Abbiamo scelto quest’isola per un viaggio in Grecia di 10 giorni: ci ha regalato le emozioni più belle di sempre

Gli occhi pieni del mare trasparente di Karpathos, azzurro e verde cristallino, il profumo della salsedine sulla pelle, il sapore del caffè al mattino che sulla piastra a induzione era sempre un’incognita finché non abbiamo trovato l’alchimia giusta, le playlist che ci hanno tenuto compagnia, l’itinerario di viaggio e tante risate. Ecco il nostro racconto di un viaggio nell’isola greca che ci ha incantato e stupito.
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Diario di viaggio a Karpathos
Giorno 1: arrivo a Karpathos e primo approccio con Pigadia
3 agosto 2026. La premiata ditta “le cinque signore” (il nickname del nostro gruppo di amiche viaggiatrici) si appresta ad intraprendere il suo terzo viaggio in giro per il mondo. Destinazione Karpathos. Secondo la leggenda pare che questa fosse la terra abitata da Titano, figlio di Urano e Gea, e che divenne poi la casa dei Giganti per molti secoli. I Titani, infatti, la abitarono fino a prima della grande battaglia in cui furono sconfitti dagli Dei dell’Olimpo. E noi titanicamente abbiamo prenotato tutto quasi un anno prima, sfidando guerre, emergenza climatica, rischio cancellazione voli per chiusura dello stretto di Hormuz, bradisismo e chi più ne ha più ne metta!
E fra mille dubbi ed incertezze arriva il tanto agognato momento della partenza. Volo Napoli–Karpathos tranquillo, arriviamo in orario. Avevamo pensato di noleggiare l’auto il giorno successivo per risparmiare ed andare al centro in taxi, ma le tariffe sono alte, 70 € per due corse, e così contattiamo il tipo dell’autonoleggio Hermes che con grande sollecitudine ci consegna l’auto un giorno prima facendoci anche una bella attenzione sul prezzo. A parte il vento l’approccio con l’isola si revela decisamente accogliente. L’appartamento che abbiamo prenotato, Onyro Villas, è oltre le nostre aspettative: tre camere da letto, due bagni, balconi, luminosissimo, con aria condizionata in tutti gli ambienti, nuovissimo, rifinito e rifornito di tutto. Dopo scopriremo che tutti i giorni passano a fare le pulizie e buttare la spazzatura (unico tasto dolente: niente raccolta differenziata).
Il capoluogo si chiama Pigadia per i numerosi pozzi presenti in passato (pigadia in greco significa “pozzi”), e sorge sulle rovine dell’antica città di Potideon. Il centro non è molto distante a piedi dal nostro appartamento, ma al ritorno bisogna inerpicarsi per una salita, per cui un po’ stanche decidiamo di prendere l’auto. Spesa al supermercato e poi cena da Sea Zone sul lungomare. Mangiamo abbastanza bene ma forse non è il locale che ci aspettavamo. Siamo stanche, tutte a dormire!
Giorno 2: le spiagge di Diakoftis e Amoopi, Menetes e la cena da Perdika
Decidiamo di esplorare la spiaggia di Diakoftis dalle acque “caraibiche”, ma purtroppo la strada, sterrata nell’ultimo tratto, ci scoraggia e così ci dirigiamo alla spiaggia di Amoopi. Il mare non ci delude, e questa sarà la cifra costitutiva di tutta la vacanza. Le spiagge della Grecia godono di una fama più che meritata, inoltre il Meltemi ed il Maestrale soffieranno per tutta la durata del nostro soggiorno: temperatura massima 28°. Sembra quasi un sogno poter dimenticare le temperature torride che ci siamo lasciate alle spalle!
Nel pomeriggio passeggiata nell’entroterra nel piccolo borgo di Menetes, dove il vento rischia davvero di farci volare! Restiamo a cena da Perdika, graziosa taverna greca le cui ottime recensioni sono inversamente proportionali alla qualità dei piatti. Piuttosto deluse battiamo in ritirata con tutto il cibo sullo stomaco!
