Abbiamo passato 14 giorni sulla costa dell’Oceano Pacifico: qui città sorprendenti e parchi enormi sono tutti da scoprire

Tra metropoli e natura selvaggia: l'itinerario da Seattle a Calgary attraverso la splendida Vancouver e le Montagne Rocciose
Scritto da: Pinza
Seattle

Per il nostro viaggio abbiamo deciso di concederci un “bis”, Stati Uniti d’America e Canada, visitando due delle principali città della costa del Pacifico: Seattle e Vancouver. È stato un bellissimo viaggio, per certi aspetti superiore alle aspettative. Le due città, seppur grandi e con problematiche legate alle droghe, appaiono comunque vivibili e concepite a misura d’uomo: accanto a splendidi grattacieli ci sono infatti molte aree verdi attrezzate e numerosi spazi gioco a disposizione dei giovani. La seconda parte della vacanza, legata ai parchi, è stata altrettanto emozionante: sicuramente turistica ma, tranne rare situazioni, mai con la sensazione di essere in presenza di overtourism, nonostante fossimo in pieno agosto. Ancora una volta i canadesi si sono mostrati molto accoglienti verso i turisti.

Diario di viaggio tra Seattle e Vancouver

Giorno 1 – Volo per Seattle

Siamo appena partiti da Firenze con un leggero ritardo. Quest’anno il gruppo vacanza è formato da tre famiglie: sei adulti e quattro adolescenti. Il volo (Swissair) prevede scalo a Zurigo, poi secondo scalo a Vancouver e finalmente arriviamo a Seattle con circa due ore di ritardo. Ritirati i bagagli, ci avviamo verso l’appartamento utilizzando la Link Light Rail. Il primo impatto con la città è inquietante: lungo la strada che ci porta all’abitazione incontriamo i famosi “zombie”, vale a dire un numero considerevole di disgraziati devastati dagli effetti del fentanyl. Fortunatamente l’appartamento è splendido e, distrutti dal volo (in Italia sono già le 7 del mattino), andiamo a dormire.

Giorno 2 – Seattle

Alle 6:30 stiamo già vagando per l’appartamento a causa del jet lag. Nell’attesa che i ragazzi si sveglino, evidentemente non colpiti dal fuso orario, andiamo a fare colazione da Ana’s Café. Dopo una ricca colazione ci avviamo verso Downtown e, scendendo da Pioneer Square, arriviamo allo splendido Waterfront. Si tratta di un lungo percorso fronte mare ben tenuto, ricco di piante, fiori e con l’immancabile ruota panoramica. Lo percorriamo in lungo e in largo concedendoci un po’ di relax in una bella piazzetta; adesso Seattle ci appare in tutto il suo splendore. Ci avviamo verso il celebre Pike Place Market, non prima di esserci soffermati al Gum Wall, letteralmente una lunga parete rivestita di chewing-gum appiccicati dai passanti (fa un po’ ribrezzo). Il mercato è invece carino e assistiamo anche al famoso lancio del pesce. Dopo aver assaggiato un’ottima zuppa di pesce, nel pomeriggio ci avviamo alla vicina Bainbridge Island con mezz’ora di traghetto. Qui, dopo una passeggiata tra belle case e giardini, ci fermiamo a fare merenda a base di tortillas e birra.

Rientrando verso Seattle ammiriamo dal traghetto lo splendido skyline. Facciamo poi ritorno a casa dove gustiamo un’ottima arista alle mele cucinata da Lorenzo. Cotti, andiamo a letto.

Giorno 3 – Seattle

Anche stamani ci svegliamo presto e, dopo una ricca colazione, ci avviamo con la monorotaia alla zona dello Space Needle (un mito per i fan di Grey’s Anatomy). Il Seattle Center è un parco edificato nel 1962 in occasione dell’Esposizione Universale che annovera numerosi musei oltre all’iconica torre. Qui le nostre strade temporaneamente si dividono: mentre quasi tutto il gruppo visita il Museum of Pop Culture, io e mia moglie visitiamo il Chihuly Garden and Glass, un museo che espone sculture creative e colorate in vetro soffiato dell’artista Chihuly, molte esposte in otto sale e altre all’aperto in un giardino lussureggiante. Tutto molto bello.

