Albania in moto 3

Io e Bene in sella alla nostra fidata yamaha Fazer 1000 siamo scesi in Albania attraversando la costa Croata e Montenegrina. Il 9 agosto, percorrendo una stradella stretta e tortuosa, a dir poco di campagna, siamo entrati in Albania dalla frontiera di Hani i Hotit. Ci rendiamo subito conto che la frontiera non costituisce solo il confine tra due...
Scritto da: bollo
albania in moto 3
Partenza il: 09/08/2008
Ritorno il: 17/08/2008
Viaggiatori: in coppia
Spesa: 1000 €
Io e Bene in sella alla nostra fidata yamaha Fazer 1000 siamo scesi in Albania attraversando la costa Croata e Montenegrina.

Il 9 agosto, percorrendo una stradella stretta e tortuosa, a dir poco di campagna, siamo entrati in Albania dalla frontiera di Hani i Hotit.

Ci rendiamo subito conto che la frontiera non costituisce solo il confine tra due stati, ma tra due mondi completamente, o quasi, differenti. La frontiera ci riserva il pagamento di 10 € a testa per una fantomatica tassa di accesso che paghiamo senza protestare e poco più avanti, a Koplik, abbiamo il primo incontro con la polizia locale che alla nostra richiesta di informazioni lascia la direzione del traffico e ci accompagna gentilmente ad una “agenzia tuttofare” dove stipuliamo l’assicurazione per la moto valida per 15 gg. Al prezzo di 16 €.

La polizia, al contrario di quanto ci avevano detto, si è rivelata sempre gentile. Non siamo stati mai fermati per controlli stradali ma gli abbiamo sempre rotto le scatole per indicazioni varie ed è stata sempre disponibile. Occhio comunque a rispettare i limiti di velocità perché ci sono molti poliziotti con i radar velox su tutte le strade da noi percorse.

La strada che ci porta a Durazzo migliora km dopo km, e passato Shkoder è una “normale” statale che arrivata nei pressi di Tirana diventa a due corsie per senso di marcia suddivise da guardrail e puntualmente attraversata pericolosamente da famiglie intere per recarsi dall’altro lato della strada.

L’impatto con il lungomare di Durazzo è micidiale. Un agglomerato di condomini e “hotel” racchiusi tra l’unica strada perennemente intasata dal traffico in duplice, triplice fila e la spiaggia attrezzata. Le stradelle tra i palazzi sono sterrate o poco più.

Dopo qualche tentativo andato a vuoto, ormai zuppi di sudore, ci sistemiamo all’Hotel Dick’ Sons in prossimità di Golem.

Niente pagamento con carta e per una doppia con colazione e ombrellone paghiamo 50€ a notte.

Portati i bagagli in camera e indossato il costume, scendiamo in spiaggia, che a vedere dal balcone non sembra niente male. Appena arrivati sul bagnasciuga ci ricrediamo subito. La spiaggia è molto sporca, i bagnanti non si fanno alcun tipo di problema a gettare rifiuti per terra e l’acqua del mare non sembra poi così invitante vista da vicino, meglio una passeggiata.

In spiaggia comunque si può trovare di tutto, da venditori ambulanti stracarichi di qualsiasi cianfrusaglia caricata su carretti trainati da biciclette o motorini, a asini con in groppa ortaggi e verdura o fornellini a gas per cuocere le pannocchie, da camioncini fastfood parcheggiati sul bagnasciuga a ragazzini che si litigano la raccolta delle bottigliette di plastica per racimolare qualche spiccio.

La sera stessa ci rechiamo a cena ad un locale carino con musica dal vivo posto su un pontile in legno che parte proprio dalla spiaggia. Vi si può mangiare carne, pesce e anche pizza tra l’altro molto buona. Le birre albanesi Tirana e Korca vanno giù che è un piacere.

Vano il tentativo di raggiungere il locale passando dalla strada, optiamo per il passaggio lungo il bagnasciuga pieno di gente a passeggio in cerca di un po’ di fresco.

Rimandato il primo bagno albanese alle acque ioniche, domenica 10 decidiamo di recarci a visitare Tirana. Motocicletta a riposo, si parte in autobus.

I mezzi sono tutti bus ormai in disuso in Italia e traghettati al di là del mare e con meno di 1€ a testa portano da Durazzo alla volta di Tirana. Caratteristica dei terminal dei bus è quella che le destinazioni vengono gridate in continuazione dai co-autisti e solo quando il bus è pieno la corsa parte. Tirana ci accoglie un po’ sonnolenta, d’altronde è una domenica d’agosto e la gente è al mare, fatta eccezione per le decine e decine di cortei matrimoniali che sfilano strombazzanti per tutta la città.