Giorno 3: la spiaggia di Agios Theodoros, la storia di Arkasa e il borgo di Finiki
Spiaggia di Agios Theodoros. Acqua spettacolare, mare meraviglioso, colori bellissimi! Ci concediamo una breve sosta alla Taverna San Teodoro dove assaggiamo un ottimo yogurt al miele ma soprattutto fanno il caffè con la moka!
Nel pomeriggio esploriamo Arkasa, la seconda città di Karpathos, famosa per i suoi reperti archeologici. Visitiamo l’acropoli che ospita i resti di antiche mura ciclopiche di epoca micenea, cisterne e colonne di un tempio dedicato ad Atena e la basilica paleocristiana di Agia Sofia, famosa per i suoi mosaici pavimentali ben conservati. Passiamo per Finiki, un delizioso borgo di pescatori dove ci ripromettiamo di tornare. Cena a casa e stramazziamo nel letto, anche perché il giorno dopo la sveglia suonerà presto!
Giorno 4: l’escursione all’isola di Saaria e la serata a Diafani
Abbiamo prenotato un’escursione in barca all’isola di Saaria, a nord di Karpathos, che parte alle dieci da Diafani. Le strade sono tortuose per cui ci avviamo con largo anticipo. Per questa gita ci siamo rivolti a Captain Manolis, consigliatissimo in rete nei report dei viaggiatori ed effettivamente questa giornata non ci deluderà. Il comandante in realtà si chiama Yorgos e, come ci racconterà, fino al crac del 2015 faceva l’insegnante. Dopo i tagli massicci al comparto pubblico ha deciso di reinventarsi un lavoro nel quale ha integrato il consueto giro turistico con le sue competenze storiche, riservandoci una giornata piena di sorprese.
Durante tutta la navigazione manovra il timone con il piede, dimostrando di conoscere i fondali come le sue tasche, e ci racconta la storia di quest’isola a partire dagli insediamenti minoici, le fonti di sostentamento, gli animali che venivano spostati a nuoto ed il progressivo spopolamento degli ultimi anni. Arrivati in spiaggia dopo soste spettacolari per fare il bagno ci prepara un ottimo pranzo a base di grigliata di pesce e dopo ci accompagna a visitare i resti di una piccola chiesa. Ci spiega che in ognuno di questi minuscoli luoghi di culto si trovano sempre fiammiferi in modo che i passanti possano tenere sempre i ceri accesi. Ci racconta delle visite di numerosi archeologi e dell’incuria nella preservazione dei siti storici. Ad un certo punto sposta una rudimentale copertura e ci mostra un brandello di mosaico, che lui stesso tiene nascosto per evitare l’effetto corrosivo degli agenti atmosferici. Quel piccolo gesto, la cura per il patrimonio culturale della sua terra, l’amore che traspare dai suoi racconti ci commuovono. È davvero una miniera di informazioni. Con grande generosità si trattiene con noi anche oltre l’orario di rientro previsto, ci coccola con ouzo, anguria e biscottini, ci regala un altro bagno meraviglioso e quindi rientriamo in porto piene di una giornata che si è rivelata molto di più della solita escursione in barca.
Diafani è un grazioso borgo di pescatori, molto ventilato, ma ormai abbiamo capito perché Karpathos è chiamata l’isola del vento! A cena andiamo alla taverna Anixi che ci ha consigliato Yorgos, dove finalmente assaggiamo un po’ di cucina greca tipica che ci soddisfa, concludendo con dei fantastici lukumades! Sarebbe piacevole fare due passi sul lungomare ma in verità sembra di stare a Trieste con la bora e rinunciamo!
Giorno 5: il villaggio di Olympos, i panorami di Mesochori e Lefkos
Colazione sul lungomare di Diafani in un delizioso baretto, tanto grazioso quanto dispendioso, almeno per i prezzi greci, poi in cammino per visitare il villaggio di Olympos. Questo piccolo borgo è stato costruito in un angolo inaccessibile dell’entroterra per salvarsi dai pericoli delle incursioni saracene in arrivo dal mare, per questo motivo la piccola comunità per secoli è rimasta isolata e autosufficiente a tal punto da non avere contatti nemmeno con Pigadia. C’era chi sconsigliava il viaggio, c’era chi diceva solo di andarci in barca, c’era chi non aveva nemmeno idea che Olympos esistesse. Fino al 2014 c’era solo uno sterrato, e prima ancora un semplice sentiero. Oggi invece si accede tramite una vera e propria statale, perfettamente asfaltata, realizzata con fondi comunitari che ha proiettato nella modernità un paesino fino a pochi anni fa congelato nel passato e nelle sue tradizioni.
