Abbiamo scelto il periodo più bello dell’anno per vivere 3 giorni tra Siena e dintorni e non siamo rimasti delusi
Tre giorni bastano per scoprire tutta la Toscana? Forse no, ma sono utili per iniziare a prendere confidenza con Siena e dintorni, in cui storia, natura e magnifici paesaggi si accompagnano a una gastronomia d’eccezione. Ecco il racconto di 72 ore all’insegna dello stare insieme in questa regione iconica d’Italia.
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Diario di viaggio a Siena e dintorni
Giorno 1 – Volterra
Prendiamo il via poco prima delle 9:00, con il ghiaccio che ricopre i campi in una fredda giornata di fine dicembre, e dieci minuti più tardi siamo a prendere Fabrizio e Giusi, due amici che ci accompagneranno in questo breve viaggio di fine anno in Toscana. Entriamo in autostrada attorniati da una fitta nebbia, che ci perseguita fino a Bologna, poi deviamo sulla A1 in direzione delle asperità appenniniche ed esce fuori un bel sole. Passiamo per Firenze, quindi imbocchiamo la superstrada per Siena, dalla quale ne usciamo poco dopo la cittadina di Poggibonsi, dove torneremo nel pomeriggio, e seguendo la Statale 68, che si dipana fra le dolci colline toscane, appena passato mezzogiorno arriviamo nel borgo di Volterra, abbarbicato su di un’altura a 545 metri sul livello del mare.
L’etrusca e medioevale Volterra, le cui radici risalgono al Neolitico, fu una delle dodici lucumonie dello stato etrusco e poi un ragguardevole municipio romano, ma più avanti nel tempo divenne anche un libero comune e visse numerose controversie (fra il XII e il XV secolo), per giungere ai giorni nostri ancora calata in quell’epoca, fra strette viuzze che trasudano storia. Lasciamo l’auto in un parcheggio vicino alle mura e varcando Porta Fiorentina entriamo nel cuore dell’abitato per andare subito ad un vicino punto panoramico, che spazia sui sottostanti e scarni resti del Teatro Romano, costruito in età imperiale e a suo tempo capace di 3.500 spettatori. Attraversiamo poi il centro storico, passando accanto alla duecentesca Chiesa di San Michele Arcangelo, con l’attigua Casa Torre Toscano, e camminando lungo Via Matteotti, fra begli scorci medioevali, usciamo dalla millenaria Porta dell’Arco, il principale monumento etrusco di Volterra, risalente ad un periodo compreso fra il IV ed il III secolo a.C. e caratterizzato da un arco con tre teste raffiguranti, secondo l’ipotesi più attendibile, i numi protettori della città. Da lì, fra l’altro, guardando il lontananza verso sud, si vedono i fumi dei Soffioni di Larderello.
Dopo aver fotografato la porta torniamo entro le mura e andiamo alla ricerca di qualcosa per pranzo. Così facendo consumiamo un buon panino nella Bottega del Pecorino e poi riprendiamo le visite. In questo modo raggiungiamo Piazza dei Priori, ritenuta una delle più belle piazze medioevali d’Italia e a giusta ragione, visto che è giunta a noi praticamente intatta dal XIII secolo. Su questo straordinario quadrilatero prospettano il severo Palazzo Pretorio, affiancato dalla Torre del Porcellino (che prende il nome dalla scultura che sporge sulla facciata), e, sul lato opposto, il superlativo Palazzo dei Priori, costruito nel 1208 e considerato il più antico palazzo comunale di tutta la Toscana. In quest’ultimo edificio entriamo anche, così da ammirare la bella Sala del Consiglio, interamente affrescata, ma pure per salire sulla Torre Campanaria, ricostruita dopo il terremoto del 1846, dalla quale il panorama spazia sui tetti di Volterra e le circostanti vallate.