Trascorriamo la giornata gironzolando a piedi per la città e riposandoci ogni tanto all’ombra di qualche giardino o in uno dei numerosi bar e locali all’aperto. Pranziamo a Villa Amsterdam davanti all’ambasciata olandese. Molto buono e ottimo anche il servizio come riportato sulla LonelyPlanet.

Tirana è la capitale e per questo tenuta con un occhio di riguardo rispetto al resto delle altre città del paese. Non offre moltissimo dal punto di vista storico e architettonico rispetto ad altre capitali europee ma sicuramente vale la pena visitarla ed a mio parere è da preferire, come “campo base”, a Durazzo per visitare il nord dell’Albania.

Al rientro in hotel, sempre in bus, capita anche di fermarsi al distributore per il rifornimento. Lunedì 11 di nuovo in sella destinazione Berat, la città dalle mille finestre, patrimonio dell’Unesco dal 2008, insieme a Argirokastro una delle cittadine museo dell’Albania.

La strada è accettabile e si snoda attraverso la campagna. Ci dirigiamo alla parte alta e più vecchia della città. Siamo forse gli unici turisti stranieri e mentre gironzoliamo tra i resti del castello facciamo conoscenza con un ragazzo del posto che si presenta come guida locale. Vero o non vero stiamo al gioco e ci facciamo guidare attraverso le rovine visitando angoli e scorci che da soli non saremmo riusciti a vedere. Invitiamo l’amico e la moglie a pranzo e ci accomodiamo in un bel ristorantino nel quartiere di Mangalem Il pranzo è ottimo, tutte specialità locali, e la compagnia della coppia di nuovi amici albanesi ci da l’occasione di toglierci un po’ di curiosità su tutto ciò che fino ad ora abbiamo visto dell’Albania. Le domande sia nostre che loro sono tante, il tempo passa piacevolmente ma troppo veloce ed è già l’ora di salutare e rientrare verso Durazzo.

Martedì 12 nuova tappa di trasferimento, destinazione costa ionica. Ce la prendiamo con calma per guadarci un po’ attorno. Tra l’altro Bene non è in forma almeno fino a quando in un “autogril” nei pressi di Valona da sfogo ai peperoni rimasti sullo stomaco e riparte di slancio. Prima di Valona attraversiamo il centro “caotico” di Fier con l’immancabile poliziotto in mezzo all’incrocio che più che smistare il traffico lo crea. Con la coda dell’occhio intravedo persino due motociclisti francesi incontrati più volte tra Spalato e qua. Gli automobilisti Albanesi hanno la caratteristica di non avere la benché minima pazienza ed in presenza di una minima fila, danno di clacson e cercano di superarla a destra o sinistra indifferentemente creando degli ingorghi fuori dal normale.

Una delle cose che per prima balza agli occhi di chi si “avventura” sulle strade albanesi è la presenza di un “parco macchine” degno delle più blasonate località Vip. A dispetto di una rete stradale ancora da fare, molti sfoggiano macchine e Suv di grossa cilindrata, in gran parte Mercedes, di dubbia provenienza. Nei pressi di Valona abbiamo anche un piccolo incontro ravvicinato con una coppia di motociclisti del posto che a bordo di un vecchio 125 Gilera con legato un trolley sul portapacchi, non si accorgono in tempo che abbiamo frenato e fortunatamente ci tamponano solo di sfrisio con una freccia. Quest’ultima rimasta ciondolante viene poi strappata dal Gilerista e gettata via tranquillamente.

Ci fermiamo a mangiare poco prima dell’ultimo tratto di salita che ci porta in cima al passo di Llogarase , il ristorante è nuovo, la cucina ed il servizio ottimi.

Il passo di Llogarase (1027 mt slm) ci accoglie con fitti boschi e aria fresca ma soprattutto con una vista mozzafiato sulla tanto attesa costa ionica.

Scendiamo giù per i tornanti e dall’alto agogniamo le lunghe spiagge ghiaiose di Dhermi che si estendo sotto di noi. Il paese di Dhermi è arroccato sulla collina a circa 3km dalle spiagge e dai locali e alberghetti/pensioni quasi tutti direttamente sul mare o poco distante. Il colpo d’occhio è carino, cerchiamo senza tanto impegno una sistemazione, ma agosto vale anche per l’Albania e decidiamo di spostarsi verso Himara.

