Abbiamo trascorso 12 giorni nella nazione meno conosciuta del Caucaso e abbiamo scoperto un mondo di storie straordinarie

Scritto da: puremorning1999
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L’Azerbaijan è forse la meno conosciuta delle nazioni caucasiche, ma riserva delle interessanti sorprese e soprattutto, tra la moderna Baku e le sue regioni periferiche, è una destinazione che unisce storia e spinta verso il futuro in modi davvero originali. Ed ecco perché vale la pena scoprirla, come abbiamo fatto noi con questo viaggio di 12 giorni.

Informazioni utili sull’Azerbaijan

Alcune indicazioni generali prima di passare al racconto delle singole giornate: 

Sicurezza

Riguardo alla sicurezza, in generale l’Azerbaijan ci è sembrato un posto sicuro. Ci siamo spinti anche in Nakhchivan, regione sconsigliata dalla Farnesina ma senza controindicazioni secondo il Ministero degli Esteri UK e in Nagorno Karabakh, regione sconsigliata da UK e accessibile secondo la Farnesina solo se accompagnati da una guida affidabile. Non abbiamo avuto nessun problema.

Quando andare in Azerbaijan

Il periodo da noi scelto è stato buono. Abbiamo avuto quasi sempre il sole e temperature in un range dai 5 ai 30 gradi, a seconda dell’altitudine. L’unico inconveniente è che in montagna abbiamo a volte trovato pioggia e nuvole basse.

Viaggio fai da te o con agenzia

Abbiamo organizzato in autonomia le prenotazioni di voli e hotel – con l’eccezione dell’hotel in Karabakh – e richiesto il supporto di agenzie locali selezionate e contattate dall’Italia per le escursioni fuori Baku. Siamo stati contenti di non aver noleggiato un’auto, soprattutto dopo aver visto lo stile di guida dei locali ed aver constatato la presenza massiccia di controlli di polizia e di radar soprattutto nelle strade extraurbane.

Quanto tempo ci vuole?

Sono sufficienti dieci giorni per visitare l’Azerbaijan? Secondo noi sì, considerando che questa nazione non è estesa e che non abbiamo dovuto operare dei tagli al nostro programma per l’assenza di tempo – cosa, questa, che non accade quasi mai.

Costi

In generale, i costi non sono elevati per gli hotel ed i ristoranti, anche se Baku è sensibilmente più cara del resto del paese, né per i taxi. Si riesce a cenare con una spesa compresa tra 15 e 30 AZN a testa. Una stanza doppia con bagno e colazione in un hotel di livello medio costa circa 90 AZN. Sensibilmente più costose sono le escursioni con agenzia, ma il servizio fornito è stato ottimo.

Trasporti

Abbiamo utilizzato taxi e la metropolitana a Baku per i trasporti urbani ed aerei per il Nakhchivan.

  • Voli: all’andata abbiamo preso il Milano Malpensa-Varsavia-Baku delle 19.40-5.10 con LOT e al ritorno il Baku-Milano Malpensa con Azerbaijan Airlines (400€ acquistato su Budget Air). Il volo interno, Baku-Nakhchivan City (114 € A/R a biglietto) è stato acquistato direttamente dal sito di Azerbaijan Airlines. In nessuno dei casi abbiamo spedito bagagli, portando in cabina con noi un trolley ed uno zaino a testa. Attenzione però perché il check-in online non è sufficiente, per cui è sempre necessario recarsi ai banchi check-in e per i voli interni ci hanno fatto spedire gratuitamente i trolley per le ridotte dimensioni delle cappelliere.
  • Taxi: il taxi è un mezzo economico ed efficiente per spostarsi e noi l’abbiamo utilizzato sia a Baku che a Nakhchivan City. Abbiamo scaricato l’app di Bolt, collegando l’account alla carta di credito, ed è sempre andato tutto bene. 
  • App: ci siamo serviti spesso delle app Maps.me e Google Maps, che si sono rivelate utili.

Comunicazioni

Abbiamo acquistato una eSIM su Trip.com (5GB per 14 giorni; poco meno di 5€), che ha funzionato molto bene. In ogni caso, il Wi-Fi è spesso disponibile in hotel, bar, ristoranti e aeroporti.

