6700 chilometri on the road: ecco il percorso più lungo e iconico per scoprire il paese degli aceri

Canada e la sua natura
Scritto da: Laura Degan
6700 chilometri on the road: ecco il percorso più lungo e iconico per scoprire il paese degli aceri

Con i suoi quasi 10 milioni di chilometri quadrati, il Canada è il secondo paese più grande al mondo. L’Italia, in confronto, è “appena” 310mila chilometri quadrati. Immaginate le proporzioni? Visitarla tutta in un solo viaggio sarebbe impossibile. Ma in questi 6700 chilometri il Canada Orientale appare in tutta la sua molteplicità, cultura, lingue e scenari diversi. Tutti da ammirare a occhi (e cuore) spalancati.

Diario di viaggio in Canada

Giorni 1-3: Toronto

Facciamo tre notti a Toronto all’Holliday Inn Downtown, ottima posizione. Toronto è enorme ma con due buoni paia di piedi si possono girare i punti più importanti tranquillamente a piedi, sono abbastanza vicini tra loro.

Non dico dove siamo andati e cosa abbiamo visto, sono nozioni che si trovano in qualsiasi guida, dirò quanto è varia Toronto. Piena di giovani è elegante, vivace, trasandata e coccola allo stesso tempo.

Ci sono i quartieri di super lusso sia sul lungomare che appena dietro l’interessante e movimentata area dell’Università, quest’ultima da non perdere, bookshop compreso. Ci sono bellissime attrazione una tra tutte la CN Tower. Nonostante non abbia una sua vera identità, Toronto è simile a tante altre metropoli americane, vale la pena  visitarla, a modo suo lascia il segno e a noi è piaciuta.

Giorno 4: Niagara on the Lake

Con calma lasciamo Toronto prendendo un Uber, parlando con l’autista iraniano scopriamo che ha alloggiato in uno degli Hotel di fronte alla stazione di Mestre nel corso di una vacanza in Italia e ci racconta che ha obliterato un sacco di biglietti dei mezzi perché non sapeva che hanno una durata di novante minuti, che ridere! Prendiamo la nostra Ford Escape nera e ci mettiamo in viaggio in direzione delle Cascate del Niagara.

Devo dire che dopo essere stati in Islanda, in mezzo a paesaggi lunari e quasi sempre soli per strada, ritrovarsi in una strada a tre corsie, in mezzo a una periferia di Toronto piuttosto caotica da un pochino sui nervi. Appena possibile dopo Burlington cerchiamo di toglierci dalla QEW (Queen Elisabeth Way) imboccando la strada n. 8 che poi diventa la 81 fino a St. Catharines, ottima scelta.

In questo tratto di strada segnalata da un cartello come Fruitland ci sono frutteti e vigneti fino al lago Ontario, sulla destra sempre campi coltivati e la foresta. Si susseguono tante Winery dove poter degustare i prodotti del luogo.

Il lusso si spreca, le ville lungo la strada sono bellissime, alcune in stile moderno altra mantengono il sapore antico ma lasciano tutte a bocca aperta, si fatica a decidere quali guardare perché c’è ne sono in entrambi i lati delle strada, quelle a destra hanno il vialetto  di ingresso in salita e un po’ rialzate svettano magnifiche.

Il tratto più bello è quello prima e dopo Grismby, proprio qui decidiamo di fare una pausa allo Station 1 un caffè molto carino e accogliente. Proseguiamo con molta calma verso St. Catharines e poi verso Niagara on the Lake, una cittadina che si affaccia sul lago. Pernottiamo al Canterbury Inn, molto grazioso e curato. Questa cittadina è molto graziosa, anche qui case stupende con giardini curatissimi e pieni di fiori. Quest’ultima è una costante, già a Toronto abbiamo osservato una cura estrema delle aiuole e dei vasi di fiori con composizioni davvero belle. Qui pare facciano a gara a chi a ha il giardino più bello e curato.

Gironzoliamo scattando qualche foto fino ad arrivare nella main street dove troviamo negozi, ristoranti , caffè in edifici storici. La clientela è prevalentemente di turisti di una certa età, l’atmosfera è ancora tranquilla in attesa della folla estiva. Non manca un grande campo da golf, ne abbiamo visto tanti. Niagara on the Lake merita assolutamente una visita.

Giorno 5: Cascate del Niagara

Oggi finalmente vedremo le famose Cascate del Niagara, da Niagara on the Lake prendiamo la strada che porta a sud e in poco tempo arriviamo a Niagara. Città piuttosto trasandata con tratti davvero kitsch da parco giochi. Parcheggiamo e ci dirigiamo verso il lungo fiume.  Presto son visibili le cascate in tutto il loro splendore, la loro potenza, la loro grandezza.

Mentre ci avviciniamo le goccioline vaporizzate delle cascate ci bagnano e danno un po’ di sollievo dal caldo umido di oggi. Oltre il fiume c’è la sponda americana delle cascate ma si ha l’impressione che dalla parte canadese la vista sia più bella. Più ci si avvicina al punto dove l’acqua si getta giù e più la grandezza e la forza delle cascate si fanno imponenti quasi da far girar la testa.

Mentre cammino incrocio una coppia di signori che parlano in veneto, li ho subito fermati vista la familiarità della lingua e scopro che sono di Chirignago, ma la cosa più assurda è che abitano proprio sopra l’appartamento del fratello di Giancarlo, loro sono venuti a trovare il figlio, con moglie e bimbo, che vivono e lavorano a a Toronto.

Come è piccolo il mondo! La meta successiva non è molto chiara perciò torniamo verso Hamilton prendendo strade anonime e mezzo ai campi quando sarebbe stato meglio ripercorrere la 81 come all’andata. Pazienza, ci fermiamo per la notte al Maryhill Inn, situato nell’omonima cittadina. Questa volta non siamo capitati bene, casa storica del 1853 abbastanza trascurata e polverosa, pazienza. 

6 giugno: St. Jacobs e le abitudini dei Mennoniti

Scendiamo per colazione ma non troviamo, come al solito, un’area allestita con possibilità di scegliere cosa mangiare, la proprietaria è in cucina pronta a preparaci le sue specialità, o mio dio!

