Active Friuli sul lago e nel bosco!

Alberto naviga a Barcis e prova il dog trekking a Fusine
 

Un viaggio in velocità. Nel senso, un viaggio pensato in 48 ore e poi vissuto strada facendo. In velocità, appunto. Con il “per caso” che ha messo uno dopo l’altro incontri, episodi, aneddoti, esperienze che intrecciano adrenalina e serenità. Del resto, al quarto viaggio da Blogger per Caso quel “per caso” è diventato un costante e discreto compagno di viaggio per le strade del Friuli Venezia Giulia. Questo viaggio nasca da una domanda: come sarebbe, oltre alle strade, raccontare i laghi, le montagne, il cielo di questa tavolozza di confine? Ed è capitato di descrivere anche quello che c’è sotto la terra chiamata Friuli Venezia Giulia. Tra adrenalina e serenità.

Nell’ultimo viaggio avevo avvicinato la neve al mare, da Malborghetto a Grado, poco prima del Natale 2013. Da nord a sud, rotolando a volte. Ora volevo raggiungere il Friuli dinamico, attivo, quello da raccontare più con immagini che con le parole, raggiungendo una dimensione dove adrenalina e serenità danzano insieme. Quindi via, senza tanto pensare, con in testa una cartina di massima, concentrata su tre territori friulani: l’alto Pordenonese, la Carnia, il Tarvisiano. Tre montagne diverse, specie durante l’estate. Tre scenari per esperienze tanto diverse tra di loro per durata, intensità, sforzo fisico, panorama. Quelle esperienze che chiedono molto di me e te restituiscono più fresco, pieno di energia e moltiplicato per mille. Questa volta con me c’era Dada, un videomaker che videomaker non è, che non ha profilo social network, che ha accettato per mettersi in gioco e per spirito di avventura puro. Avrebbe dovuto esserci anche una misteriosa Lei, ma questa è un’altra storia, che mi ha insegnato che se hai una cosa in gola, 8 volte su 10 è meglio parlarsi.

Un viaggio, tante prospettive.

Qualunque viaggio, lungo o breve, inizia con il primo passo. Il resto viene da sé. Prendete il viaggio anche come metafora di quello che volte. Uno, due, tre… via. Via, via via via!

Andiamo per ordine, però, che in questa geografia narrativa intrecciata di per caso si rischia di perdersi.

Dada ed io partiamo un venerdì mattina di inizio agosto e ci dirigiamo verso Pordenone, lungo la Pontebbana, la strada statale che è un po’ l’equivalente della via Emilia in… Emilia. Dobbiamo raggiungere il lago di Barcis e il capitano Marco che con un motoscafo della flotta de “I due Remi” ci farà scoprire una forra, cioè una grotta senza il soffitto. Barcis è al centro della Valcellina, e da Pordenone dista una mezzora. Il capitano Marco ci attende al distributore di benzina prima del centro di Barcis e ci spiega quello che vedremo. Indossiamo il giubetto di salvataggio arancione, diamo una mano al capitano a legare un gommone a remi dietro al motoscafo: ci servirà per raggiungere l’interno della forra. Marco ci dice che la marea del lago (sì, la marea, il livello insomma) è più basso di almeno 3 metri rispetto al giorno precedente e con il motoscafo non è possibile accedere alla forra. L’acqua del lago di Barcis verde caraibico e mi incanta sempre. Conosco la zona, in Friuli ci ho vissuto, e Barcis era tra le mie mete preferite. E quell’acqua non mi annoia mai. Stiamo navigando su un lago artificiale, in mezzo alla Valcellina a 402 metri di altitudine, che serve da bacino per l’acqua delle campagne del pordenonese. Marco racconta questa leggenda: “Pare che Attila osservasse la zona dai colli circostanti e si sia trovato di fronte ad una nebbia totale e abbia ipotizzato che tutta quell’umidità salisse da un lago molto grande, e per attraversarlo avrebbe dovuto far costruire troppe barche … Barcis. Attila però non sapeva che il lago non c’era e che sarebbe stato scavato solamente nel 1954 e che quella che stava guardando era un banco di nebbia punto e non nascondeva alcunché.”. La forra, detta “del Buset, invece, è naturale, probabilmente si è formata 200 milioni di anni fa e ti accoglie con un cambio di temperatura per nulla delicato. Ancoriamo il motoscafo e passiamo sul gommone e iniziamo a remare. Anche l’acqua del lago cambia, diventa cristallina fino alla trasparenza. A occhio nudo, sulla soglia della forra, l’acqua del lago a cielo aperto, lascia spazio all’acqua del lago dentro la forra. Quel luogo è una macchina del tempo, sembra che l’acqua della sorgente che ti sorprende dall’alto dopo una ventina di metri sia lì che scorre imperturbabile a tutto il resto. Ed ha levigato talmente tanto le rocce che la loro superficie è un tutt’uno con l’acqua. Si entra in una dimensione particolare ad ascoltare quell’acqua che si svela di continuo dalla roccia, che si mescola ad altra acqua che scorre destinata a fermarsi chissà dove. Sembra di non sentire nemmeno più il freddo all’interno alla forra del Buset. Uno sgrigno. Ritorniamo a riva più rilassati man mano che l’emozione sussurrata da quel luogo si scioglie e si assimila. Il Capitano Marco racconta il lago di Barcis con precisione da documentarista e con l’amore appassionato per un luogo che lo ha accolto, che gli ha dato un’opportunità, che è diventato la sua casa.

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Lago di barcis

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Lago di barcis

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Mushing i friuli



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