Alberghi

Il livello degli hotel è stato in genere buono, con una sola eccezione indicata successivamente.

Moneta

In genere la carta di credito viene accettata quasi ovunque; noi abbiamo comunque utilizzato spesso il contante, ritirandolo dalle filiali della banca ABB senza commissioni. Il cambio indicativo è stato il seguente: 1 AZN=0,50€.

Cibo

Sempre molto buono, anche se un po’ ripetitivo. Gli highlights sono il qutab e la baklava locale, davvero ottimi.

Pulizia

Sulla pulizia possiamo dire che il livello è in generale buono, sia nelle strade, che negli hotel e ristoranti, mentre lo è sensibilmente meno nelle toilettes pubbliche.

Guide

Abbiamo utilizzato la Rough Guide del 2024 dedicata ad Armenia, Georgia e Azerbaijan, valida anche se inevitabilmente non molto dettagliata, la Lonely Planet di Armenia, Georgia e Azerbaijan e una guida del 2010 scritta da Mark Elliott e dedicata esclusivamente all’Azerbaijan che, anche se non aggiornata, è stata utile. Per Baku consigliamo anche il libro monografico di Heike Maria Johenning, Baku – Architectural Guide, che contiene una descrizione puntuale di numerosi edifici cittadini.

Approccio al turismo

A Baku sono presenti numerosi uffici del turismo. Noi ci siamo stati un paio di volte e li abbiamo trovati utili – idem per Shusha in Karabakh. Al contrario, a Nakhchivan City non ne abbiamo trovato nessuno e non ci sono neppure informazioni disponibili online. Il numero dei turisti che abbiamo incontrato è stato ragionevole a Baku e bassissimo nel resto della nazione. Gli azeri sono incredibilmente gentili e disponibili e questo è uno dei ricordi più gradevoli del viaggio.

Assicurazione

Non partite senza assicurazione: noi abbiamo stipulato un’assicurazione annuale e un’assicurazione integrativa, che copre anche le aree sconsigliate dai ministeri degli Esteri, per i quattro giorni trascorsi in Karabakh e Nakhchivan.

Diario di viaggio in Azerbaijan

Giorni 1 e 2 – Arrivo a Baku

Partiamo da Malpensa alle 19.40 e, dopo una sosta di circa un’ora a Varsavia, atterriamo in anticipo a Baku alle 5 del mattino. Prendiamo il taxi prenotato dall’Italia con Booking (Talixo, 13€) e raggiungiamo il nostro hotel (Shirvanshah; 51,89€ per una doppia con bagno e colazione; buono). La stanza purtroppo non è ancora pronta, per cui, dopo esserci riposati ed organizzati nella hall dell’hotel ed aver consumato un’ottima colazione da Qayana Old City (AZN 31 in totale), iniziamo la visita di Baku dal centro: Fountain Square, Museum Center e l’Heydar Palace. Baku ci sembra da subito una città molto interessante, inaspettatamente europea e piacevole da girare. Dopo una breve sosta all’Ufficio del Turismo, dove prendiamo alcune cartoline che danno diritto a sconti nei musei ed una pausa caffè, decidiamo di prendere il metrò per raggiungere l’Heydar Aliyev Centre, ma il biglietto consiste in una tessera che non capiamo dove comprare. Fortunatamente un signore gentilissimo ci fa entrare con la sua card e ci salva! Le stazioni di metropolitana che abbiamo visto non sono male, anche se assolutamente non paragonabili a quelle russe o di Tashkent. Al contrario, l’Heydar Aliyev Centre è davvero un edificio magnifico. Noi siamo entrati e, anche se le mostre non erano niente di che (basti pensare all’Azerbaijan in miniatura e alla mostra agiografica proprio su Heydar Aliyev), l’interno dell’edificio è davvero impressionante e merita assolutamente una visita. Ci spostiamo in taxi sul Bulvard, che visitiamo partendo dalla Crystal Hall e dalla piazza della bandiera, proseguendo per il Baku Eye e terminando con due posti surreali: Little Venice, un’area di canali artificiali nei quali si aggirano delle gondole e il Carpet Museum, a forma di tappeto arrotolato. Tornati nella Old City, facciamo una cena anticipata presso il Baqur Restaurant (https://www.instagram.com/baqur.restaurant.bazar; 44 AZN per tre piatti; cena buona e locale bello) e poi arriviamo in funicolare nel quartiere delle Flame Towers. Bello il panorama che si ammira dal punto panoramico; non capiamo però come fare ad entrare nel cortile al centro delle torri, anche perché inizia a piovere a dirotto, per cui decidiamo di chiudere qui questa bella e lunghissima giornata e torniamo in hotel.