Come temevo eccola arrivare con due piatti di frittata e bacon, noi non amiamo il salato alla mattina e neanche pietanze di questo genere, ma non abbiamo scelta, io inizio a mangiare la mia frittata mentre Giancarlo è nel panico. Fortunatamente la signora ha un tenerissimo cagnolino bianco, propongo a Giancarlo di liberarsi del bacon dandolo al cagnolino e così fa, ma la signora esce dalla cucina chiedendogli se non gli piace la colazione, allora ci viene il sospetto che ci osserva dalla telecamera, che figuraccia!

Direzione in ordine St. Jacobs, Elmira, Elora, Fergus. Poco prima di raggiungere St. Jacobs incontriamo il famoso e omonimo Market. La sosta vale il viaggio, questo è il mercato dove i mennoniti vendono la propria merce. C’è di tutto, frutta, verdura, piante, vestiti, artigianato interessantissimo e banchetti di cibo di tutti i tipi, la coda più lunga ce l’ha il banco dove vendono le mele fritte. Bello vedere le donne della comunità mennonita che vendono o fanno acquisti nei loro abiti tradizionali con ampie cuffie le donne e il cappello di paglia gli uomini. Loro, come mezzo di trasporto, usano le carrozze e ne vediamo alcune girare. Vivono tutti nei dintorni.

Il piccolo centro di St. Jacobs è graziosissimo, ha mantenuto la sua identità ed è piacevole fare una passeggiata. Altrettanto carine sono le cittadine che si incontrano sulla strada salendo verso nord, Elmira, Elora, Fergus.  Proseguiamo verso Barrie e poi Orillia passando per Orangville.

Cerchiamo di scegliere le strade secondarie immerse nel verde e nei campi coltivati cercando di evitare le strade più trafficate.  La splendida giornata di sole con le nuvolette sospese morbide nel cielo rendono questo percorso davvero rilassante. Pernottiamo in un Days Inn & Suite by Wyndham Lindsay lungo la strada, abbiamo scelto una catena perché l’ultimo Inn ci ha davvero delusi nonostante avesse una buona valutazione, mentre in genere le catene di Hotel mantengono sempre un buono standard di pulizia e grandezza delle camere.

7 giorno: Peterborough e Belleville

Lungo la strada 7, incrociamo Omemee e poco prima dell’incrocio Giancarlo nota un murales con il nome di Neil Young. Si stupisce che ci sia questo murales dedicato al famoso musicista, allora sempre continuando a correre mi fa ascoltare qualche suo pezzo dalla sua playlist. Io nel frattempo cerco notizie su di lui e scopre che è vissuto proprio ad Omemee nei suoi anni giovanili e il paese gli ha dedicato il murales. 

Dietrofront, non si può perdere l’occasione di scattare una foto al murales tra l’altro anche molto bello. Proseguiamo, spesa da Walmart, piccolo appunto le ciliegie sono buonissime e fanno parte del menù del pranzo insieme a carotine e crackers, non si può perdere tempo durante la giornata per fermarsi a mangiare, ci concediamo giusto un cappuccino a metà pomeriggio.

Arriviamo a Peterborough e cerchiamo parcheggio. Ci incasiniamo con il pagamento del parcheggio perché non si può utilizzare la carta, monete non ne abbiamo,  Qrcode neanche l’ombra, bisogna collegarsi hotspot. Facciamo un giro in macchina per il centro e ce ne andiamo via in direzione sud verso Brighton per poi percorrere la strada 2 ed evitare la 401 più anonima e trafficata. 

A Belleville deviamo a sud per andare a prendere la 33 che corre all’interno del Prince Edward County, meta ambita dagli abitanti di Toronto per un’evasione rilassante. Il tratto più bello è un po’ prima di Picton fino a Kingston. A Picton bisogna prendere un traghetto, gratuito, per passare dall’altra parte e proseguire. È una bella pausa rilassante.

Con calma arriviamo a Kingston che ha un bel centro, con begli edifici in pietra calcarea, un downtown pieno di caffè e negozietti invitanti ma è anche molto turistica. Queste città ormai si sono sviluppate talmente tanto che prima di arrivare alla zona più di interesse turistico si passa attraverso un’ampia periferia a volte anonima con palazzoni e cantieri vari. 

Finora solo in alcune aree e perché cerchiamo sempre di evitare i collegamenti più veloci abbiamo percorso tratti di strada immersi nel verde e campi coltivati con belle residenze. Per il resto questa parte dell’Ontario è davvero molto popolata, d’altronde in Ontario vive il 40% della popolazione del Canada! Dopo un giro per la città di Kingston prendiamo la 12 nord, ma è troppo tardi per riuscire a raggiungere Ottawa, la capitale, cosi ci fermiamo per strada nel Best Western di Smith Falls.

Giorno 8: Ottawa

Proseguiamo sempre sulla 15 direzione Ottawa, la capitale del Canada. Per strada cerchiamo una sistemazione in modo da arrivare in centro con le idee chiare.

Pernottiamo al ReStays Luxury Boutique Hotel, è proprio in centro vicino al palazzo del parlamento, con parcheggio interrato, comodissimo, inoltre il gentile ragazzo della reception ci ha regalato un upgrade e abbiamo avuto una bellissima suite con cucina e bottiglia di prosecco, wow. A gran sorpresa, aprendo l’anta dell’armadio ho visto lavatrice e asciugatrice, ho lavato tutto quello che avevamo usato finora.

Ottawa è proprio bella, il palazzo del parlamento e tutti gli edifici attorno sono belli e imponenti, ricchi di guglie e stupendi tetti in lamine di ferro. Visitiamo velocemente il ByWard Market e il centro commerciale adiacente. Oggi pomeriggio piove perciò c’è ne ritorniamo nella nostra bella camera.

Giorno 9: Chemin de Roi

Colazione e partenza. Oggi solo strada, abbiamo deciso di saltare Montreal e lasciarla per gli ultimi giorni perciò il nostro obiettivo è la strada 138 detta anche “Chemin de Roi”.

La prendiamo a ovest di Montréal perciò la attraversiamo per un piccolo tratto e poi proseguiamo in direzione Trois Rivieres. Più ci si allontana e più questa diventa una strada tranquilla e rilassante da percorrere. Attraversiamo dei bei paesi come Berthierville e Louiseville.

È pomeriggio e dobbiamo prenotare, ci fermiamo in un parcheggio e cerchiamo una sistemazione a Trois Rivieres, troviamo Le Suites de Laviolette, carino e sempre con angolo cottura.

Giorno 10: Parc National de la Mauricie

Oggi si va a caccia di animali, ci dirigiamo a nord per visitare il Parc National de la Mauricie. Arriviamo al centro visitatori percorrendo una bella strada appena fuori dalla 155. Questo parco è gestito molto bene, all’americana.

