangiano insieme con solo la candela al centro della tavola.

21 giugno ore 9,00, partenza per Nosy Komba, l’isola dei lemuri, l’incontro con questi animaletti non è indescrivibile, basta avere della frutta in mano e tutti ti saltano addosso, incontro una tartaruga di 30 anni, bellissima, anche lei mangia la banana, il camaleonte più piccolo al mondo, appena 3 cm e ancora un boa. Lungo la strada si vedono le ricamatrici di tovaglie. Ci spostiamo a Tanihely, isola disabitata e parco marino. Nuotare sott’acqua era come stare dentro un acquario, mancava il fiato. Rientro al bungalow, doccia e passeggiata ad Ambatoloka, centro turistico e stracolmo di bellissime ragazze, tutte prostitute, questa è una grossa piaga per l’isola ma dove più c’è povertà più sono le ragazze che si prostituiscono.

22 giugno ore 8,00, Tonga ci viene a prendere con la sua piroga per una pesca in alto mare. Scottatura assicurata. Pranzo al bungalow, granchi e aragoste a iosa e subito partenza per Mont Passot. Panorama mozzafiato, si vede tutta l’isola e un tramonto che non avevo mai visto prima.

23 giugno, abbiamo affittato un motorino e siamo andati al mercato di Hell Ville, acquisti, posta e foto. Abbiamo visitato parecchi villaggi poverissimi dove donne e bambini spaccano le pietre, uno spettacolo struggente. Pranzo da Brio, il responsabile dei bungalow e ripartenza per Hell Ville e Ambatoloka, cena al ristorante Relax, rigorosamente malgascio.

24 giugno, partenza per Nosy Sakatia, 1 ora e 30 di piroga, l’isola è chiamata “isola delle orchidee” ma non erano ancora fiorite. Snorcheling e sole. Cena al Relax.

25 giugno, Adamo , un malgascio che abitava nel villaggio accanto al nostro, ci porta in piroga a Nosy Tanga, un’isola con solo tre capanne, ho girato tutta l’isola con Abelina, la ragazza dei massaggi, se volevo vedere il paradiso l’avevo appena trovato. Nuotare nell’acqua cristallina fra centinai di pesci e coralli di mille colori, non vedere altro che cielo e acqua è stata un’esperienza irripetibile. Abelina ci ha invitati a pranzo nella sua capanna nella foresta e dopo averci fatto visitare la sua casa spoglia di tutto, c’era un materasso a terra e qualche scatolone a sostituire i mobili, ha apparecchiato a terra con un foulard, tutto era in ordine e molto coreografico, pranzare è stato bellissimo ma la pancia me la sentivo sempre più schiacciata per la posizione ma ne è valsa la pena, ero malgascia anch’io.



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