Dopo pranzo andiamo al Gas Works Park, ma un po’ il caldo e un po’ la stanchezza non ci lasciano grandi emozioni. In serata, dopo una rapida cena, saliamo allo Sky View Observatory (72° piano), dove assistiamo al tramonto su Seattle e all’accendersi delle luci dei grattacieli: nonostante il cielo non sia proprio terso, è un bellissimo spettacolo.

Giorno 4 – Seattle e Vancouver

Ci lasciamo alle spalle Seattle (che ci è piaciuta molto) e con il treno ci dirigiamo verso Vancouver. Diciamo che il viaggio in treno non regala grandi emozioni, a differenza di quanto ci aspettavamo, e l’organizzazione delle ferrovie americane lascia a desiderare. Il primo impatto con Vancouver è devastante: finiamo infatti in una zona (Main Street) attigua al centro e popolata da un esercito di disgraziati piegati da fentanyl e crack. Vicino a questa zona depressa si trova Gastown, la parte più antica della città, la cui attrazione principale è rappresentata dall’orologio a vapore (Steam Clock). Passato il primo impatto, scopriamo invece una splendida città fatta di moderni grattacieli, ma anche di tanti parchi pubblici ed una moderna zona portuale (Canada Place) da cui partono le navi da crociera.

C’è tempo anche per una partita di basket padri contro figli in uno dei numerosi playground della città: perdiamo, ma con onore. È tempo di rientrare in appartamento usufruendo di Uber, che useremo spesso in questa città. Dopo cena, torneino di briscola e a nanna!

Giorno 5 – Vancouver

Oggi è il compleanno di Chiara e la sorpresa di festeggiarlo in pasticceria riesce a metà. La pasticceria in questione è la Bisou Bakehouse, dove veniamo accolti e festeggiati in maniera eccellente. Dopo la ricca e buona colazione noleggiamo delle bici per percorrere il perimetro dello splendido Stanley Park, un enorme parco che si affaccia sul mare, in centro città. Il percorso è di circa 8 km, totalmente pianeggiante e regala bellissimi scorci sulla città, quindi lo consiglio assolutamente. Durante il percorso i ragazzi trovano il tempo di giocare nuovamente a basket.

Oggi è una giornata intensa: dopo un ottimo pranzo al Miraa’s Restaurant ci fermiamo alla English Bay Beach, una bella spiaggia affacciata sull’oceano ricca di campi da beach volley, dove i genitori vengono nuovamente sfidati dai figli in una partita a pallavolo. Temperatura ideale, cielo terso, bella spiaggia e splendidi grattacieli fanno dire a Lorenzo che sembra di essere a Miami.

Prendiamo un mini traghetto (15 posti) e in due minuti attraversiamo la sponda per ritrovarci a Granville Island, sede dell’omonimo mercato dove acquistiamo del salmone ed altri prodotti per la cena, tra cui alcuni dolcetti con cui festeggiamo nuovamente Chiara in serata.

Giorno 6 – Vancouver, Vancouver Island e Vancouver

Dopo aver ritirato l’auto noleggiata, ci rechiamo all’imbarco del traghetto che ci porterà a Vancouver Island. Impieghiamo circa un’ora e mezzo per attraccare a Swartz Bay. Andiamo alla scoperta dei meravigliosi Butchart Gardens, caratterizzati da un’esplosione di colori delle più svariate specie di piante e fiori. Il giardino è suddiviso in numerosi settori, tra cui un’intera parte dedicata al Giardino Giapponese. Ci sarebbero voluti più giorni a disposizione per visitare l’intera Vancouver Island, ma il tempo purtroppo stringe.

Nel viaggio di ritorno crolliamo addormentati sul traghetto e, una volta scesi, ceniamo all’ottimo Britannia Brewing Ladner. Una volta arrivati a casa vediamo passeggiare tranquillamente due coyote.