Giorno 3 – Baku

Dopo una colazione davvero degna di nota, trasferiamo i bagagli in quello che sarà il nostro hotel per le tre notti successive (Pera Hotel, doppia con bagno e colazione; 251,37 AZN per le 3 notti; ottimo) e poco dopo raggiungiamo Emin, che sarà la nostra guida per un tour nella città vecchia di Baku. Emin ci illustra i monumenti principali e grazie a lui riusciamo a vederne molti di più rispetto a quelli indicati dalla Rough Guide, che si limita all’essenziale. Per questo motivo, consigliamo di girare la vecchia Baku, che vale assolutamente una visita, con una guida o comunque con una delle mappe che potete trovare in giro e che danno delle informazioni utili sulle attrattive più importanti. Al termine del tour decidiamo di visitare lo Shirvanshah Palace: il biglietto d’ingresso è troppo caro per gli standard locali, l’esposizione è trascurabile, ma la struttura è molto bella. Nel primo pomeriggio, lasciamo la città vecchia e facciamo un giro a piedi sul Bulvard: ci piacerebbe fare un breve tour in barca sul Mar Caspio, anche se in tutta onestà il suo colore limaccioso non è particolarmente invitante. Tuttavia, una volta arrivati al molo, scopriamo che a causa del forte vento, non sono in programma tour per il resto della giornata. Decidiamo quindi di visitare l’Azerbaijan State Museum of Art: se avete del tempo libero, può essere interessante trascorrervi un’oretta. Tornati nella città vecchia ceniamo al Ristorante Mugam, ospitato nel più bello dei caravanserragli della città, quello a due piani (55 AZN per tre piatti; buono) e poi andiamo all’Aga Mikayil Hamami per un trattamento relax piacevolissimo di un’ora e mezzo (55 AZN a testa per uno scrub ed un massaggio di mezz’ora oltre agli obbligatori tè, acqua, sauna con betulle e saponata). A questo punto della serata, raggiunte le Flame Towers, cerchiamo di entrare nel mezzo di un presunto piazzale sito fra le tre torri, ma non lo troviamo, per cui ci godiamo un panorama bellissimo di Baku dall’Highland Park, impreziosito dalla luna piena.

Giorno 4 – Qobustan

Abbiamo prenotato dall’Italia alcuni tour che ci porteranno in giro per l’Azerbaijan. Iniziamo alle 9 con Ruslan per il classico tour nei dintorni di Baku. La prima tappa sono i vulcani di fango freddo, un fenomeno insolito e divertente (molto bello è il panorama del Caspio che si ammira dall’altura), seguito dal Parco dei Petroglifi di Qobustan, che comprende un numero notevole di graffiti. Quelli di facile lettura, anche se non sono tanti, sono affascinanti. Tornati verso Baku ci fermiamo per una visita alla Bibi Heybat Mosque, il cui interno non può non stupire per le ricche decorazioni colorate. Proseguiamo quindi verso l’Ateshgah Fire Temple, che è all’interno di un bel caravanserraglio trasformato in museo, un posto affascinante e singolare da non perdere. Chiudiamo il tour con una sosta in un altro posto surreale, Yanar Dagh, una collinetta alla cui base ci sono delle fessure dalle quali fuoriesce gas naturale che alimenta una fiamma perenne. Oggi è la giornata del bambino, per cui il posto è preso d’assalto da una folla di bimbi vivacissimi accompagnati dalle maestre! Tornati a Baku, ci fermiamo a cena al ristorante georgiano Gaumarjos (Samed Vurgun 39; AZN 39 per tre piatti, kokoti, pirpitebi e kachapuri; molto buono) e poi, dopo un giro a piedi nella centrale Nizami Street, raggiungiamo la fermata del metrò di Icheriseher, dove ci attende Kamil, la nostra guida per il tour serale della città. Anche se il tour è diverso da come descritto, perché non è collegato alla fotografia ma molto incentrato sulla storia, è comunque interessante, perché Kamil ci fa scoprire alcuni aspetti della città che non conoscevamo. Finale trionfale con tè sull’Highland Park e ritorno in hotel stremati dopo oltre 3 ore in giro!