Il paesaggio offre scorci panoramici molto belli, ma Olympos sembra ormai aver perduto una dimensione di autenticità per offrire al visitatore solo ciò che si aspetta: anziane signore in abito tipico che sferruzzano, teli dove i macarones si essiccano al sole ed un profluvio di negozietti di souvenir, spesso cinesi ma spacciati per artigianato locale. Man mano che ci addentriamo tutto somiglia sempre di più alla consueta trappola per turisti. Bella passeggiata ma nulla di più.
Proseguiamo il nostro itinerario in auto verso Mesochori. I panorami sono splendidi ma le curve ed i tornanti ci mettono a dura prova. Arrivati a Mesochori nel pieno della canicola ci rendiamo conto che c’è poco da vedere sotto il sole in un dedalo di salite e discese, così ci fermiamo in un ristorantino individuato a caso con una magnifica terrazza sul mare, Steki. Ad onta delle recensioni e dei punteggi che non sono sempre affidabili, questa piccola taverna a conduzione familiare si rivela uno dei posti migliori dove abbiamo mangiato. Ottima cucina greca fatta in casa e porzioni abbondantissime, il tutto davanti ad un panorama mozzafiato ed accolti in un’atmosfera di casa. Avremmo voluto fare una bella recensione ma non è neanche citato in rete! Proseguiamo il nostro giro verso Lefkos che non ci entusiasma ed infine a casa!
Giorno 6: la spiaggia di Afoti, i borghi di Aperi e Othos e la musica al Pelagos
Ci svegliamo con calma e decidiamo di esplorare Afoti, la spiaggia di Pigadia. Anche qui il mare non ci delude. Passeggiata sulla riva a perdita d’occhio, poche persone, pace assoluta. Pranziamo a casa ma prima di tornare adocchiamo un locale dove la sera fanno musica dal vivo, Pelagos.
Nel pomeriggio passeggiata ad Aperi ed Othos. Aperi è l’antico capoluogo di Karpathos. Anch’esso incastonato tra le montagne, ci cattura subito con le sue vestigia storiche che ci riportano alla lunga guerra d’indipendenza della Grecia contro l’impero ottomano. Chiaccherando con un gentile signore che gestisce il minuscolo museo del paese veniamo a sapere che è in programma per il martedì uno spettacolo rievocativo legato alla lotta per l’indipendenza contro i Turchi.
Proseguiamo per Othos e ci rendiamo conto che in questi piccoli paesi, animati dalla socialità di tanti arzilli vecchietti seduti ai tavolini a bere e chiacchierare, il tempo sembra essersi fermato. Concludiamo la serata al Pelagos, un po’ timorose che possa trattarsi della solita esibizione turistica, invece ci rendiamo conto che il locale è pieno di greci ed alla fine ci lanciamo anche noi in qualche approssimativo passo di danza. Concludiamo con un po’ di shopping e poi a casa.
Giorno 7: la spiaggia di Apella, la chiesetta di San Luca e Kyra Panagia
La nostra giornata è interamente dedicata alla spiaggia di Apella, la regina di Karpathos, e a Kyra Panagia. La strada è sempre tortuosa e poco agevole, ma ci riserva degli scorci mozzafiato! La spiaggia di Apella gode di una fama meritata. Anche qui bagno fantastico, da 10 e lode! Difficile fare una classifica delle spiagge, sono una più bella dell’altra!
Nel percorrere un tratto in salita che ci porta verso l’auto ci imbattiamo in un piccolo gioiello: una chiesetta del XIII secolo dedicata a San Luca con magnifici affreschi ben conservati. Incredibile che non sia neanche segnalata e sia completamente incustodita.
Pomeriggio a Kyra Panagia. Acqua spettacolare, baia magnifica ma troppo affollata, non regge il confronto con Apella. In compenso scopriamo un ottimo succo di frutta artigianale. Cena a casa, buonanotte!