Il ranger che ci fa il biglietto d’ingresso è molto gentile e ci da informazioni utili per il nostro giro. Dentro al parco c’è un’unica strada di 61 km a doppio senso, la fine si trova a St. Mathieu du Parc. La percorriamo lentamente guardando con molta attenzione se salta fuori qualche animale.  Nel frattempo facciamo le varie tappe segnate nella piantina dove si possono ammirare bellissimi scorci e panorami sui laghi. Riusciamo a vedere molto bene un orso, una volpe, un cervo e un castoro. Purtroppo, nonostante i molto cartelli lungo il percorso che segnalano la presenza di alci, non ne vediamo neanche una, che pretese! Non ci arrendiamo così, invece di uscire dal parco, decidiamo di ripercorrerlo in senso contrario, perciò altri 61 km ma non siamo stati fortunati, niente alce.

Torniamo a Trois Rivieres per visitare l’anfiteatro Cogeco. È una struttura molto moderna e grande, all’interno di un quartiere residenziale ancora in costruzione. Dal tabellone pubblicitario vediamo che ci sono spettacoli di grande importanza. Capitiamo proprio il giorno delle lauree. L’anfiteatro è completamente occupato da questo evento. Arriviamo quando è già finito tutto e fuori sul prato, che arriva fino al fiume, è pieno di ragazzi con la mantella e il cappello tipico delle lauree a fare le foto. C’è tantissima gente di colore e anche i ragazzi che festeggiano la laurea sono di colore. Bella atmosfera, con tutti questi ragazzi e i vestiti coloratissimi che indossato amici e parenti.

Le nuove palazzine che stanno costruendo e quelle già abitate hanno uno stile molto lineare e moderno, dalle terrazze ampie e dai colori grigio, nero con qualche inserto marrone e terrazze in vetro, ci piace molto osservarle, lo stile è molto simile a quello dei paesi nordici. Il tratto della 138 da qui in poi è uno spettacolo continuo. Si incontrano piccoli agglomerati di case molto pregiate. Si alternano case restaurate rispettando lo stile originario perciò con il tetto a lastre di lamiera color argento, portici stupendi e sedie a dondolo, fiori ovunque e ville completamente di nuova costruzione squadrate, con ampie vetrate che danno sul fiume e dependance da urlo.

Corriamo piano perché non ce ne vogliamo perdere neanche una, sono stupende le case e curatissimi gli ampi giardini dal prato verde smeraldo. Attraversiamo la bella Champlain, Donnacona, Neuville con la luce del sole ormai basso che dona una luce speciale al verde dei campi coltivati, al cielo carico di nuvole e all’acqua del fiume, un on the Road davvero soddisfacente. Facendo due volte il percorso del parco abbiamo fatto un po’ tardi, così arriviamo alle porte di Québec verso le 21 sotto un fastidioso acquazzone.

Pernottiamo per due notti all’Hotel and Suite Le Dauphin.

Giorno 11: Québec City

Come prima tappa raggiungiamo il quartiere di Wandake 20 minuti a nord di Québec City, questo ora è un quartiere residenziale ma in origine era la riserva degli Uroni. Lo si nota dai nomi delle vie scritti in lingua Wandak. Raggiungiamo il sito di interesse storico che è il bel museo con annesso il villaggio originale ricostruito. Sfortunatamente lunedì e martedì il museo è chiuso, ma riusciamo comunque a vedere qualcosa nei dintorni.

Torniamo a Québec e parcheggiamo appena fuori dalle mura in Rue Saint Paul, molto comodo. Ci inoltriamo all’interno dell’area murata ed in effetti le aspettative vengono subito soddisfatte. Bella atmosfera, edifici in pietra, tutto ben restaurato, bellissimo l’Hotel Château Frontenac nel punto più rialzato della collina. Québec la si visita tranquillamente a piedi, uscendo dalle mura si trova l’imponente parlamento, sede dell’assemblea legislativa regionale.

Nel pomeriggio stanchi di camminare e soddisfatti della nostra visita ci avanzano ancora un paio di ore utili, così visto che Île d’Orleans è piuttosto vicina decidiamo di andare a fare tutto il giro dell’isola percorrendo la strada 368 in senso orario dato che ci avviciniamo al tramonto e il sole ci illumina la strada da dietro. Dopo le prime cittadine rimaniamo praticamente soli per strada e ci godiamo il panorama. Fattorie, vigneti, belle case, praticante tutte originali restaurate in modo eccellente tranne la Maison Drouin che è del 1730 e non è mai stata restaurata, non ha acqua né corrente elettrica.

Attraversiamo villaggi molto caratteristici e alcuni direi fiabeschi. Molte sono le case in vendita o abbandonate. Torniamo al nostro albergo soddisfatti di questa bella e intensa giornata.

Giorno 12: Tadoussac

Saltiamo il tratto della 138 che attraversa Québec, la sera prima abbiamo visto che c’è un semaforo dietro l’altro e tanti cantieri che costringono a deviazioni, perciò imbocchiamo la 40 e riprendiamo la 138 dopo Île d’Orleans.

Per strada ammiriamo la Saint Anne de Beauprè con la sua spettacolare cattedrale meta di importanti pellegrinaggi e altre cittadine come Malbaie, infine ci fermiamo a Tadoussac nel Motel Chantmartin subito dopo l’attraversamento della baia in traghetto.

Messe giù le valigie andiamo nel piccolissimo centro di Tadoussac, fermiamo l’auto proprio nel piazzale di fronte alla baia e rimaniamo a osservare questo bel quadretto nella speranza di vedere beluga, balenottere o balene, niente.

Ce ne stiamo per venire via quando una ragazza del posto ci dice “guardate c è un beluga” noi sgraniamo gli occhi nella speranza di vederlo ma niente da fare.  Scattiamo qualche foto a scorci idilliaci,al bell’Hotel Tadoussac e alla chiesetta di legno più antica del nord d’Europa e soddisfatti andiamo a mangiare in un Pub dietro alla Brasseirie dove c’è anche musica dal vivo.