Dalla piazza ci spostiamo poi al vicino quadrivio, poco più a nord, da dove possiamo apprezzare la vista della curiosa Casa Torre Buonparenti, un eccelso esempio di architettura civile medioevale, caratterizzata da due elementi verticali collegati da un altissimo ponte ad arco, e da lì raggiungiamo Piazza San Giovanni, sulla quale si affaccia la romanica Cattedrale di Santa Maria Assunta, risalente al 1120.
Il più importante edificio religioso e cuore spirituale della città sfoggia splendidi interni, impreziositi da un grandioso soffitto a cassettoni, che risalta alla sommità di 22 colonne rivestite di stucco a simulare granito rosa e pareti dipinte a bande bianche e grigie. Di fronte alla Cattedrale diamo un’occhiata anche al duecentesco Battistero di San Giovanni, quindi, con sollecitudine, andiamo verso il Museo Etrusco Guarnacci, al quale bisogna obbligatoriamente accedere entro le 15:00. Ci arriviamo, seppur non in largo anticipo, e comunque possiamo dedicarci alla visita di questo importante museo, istituito nel lontano 1761 e intitolato al suo più importante sostenitore, ovvero Monsignor Mario Guarnacci, un facoltoso sacerdote promotore di numerose campagne di scavo, il quale finì per donare la sua intera collezione al neonato museo, che non a caso oggi espone la più grande raccolta al mondo di urne cinerarie etrusche.
Fra stanze e stanze piene di urne, nella Sala XX, spicca il reperto più significativo del museo: il Coperchio degli Sposi, elemento di chiusura di un’urna che rappresenta due anziani coniugi distesi sul letto del convivio. Nella stessa sala ammiriamo poi un altro simbolo etrusco di Volterra: la statuetta votiva in bronza nota come Ombra della Sera. Si chiama così perché ricorda un’ombra proiettata sul terreno nella luce del tramonto e per le sue forme anomale ma perfettamente proporzionate è ritenuta uno dei capolavori della scultura etrusca del III secolo a.C. L’interessante percorso museale si completa infine con antiche monete, gioielli e vasellame di ogni tipo, offrendo una esauriente panoramica sulle abitudini e le evolute capacità di questo fiero popolo italico.
Usciti dal museo, ormai nel tardo pomeriggio, corriamo a vedere, prima che chiuda, anche Palazzo Viti, una ricca dimora ottocentesca con sale mirabilmente decorate, che nel 1966 fu anche il set del film “Vaghe stelle dell’Orsa …” di Luchino Visconti.
Completata in questo modo la visita di Volterra usciamo da Porta Fiorentina e, recuperata l’auto, ci avviamo lungo la panoramica strada fra le colline, nella calda luce del tramonto, che ci conduce all’imbrunire nella cittadina di Poggibonsi, dove prendiamo alloggio nell’hotel Alcide, a breve distanza dal centro. Lasciamo i bagagli in camera e usciamo per una passeggiata nel borgo, ricco di storia, ma purtroppo quasi completamente raso al suolo durante la Seconda Guerra Mondiale. Il nostro obiettivo è però quello di osservare le luminarie natalizie qui allestite, che culminano con una grande stella cometa nella centralissima Piazza Cavour, sulla quale prospettano, oltre al Palazzo Comunale, anche la Collegiata di Santa Maria Assunta (il principale edificio religioso della città) e il vecchio Palazzo del Podestà.
Rientrati in hotel vi trascorriamo poi l’intera serata, a cominciare dalla cena, compresa nel prezzo del nostro soggiorno, per finire con una piacevole chiacchierata in compagnia degli amici.
Giorno 2 – Monteriggioni, Siena
Partenza con calma dall’Hotel Alcide, intorno alle 9:45, d’altronde fuori fa parecchio freddo e conviene aspettare che il sole scaldi un po’ l’ambiente. Ci sono infatti solo due gradi, ma il cielo è azzurro e completamente sgombro da nubi.