Giorno 5 – Qechresh 

Alle 9 in punto Ruslan viene a prenderci e partiamo verso nord. La prima tappa è il Pink Lake, un piccolo lago appena fuori Baku: la sua colorazione insolita è dovuta ai batteri che lo abitano, unica forma di vita in grado di sopravvivere all’elevatissima salinità dell’acqua. Segue una sosta presso le Candy Cane Mountains, colline striate di bianco, rosso e grigio. Purtroppo il tempo peggiora e sulla strada per Quba ci coglie la pioggia. Appena superata la città sostiamo all’inizio della foresta di Qechresh per un caffè in un locale con dei cottages vetrati sparsi nella foresta (Patac; tanto bello quanto caro, visto che paghiamo 16 AZN per 2 espresso) e poi, passando attraverso il canyon di Gudyalchay che appare minaccioso sotto la pioggia e superato l’Eagle Point, raggiungiamo Khinalig, che pare sia il villaggio più alto d’Europa. Purtroppo il tempo è inclemente, per cui non resta altro da fare che pranzare – peraltro molto bene – in una casa privata e poi, dopo un breve giro nel paesino, tornare verso Quba. Nonostante la pioggia e le nuvole basse, il Caucaso è sempre molto bello e ci chiediamo come sarebbe stato il panorama con il bel tempo… A Quba facciamo una breve sosta nel Red Village, il quartiere ebraico della città. Dopo l’inizio delle ostilità tra Iran e Israele la bella moschea è chiusa e si può vedere quindi solo dall’esterno; nel resto del quartiere solo un paio di palazzi ci sembrano degni di nota e la presenza massiccia di militari e polizia di certo non aggiunge fascino al luogo, per cui ci fermiamo solo qualche minuto e ci rimettiamo in marcia verso Baku, dove arriviamo poco prima delle 20:30. Dopo un giro in centro, torniamo in hotel.

Giorno 6 – Sheki

Partiamo alle 9 e la prima tappa sulla strada per Sheki, dove oggi siamo diretti, è il Mausoleo di Diri Baba, un monumento semplice ma collocato in un’ambientazione molto atmosferica. Arriviamo a Shamakhi, un tempo un centro molto importante, per visitare la Juma Mosque, ricostruita più volte e di sicuro effetto e lo Yeddi Gumbaz Mausoleum, un insieme di tre cappelle tombali visitabili anche all’interno, che vale una sosta. Ruslan ci propone di anticipare una tappa prevista per domani, il villaggio di Lahic, che si trova alla fine di una deviazione di una mezz’ora dalla strada principale passando per paesaggi naturali meravigliosi. Il villaggio, dove ci fermiamo per un caffè (finalmente ad un prezzo onesto, 8 AZN presso il Lahic Caffè), vive di turismo e del lavoro degli artigiani locali, specializzati nella lavorazione del rame. È un mercoledì, quindi non c’è quasi nessuno e sembra di essere tornati indietro nel tempo: una visita è senza dubbio consigliata. Tornati indietro, ci fermiamo al ponte sospeso di Zarnava, un’esperienza divertente, che consente anche di ammirare gli splendidi panorami circostanti. A metà pomeriggio facciamo una svolta per la Tufandag Mountain Resort, ma, una volta arrivati, ci sono delle nuvole, per cui decidiamo di non prendere la seggiovia e di riprovare domani. Facciamo quindi una breve sosta alla chiesa di Sant’Elisa a Nij, dove è presente ciò che resta dell’antica comunità cristiana degli Udi. La chiesetta è carina ed è al centro di un giardino molto ben tenuto, ma all’interno non è niente di che. Nel tardo pomeriggio arriviamo a Sheki e, dopo aver lasciato i bagagli in hotel (Yaffle Inn Hotel; 80 AZN la doppia con bagno e colazione; https://yaffleinnhotel.com/en-gb; molto buono), andiamo alla scoperta della città seguendo l’itinerario presente sulla Lonely Planet. Sheki è molto interessante e ha un’architettura singolare, che ne evidenzia il ricco passato. Cena molto buona all’Old Town Sheki (37 AZN per 3 piatti ed un dolce). Dopo un giro serale in città, torniamo in albergo.

