Alla scoperta di una terra ai confini del mondo

16 febbraio 2007 h. 21.30 (ora locale) Se è vero che un viaggio comincia sempre in un aeroporto, questa volta si può dire che sia iniziato nel migliore dei modi. E se è vero che in un aeroporto si possono vedere ogni giorno migliaia di persone di varie nazionalità, oggi posso dire di aver fatto il giro del mondo. Sono a Buenos Aires...
Scritto da: marina-che
alla scoperta di una terra ai confini del mondo
Partenza il: 15/02/2007
Ritorno il: 04/03/2007
Viaggiatori: in gruppo
Spesa: 2000 €

16 febbraio 2007 h. 21.30 (ora locale) Se è vero che un viaggio comincia sempre in un aeroporto, questa volta si può dire che sia iniziato nel migliore dei modi. E se è vero che in un aeroporto si possono vedere ogni giorno migliaia di persone di varie nazionalità, oggi posso dire di aver fatto il giro del mondo.

Sono a Buenos Aires Aeroporto Aeroparque e sto aspettando assieme agli altri dieci compagni di viaggio il volo che circa sei ore fa doveva portarci a Trelew: ora il tabellone segnala che dovrebbe partire verso le 2,30 del mattino, ma ormai non ci credo… Il clima tra i miei compagni di viaggio è davvero incandescente, mentre il resto della gente (quasi tutti sudamericani, visto che siamo nell’ultimo weekend prima dell’inizio delle scuole ed il volo è “domestico”) attende, ride, guarda la partita alla tv (sta giocando l’Independiente ed il calcio in Argentina è sport nazionale!!).

Lo stress qui non esiste, non c’è tensione nell’aria, così mi adeguo felicemente allo stile di vita di questa meravigliosa gente, prendendo posto davanti alla televisione e commentando con gli altri spettatori la partita di calcio (dopotutto è un esercizio per il mio spagnolo).

17 febbraio h. 6,30 del mattino La stanchezza è incredibile, anche perché sono in viaggio da mercoledì pomeriggio (14 febbraio) ed ho affrontato un lungo volo di 14 ore per arrivare a Buenos Aires, ma l’alba fantastica di Trelew mi da’ una carica ancora più forte del “secchio” di caffè che ci beviamo appena atterrati. L’aeroporto è piccolissimo e sperduto nel deserto. C’è un vento fortissimo, che (constatato solo alla fine) ci accompagnerà per tutto il viaggio, ma il paesaggio ci ripaga di tutte le ore di sonno perdute.

Arriviamo a Puerto Madryn, la città gallese più antica di tutta la Patagonia e ci sistemiamo in una pensioncina molto vecchia: riesco a sentire il profumo di pane tostato, di caffè e latte, di cera per il legno e di mare.

Non vogliamo perdere la giornata, così in dieci minuti ci “sistemiamo” e partiamo alla volta della Peninsula Valdes. Uscendo dal paesino noto moltissimi cani randagi alla ricerca di cibo (ecco perché i bidoni della spazzatura sono rialzati) e le baracche dove vivono le persone che si diradano fino a lasciare spazio all’immensità ed alla vastità della steppa patagonica, che si staglia davanti a noi, senza confini. Le sfumature del giallo, dell’ocra, del verde e del marrone si fondono all’orizzonte con l’azzurro del cielo velato dal bianco delle nuvole.

Poco prima di raggiungere la meta, Juan e Miguel (i nostri accompagnatori) ci portano ad un mirador nel deserto, dalla cui estremità superiore si possono vedere l’isola e l’istmo che la collega alla terraferma. Qui incontro una famiglia di argentini, nipoti di emigrati italiani: ci dicono che i loro antenati erano di un paesino vicino a Pavia e che loro non li hanno mai conosciuti e non hanno mai visto l’Italia. L’emozione è forte: la signora ha il volto rigato dalle lacrime, così la bacio affettuosamente per salutarla ed augurarle “suerte”, come si usa da queste parti. A questo punto ripartiamo su una strada sterrata infinitamente lunga, ai lati della quale di tanto in tanto in lontananza vediamo un’estancia. Nandù, guanachi, struzzi, cavalli selvatici, armadilli e migliaia di pecore, montoni e castrati: tutti liberi; ma siamo attratti dalla velocità con cui una volpe sta cercando di nascondere e di mangiare una carcassa di pecora.

Finalmente entriamo nella riserva e ci incamminiamo in un sentiero che scende da una scogliera: sotto di noi il blu del mare ed una colonia di pinguini di Magellano. Alcuni prendono il sole, altri fanno esercizi di nuoto, altri ancora giocano o si lisciano la pelle con il grasso, visto che ormai qui l’estate sta finendo e per loro è giunta l’ora di nuotare fino alle coste del Brasile.

Silenzio…Si sente solo il clangore delle onde che si infrangono sulla battigia ed i versi dei pinguini e degli elefanti marini, che sono adagiati sulla spiaggia o raggiungono il mare per un bagno.

L’incontro è inverosimile ed indimenticabile, ma la giornata è ancora lunga, così ripartiamo con destinazione Puerto Piramide.

Durante il tragitto vedo Juan che sta armeggiando con un sacchetto di erba ed un termos di acqua calda, così chiedo cosa stia facendo e lui mi spiega che sta preparando la bevanda nazionale: il mate. Naturalmente me ne offre un sorso ed io accetto: il gusto è amaro, ma a me piace. A Puerto Piramide ci fermiamo a pranzare in una chiosco sulla spiaggia: camarones! Dopo pranzo veniamo imbarcati, se così si può dire, su un gommone, che a sua volta è caricato sul rimorchio di un enorme trattore sulla spiaggia. Vista la nostra perplessità, il marinaio ci spiega che qui la marea è troppo bassa e mutevole, così questo è l’unico metodo per far prendere alle imbarcazioni il mare.

Si parte al largo con la speranza di vedere l’orca (possibilità molto remota), ma il profondo blu del mare, il forte odore di salsedine e l’eco dei versi dei gabbiani e dei cormorani riempie il vuoto che apparentemente ci circonda.

Su alcune rocce all’interno delle insenature di un’isola vediamo una colonia di leoni marini, che prendono il sole: sono animali bellissimi.

La sensazione è incredibilmente fantastica: non siamo davvero niente di fronte alla forza ed alla perfezione della natura.

Durante il tragitto di ritorno a Puerto Madryn non riesco a distogliere lo sguardo dal finestrino del pulmino: il mutare della luce del sole filtrata dalle nuvole cambia continuamente i colori del paesaggio circostante.

Prima di cena vado a fare una passeggiata sulla spiaggia: il sole sta tramontando ed il vento soffia continuamente, ma lo spettacolo è assicurato.

Ormai sono le dieci passate (qui il sole tramonta molto tardi) ed andiamo a cena in un locale tipico argentino: cordero asado e dulce de leche.

Usciamo a tarda ora con un forte odore di fumo e di spezie addosso…Ma dopo tutto anche questa è Patagonia!



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