Ci muoviamo una manciata di chilometri più a sud di Poggibonsi, fino all’abitato di Staggia, di ridotte dimensioni ma forte di una storia millenaria, che affonda le sue radici nel X secolo. La sua collocazione geografica poi, praticamente sul confine fra i territori senesi e fiorentini, ne fece un importante luogo strategico, teatro di numerose battaglie, e di quei tempi si conserva un’importante testimonianza. Lasciamo l’auto in un parcheggio vicino al centro e a piedi andiamo a vedere la possente Rocca di Staggia, le cui origini risalgono al XII secolo, mentre le attuali mura, con un tracciato a poligono irregolare, sono il risultato dell’intervento fiorentino del 1431. Non sono invece rimaste tracce della fortificazione senese del 1273.
Camminiamo fino al portone d’ingresso, scattando diverse foto, ma evitiamo di entrare, nonostante l’addetta alla biglietteria cerchi in tutti i modi di invogliarci a farlo, raccontandoci anche, in maniera un po’ confusa, la storia del castello. Da Staggia ci spostiamo poi di qualche altro chilometro, fino alla cittadella fortificata di Monteriggioni, che prima di tutto andiamo a vedere da un vicino punto panoramico, così da cogliere la prospettiva perfetta, che la fa sembrare il più classico villaggio delle fiabe, dopodiché ci rechiamo a parcheggiare appena sotto le mura.
Le mura sono la principale peculiarità di Monteriggioni: un cerchio di pietra quasi perfetto, lungo 570 metri e intervallato da 14 torri, costruito dai senesi nel XIII secolo per difendere i confini dai fiorentini, eterni rivali. Le due città si scontrarono per secoli, fino alla caduta di Monteriggioni nel 1554 e la presa della città di Siena un anno più tardi. Entriamo nel borgo da Porta Franca e in breve raggiungiamo la piazza principale, intitolata a Dante Alighieri, dove prospetta la duecentesca Pieve di Santa Maria Assunta e da dove accediamo al piccolo museo Monteriggioni in Arme, che espone fedeli riproduzioni di armi e armature medioevali, compresa l’insolita possibilità di poterne maneggiare ed indossare alcune, un intermezzo tutto sommato piacevole e divertente. Percorriamo quindi l’intera via centrale del villaggio fino ad uscire da Porta Fiorentina e poi rientrare nelle mura per seguire un percorso alternativo e tornare in piazza, concludendo così estremamente soddisfatti la visita, disturbati solo da un freddo e fastidioso vento alzatosi nel mentre.
Appena passato mezzogiorno, da Monteriggioni, seguiamo le indicazioni che in una manciata di chilometri ci portano a Siena, una delle più note perle toscane e luogo cardine della nostra breve vacanza, inserita fin dal 1995 nella lista dei siti Patrimonio dell’Umanità UNESCO, per aver sapientemente conservato importanti caratteristiche della sua struttura medioevale. Andiamo a parcheggiare vicini al centro, nell’area dello stadio, e da lì a piedi ci ritroviamo ben presto nel cuore della città vecchia. Così facendo da Piazza Matteotti andiamo per Via Pianigiani e dopo un centinaio di metri ci troviamo a cospetto di Palazzo Salimbeni, storica sede del Monte dei Paschi di Siena, la cui facciata quattrocentesca risalta in fondo all’omonima piazza, che oggi è adornata da un grande albero di Natale.
Proseguiamo poi per Via Banchi di Sopra, una delle principali arterie di Siena, e ad un certo punto deviamo a sinistra in Via dei Rossi, seguendo la quale arriviamo, nella Contrada del Bruco, di fronte alla cosiddetta Dama Ignuda, moderna e curiosa opera dell’artista senese Pier Luigi Olla, che rappresenta una dama (poco vestita) mentre spia da dietro le tende di una finta finestra … In Via dei Rossi pranziamo anche, in un localino, con pici e affettati, poi riprendiamo le visite.
Torniamo a percorrere Via Banchi di Sopra e giungiamo davanti alla Loggia della Mercanzia, un elegante loggiato costruito nel XV secolo in uno stile di transizione fra gotico e rinascimentale, sotto le cui arcate, visto il periodo, si trovano delle enormi e lucenti palle natalizie.