Giorno 7 – Sheki

Iniziamo la giornata con una visita al Winter Palace, una sorta di fratello minore del più celebre Sheki Khan Palace. Di fatto c’è solo una stanza di interesse, ma il complesso è carino e molto tranquillo. Proseguiamo quindi verso lo Sheki Khan Palace, davvero straordinario: dai platani cinquecente­nari nel giardino esterno, alle splendide vetrate in vetro soffiato, fino agli affreschi meravigliosi — compresi quelli sul soffitto, che richiamano i motivi dei tappeti. La sua visita giustifica il viaggio fino a Sheki. Dopo due brevi soste presso due monumenti interessanti, vale a dire il caravanserraglio e la Moschea Khan della fine del XVIII secolo, arriviamo a Kish, un paesino nel quale si trova l’omonima chiesetta, costruita sui resti di un più antico tempio dedicato alla luna e che è ritenuta una delle principali chiese di quella che un tempo era l’Albania caucasica (che non c’entra niente con la nazione albanese e che prende il nome da Albanopolis/Albana, antico nome di Baku). Proseguiamo quindi per Tufandag, ma le nuvole persistenti non ci spingono a prendere la seggiovia, per cui decidiamo di tornare a Baku, dove arriviamo nel tardo pomeriggio. Ritornati nel nostro hotel (Pera Hotel; 89 AZN per una doppia con bagno e colazione; ottimo), lo lasciamo subito per andare a fare un giro a caccia di monumenti, grazie al libro che abbiamo acquistato un paio di giorni fa. Baku non smette mai di stupire ed è una continua scoperta! Cena fantastica presso il Xəngəlation Gürcü Xəngəli Restoranı, filiale di İçərişəhər; 32 AZN per 3 piatti enormi; https://www.instagram.com/xengelation/). Poco prima di ritornare in hotel, veniamo fermati da un gruppo di fedeli che festeggiano una ricorrenza nella vicina moschea Imam Alì e che ci offrono del tè ed una baklava davvero indescrivibile: quale modo migliore per chiudere una giornata splendida?

Giorno 8 – Karabakh

Abbiamo prenotato dall’Italia un tour in Karabakh, riaperto al turismo da meno di un anno, con Guided Azerbaijan (https://guidedazerbaijan.com; 644€ in totale, esclusi pasti, hotel e ingressi; ottimo), impresa questa non facile perché sono pochi gli operatori turistici che visitano questa regione. Non è chiaro se il Karabakh sia aperto ai viaggiatori indipendenti, perché per accedervi è necessario un visto e le visite sono al momento possibili solo in limitate aree della regione: c’è un grande numero di mine inesplose e per questo motivo bisogna rimanere nelle aree autorizzate. Alle 8.45 vengono a prenderci Aytaj, la nostra loquace guida, orgogliosamente azera e l’autista. 

Dopo 4 ore di viaggio, un cartello e un posto di blocco ci annunciano l’ingresso nella cosiddetta “zona liberata” del Karabakh. La narrazione del conflitto emerge subito attraverso il racconto della nostra guida, che attribuisce agli armeni diverse atrocità commesse durante la guerra, soprattutto ai danni dei civili. Tra gli esempi citati vi è il bombardamento della città di Ganja, situata lontano dalla linea del fronte. Lungo la strada si alternano le testimonianze della distruzione e della ricostruzione: da un lato i ruderi delle abitazioni danneggiate durante il conflitto, dall’altro i nuovi complessi residenziali eretti dal governo per accogliere chi ha scelto di tornare in queste aree. Dopo circa un’ora di auto raggiungiamo Shusha, accolti da una pioggia battente. Considerata la capitale culturale dell’Azerbaijan per il gran numero di scrittori, artisti e intellettuali che vi sono nati, la città è oggi ancora interessata da un vasto processo di ricostruzione e risulta in gran parte disabitata. L’ingresso attraverso le antiche mura è particolarmente suggestivo. Poco oltre sorgono i due storici caravanserragli: uno è stato trasformato in ufficio del turismo, mentre l’altro ospita un museo dedicato al presidente Aliyev. Proseguiamo con la visita delle moschee Yukhary Govharaga e Ashaghi Govharaga, ricostruite e con un bell’interno, di un punto panoramico vicino alla tomba di Vaqif, scrittore azero e concludiamo con la fonte Isa Bulagi. Lasciamo Shusha e raggiungiamo Lachin, dove passeremo la notte (Hekeri Riverside Hotel; AZN 62 per un cottage con bagno privato; appena sufficiente soprattutto perché non molto pulito e con letti scomodi). Buona cena nel vicino ristorante Treehouse (AZN 60 circa per quattro piatti ed un dolce).