Giorno 13: entroterra del Québec

Da qui in poi inizia un Québec davvero selvaggio, a parte qualche minuscolo centro abitato si corre attraverso foreste, possenti rocce, vedute sul fiume St. Lawrence, insenature, piccole baie disseminate di rocce nell’ acqua, fitti boschi in parte distrutti da incendi di anni passati che pian piano si rigenerano. Questo tratto di strada è anche chiamato “Route des de le balen” infatti dalla Baie de Saint Chaterine in giù verso l’Oceano il fiume è ricco di beluga , balenotteri, balene che vengono in questa zona dove acque dolci e salate si mescolano e creano il krill di cui questi cetacei sono ghiotti.

Ieri sera siamo riusciti a vedere una balenottera all’interno della baia ma la cosa più carina è stata che eravamo comodamente seduti al pub guardando attraverso le ampie vetrate, questa mattina invece abbiamo scovato un posto molto autentico da dove partono le gite per Whale Watching esattamente alla fine di una strada dove c’è il Museo Archeo Topo e il bar con un ricchissimo shop di manufatti indiani chiamato Caffè Ti Louis. Anche qui comodamente seduti abbiamo avvistato un’altra balenottera. Il Caffè mette a disposizione binocoli e cannocchiali alla clientela.

Raggiunto Baie Comeau decidiamo di fermarci a fare la spesa di frutta e verdura al Maxi prima di prendere il traghetto che ci porterà dall’altra parte del fiume esattamente a Matane. Arriviamo al terminal del traghetto e ci mettiamo in coda, l’operatore ci chiede se abbiamo prenotato ma no non lo abbiamo fatto. Onestamente non ci eravamo minimamente preoccupati di sapere a che ora partisse il traghetto, quanto tempo ci avrebbe messo per l’attraversata ma soprattutto se si dovesse prenotare. L’operatore ci fa posizionare la macchina nella fila di coloro che non hanno prenotato dicendoci però che il traghetto è sold-out e non è garantito il posto. Ora, per rendere l’idea, per raggiungere Matane ci sono due possibilità, la prima è prendere il traghetto e in due ore e mezza arrivare a Matane, la seconda ritornare a Québec, passare il ponte che porta nella riva opposta e risalirla fino a Matane, tutto questo richiede almeno dieci, undici ore! Il problema più grosso è che abbiamo già prenotato un Motel a Matane senza possibilità di cancellazione.

Ops, sono le 15:30 e il prossimo traghetto parte alle 17:30 ed è l’ultimo della giornata. Decidiamo di aspettare, chiedo all’operatore se c’è una chance di riuscire a salire, lui guardando quanti mezzi ci sono prima di noi senza prenotazione mi da una lieve speranza. Alle 16:45 inizia la fase di imbarco, nel frattempo il piazzale si è riempito di macchie, camper giganti, camion, pick up, mezzi con al traino di tutto e che occupano molto spazio, vengono tutti minuziosamente misurati con il metro dal personale addetto e a vedere tutti questi mezzi ingombranti inizio a perdere le speranze. Ma ecco che la nostra fila si muove, poi ci fermano per far imbarcare altri mezzi e poi con enorme sollievo da parte mia finalmente ci fanno cenno di procedere, siamo dentro e la tensione inizia a diradarsi.

In effetti il traghetto è strapieno, alla fine hanno fatto imbarcare tutti anche quelli dietro di noi senza prenotazione, hanno parcheggiato le auto anche sulla rampa. Ora ci godiamo l’attraversata, seduti sulle poltroncine e guardando se dall’acqua vediamo spuntare qualche pinna. Il nostro Hotel è appena fuori dal traghetto, è l’Hotel-Motel Belle Plage molto bello e ampia la stanza con la terrazza vista fiume peccato che pioviggina.

Giorno 14: Matane – Gaspé

In Hotel non abbiamo la colazione, così andiamo nel piccolo centro di Matane e capitiamo da Miss Caffè, ottima scelta sia per i dolci homemade sia per la simpatia e gentilezza della proprietaria, chiacchieriamo un po’ in relax e poi partenza.

La strada 132 fa tutto il giro della penisola della Gaspesie perciò proseguiamo godendoci il paesaggio, il fiume a sinistra che scorre imponente, e i piccoli paesini sulla destra, sono piccole comunità, con artisti che espongono le loro opere.

Piccola sosta a Cap-Chat e a Sainte-Anne-de-Monts e così via fino alla meta finale della giornata che è Gaspé. Più si avanza e si abbandonano le zone più popolate più la natura si riprende il suo spazio, ci sono scorci e percorsi davvero belli che sfiorano il fiume in alcuni punti o vanno un po’ più nell’entroterra, il cielo un po’ nuvoloso dona un’atmosfera più di luogo sperduto.

Per strada ci sono cartelli che avvisano caduta sassi a destra e onde alte a sinistra, non oso immaginare com’è da queste parti in altri periodi dell’anno! Per strada due volpi sul ciglio della strada ci hanno sorpreso. A Gaspé abbiamo pernottato all’Hotel Baker vista città, in realtà era vista parcheggio, comunque bella camera.

Giorno 15: Gaspé e Forillon National Park

Anche stamattina non abbiamo la colazione compresa così facciamo i bagagli e cerchiamo un posto. Proprio vicino all’Hotel c’è il Caffè degli Artisti, un bel edificio di legno. Entriamo ed è pieno di opere d’arte, tavolini e sedie comprese, un ambiente molto accogliente. La colazione ci stupisce, un muffin gigante homemade pera e cioccolato, buonissimo, accompagnato da delle fettine di frutta, ma il cappuccino era unico, piattino con tovagliolo e dalla tazza la schiuma densa strasborda fino al piattino, una spolverata di cacao ed ecco fatta l’opera d’arte, consigliatissimo.

Il pomeriggio arrivando a Gaspé abbiamo visto le indicazioni per il Forillon National Park così facciamo pochi chilometri per ritornare all’entrata nord del parco. Facciamo il biglietto, $6,50 a testa e iniziamo a percorrerlo, in realtà c’è una strada piuttosto corta che porta ad un parcheggio e da questo poi si continua a piedi per i vari trail. Noi scegliamo di scendere la scalinata di legno che porta giù sulla spiaggetta. Le conformazioni delle rocce sono davvero originali, sono vari strati di roccia di colori diversi che sono posizionati in obliquo creando effetti davvero fotogenici.

Riprendiamo l’auto e ci rimettiamo sulla 132 direzione Gaspé per entrare all’accesso sud dello stesso parco, sono infatti queste due zone sono separate, anche qui percorriamo la strada in macchina ma il percorso è più lungo, anche queso porta ad un parcheggio dal quale parte un trail che porta proprio nella punta estrema della penisola della Gaspesie. Tutto questo a una velocità di 30 km orari, primo perché non si può correre più veloci e secondo sempre con la speranza di vedere un orso, un’alce, un cervo, invece niente, forse escono quando fa più buio e ci sono meno auto di passaggio.