Scendendo lungo una scalinata di fianco alla loggia arriviamo quindi nella celeberrima Piazza del Campo, cuore del centro storico e della vita cittadina, nella quale si svolge due volte all’anno il famosissimo Palio.
Considerata, a giusta ragione, una delle piazze più belle al mondo per l’armonia degli elementi architettonici che la compongono e per la sua conformazione unica, che ricorda una conchiglia (divisa non a caso in nove settori, come i Nove Signori che governarono Siena dal 1287 al 1355), oggi purtroppo è in parte occupata dal palco per il concerto di fine anno di Irama. Ciononostante possiamo osservarne i principali elementi.
Al centro del lato concavo della piazza, dove spicca anche la facciata trecentesca di Palazzo Sansedoni, si trova la splendida Fonte Gaia di Jacopo della Quercia, la più importante fontana della città, mentre l’opposto lato, quello rettilineo, è dominato dall’inconfondibile e possente sagoma del Palazzo Pubblico, sede del potere cittadino dalla sua costruzione, a cavallo fra il Duecento e il Trecento, fino ai giorni nostri, affiancato dalla meravigliosa Torre del Mangia, una delle torri civiche più alte d’Italia, con i suoi 87 metri. Il nome deriva dal soprannome del primo campanaro: Giovanni di Balduccio, noto spendaccione, chiamato Mangiaguadagni e poi, più semplicemente, Mangia.
Notiamo appena sotto la torre il tabernacolo in marmo noto come Cappella di Piazza, dove la mattina del Palio viene celebrata la Messa del Fantino, per benedire i cavalieri che correranno la sfida, poi ci dedichiamo all’esplorazione del Palazzo Pubblico. Entriamo nel cortile, dal quale si ha un’originale prospettiva della torre, e lì acquistiamo i biglietti, ma solo quelli per il Museo Civico, perché la torre, purtroppo, è chiusa per lavori.
Saliti ai piani superiori possiamo così ammirare splendide sale affrescate dai più importanti interpreti della scuola pittorica senese dal Trecento all’Ottocento, come la Sala del Risorgimento, la Sala del Mappamondo e la Cappella dei Signori, ma da un terrazzo porticato all’ultimo piano abbiamo anche la possibilità di godere del panorama sui tetti della città ed il paesaggio collinare circostante.
Usciti dal palazzo andiamo a curiosare nella zona ad est di questo, dove si trovano le Logge del Papa, un’opera rinascimentale donata alla città da Papa Pio II, la cui famiglia natia risiedeva proprio nel dirimpettaio Palazzo Piccolomini, quindi, attraversata tutta Piazza del Campo, imbocchiamo in discesa Via Fontebranda e ci rechiamo a vedere, giustappunto, la Fonte Branda, una delle tante fontane disseminate nel tessuto urbano. Ogni contrada ne ha una, ma questa è la più antica (XII secolo) e famosa, ricordata anche dai poeti Dante e Boccaccio.
Risaliamo poi verso il centro passando per Via della Galluzza, uno dei vicoli più caratteristici di Siena, sia per la presenza di una serie di archi che per la notevole pendenza della strada. Tale aspetto però non è affatto medioevale perché tutti gli archi, a parte uno, furono aggiunti nei primi anni dell’Ottocento per sostenere i fabbricati, danneggiati pesantemente dal terremoto del 1798.
Così facendo sbuchiamo proprio di fronte al Battistero di San Giovanni, i cui biglietti sono però in vendita di fianco all’ingresso del Duomo, allora per praticità visitiamo prima quest’ultimo.