E qui la “sorpresa”; la strada che fino ad allora era accettabile si trasforma in un semisterrato (fatta eccezione per un tratto di nuova costruzione) che fa crescere sempre più un senso di colpevolezza nei confronti della nostra Fazer. Impieghiamo 40 min. A coprire i 17 km che ci separano da Himara senza potersi godere più di tanto il paesaggio circostante, tra monti a strapiombo sul mare e fenditure nella roccia stile canyon. Arriviamo a Himara che nonostante sia più a cittadina rispetto a Dhermi, non ci colpisce più di tanto, complice anche la stanchezza e la strada che a titolo informativo è disfatta anche in paese.

Dopo breve consulto pilota-passeggero e del libro guida decidiamo per l’inversione ed il ritorno a Dhermi (le lunghe spiagge hanno fatto centro), così finalmente troviamo alloggio all’Hotel Drimades, sulla strada principale, da non confondersi con il Drimades Beach molto più suggestivo posto sull’omonima spiaggia raggiungibile però dopo aver percorso 2,7 km (misurati) di sterrato misto ad asfalto distrutto.

La camera ci viene 45€ al giorno, non poco considerato che siamo in Albania, che stavolta non c’è la colazione e che la pulizia giornaliera te la scordi (almeno così è stato negli alberghi da noi frequentati). A mente fredda forse meglio le camere private. C’è anche la piscina che al nostro arrivo stanno iniziando a pulire e che alla nostra partenza dopo 5 giorni è quasi riempita grazie a due piccole cannelline che buttano a malapena. A noi non interessa più di tanto, preferiamo il mare, solamente ci chiediamo come si fa a pulire e riempire una piscina di un hotel il 13 agosto, mah! Decidiamo di rimanere a Dhermi per 5 giorni, rinunciando all’idea iniziale di considerarlo un campo base per gli spostamenti lungo la costa fino ad arrivare a Saranda. Vogliamo fare un po’ di giorni a “baco sul mare” tutto sole e bagni. Dividiamo la piacevole e oziosa permanenza a Dhermi tra la lunga spiaggia sotto il paese, dove si trovano anche locali per pranzare, cenare e la sera fare un po’ di baldoria e l’altrettanto lunga spiaggia di Drimades. L’acqua è pulita le spiagge molto belle, sono di ghiaia ed hanno l’unico neo di non avere il dovuto rispetto dei bagnanti che non si peritano a lasciare rifiuti dove capita, CHE RABBIA!!! Molto praticato il campeggio libero, piazzi la tenda sulla spiaggia e via. Come in tutto il resto dell’Albania, anche le spiagge non sono state risparmiate dal posizionamento di piccoli bunker che al tempo del regime dovevano prevenire fantomatiche invasioni. Oggi, agli occhi del turista, sono diventati persino una caratteristica tipica del luogo, li trovi ovunque, dal centro città, al bosco, alla spiaggia, inglobati in qualche giardino o in qualche localino alla moda.

Abbronzati e rigenerati lasciamo Dhermi domenica 17, purtroppo stavolta la direzione è il porto di Valona per il rientro in Italia. Ci sono 3 compagnie che traghettano Valona-Brindisi, noi ci affidiamo alla Veronica Line. Facciamo il biglietto in una fantomatica agenzia che tenta di spillarci qualche soldo in più ma che alla fine ci fa il prezzo come le altre compagnie, 125€ due persone + una moto. L’imbarco è alle undici, manca un’oretta e ne approfittiamo per un giretto in centro. E’ domenica, quindi ci osserviamo la solita sfilata di matrimoni da un caffè all’aperto sul viale principale di Valona che ad oggi non sembra più quella città malavitosa dipinta dai tg. La moto carica di bagagli suscita come sempre curiosità, targhe italiane se ne vedono tante in Albania quasi tutte con alla guida emigrati rientrati per le ferie, ma turisti italiani in motocicletta sono un po’ più rari. La partenza avverrà alle 13,30 con circa un ora di ritardo nell’attesa di un camion proveniente da non so dove che doveva imbarcarsi. Gli orari sono comunque da considerare molto flessibili.

Sbarchiamo a Brindisi dopo circa 6 ore di traversata, trascorse dal sottoscritto a parlare con una signora albanese, ora residente in Italia, che cattura la mia attenzione raccontandomi, con un misto di rabbia e commozione, le vicissitudini di questa nazione e tutto quello che la povera gente ha dovuto passare per raggiungere la tanto agognata libertà che si inizia a respirare in questi anni.

Con questo ultimo tuffo nella storia non troppo passata dell’Albania, si conclude così la nostra bella esperienza nel paese delle aquile, una “nazione ancora da fare” dove la cultura del turismo straniero è ancora agli albori. Qualcosa comunque si sta lentamente muovendo anche se a sentire gli stessi albanesi ci vorranno ancora anni per far si che si possa raggiungere almeno i livelli dei paesi confinanti, magari con il ricambio generazionale questo sarà possibile.



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