Alone in Bordeaux

Il mio fine settimana solitario in una città da fiaba, tra arte, architettura e bistrot pieni di charme
 
Partenza il: 12/05/2017
Ritorno il: 15/05/2017
Viaggiatori: 1
Spesa: 500 €

Bonjour Bordeaux!

In una calda mattinata di maggio l’aereo della Ryanair, sul quale mi trovo da quasi un paio d’ore, atterra sul suolo francese. Poco prima, abbiamo sorvolato la regione della Nouvelle Aquitaine su cui si disegnava in ampi meandri il corso sinuoso della Garonna. Il fiume attraversa la città di Bordeaux, cui sono diretta, prima di unirsi alla Dordogna per formare un vasto estuario che sfocia nell’Oceano Atlantico. Non appena uscita all’area arrivi dell’aeroporto, Bordeaux mi accoglie annunciando subito il suo elemento più rappresentativo: una piccola fetta dei suoi rigogliosi vigneti. D’altronde, questa è la patria di uno dei vini più pregiati del mondo! M’infilo sulla navette-shuttle, pagando il biglietto all’autista(8 euro) ed arrivo alla Gare Saint-Jean; poi il bus n.1 (1,40 euro) mi lascia in centro, a Place de la Victoire. Ho prenotato su Airbnb (98 euro 4 notti con lo sconto-invito) un monolocale nell’adiacente Cours de la Somme. La mia host è Célia, che arriva puntuale in bicicletta portandosi dietro il suo bon ton da classica bellezza francese: chignon castano, figura flessuosa, jeans e occhiali scuri alla Audrey Hepburn, cui somiglia molto. L’appartamento corrisponde alle fotografie: spartano e minuscolo, ma pulito come una sala chirurgica. Mi trovo ai margini dello storico quartiere di Saint-Michel e sono vicinissima alla lunga strada commerciale di Sainte-Catherine, piena di negozi e bar. Una volta fatto il check-in saluto la mia host e mi avvio ad esplorare la città.

Alla scoperta di Bordeaux

Place de la Victoire ha un aspetto deliziosamente vivace e, per di più, oggi ospita un mercatino di libri usati: non poteva esserci accoglienza migliore per me! Tra gli edifici di sapore parigino, sormontati da tetti d’ardesia e con i balconcini di ferro battuto alle finestre, questa piazza per me ha un aspetto familiare, anche se non ci avevo mai messo piede. Dopo un’occhiata ai bouquins sui banchi del mercato, m’incammino, con l’aiuto di google maps, verso uno dei luoghi più famosi della città, Place de la Bourse. In venti minuti di passeggiata, Bordeaux mi colpisce con la sua magnifica architettura e la sua atmosfera da fiaba antica. Capisco perché metà la città abbia guadagnato il titolo di patrimonio Mondiale UNESCO, per la prima volta riconosciuto ad un territorio urbano così esteso.

I miei occhi si posano curiosi sui i muri dorati di pietra, un po’ scuriti dal tempo, dove sono appesi i lampioni, che fanno tanto Belle Époque. Ovunque spuntano piccoli bar decorati in modo originale, atelier di artisti e negozi vintage; non c’è un angolo che non sia poetico, definito con gusto e raffinatezza. Per completare l’opera di seduzione, ecco apparirmi all’orizzonte una delle immagini più maestose di Bordeaux, quella della Grosse Cloche. Il suo vero nome è Porte Cailhau o Port St. Eloi e ricorda, con la sua maestosa presenza, un’intensa pagina di storia bordolese.Fu costruita in pieno periodo di dominazione inglese, quando, nel 1495, si volle celebrare la vittoria del re Carlo VIII contro gli italiani di Francesco Gonzaga. Oltre all’intento celebrativo, aveva anche una funzione pratica, segnando l’entrata a Bordeaux e funzionando da vedetta sulla Garonna. Sospesa tra gotico e rinascimento, un tempo era inserita nella cinta difensiva della città, mentre oggi s’incastra dolcemente tra edifici di epoca posteriore, creando un effetto spettacolare. Sul lato ovest, dietro la porta, si stende la splendida Place du Palais, con i suoi vivaci caffè.

