Unexpected Itineraries of Rome – Da Tor Fiscale al Parco degli Acquedotti

A Roma, è risaputo, si passeggia nella storia, e, spesso, lo si fa puntando al cuore della sua storia, quella più evidente, conosciuta, spettacolare e spettacolarizzata, che non ha bisogno di troppe presentazioni insomma. Non di rado, una passeggiata per Roma significa andare a fare due passi per i Fori Imperiali, ammirare la città dalle alture del Palatino, godere della grandezza del Colosseo o della solennità del Vittoriano. Al di là delle Mura e del suo grande centro, però, l’anima autentica della Città Eterna si trova anche lungo i suoi fianchi, verso i parchi e i monumenti inaspettati, fra i percorsi che attirano il visitatore nel cuore verde della città, dove al patrimonio artistico fa da sfondo una natura preziosa e sconfinata. Ed è proprio da questa angolatura che vogliamo ammirare la città, percorrendo un itinerario – non troppo lungo, non preoccupatevi –, da Parco a Parco, da Tor Fiscale agli Acquedotti, dalla biodiversità al genio dell’ingegneria romana. Togliamo dunque i riflettori dai grandi monumenti della Roma imperiale, e puntiamoli verso la Città nascosta ma alla portata di tutti, che non ci si aspetta, dove non solo la storia e l’arte, ma anche la natura è capace di sorprendere.
Indice dei contenuti
Fra Parco e Parco nel cuore dell’Appia Antica
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È il Parco dell’Appia Antica, la prima autostrada del mondo, la regina viarum, entrata a far parte, da luglio 2024, del Patrimonio mondiale UNESCO, ad abbracciare entrambi i territori, quello di Tor Fiscale e quello del Parco degli Acquedotti. Nel nostro itinerario, che ha inizio da Tor Fiscale e attraversa la natura ai fianchi della Città Eterna, si passerà nelle viscere della campagna romana, fra resti antichi, sepolcri e angoli verdi, arrivando infine ai vari monumenti disseminati nel Parco degli Acquedotti, prima fra tutte la Villa delle Vignacce – una delle residenze più antiche e importanti dell’area, costruita al fianco della via Latina e appartenuta a un ricco produttore di mattoni –, e altri edifici dislocati lungo tutto il Parco, oltre agli acquedotti, chiaramente, primi fra tutti quello Claudio e Felice, che ne tracciano il percorso come una spina dorsale.
Immergiamoci dunque in questo ritaglio di paradiso, con la stessa curiosità di un rampollo o un artista del Grand Tour, e ammantati dalla medesima serenità che doveva avere, nel celebre ritratto, “Goethe nella campagna romana”.
Da Tor Fiscale a Parco degli Acquedotti
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Camminare nel Parco di Tor Fiscale e nel Parco degli Acquedotti significa attraversare un paesaggio unico, dove la storia di Roma emerge passo dopo passo e la natura, sorprendentemente rigogliosa, crea una cornice ideale per un’esperienza a metà fra un trekking e una visita museale. Il percorso che abbiamo scelto, lungo circa quattro chilometri e accessibile a tutti, è facilmente raggiungibile, anche e soprattutto per chi si sposta con i mezzi, dalla linea A della metropolitana.
Il punto di ritrovo e di partenza è il Casale Museo di Tor Fiscale, in via dell’Acquedotto Felice, una piccola struttura rurale oggi trasformata in punto informativo e spazio espositivo. Da qui inizia il cammino, che, al verde della campagna romana, già alterna le arcate imponenti e suggestive degli acquedotti. Ecco che, pochi minuti dopo l’ingresso, ci si trova davanti al Fontanile Benedetto XIV, un elegante manufatto del Settecento incastonato nella muratura dell’Acquedotto Felice. Sebbene l’affresco che lo decorava sia quasi del tutto svanito, il fontanile conserva un fascino particolare, legato alla storia dell’approvvigionamento idrico della città e alla devozione popolare.
Proseguendo lungo il sentiero, gli acquedotti conquistano la scena: da un lato il maestoso Acquedotto Claudio, costruito tra il 38 e il 52 d.C., uno dei capolavori idraulici dell’antichità; dall’altro l’Acquedotto Felice, eretto nel Cinquecento durante il pontificato di Sisto V. Le arcate, che si inseguono per centinaia di metri, creano un ritmo visivo quasi musicale, e testimoniano l’eterna vocazione di Roma, che, nei secoli, ha saputo integrare opere di epoche diverse nello stesso paesaggio.
Per quanto concerne l’Acquedotto Claudio, la captazione dell’acqua avveniva dalla Valle dell’Aniene, fra i comuni di Arsoli e Marano Equo, delle zone piuttosto rinomate per l’ottima qualità dell’acqua, non distanti dalle stesse sorgenti che davano origine all’Aqua Marcia – il terzo acquedotto dell’Antica Roma –, ben nota già dall’antichità, contrariamente a come si potrebbe dedurre dal nome, per la sua purezza.
L’Acquedotto Felice, invece, finalizzato all’approvvigionamento idrico dell’area del Viminale e del Quirinale, è, de facto, il primo acquedotto costruito a Roma dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente; con una lunghezza di ben 24 km, prima di fare il suo ingresso nell’Urbe, era deputato al rifornimento della zona dei Monti Prenestini, in particolare, per avere un riferimento, fra i comuni di Palestrina e Zagarolo.