Tornati sulla 132 ripassiamo per Gaspé e continuiamo il nostro percorso fino alla prossima meta che è Percè dove c’è il famoso monolite in mezzo all’acqua. Bel paesino, molto curato, verso il monte c’è il Geoparco ma noi preferiamo fare una passeggiata sul lungo fiume.  Percè è un po’ troppo turistica, cerchiamo di mangiare un pezzo di pizza ma non accettano la carta di credito così salutiamo e c’è ne andiamo. 

Risaliti in auto proseguiamo, da qui in poi il panorama è ancora più bello. Tappa di oggi è Carleton sur mer, ottima scelta, raggiungiamo il nostro Hotel Manoir Belle Plage, mettiamo giù le valigie e usciamo subito a fare una passeggiata sul lungo fiume, ormai il sole tramonta e la luce è bellissima.

Percorriamo la passerella ammirando il mare e le villette che si affacciano su esso, che relax. La camera è molto carina e pulita.

Giorno 16: New Brunswich

Oggi giornata stupenda, sole limpido e una piacevole brezza. All’altezza di Campbellton lasciamo la strada 132 e scendiamo verso la 11, a proposito non siamo più in Québec, con l’attraversata del ponte che porta a Campbellton siamo entrati in New Brunswich.

La strada è ampia e a due corsie ma ha qualcosa di speciale, spariscono le cittadine, solo natura e fitti boschi, gli enormi cartelli ai lati delle strade intimano a stare attenti perché è molto alto il rischio di trovare alci in mezzo alla strada, purtroppo è specificato di notte, noi comunque ci concentriamo a vedere se spuntano corna dai rami ma niente, figuriamoci. Però qualche cervo qua e là ci regala un po’ di soddisfazione. 

Oggi solo strada, spesso il New Brunswich è considerato uno stato di attraversata per raggiungere la Nova Scotia ma non è assolutamente da sottovalutare, proprio per questo suo lato molto selvaggio e autentico.

La strada 11 è anche detta strada dell’acadia e il simbolo che la identifica assomiglia ad una stella di mare in rosso su sfondo bianco. In tutte le case sventola la bandiera acadiana. In alcune cittadine è bello osservare le piccole installazioni artistiche probabilmente organizzate dalle donne del paese, per esempio in un paesino ci sono ovunque biciclette colorate con sul cestino una borsa con dentro un paio di ciabatte da spiaggia e qualche altro oggetto di mare, in un altro delle panchine di legno colorate con un cappello di paglia incollato sulla spalliera, molto pittoresco.

Giardini curatissimi, case da favola, insomma il nostro sguardo va a destra e sinistra per cercare di non farsi sfuggire qualcosa di carino da vedere e qua è tutto uno.

Fermata a Moncton al Wingate by Wyndham Dieppe, bell’hotel, camera molto spaziosa.

Giorno 17: Nova Scotia

Scendiamo per la strada 2 attraversando Sackville e Amherst, è proprio tra queste due cittadine che si passa il confine per la Nova Scotia e vale la pena fermarsi per fotografare il luogo che delimita il confine con un mulino e la scritta Nova Scotia. Qui imbocchiamo la strada 6 detta anche Sunshine road, che dire sempre bellissima, appena dopo New Glasgow imbocchiamo la 245 anche questa panoramica, si attraversano paesini di pescatori dove è possibile acquistare aragoste, oppure fermarsi ad ammirare un faro o a mangiare pesce fritto ad un baldacchino.

Ancora più bella è la strada 337 che prosegue da Malignat Cove fino ad arrivare ad Antigonish, dove ci fermiamo per la notte al Marittime Inn.

Questo tratto di strada è, a mio parere, ancora più bello, si sale e si scende ed è impressionante quanti alberi sradicati ci siano ai lati della strada, questo fa pensare che in alcuni momenti il vento è così forte che riesce a buttare giù anche alberi  molto alti e dalle grandi radici.

Giorno 18: Cabot Trail

Obiettivo di questa giornata è percorrere il Cabot Trail, la strada che corre lungo la costa all’interno del Cape Breton Highlands National Park. È un percorso molto lungo e noi partendo da Antagonish abbiamo aggiunto chilometri ulteriori, è meglio avvicinarsi un po’ di più per passare la notte.

Appena attraversato il ponte, unico accesso all’isola, prendiamo la strada 19, Ceilidh Trail. Si chiama così perché abitata da molti immigrati scozzesi, il violino diventa il protagonista e molti sono i posti dove si sentono le sue melodie, noi facciamo una tappa al Celtic Music Interpretative Centre. Si trova un museo sulla storia della popolazione, un ristorantino con musica scozzese dal vivo e un piccolo e graziosissimo shop con molti cd di musica scozzese e di violinisti.

Proseguiamo e troviamo il Glenora Distillery, entriamo a curiosare ed oltre al museo della distilleria si può partecipare ad un tour. Visitiamo lo shop dove oltre ad oggetti vari ci sono tre botti di whisky ogniuna di un annata diversa, quello del 1995 costa 250 dollari per quarto di litro, dev’essere spettacolare. Questa location ha anche un invitante ristorante e camere, molto suggestivo e curatissimo.

La strada 19 dopo poco diventa la 30 detta appunto Cabot Trail. Al Centro Visitatori di Cheticamp facciamo i biglietti e via. Che dire, non a caso è una delle strade più belle del Canada, viste stupende e tanti trail da fare, ma bisognerebbe passarci qualche giorno. Proseguendo si esce e si entra nella zona del parco attraversando piccoli paesi, la strada è un po’ accidentata in alcuni punti perciò bisogna stare molto attenti, oltre a stare attenti agli animali. Corriamo e corriamo e ci rendiamo conto che è un tragitto davvero impegnativo ma molto piacevole. Non c’è molto campo e in mezzo alla natura non riusciamo a prenotare online, perciò non ci rimane che continuare a correre per questa strada dove non c’è davvero nessuno.

Arriviamo finalmente a Baddeck ed entriamo da Tom’s pizza per collegarci con il wifi, prenotiamo al Telegraph House Motel proprio dall’altra parte della strada, location molto carina. Ovviamente approfittiamo per mangiarci una pizza e bere una buonissima birra locale. Mettiamo le valigie in camere e ce ne andiamo a fare una passeggiata sul lungo lago.