Il Duomo di Siena o Cattedrale di Santa Maria Assunta è una delle più maestose e importanti chiese romanico-gotiche d’Italia, realizzata fra il XII ed il XIV secolo, con una meravigliosa facciata in marmo bianco e decorazioni in marmo rosso e serpentino, nella quale spicca un bellissimo rosone, sovrastato da tre cuspidi impreziosite da mosaici dorati, aggiunti nell’Ottocento. Gli interni invece, dominati dalla bicromia bianca e nera, in riferimento ai colori dello stemma cittadino, sono un vero e proprio scrigno di opere d’arte, contenente capolavori di Donatello, Bernini e Michelangelo, autore dell’Altare Piccolimini, ma anche di Nicola Pisano, artefice del favoloso pulpito, e soprattutto del Pinturicchio, esecutore dello stupefacente ciclo di affreschi della Libreria Piccolomini. Vediamo anche qualche particolare del pavimento, che è uno dei più vasti e pregiati esempi di intarsi marmorei esistenti al mondo, ma che viene mostrato nella sua interezza solo in determinati periodi dell’anno, e poi usciamo dal Duomo ormai ubriachi di meraviglia, ma non ancora sazi.
Appena il tempo di prendere aria, infatti, ed entriamo nel vicino Museo dell’Opera, che espone una ricca collezione di arte italiana medioevale e rinascimentale, fra cui numerose statue di Giovanni Pisano, quindi torniamo al Battistero di San Giovanni per accedervi ed ammirarne gli interni che, completamente affrescati, sono uno degli esempi più rappresentativi della pittura senese del Quattrocento, con al centro la fonte battesimale, una straordinaria opera in marmo, bronzo e smalto realizzata dai maggiori scultori del tempo … l’ennesimo gioiello di questa incredibile città!
Mentre le luci di Natale prendono a brillare nell’oscurità che avanza passiamo a dare un’occhiata anche all’interessante Palazzo Ghigi Saracini, in Via di Città, e scattiamo un’ultima foto a Piazza del Campo illuminata, dopodiché percorriamo tutta Via Banchi di Sopra e giunti in Piazza Matteotti andiamo a recuperare l’auto.
In questo modo, imboccata la superstrada, intorno alle 19:00 giungiamo all’Hotel Alcide di Poggibonsi e lì saliamo subito in camera a prepararci per il cenone di capodanno. Un buon cenone compreso nel nostro pacchetto turistico, che consumiamo piacevolmente in compagnia di Fabrizio, Giusi e tanti altri ospiti dell’hotel fin quando, poco prima di mezzanotte, parte il fatidico conto alla rovescia, che ci accompagna al nuovo anno.
Giorno 3 – San Gimignano
Con la speranza che sia un proficuo 2026, i festeggiamenti si protraggono ancora per un paio d’ore, dopodiché … tutti a nanna. Intorno alle 9:00 suona poi la sveglia dell’ultimo giorno di questa fugace vacanza e due ore più tardi facciamo anche check-out per lasciarci alle spalle l’Hotel Alcide, ma non ancora per affrontare il viaggio di ritorno. Mentre fa ancora freddo e in cielo, a differenza dei giorni scorsi, ci sono un po’ di nuvole, in una ventina di minuti ci spostiamo, sulle vicine colline, al borgo di San Gimignano, che già notiamo in lontananza per la sua particolarità, ovvero le numerose torri medioevali svettanti sull’abitato.
La floridità dei commerci fra il XIII ed il XIV secolo permise ad alcune famiglie di accumulare cospicue ricchezze, misurate anche con l’altezza delle relative torri, che nel periodo di massimo splendore arrivarono ad essere ben 72, oggi invece se ne contano, intatte, solo 14, ma sono sufficienti a conferire al borgo quell’atmosfera e quell’aspetto feudale che gli sono valsi l’iscrizione nella World Heritage List UNESCO già nel 1990.
C’è gente, ma non troppa, forse anche perché è la mattina del primo giorno dell’anno. Lasciamo l’auto in un comodo parcheggio e a piedi entriamo nel cuore di San Gimignano dalla duecentesca Porta San Giovanni, oltrepassata la quale percorriamo per intero la caratteristica Via San Giovanni, mentre il sole fa anche capolino fra le nuvole.