Giorno 9 – Lachin

Aytaj ci porta subito al punto panoramico di Lachin, dal quale si gode di una bella vista della valle e delle montagne. Anche qui case di nuova costruzione o ristrutturate si alternano a ruderi lasciati dalla guerra. I segni delle guerre, d’altra parte, sono costanti, come ad esempio nei numerosi memoriali presenti nelle strade che commemorano i soldati caduti o anche nei cimiteri per strada pieni di bandiere azere. Aytaj ci confessa di sperare che un giorno o l’altro anche l’Azerbaijan del nord, che è parte dell’Iran, possa unirsi al resto della nazione, come è accaduto per il Karabakh. Oggi il tempo è molto bello, per cui è un piacere ripercorrere la strada di ieri diretti a Khakhendi, la vecchia Stepanakert, per un breve tour della città. La prima tappa sarebbe la grande chiesa cristiana, costruita solo qualche decennio fa… peccato che sia stata abbattuta un paio di mesi or sono! Come per Shusha, anche in questo caso la città è immersa in un profondo processo di ristrutturazione e costruzione, che la rende un po’ asettica. A questo processo appartiene il Victory Park, un bel parco con un enorme arco trionfale bianco, che celebra la riconquista azera del Karabakh. Segue la nuovissima Università del Karabakh, mentre per l’ultima tappa torniamo indietro ai tempi dell’URSS, alla fine degli anni Sessanta, periodo nel quale è stato edificato il monumento conosciuto alternativamente con i nomi “We Are Our Mountains” o “Grandfather and Grandmother”. Il monumento è un curioso esempio di arte sovietica con il quale si celebra il forte legame tra il popolo del Karabakh e le montagne locali. Verso mezzogiorno ci mettiamo sulla via del ritorno per Baku, fermandoci ai resti della fortezza di Askeran e nella Juma Mosque di Agdam e arriviamo a Baku verso le 18. Il giudizio sul Karabakh è diviso: uno di noi pensa che sia stato un tour che non ha lasciato traccia, mentre l’altro lo ha trovato interessante. A Baku torniamo nel nostro solito Pera Hotel (37€ per una doppia con bagno e colazione; ottima anche la camera budget) e poi facciamo un giro seguendo le indicazioni del nostro libro su Baku. Cena nella Old Town allo Shakh Garden, ospitato nel più piccolo dei caravanserragli che oggi sono stati convertiti in ristoranti (64 AZN per tre piatti, un ayran ed un calice di vino al melograno; ottimo) e, dopo un breve giro serale nella Old Town, andiamo a dormire.