Che atmosfera rilassante, Baddeck è piccola e molto carina, sull’altra sponda c’è il faro in posizione davvero pittoresca. Ci voleva proprio questo momento di relax dopo un’intensa giornata di cose belle e tanti chilometri. Dormito davvero poco a causa di una falena o una cavalletta che era in camera, ha fatto un casino volando vicino alla tv e poi è sparita, ho provato a cercarla ma niente da fare, però per la paura che mi saltasse addosso di notte non ho dormito, d’altronde siamo immersi nella natura ed è del tutto normale che succeda una cosa del genere.

Giorno 19: Halifax

Abbiamo deciso di andare a visitare Halifax, la capitale della Nova Scotia. Per forza di cose bisogna riattraversare il ponte e percorrere la strada 104 fino a Truro e poi la 102 fino ad Halifax, i chilometri sono molti ed è meglio percorrere le strada più veloci. Le distanze sono davvero notevoli per raggiungere le grandi città, sono strade e due corsie per direzione, ma tutto attorno ci sono solo fitti boschi.

Arriviamo ad Halifax nel pomeriggio, raggiungiamo il Best Western Chocolate Lake, con il lago Chocolate proprio dietro all’hotel dove c’è chi fa il bagno o va in canoa. Messi giù i bagagli raggiungiamo il Downtown. All’inizio non si capisce che tipo di città sia, però dopo un po’ che si passeggia si inizia ad apprezzarla.

Ha un’ampia area verde in città dove c’è la cittadella con le sue mura esagonali, tanti parchi pieni di gente che gioca, fa jogging, passeggia. Poi dirigendosi verso il mare si scopre un lungomare vivace con ristorantini, casette di legno che vendono di tutto, sulla riva e sui moli gente seduta sulle bellissime sedie di legno colorate, gente in barca che si rilassa mangiando un hamburgher preso dal pub a pochi metri, c’è chi suona la chitarra, omosessuali che passeggiano mettendosi in bella mostra. Insomma un’atmosfere di rilassatezza e piacere di godersi il pomeriggio. Passeggiamo lungo la passerella di legno mangiando un gelato.

Halifax ha una storia molto importante di immigrazione, poco distante si trova il molo 21 dove sbarcavano tantissimi immigrati. Proprio da questo porto sono partite le tre navi in soccorso del naufragio del Titanic. Ad Halifax c’è stata la più grande strage dovuta ad una deflagrazione di una nave in periodo di guerra, la più potente prima della bomba atomica che ha causato uno tsunami che ha invaso Halifax uccidendo molto nativi e spazzando via una intera cittadina sulla sponda opposta. Insomma anche se con una visita veloce siamo riusciti a visitare questa capitale che stilisticamente è un miscuglio poco armonioso tra vecchio e nuovo ma ha un’atmosfera e uno stile di vita di grande relax.

Giorno 20: Fredericton

Ieri non siamo riusciti a visitare il Fairview Cemitery perché era chiuso perciò ci andiamo subito. Qui sono sepolte alcune vittime del Titanic, in alcune lapidi c’è il nome e cognome ma in altre solo la data di morte, 15 aprile 1912. Impressiona vedere tutte queste lapidi con la stessa data di morte, persone che sognavano di sbarcare a New York per iniziare una nuova vita ma che il destino ha voluto che terminassero la loro avventura tutte insieme qui.

C’è anche la lapide di Jack, il personaggio interpretato da Leonardo di Caprio, è proprio alla sua storia che si è ispirato il regista per creare il film. Abbiamo anche visitato la fossa comune delle vittime della strage di Halifax.

Direzione Fredericton, capitale del New Brunswick. Per forza di cose bisogna ritornare a Truro, salire fino a Moncton e poi procedere verso Fredericton sempre sulle strade principali. Percorso molto lungo, affascina questa strada che squarcia il fitto bosco e scava le rocce. Arriviamo al Chateau Fredericton verso le 18, fa molto caldo oggi, siamo stanchi dopo tutte queste ore di macchina e l’Hotel è molto confortevole.

Abbandoniamo l’idea di visitare il Downtown e messo il costume andiamo in piscina. Non siamo tanto amanti delle piscine degli hotel ma questa volta facciamo un’eccezione e che bella idea. Piscina tutta per noi, con un grande scivolo rosso a spirale dal quale ci si lancia alzando un’onda di acqua sulla parte finale. 

Breve nuotata e poi riposino. Ce lo siamo proprio meritato, in effetti da quando abbiamo iniziato questa avventura dei sei mesi non abbiamo mai fatto un giorno di relax, sempre in giro, sempre chilometri in macchina o a piedi, un paio di ore di relax ci volevano!

Giorno 21: Edmonton

Visita veloce a Fredricton, e via sulla strada 105 che costeggia il fiume Saint John. Lungo la strada all’altezza di Hartland c’è il ponte coperto Hartland Covered Bridge, che è il più lungo al mondo ancora in uso, bellissimo. Proseguendo sempre a nord a Florenceville-Bristol ci fermiamo al Potato World, il museo delle famose patate McCain.

Visitiamo il museo e ovviamente assaggiamo la patate al ristorante interno con angolo shop. Era un po’ che volevo provare il Poutine, specialità canadese, ho scelto la ricetta base, In sostanza è un piatto di patate fritte con formaggio grattugiato e salsa gravy. Che dire, meglio un semplice piatto di patatine fritte, infatti la salsa rende le patate mollicce e perdono la loro croccantezza, però mi sono tolta la curiosità. Interessante la storia dei McCain, ora l’azienda è un vero e proprio impero delle patatine fritte, soddisfa un terzo del fabbisogno mondiale. 

Percorrendo la 103 si susseguono enormi campi di patate in una grandissima area e si stanno ancora espandendo. Piccolo particolare qui c’è anche l’aeroporto privato dei McCain! Continuiamo sempre verso nord sulla 103 e raggiungiamo Edmonton. Finora il confine con gli Stati Uniti è stato davvero vicino, si vedono le sponde del Maine al di là del fiume.

Ad Edmonton andiamo a fotografare il ponte che porta negli Stati Uniti, al di là c’è la dogana, che nostalgia.  Si fa tardi e immettendoci nella strada 2 arriviamo a Riviere du Lup sulla amata strada 132 che abbiamo percorso sbarcando a Matane in direzione est. Bella Riviere du Lup, una cittadina posizionata su una collina, per andare verso il mare si fa una bella discesa stile SanFrancisco.