Passiamo accanto alla Torre dei Cugnanesi e superato l’Arco dei Becci, appena sotto l’omonima torre, facciamo il nostro ingresso in Piazza della Cisterna, la più bella piazza di San Gimignano, che deve il suo nome al pozzo ottagonale, oggi in restauro, collocato quasi al centro di un affascinante spazio di forma triangolare circondato di palazzi dalla sorprendente uniformità di stili architettonici medioevali, fra i quali risaltano la Torre del Diavolo e le Torri degli Ardinghelli.
Dall’angolo nord guadagniamo poi anche Piazza Duomo sulla quale prospettano le gemelle Torri dei Salvucci, il vecchio Palazzo del Podestà, con la poderosa Torre Rognosa, il Duomo, appunto, non accessibile per la funzione religiosa in corso, e il Palazzo Comunale, uno dei più importanti monumenti di San Gimignano, che vorremmo visitare, ma essendo oggi il primo gennaio aprirà i battenti solo alle 12:30. Andiamo allora per la centralissima Via San Matteo, fino all’omonima porta, e da lì, per un vicolo laterale, giungiamo di fronte alla romanica Chiesa di Sant’Agostino, che invece è aperta, così entriamo per esplorarla.
L’unica navata, sormontata da capriate in legno, è molto semplice e sobria e la Cappella Maggiore, la parte più interessante, contenente un notevole ciclo di affreschi quattrocenteschi di Benozzo Gozzoli, che narrano la vita di Sant’Agostino, è chiusa per lavori … peccato … però, dal nulla arriva un sacerdote che, in via del tutto eccezionale, ci fa entrare per qualche minuto. Un piccolo colpo di fortuna molto gradito, perché ne valeva davvero la pena.
Tornati all’aria aperta seguiamo un percorso alternativo che, passando per Via delle Romite e Via del Castello, ci riporta a Piazza della Cisterna, bella più che mai, grazie al sole, che è tornato a splendere in un cielo completamente sgombro da nubi e poi, senza perder tempo, andiamo a visitare il Palazzo Comunale, visto che si è fatta l’ora giusta.
Di questo pregevole edificio, costruito fra il 1289 ed il 1298, vediamo la ragguardevole Sala del Consiglio Comunale, detta Sala di Dante, decorata con affreschi trecenteschi, e la Pinacoteca, contenente fra l’altro una eccelsa opera del Pinturicchio, quindi saliamo sulla Torre Grossa, la più alta di San Gimignano, con i suoi 54 metri, e da lassù ci godiamo uno stupendo panorama.
Scesi nuovamente alla piazza ci dedichiamo infine anche all’esplorazione del Duomo, o Chiesa Collegiata, la cui consacrazione risale al 1148, che in contrapposizione all’austera facciata presenta invece meravigliosi interni interamente affrescati: lungo la parete di destra sono rappresentate storie del Nuovo Testamento e sulla sinistra del Vecchio Testamento, eccezionali esempi di arte medioevale che sono la ciliegina sulla torta di una bellissima tre giorni toscana.
Usciti anche dal Duomo, quasi alle 14:00, cerchiamo un posto dove pranzare e per l’occasione scegliamo il Forno Boboli, in Via San Matteo. Lì consumiamo una buona focaccia farcita e poi, verso le 15:00, ci concediamo l’ultima passeggiata per le vie di San Gimignano e andiamo a recuperare l’auto.
In questo modo, poco più tardi, partiamo verso casa, mentre il cielo va rapidamente a coprirsi di tante nuvole, che ormai non influenzano più il nostro umore, e tornati a Poggibonsi imbocchiamo la superstrada in direzione nord. Una direzione che in breve ci conduce a Firenze e all’ingresso in autostrada A1. Ci lasciamo così alle spalle il capoluogo toscano e, scavalcati gli Appennini, giungiamo in vista di Bologna e della A14, grazie alla quale facciamo poi ritorno nella nostra città.
Salutiamo Fabrizio e Giusi, che sono stati ottimi e piacevoli compagni di viaggio, e poco dopo le 18:00 siamo di fronte a casa per concludere felicemente questo breve itinerario di capodanno in Toscana, una regione ricca di storia e cultura che non delude mai le aspettative.
