Tra i sassi c’è una chiesa scavata nella roccia: il volto più antico di Matera è sottoterra

Fabio Belmonte, 03 Ott 2026
Tra i sassi c’è una chiesa scavata nella roccia: il volto più antico di Matera è sottoterra

Visitare Matera senza entrare almeno in una chiesa rupestre significa perdere il suo lato più segreto. Dietro molti ingressi anonimi, mimetizzati nella pietra chiara dei Sassi, si aprono cripte, cappelle affrescate, antichi monasteri: un paesaggio interiore che racconta secoli di vita religiosa e di adattamento alla roccia. Qui la città non cresce solo in altezza, ma anche in profondità, trasformando cavità naturali e pareti della gravina in luoghi di culto scolpiti nel banco di calcarenite.

Per un viaggiatore curioso, le chiese rupestri di Matera sono il passaggio obbligato per capire davvero il rapporto continuo fra comunità umane e ambiente che l’UNESCO ha riconosciuto come patrimonio mondiale. Non basta affacciarsi sulle terrazze panoramiche: bisogna varcare soglie poco appariscenti, leggere gli affreschi medievali, imparare a distinguere le tracce di epoche diverse in un sistema diffuso che unisce Sassi e altopiano murgico.

Matera sotterranea: un paesaggio di pietra scavata tra Sassi e gravina

Tra i sassi c’è una chiesa scavata nella roccia: il volto più antico di Matera è sottoterra 

Per capire perché le chiese rupestri di Matera siano così affascinanti bisogna cambiare prospettiva. La città che vediamo oggi, con le case dei Sassi a terrazza, nasce da secoli di scavo nella calcarenite, una roccia relativamente tenera che ha permesso di creare ambienti “in negativo”: abitazioni, cisterne, depositi e, soprattutto, luoghi di culto.

Le chiese rupestri non formano un unico complesso monumentale, ma una rete diffusa che abbraccia il Sasso Caveoso, il Sasso Barisano e l’altopiano della Murgia Materana. Alcune si aprono direttamente nelle pareti della gravina, altre sono incastonate tra le case. Molti ingressi sono sobri, quasi mimetici: solo superata la soglia si intuisce la ricchezza degli spazi interni, plasmati per secoli da comunità religiose diverse e da esigenze pratiche sempre nuove.

Santa Maria de Idris, Santa Lucia alle Malve e gli altri luoghi da non perdere

Tra i sassi c’è una chiesa scavata nella roccia: il volto più antico di Matera è sottoterra 

Tra le immagini simbolo del patrimonio rupestre spicca Santa Maria de Idris, letteralmente fusa con lo sperone del Monterrone nel Sasso Caveoso. Da fuori la chiesa sembra emergere dalla roccia stessa; all’interno un percorso scavati permette di raggiungere anche gli ambienti di San Giovanni in Monterrone, rivelando passaggi, nicchie e superfici decorate che smentiscono l’idea di semplici grotte con un altare.

Poco distante, Santa Lucia alle Malve racconta la storia di una comunità monastica femminile attraverso una serie di affreschi che dialogano con l’architettura scavata. Qui le pitture medievali mostrano stratificazioni, rifacimenti, interventi successivi: dettagli utili per capire quanto questi luoghi siano stati vissuti e reinterpretati nel tempo.

Oltre alle chiese più note, vale la pena includere nel percorso altri siti rupestri della Murgia Materana, meno fotografati ma inseriti in un paesaggio più aperto, dove il rapporto tra gravina, sentieri e antichi insediamenti diventa parte integrante dell’esperienza di visita.

Affreschi, comunità religiose e una storia più complessa delle leggende

Le chiese rupestri di Matera vengono spesso raccontate attraverso formule suggestive, come quella dei monaci orientali fuggiti dalle persecuzioni iconoclaste. In realtà, gli studiosi leggono in questi ambienti una storia più articolata, dove influenze latine e bizantine si sovrappongono, si intrecciano e cambiano nel corso del Medioevo.

gli affreschi sono la chiave principale per ricostruire questa evoluzione. Iconografia, stile, iscrizioni e tecniche pittoriche permettono di individuare fasi diverse, passaggi da una comunità religiosa all’altra, trasformazioni da eremi isolati a luoghi legati più direttamente alla Chiesa locale. Ogni santo raffigurato, ogni Madonna, ogni ciclo pittorico è prima di tutto un documento.

Conta anche la posizione: alcune chiese sono immerse nel tessuto fittissimo dei Sassi, altre si affacciano sull’altopiano murgico. Questa distribuzione dimostra che vita quotidiana, culto, pascoli e percorsi di transumanza facevano parte dello stesso sistema territoriale.

Come visitare le chiese rupestri di Matera tra Sassi e Murgia

Organizzare la visita alle chiese rupestri di Matera significa pensare a un itinerario che unisca centro storico e Murgia Materana. Nei Sassi molte chiese sono accessibili con brevi spostamenti a piedi, ma conviene informarsi in anticipo su orari, biglietti e modalità di accesso: aperture, restauri e regolamentazioni possono cambiare in base alla conservazione degli affreschi.

Per esplorare la Murgia e le chiese rupestri sul versante opposto della gravina è consigliabile affidarsi a guide autorizzate, soprattutto se non si ha dimestichezza con sentieri esposti, caldo estivo e terreno irregolare. primavera e autunno sono le stagioni più adatte, mentre in estate è bene evitare le ore centrali.

Scarpe con buona suola, acqua, cappello e attenzione dopo la pioggia – quando la pietra diventa particolarmente scivolosa – rendono l’esperienza più sicura. Solo così si può passare davvero dal panorama da cartolina alla scoperta ravvicinata del paesaggio rupestre riconosciuto dall’UNESCO.


Fabio Belmonte
Fabio Belmonte

Sono un appassionato di viaggi, storia e territori da scoprire. Amo raccontare borghi, città, paesaggi naturali e luoghi meno conosciuti, condividendo curiosità e consigli utili per trasformare ogni partenza in un’esperienza autentica.



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