Giorno 7 – Vancouver e Hope

Oggi è una giornata di trasferimento verso Kamloops (o così doveva essere); prima, però, ci fermiamo a Lynn Creek, sede dell’omonimo canyon con ponte sospeso. Con grande sorpresa facciamo il primo incontro con un orso nero: stiamo infatti camminando lungo una passerella di legno quando udiamo «there’s a bear!» seguito da «don’t run!» e vediamo passeggiare tranquillamente l’orso, assolutamente indifferente alla presenza umana. Una forte emozione.

Ripartiamo poi verso Hope, dove pranziamo e facciamo il punto della situazione. Giungono infatti pessime notizie dal fronte incendi, che interessano anche la zona vicino a Kamloops, la quale risulta avvolta da una coltre di fumo. La piaga degli incendi colpisce in maniera drammatica l’intero Canada (come vedremo anche nei giorni successivi) e la causa principale sembra sia innescata da fulmini a cui non segue la pioggia.

Alla fine decidiamo di dormire a Hope, che scopriamo poi essere la località dove è stato girato il film Rambo: in suo onore sorgono varie statue di legno nella cittadina. Dopo aver cenato al Rolly’s Restaurant, rientriamo in motel e andiamo a dormire.

Giorno 8 – Hope e Hinton

Ci svegliamo all’alba e torniamo al Rolly’s Restaurant per colazione, dove ci serve una signora attempata tra lo stanco e lo stranito che, perfettamente imitata da Paolo, ripete: «Anymore coffee?» e «Where are you going folks?».

Ripartiamo in direzione Hinton e lungo l’autostrada siamo effettivamente avvolti dall’acro odore del fumo degli incendi; anche il cielo è completamente oscurato. Dopo una pausa pranzo a Valemount, in serata arriviamo ad Hinton dove ci accoglie una bellissima casa.

Ci fermiamo a fare la spesa al supermercato; per quanto riguarda birre e alcolici, vengono venduti nei liquor shop all’esterno dei supermarket, caratteristica comune a tutto il Canada occidentale. La cena di stasera prevede una grigliata mista preparata con il sostanziale aiuto del giovane Dario. Il risultato è ottimo: ce ne fosse stata di più, sarebbe stato ancora meglio.

Dopo cena partono accese sfide a biliardino, a cui segue la proiezione del film Un weekend da bamboccioni, dove Adele, Giulio e Dario “iniziano” Alessandro alla saga.

Giorno 9 – Hinton, Maligne Lake e Miette Hot Springs

La giornata di oggi inizia sotto una leggera pioggia che rende il paesaggio più grigio di quanto già non lo sia: gran parte del territorio attorno a Jasper porta infatti le cicatrici di un devastante incendio avvenuto nel 2024.

Prima tappa Medicine Lake che, sotto un timido raggio di sole, sembra piuttosto bello. Ma il lago per cui siamo venuti oggi è il Maligne Lake: il bacino sarebbe anche bello, ma il cielo grigio e la leggera pioggia non gli rendono onore.

Dopo un breve percorso a piedi e un rapido pranzo, passiamo una parte del pomeriggio alle Miette Hot Springs, piscine termali perfette per un meritato relax. Per cena si replica la grigliata aumentando le dosi (con sottofondo musicale dei Dire Straits), ma risultano ancora insufficienti!

Giorno 10 – Hinton e Canmore

Oggi ci aspetta la splendida Icefields Parkway, che ci porterà a Banff ed è classificata come una delle strade più belle del mondo. Prima tappa le Athabasca Falls, cascate di un colore grigio/azzurro le cui acque finiscono addirittura nell’Oceano Artico.

Dopo aver pranzato al ristorante del Columbia Icefield Centre, prendiamo il sentiero che ci conduce all’Athabasca Glacier, un percorso che ci porta fino al lago generato dallo scioglimento del ghiacciaio stesso. Il panorama è decisamente mozzafiato, anche se purtroppo è evidente l’arretramento del ghiacciaio nel corso degli anni.