Sto entrando nella città vecchia, più esattamente nell’antico quartiere di Saint-Pierre. Compreso tra Place de la Bourse e Place du Parlement, ha rappresentato per secoli il cuore della città, fin dall’epoca della Gallia romana e poi di quella medievale. I duchi di Aquitania stabilirono qui le sedi del loro potere, nell’attuale piazza del palazzo. Guardandosi intorno si scopre il passare del tempo, dalle case più antiche, del XV-XVI secolo, fino agli eleganti hôtel particuliers che testimoniano la ricchezza di Bordeaux nel suo periodo d’oro, tra Sei e Settecento. Place de la Bourse mi appare sontuosa proprio come me l’immaginavo. Per godermi il Miroir d’eau, lo specchio d’acqua realizzato nel 2006 tra Place de la Bourse e tra il Quai de la Douane et le quai Louis XVIII, attraverso la strada per raggiungere la riva della Garonna. L’architetto Michel Corajoud ha concepito quest’opera scenografica che crea uno specchio d’acqua davanti alla zona più monumentale di Bordeaux. Peccato che il tram e le auto sfreccino lungo la strada, rovinando la poesia dell’insieme. Passeggio tra le vie punteggiate di brasseries e bistrot. Place du Parlement, dietro la Place de la Bourse, è un grazioso carillon, completo di suonatore di fisarmonica e di colombi svolazzanti sulla fontana centrale. Per rifocillarmi entro in un luogo davvero magico, L’Autre Petit Bois. Sul soffitto di questo originale caffè, tra le folte chiome degli alberi, spuntano vecchi lampadari di cristallo. Alle pareti sono appesi una miriade di ritratti e fotografie d’epoca, mentre damaschi barocchi e sete colorate rivestono sedie e poltrone. Mi sento proprio come Alice nel Paese delle Meraviglie!Dopo il mio pranzetto surreale seduta ai tavoli del bosco, mi rituffo per le vie cittadine, seguendo la promenade lungo la Garonna. Raggiungo il famoso e bellissimo Pont de Pierre, che, con le sue 17 arcate, ricorda il numero di lettere del nome di chi lo commissionò: Napoléon Bonaparte. Il ponte collega la sponda occidentale della Garonna con il quartiere di Bastide. Volgendo lo sguardo verso il centro cittadino, posso ammirare il profilo aguzzo della Tour Pey-Berland, il quattrocentesco campanile della chiesa di St-André; guidata dalla sua sagoma appuntita, mi avvio verso la basilica. Questa grandiosa cattedrale gotica, innalzata circa dieci secoli fa, ospitò le nozze di Eleonora d’Aquitania con il futuro re di Francia, Luigi VII. Il campanile è collocato in una posizione bizzarra, staccato dal corpo della chiesa, e slanciato verso l’alto per più di 50 metri.

La Cité du Vin e un pranzo… gattesco

La mattina seguente, acquisto ai distributori automatici il biglietto Découverte, per utilizzare i mezzi pubblici tutto il giorno (4,60 euro), e salgo sul tram per la Cité du Vin (25 euro). Il suo aspetto architettonico, che mi ricorda un po’ le immagini del mio vecchio libro di biologia del liceo (cellule, amebe o giù di lì), in realtà s’ispira al movimento del vino in una caraffa o ai meandri della Gironda. Questo spazio espositivo, originale e avveniristico, s’impone sullo skyline cittadino dal 2016 con i suoi 55 mt di altezza. All’interno si trova un’esposizione avvincente sulla storia del vino, che s’intreccia con quella della città. Il percorso interattivo e sensoriale è ultra moderno, la noia ne è bandita: qui s’impara e ci si diverte moltissimo. Ci sono anche spazi per conferenze e spettacoli, un angolo lettura, un bar-ristorante, una cantina e l’immancabile e costoso shop. Io mi reco senza indugio nella zona delle esposizioni temporanee, dove mi attende la mostra “Bistrot! Da Baudelaire a Picasso” dipinti, fotografie, filmati e brani di letteratura contribuiscono a creare l’atmosfera unica del bistrot francese, un luogo denso di poesia e dai mille volti. Celebrato da artisti come Toulouse Lautrec, Louis Aragon, Picasso, Otto Dix e Robert Doisneau, il caffè francese è ormai un luogo-simbolo nella letteratura e nell’arte, impresso indelebilmente nell’immaginario collettivo.

Guarda la gallery
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Il profilo di Bordeaux visto dal lungofiume, Parc aux Angeliques

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La Cité du Vin, Bordeaux

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