Qui alloggiamo al Days Inn by Wyndham.

Giorno 22: Lac Magnetic

Cerchiamo un bel posticino dove fare colazione, facciamo la 132 direzione West, passiamo i vari villaggi lungo la costa, più ci si avvicina a Québec City e più numerose sono le case raffinate o le ville di nuova costruzione. A Montmagny facciamo una pausa, troviamo il Cafe Divine, un posticino delizioso, si vede che siamo ritornati in Quebec, questi piccoli cafè sono curati e si avverte lo stile francese, dietro al banco sempre giovani ragazze molto carine.

Ci inoltriamo nell’entroterra, direzione Lac Magnetic. Ho scelto questa strada più interna per evitare la strada principale che raggiunto Québec va a sud. Sicuramente sarebbe stata una scelta più rapida ma il fatto di scegliere altri percorsi permette di andare più lenti e avere la possibilità di ammirare il panorama e il territorio, senza dubbio noi due possiamo dire di aver visto e toccato con mano questa parte del Canada nel suo lato più autentico.

Questo itinerario si avvicina al Rue de Sommets, un percorso turistico che si immerge nella parte più a sud del Québec dove ci sono le montagne e la gente d’inverno viene a sciare. Lungo questo percorso sono molti i parchi da visitare.

Troviamo una gelateria in un paesino isolato tra un monte e l’altro, ordiniamo due gelati, e purtroppo quando li abbiamo già in mano la bella ragazzina mi dice che non accettano la carta di credito, ops. Non abbiamo i contanti allora le dico che ci mangiamo il gelato e poi andiamo a prelevare ad un ATM. Cercare un ATM da queste parti è come la caccia al tesoro, finalmente né troviamo uno infilato all’interno di una specie di bar che non sembra un bar ma un circolo di qualcosa, trovo un signore molto gentile che mi aiuta a prelevare e quando capisce che siamo italiani ci dice che è stato in Italia 5 anni fa e le è piaciuta tantissimo.

Dopo aver perso circa un’ora per due seppur buoni gelati, ci rimettiamo in macchina. Arrivati a Lac Magnetic raggiungiamo il Microtel, nuovissimo in un quartiere probabilmente di nuova costruzione, vicino al lago e fortunatamente la nostra camera ha la visto su di esso. Ci sgranchiamo le gambe facendo una passeggiata in questa zona.

Giorno 23: Rue de Sommets

Oggi pioviggina, con calma percorriamo la Rue de Sommets costeggiando il Mont Magnetic, splendido sito dove c’è un importante osservatorio, questa è una delle zone al mondo dove là visibilità notturna è considerata dagli astronomi eccezionale. Molti sono gli angoli lungo la strada dove potersi fermare per ammirare il paesaggio di giorno e le stelle di notte comodamente seduti su delle panchine appositamente inclinate per poter osservare il cielo.

Passiamo per Martson, Piopolis, Woburn, questa cittadina è vicinissima la confine con il New Hampshire!

Finito il percorso turistico non abbiamo voglia di andare verso Sherbrooke, abbiamo talmente assorbito il ritmo di flemma e quiete che trasmettono questi posti che pensare di attraversare una cittadina più grande e popolosa non ci ispira per nulla perciò viriamo a sud di Sherbrooke e lungo la 108 per raggiungere North Hatley. Quest’ultima è una vera chicca, qui negli anni 20 venivano i ricchi newyorkesi a divertirsi e bere alcolici dato che non c’era il proibizionismo. North Hatley pullula di meravigliose dimore d’epoca in riva al lago o sulle colline circostanti.

Facciamo una sosta al cafe dell’Hotel Auberge le Chocolatiere. Dopo una passeggiata sul ponte e sul lago riprendiamo la macchina per Lac Brome.

Per non stare troppo in macchina prendiamo la via più veloce, la 10 sotto un bel po’ di pioggia. Giriamo sulla 243, fortunatamente smette di piovere e ci godiamo il tragitto. Prima di arrivare al lago troviamo un bellissimo locale, Virgin Cafe, in realtà è un rostery davvero carina e accogliente, merita assolutamente una sosta. La strada che costeggia il lago è piena di ville incredibili, quelle che danno sul lago hanno entrate lussuose, ampi giardini curatissimi, certo che un po’ di sana invidia ci viene.

Lac Brome è davvero interessante, innanzitutto alloggiamo nel Hotel Auberge Knowlton, residenza storica, ha ben 175 anni ed è tenuto molto bene, con un ampio portico al primo piano e pavimenti che scricchiolano ad ogni movimento. Messi giù i bagagli andiamo a fare una passeggiata verso il lago.

Ci sono tantissime residenze di fine 800, ognuna con un cartello esplicativo di fronte alla casa. Passiamo davanti all’Hotel Fairfield. Sembra infestato dai fantasmi, pare chiuso ma guardando bene si intravvede qualche fioca lucina.

Inoltrandosi nelle strade ammiriamo le ville di questi probabili Quebecchesi, chissà forse sono seconde case oppure no, ma che belle! Purtroppo il lungo fiume è quasi tutto proprietà privata, arrivando a Lac Brome abbiamo visto un parcheggio che porta ad una spiaggia aperta al pubblico. In giro per la cittadina ci sono molte opere artistiche, sono tutte sedie molto originali dai colori e forme ingegnose e interessanti. Fiori ovunque ma è sempre stata una costante in questo viaggio.

Soddisfatti ce ne torniamo in albergo.

Giorno 24: Montréal

Gggi la nostra destinazione è Montréal. Certo che siamo curiosi di visitarla, ma ci dispiace molto lasciare questi luoghi sperduti, tranquilli dove spesso vedi cervi ai lati della strada.

Prima però ritorniamo alla rostery per fare colazione e ci stiamo un bel po’ ad osservare la gente del posto. Fanno anche servizio pick-up e tanti si mettono in coda. Lungo la strada per Montréal ci coglie un acquazzone violento, anche Google Maps ci avvisa di forte rischio temporale. Più ci avviciniamo e più il tempo migliora, abbiamo deciso di andare all’autodromo Gilles Villenueve.

Seguendo un percorso a dir poco intricato e affascinate ci ritroviamo senza rendercene conto in pista, ci sono le tribune e si può percorrere un tratto della pista liberamente fino a raggiungere la griglia di partenza. Foto di rito e poi obbligatoriamente si esce sul parco Drapeau proprio dove c’è la Biosphere. Ci facciamo la strada a senso unico del parco due volte per riuscire a fare una foto panoramica sulla città.