Giorno 10 – Nakhchivan City

Azerbaijan Airlines sposta due volte il volo per Nakhchivan City, per cui l’orario di partenza originario slitta dalle 7 alle 11.30. Atterriamo a Nakhcivan City verso le 12.20 e, dopo aver lasciato i bagagli in hotel (Saat Meydani Nakhchivan; 145 AZN per una doppia con bagno e colazione; stanza molto bella e grande, ma colazione non al livello di un hotel quattro stelle), iniziamo l’esplorazione della città, partendo dai monumenti più vicini al nostro hotel: la presunta tomba di Noè, la fortezza e il mausoleo Imamzade. Visitiamo poi il Khan Palace, con una sala completamente ricoperta di specchietti e la Juma Mosque. Il mausoleo di Momine Khatum è purtroppo in restauro, per cui cerchiamo l’ufficio del turismo per recuperare delle informazioni sugli orari di apertura e chiusura dei monumenti, che è impossibile trovare sul web, ma non riusciamo a trovarlo. In compenso, visitiamo un bell’hammam proprio al centro del Dede Korkut Park. Dopo una visita breve ma interessante alla casa museo di Hussein Javid, uno scrittore locale, cerchiamo il museo dei tappeti, che non riusciamo a trovare e proviamo a visitare il museo di Heydar Aliyev, che però è già chiuso. A questo punto ci spingiamo a piedi fino al Bayrak Meydani, il parco a nord della città nel quale si trova la bandiera. Il panorama verso l’Iran è molto bello, ma il parco appare chiuso e ci sono dei militari, la cui presenza non ci è chiara. Nakhchivan City è una città sicuramente pulita e ordinata, ma un po’ asettica e, al di là dello splendido panorama, non ha tanto da offrire al turista, complice anche l’impossibilità di trovare informazioni dettagliate sui monumenti. In compenso, la gente è davvero aperta e simpatica: noi veniamo spesso fermati da locali che ci chiedono da dove veniamo e ci danno il benvenuto. Cena molto buona presso il Mili Yemaklar (33 AZN per 4 piatti, un’insalata e del formaggio), dove una signora locale non si capacita del fatto che due italiani siano venuti fin qui per turismo e continua a ripetere di amare l’Italia tantissimo!

Giorni 11 e 12 – Nakhchivan 

Dall’Italia abbiamo prenotato un tour di un giorno con Nakhchivan Travel (https://www.nakhchivantravel.com; 155€ in totale; ottimo) per vedere le principali attrazioni della regione. Alle 9 la nostra guida Aftandil viene a prenderci in hotel con l’autista e la prima tappa della giornata è l’Alinja Castle. Arrivarci comprende una salita di circa 1500 gradini, ma ne vale assolutamente la pena, perché il panorama è davvero straordinario. Dalla cima, oltre ai ruderi del castello situato in posizione scenografica, si possono ammirare la valle e le montagne circostanti fino all’Armenia e all’Iran. Tra le curiosità che si possono vedere dall’alto, c’è la turbe di Fusullah Nahimi, fondatore di una religione chiamata hurufismo nel XIV secolo, secondo il quale non esiste alcun dio e l’uomo è il dio di se stesso. Parlando della nostra avventura in Azerbaijan, Aftandil ci fornisce una prospettiva completamente diversa del conflitto del Karabakh: a suo parere è stata la Russia a manipolare l’Armenia in funzione anti azera e in realtà i due popoli dovrebbero essere amici, come lo erano un tempo. Dopo oltre un’ora e mezzo di auto raggiungiamo Garabaglar, splendido mausoleo medievale eretto in onore della moglie di uno dei discendenti di Gengis Khan. Anche se oggi non si può entrare, è comunque degno di una visita. Raggiungiamo quindi il sanatorio di Duzdag: una grotta di sale molto grande, dove i locali effettuano delle cure mediche grazie alle proprietà terapeutiche dei minerali presenti. Il posto si visita in poco tempo, ma è singolare e comprende anche una biblioteca ed un bar, dove assaggiamo una marmellata di noci fresche, specialità locale. Ci rimettiamo in auto diretti verso i laghi di Batabat, che raggiungiamo dopo una breve pausa per un qutab in un villaggio per via. Si tratta di tre laghi a oltre 2.200 metri, uno dei quali ha un’isoletta flottante di torba. Anche qui il panorama è meraviglioso e ci fermiamo un po’ per assaggiare il miele locale e prendere un tè. Sicuramente una giornata fantastica per concludere il nostro viaggio. Tornati a Nakhchivan, salutiamo Aftandil, il quale ci consiglia un posto per la cena (Naqshicahan Otel Restaurant; AZN 18,50 per due piatti; ordinario) e poi andiamo in aeroporto per prendere il volo delle 22.10 per Baku. Atterriamo puntuali e andiamo a dormire nella casa che abbiamo trovato con Booking.com in un paesino vicinissimo all’aeroporto (Guest House Near Baku Airport; Bunyatzade street, turn 2, home 1, AZ1045 Baku, Azerbaigian; 55 AZN per un appartamentino; sufficiente), dalla quale ripartiamo all’alba per prendere il volo di ritorno per Milano.


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