Giorno 8: la spiaggia di Diakoftis e il tramonto a Finiki
Ormai non temiamo più le strade di Karpathos e così decidiamo di affrontare lo sterrato che ci separa dalla spiaggia di Diakoftis. Arriviamo su questo piccolo lembo di terra proprio a ridosso dell’aeroporto, che ci offre due spiagge parallele tra loro, ugualmente belle. Effettivamente quando abbiamo letto di acqua caraibica non si è rivelata un’esagerazione, sembrava davvero di essere alle Maldive! Il resto in compenso presentava qualche pecca: molta folla nel lato più bello e contesto non proprio ben tenuto, in ogni caso anche qui bagno spettacolare.
Pranziamo a casa e in serata ci mettiamo in tiro per cenare nel delizioso borgo di Finiki, dal quale si può anche vedere il tramonto. Dopo una sarabanda di splendide foto mangiamo da Mama Cousine; la cena è ottima.
Giorno 9: la spiaggia di Achata e lo spettacolo rievocativo ad Aperi
L’ultima spiaggia da esplorare è Achata. Quest’isola ci saluta col botto: Achata si rivela una delle spiagge più belle. Tranquilla, silenziosa, circondata da alberi che offrono un’ombra naturale, anche qui tuffo spettacolare.
Pranzo a casa e poi ci prepariamo per tornare ad Aperi, dove ci aspetta lo spettacolo commemorativo. Lo spunto narrativo è il seguente: nel 1821 a Kyra Panagia si celebrò un matrimonio a cui partecipò uno dei capi militari della resistenza greca. La sposa, per sostenere la causa patriottica, gli donò la sua preziosa collana nuziale. Lo spettacolo, tutto rigorosamente in greco, rievoca questo matrimonio tradizionale, con tanto di danze popolari ed il dono del prezioso monile. Nel pubblico siamo praticamente gli unici turisti, eccezion fatta per altre quattro persone. Partono le danze. In pratica le musiche sono tutte uguali, o almeno così ci sembra. Non capiamo una parola. Alcuni ridono perché si conoscono e noi dopo un po’ cominciamo a boccheggiare. Ci siamo davvero infilate in una manifestazione autentica, tra l’altro molto partecipata. Ci colpisce come la loro guerra di indipendenza sia così fortemente sentita dopo due secoli, anche dai giovani. Le signore del paese hanno preparato i dolci tipici che finalmente possiamo assaggiare nella versione homemade, cosa che, abbiamo capito, non è molto facile. Alla fine un’esperienza divertente, come a volte si dice, immersiva!
Giorno 10: tappa a Pylos, l’ultimo pranzo greco e il rientro a Napoli
La nostra vacanza volge al termine. Salutiamo il nostro appartamento, che ormai aveva il sapore di casa, e carichiamo l’auto. Ma come mai le stesse valigie che all’andata entravano nel bagagliaio ora non ci vanno più? Dopo qualche momento di perplessità ci ricordiamo di avere cambiato auto il secondo giorno, quindi ci toccherà andare in giro arrampicate sui bagagli o schiacciate dagli zaini.
L’aereo parte alle 20:50, abbiamo tutta la giornata davanti a noi. Decidiamo di puntare a Pylos, un minuscolo e ventilato (tanto per cambiare) paesino con un museo dell’agricoltura rigorosamente chiuso. Breve sosta ad un bar con i vecchietti che giocano a backgammon, poi ci dirigiamo verso il mare per pranzare. Decidiamo di tornare alla Taverna San Teodoro che ci era piaciuta tanto. Salutiamo Karpathos con un bel pranzo greco davanti al mare. Quella luce, quel mare, quei profumi ci resteranno nel cuore.
Prima di dirigerci in aeroporto è d’obbligo una sosta al supermercato Kritikos e infine andiamo allo scalo dove ci aspetta il nostro volo Volotea. Avevamo incrociato le dita perché non ci imbarcassero i bagagli, ma ovviamente siamo tra le poche le cui valigie vengono mandate in stiva. Poco male, viaggeremo più comode! Il nostro volo arriva in perfetto orario a Napoli, ritroviamo i nostri bagagli che custodiscono i pochi souvenir carini reperiti in questi giorni.