Dopo le foto di rito ripartiamo e percorriamo questa splendida strada che regala visioni spettacolari. Arriviamo quindi al Peyto Lake, un lago di un azzurro tale da sembrare finto. Ultima tappa il Bow Lake: anche questo lago regala splendidi colori, ma purtroppo il tempo è tiranno e dobbiamo accelerare per arrivare a Canmore.

Canmore si presenta come una ricca cittadina di montagna in rapida crescita; numerosi sono infatti i cantieri aperti per la costruzione di nuovi residence. Un compagno di viaggio si accorge di aver lasciato lo zaino ad Hinton e il giorno successivo dovrà farsi 9 ore di auto tra andata e ritorno per andare a riprenderlo. L’appartamento, seppur molto bello e nuovo di zecca, non è adatto ad ospitare 10 persone: un po’ sconfortati, dopo la spesa ceniamo e andiamo a dormire.

Giorno 11 – Canmore, Johnston Canyon e Banff

Oggi ci svegliamo più tardi e, sotto una leggera pioggia, andiamo a visitare il Johnston Canyon, dove perdiamo mezz’ora a cercare un posto auto. Il percorso lungo il canyon, abitato da tanti scoiattoli, è interessante anche se piuttosto affollato.

A pranzo ci spostiamo a Banff, una cittadina che sembra ancor più bella di Canmore, anche se la pioggia non ci permette di apprezzarla come dovuto. Si tratta di un paese ad alta vocazione turistica: conta infatti 8.000 abitanti ma accoglie 4.000.000 di turisti l’anno, concentrati in particolare nel periodo invernale visto il vicino comprensorio sciistico.

Dopo una rapida sosta al Lake Minnewanka torniamo a casa. Dopo un’ottima cena a base di salmone assistiamo a un simpatico siparietto sul funzionamento dell’asciugatrice tra Chiara e Ilaria.

Giorno 12 – Canmore, Lake Louise e Moraine Lake

Sveglia alle 5:30! Dopo una rapida colazione da Starbucks ci dirigiamo al Park and Ride nei pressi di Lake Louise. Alle 7:30 abbiamo infatti la navetta (prenotata il 15 aprile) che ci porterà al lago.

Arriviamo con il cielo grigio e un po’ di nebbia, ma il Lake Louise appare davvero affascinante, di un colore tra l’azzurro e il grigio sul quale sembra sia stato cosparso del talco. Dopo le foto di rito ci incamminiamo sul sentiero che porta alla Lake Agnes Tea House: è un bel percorso in pendenza che arriva al Lake Agnes, dove sorge l’omonima casa del tè. Il lago è avvolto dalla nebbia, mentre per la struttura c’è una coda interminabile.

Dopo un rapido spuntino torniamo a Lake Louise che adesso, complice la presenza del sole, è di uno splendido colore azzurro. Prendiamo un panino al mastodontico ma elegante Fairmont Hotel e prendiamo la navetta per il Moraine Lake: se non avessimo prenotato la navetta non avremmo potuto visitarlo, visto che è l’unico modo per arrivarci. Lungo la strada incrociamo un orso nero.

Il Moraine Lake è a dir poco spettacolare, di un azzurro così intenso da abbacinare! Passiamo del tempo ipnotizzati ad osservarlo e a scattare foto; numerose sono le canoe che lo navigano. Purtroppo, per questioni di tempo, non abbiamo potuto noleggiarne una. Sono due bellissimi laghi che ci rimarranno nel cuore: adesso è tempo di tornare alla base. Ceniamo ottimamente al ristorante Blake.

Giorno 13 – Canmore e Calgary

È tempo di lasciare l’appartamento e dirigerci a Calgary. Per noi è l’ultimo giorno, mentre i nostri compagni di viaggio si tratterranno un giorno in più. Arriviamo a Calgary nel pieno svolgimento del Carifest, il carnevale caraibico che si snoda lungo le strade principali di Downtown. Purtroppo c’è tempo solamente per un rapido pranzo: dalle prime impressioni sembra che Calgary sia un’altra città che valga la pena visitare, ma adesso è tempo di recarsi all’aeroporto.

Giorno 14 – Rientro a Firenze

Dopo un lungo viaggio atterriamo a Firenze.


Pinza
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