In quest’isola ci sono molte attività da fare, c’è anche una grande piscina e sentieri ovunque. Fiore all’occhiello è il grande parco  giochi La Ronde con montagne russe, è bellissimo vederlo da sopra sulla strada che ci corre a fianco. Direzione Hotel, abbiamo prenotato l’Hotel 10 sulla strada 138, ottima scelta, comodo per il centro da raggiungere a piedi e originale le con tutte le opere d’arte esposte al suo interno.

Facciamo subito una passeggiata verso il centro, passando per la Piazza delle Art, poi il downtown e il lungo fiume dove ci sono i riconoscibili tendoni del Circle du Soleil, nato a Montreal e che nel 2025 compirà i suoi primi 40 anni. Da questa parte del fiume di vede l’isola di Saint Helene e più a destra l’Habitat 67, famoso complesso architettonico cubico di residenze di lusso che, per gli addetti ai lavori, ha avuto una grande importanza innovativa.

Giorno 25: Montréal

Dato che le distanza sono notevoli e non è possibile raggiungere i vari quartieri a piedi decidiamo di prendere la macchina. Saliamo per Rue San Lawrence e sulla destra troviamo il Plateau, un quartiere residenziale carino con case a due piani, terrazzìni in ferro battuto e belle scale a chiocciola.

Ci sono tanti lavori sulle strade che ci obbligano a stare sulla destra rispetto a Rue Saint Lowrence cosi puntiamo dritti verso il quartier generale del Cirque du Soleil. In effetti è un vero e proprio quartiere, c’è un grande parco, l’edificio amministrativo del Cirque , le palestre degli acrobati, le residenze degli artisti e operatori vari, l’area con tanti tendoni per gli spettacoli.

Purtroppo non si può entrare in questi luoghi, si può solo girare per il quartiere, ma ci si rende conto di quanto sia grossa e importante questa organizzazione che ha un successo mondiale. Poco lontano raggiungiamo il Market Jean Talon vicino al quartiere italiano Little Italy. Vale la pena fare un giro, bei banchi della frutta e verdura dove si vede la cura nell’esposizione della merce, si può mangiare nei vari locali dal nome italiano e Totò non manca mai e immergersi nella zona dedicata a piante e fiori.

Da qui ci allunghiamo fino a Little Italy, un tratto della Rue Saint Lawrence dove sventolano le bandiere italiane. Un pompiere seduto fuori dalla stazione ci invita ad avvicinarci e saputo che siamo italiani ci ha fatto vedere i video della festa che c’è stata ieri in questo quartiere per la partita Italia-Croazia, dove l’Italia ha pareggiato al 98esimo passando il turno per gli europei, povera Croazia, perciò ci sono stati barbecue per strada, birra e musica. Una targa testimonia la visita del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.

Riprendiamo la macchina e scendendo attraversiamo End Mile, un altro quartiere noto di Montréal dove si concentrano soprattutto studenti per i prezzi un po’ più accessibili. Da qui prendiamo la strada che porta sul Mont Royal tanto amato dagli abitanti di Montréal, anche questa strada è a senso unico con una bella veduta sulla città.

Questa zona si chiama Westmont ed è un quartiere molto ricco, diciamo la Beverly Hills di Montreal, infatti gironzolando per le strada si susseguono imponenti e lussuose ville, lo stile è molto anglosassone e può risultare un po’ pesante ciò non toglie che vale proprio la pena venire a curiosare.  Riportiamo la macchina al Hotel 10 dove il valet ha il compito di portarla in garage e ci facciamo una pausa in camera, è piuttosto caldo e afoso.

Verso le 17, decidiamo di fare una passeggiata nella parte superiore di downtown percorrendo Sherbrooke street, anche questa zona è interessante, si susseguono begli alberghi di lusso e importanti edifici in pietra, i musei d’arte e l’università che sembra l’ambientazione di Harry Potter. Soddisfatti di questo assaggio di Montreal torniamo in camera.

Giorno 26: rientro in Italia

E si sembravano tanti 26 giorni ma è arrivato il giorno della partenza. Facciamo con calma, abbiamo il volo alle 16:50, prepariamo le valigie cercando di farci stare tutto è via verso l’aeroporto internazionale Trudeau, dedicato all’ex primo ministro canadese, padre dell’attuale premier Justin Trudeau. Che dire, percorrendo questi 6700 chilometri lungo questa parte del Canada ci si rende conto di quanto sia immensa, verde, boscosa, con coste spettacolari, tranquille cittadine di mare, città importanti e ognuna con la propria distintiva identità. 

Zone dalla forte identità francofona, eleganti e raffinate, zone invece dove si parla solo inglese, zone davvero autentiche e a volte rudi. Animali molti, volpi, castori, cervi, scoiattoli, castori, procioni, orsi, purtroppo anche tanti investiti sul ciglio della strada, tantissimi sono i cartelli di rischi attraversamento cervi ed alci, soprattutto di notte. L’alce purtroppo non l’abbiamo vista, nonostante abbiamo percorso un parco nazionale per ben due volte e zone molto remote dove praticamente eravamo gli unici sulla strada, peccato.

La distanza per raggiungere i vari luoghi sono davvero notevoli e ti sembra di aver visto tantissimo, in effetti è così, però poi se si da un’occhiata alla cartina geografica del Canada ci si rende conto di aver visitato una parte piccolissima di essa e l’idea di immensità di questo paese sorprende davvero.

Il viaggio che abbiamo fatto, come tanti altri nel nostro stile, non è proprio alla portata di tutti, avere questa insaziabile voglia di curiosare il territorio anche senza una meta ben precisa è una dote che anno solo i veri viaggiatori, tante ore in macchina, tanti paesaggi tutti uguali o tutti diversi, dipende dai punti di vista ma l’on the road è questo, non stancarsi mai di stupirsi per tutto ciò che c’è oltre il vetro della macchina.

Per il cibo ci siamo davvero ingegnati, per contenere i costi e mangiare sano abbiamo fatto la maggior parte delle cene in camera con una piccola piastra ad induzione e una pentola perfetta per due portata da casa, perciò pasta, risotti, verdure fresche con l’olio d’oliva extra vergine d’oliva portato dall’Italia, ci siamo trovati benissimo.

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the frontenac castle in old quebec city in the beautiful autumn season



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