Il percorso conduce poi alla Torre del Fiscale, che dà il nome al Parco e affonda le sue origini nel XIII secolo, e, più nello specifico, al 1277, anno a cui risale la prima documentazione. Si tratta di una torre medievale costruita in tufo e mattoni, forse parte di un piccolo centro fortificato; l’origine del nome risulta essere piuttosto curiosa: deriva infatti da un proprietario del XVII secolo, monsignor Filippo Foppi, tesoriere – “fiscale”, per l’appunto – dello Stato Pontificio.
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È a partire da questo tratto che si apre una delle viste più emblematiche dell’intero itinerario: la doppia teoria di arcate del Claudio e del Felice che attraversano la campagna urbana. Qui, oltre ad essere palpabile la grandezza dell’opera romana, si percepisce anche la serenità di un ambiente naturale, che, ancora oggi, porta con sé gli odori della macchia mediterranea, il mormorio degli uccelli che abitano i canneti, nonché i suoni dell’acqua del Fosso dell’Acqua Mariana, un fiore all’occhiello, una “chicca”, del nostro itinerario.
Nato dalla necessità di sopperire al danneggiamento e all’abbandono di molti degli acquedotti romani, in particolare dell’acquedotto Claudio, e con la finalità di garantire l’approvvigionamento idrico dell’Urbe, questo fosso – o, per restare in tema romano, “marrana” –, fu realizzato nel 1122 per iniziativa di papa Callisto II.
L’acqua veniva incamerata dalle sorgenti di Squarciarelli – da Grottaferrata, Castelli Romani – e, grazie alla naturale pendenza del terreno, ripercorreva la linea degli antichi acquedotti, giungendo a porta Asinara, proseguendo verso porta Metronia, e gettandosi infine nel Tevere all’altezza di S. Maria in Cosmedin. La presenza di caratteristici ponticelli, inframezzati dalle rovine circostanti, creava un ambiente perfetto, caratteristico, quasi fiabesco, destinato a far innamorare il visitatore, e, per questo, riprodotto in numerosi quadri e foto dell’epoca.
Continuando il cammino si giunge al Casale Roma Vecchia, un antico casale-torre situato lungo la via Latina, costruito con materiali romani reimpiegati. I reperti murati nella corte interna raccontano la ricchezza archeologica di quest’area, un tempo considerata una sorta di “città in rovina” per l’estensione e l’importanza dei resti circostanti.
Poco più avanti, un punto didattico permette di osservare la sezione interna dell’Acquedotto Claudio e del canale dell’Anio Novus: un’occasione unica per scoprire la composizione, e, soprattutto, il funzionamento di un acquedotto romano, attraverso cui il deflusso dell’acqua sfruttava null’altro che la gravità.
Il nostro itinerario si conclude presso la Villa delle Vignacce, nei pressi di via Lemonia. Qui emergono i resti di una grande villa romana con un raffinato complesso termale, dove una sala circolare presenta la particolare tecnica delle volte alleggerite tramite anfore inserite nelle murature. La villa, appartenuta nel II secolo al senatore Quinto Servilio Pudente, un fabbricante di mattoni, arricchisce l’itinerario con un’interessante pagina di vita quotidiana dell’aristocrazia romana.
La biodiversità e la street art
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Se, passeggiando, la natura circostante arricchisce e impagina l’arte e la storia della campagna romana, la stessa natura può, al contempo, esserne la protagonista. In entrambi i Parchi, infatti, è la biodiversità ad essere uno degli elementi più rilevanti: qui si trovano specie tipiche del paesaggio mediterraneo, come cipressi, olivi, pini domestici e tigli, oltre a piante ornamentali e aromatiche coltivate nel Giardino della Biodiversità, uno spazio educativo nato nel 2017 e gestito in parte dai volontari del territorio. Per dare un’idea, il giardino ospita menta, lavanda, rosmarino, agrumi, ma anche piante meno comuni, fra cui spicca la buddleja, specie che attira numerose farfalle e insetti impollinatori.
A Parco degli Acquedotti, poi, si incontra un ulteriore nucleo naturalistico: il piccolo “boschetto” interno, che, oltre a esemplari di ligustro giapponese e altre piante ornamentali, ospita varie specie arboree fra cui il leccio, il cedro del Libano, il salice da vimini, il pioppo bianco e nero.
La presenza di queste specie contribuisce a una maggiore varietà ecologica all’interno del parco, e, insieme agli antichi acquedotti e alle aree aperte, crea un paesaggio verde molto diversificato, in cui ben si adatta anche la fauna locale.
A ridosso del Parco di Tor Fiscale, infine, concedendoci una breve deviazione dal nostro itinerario, si possono fare due passi nel quartiere del Quadraro, ad oggi riconosciuto come uno dei principali poli di street art di Roma. Qui, le facciate degli edifici ospitano numerosi murales realizzati da artisti italiani e internazionali, che affrontano temi legati alla storia del quartiere, alla memoria della Resistenza e alle trasformazioni sociali contemporanee. Il progetto diffuso, conosciuto come museo a cielo aperto, rappresenta un punto di riferimento per chi è interessato alle espressioni artistiche urbane.
Al Quadraro, i murales scandiscono il percorso con opere che integrano stili e linguaggi diversi: figure simboliche, ritratti, elementi grafici e interventi di denuncia sociale. Le pitture murarie contribuiscono a definire l’identità contemporanea del quartiere, valorizzandone sia la storia sia il tessuto sociale.