Pantelleria: terme naturali tra capperi, uva e rocce laviche

Si narra che Pantelleria sia la mitica Ogigia, l’isola abitata dalla ninfa Calipso, dove Ulisse sostò per sette anni. Questa “perla nera del Mediterraneo”, così chiamata per le rocce laviche che le conferiscono un aspetto brullo e selvaggio, è costantemente modellata dal vento che l’ha resa simile a un paesaggio lunare. Una realtà sui generis, senza spiagge di sabbia ma ricca di baie frastagliate, con grotte, pozze e spettacolari archi di roccia che si tuffano nel mare blu cobalto, come quello “dell’Elefante” a Cala Levante, considerato uno degli scorci più suggestivi del Mediterraneo.
Pantelleria non è fatta per la vita balneare da lettino e ombrellone ma si può rivelare una meta altrettanto rilassante per le sue terme naturali grazie alle acque di sorgente e ai fanghi benefici. Anche le passeggiate nell’entroterra possono rivelarsi un modo per ritrovare sé stessi, percorrendo i sentieri che si snodano lungo le verdi e ondulate colline che culminano nel punto più alto dell’isola, la Montagna Grande, che raggiunge gli 836 metri, nonché il cratere principale del vulcano.
Questa isola iraconda, distante 110 chilometri dalla Sicilia e solo 70 chilometri dalla Tunisia, è sempre stata un approdo per l’uomo. Le Sesi, strutture funerarie megalitiche presenti nella zona nord-occidentale, sono testimonianza: i Sesioti, popolo del 3.200 a.C., la colonizzarono per sfruttarne l’ossidiana, “l’oro nero” che tutt’oggi vivacizza un fiorente mercato. Anche le Ghibbiúna, le Tombe Bizantine risalenti al VI – IX secolo d.C. che spuntano nel bosco di lecci della Piana di Ghirlanda, raccontano il passato di Pantelleria e rappresentano un sito archeologico di grande rilevanza. Questa settimana la rubrica Altro Viaggiare vi porta a scoprire tutta la storia, il fascino e il relax di una vera perla siciliana ad un passo dalla costa settentrionale dell’Africa.
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I tesori di Pantelleria: ossidiana, capperi, passito e “dammusi”
I gioielli dalle pietre nere sono delle vere e proprie opere d’arte, modellate ancora secondo il tocco sapiente degli artigiani, ma i preziosi monili e l’oggettistica in ossidiana non sono gli unici fiori all’occhiello che l’isola ha da offrire. La produzione dei succulenti capperi è rinomata in tutta Europa, coltivati nei tipici terrazzamenti agricoli di origine araba, ingredienti immancabili della ricca cucina locale e di deliziosi patè, abbinati a mandorle, pomodori secchi o peperoncino.
Altra prestigiosa peculiarità, sono le incredibili viti pantesche ad alberello, le quali si sviluppano basse in conche di terreno, tecnica che le ripara dal forte vento che spira per la maggior parte dell’anno. Una coltivazione che racchiude tecnica e cultura, tanto preziosa da essere stata inserita nel Patrimonio UNESCO, un vero e proprio tesoro dell’isola valorizzato dall’ “Itinerario della Strada della Vite ad Alberello”, circuito di 37 chilometri che permette ai visitatori di conoscere questa incredibile pratica che caratterizza il territorio pantesco.
Dall’uva prodotta si ricavano delle vere e proprie eccellenze: il Passito di Pantelleria, lo Zibibbo e il Moscato di Pantelleria, etichette da abbinare ai mustazzoli, dolci tipici di origine araba. La cucina pantesca rivela influenze nord africane come il cuscus di pesce, ma anche squisitamente siciliane, basti pensare ai ravioli con ricotta e mentuccia. Il menù offre secondi piatti come straccetti con frutti di mare e dentice in crosta, solo per citarne alcuni, per finire con una rinfrescante granita di gelso.
Pantelleria è una destinazione per veri intenditori e per amanti del design e dell’architettura. Qui la pietra si modella ad arte, i giardini panteschi sono risposte millenarie alla siccità e le case tipiche fanno scuola di eleganza ed essenzialità, molte delle quali sono state convertite in soggiorni esclusivi che racchiudono charme e autenticità. Le abitazioni pantesche si chiamano “dammusi” e si distinguono per i muri spessi in pietra lavica e i tetti a cupola bianchi in stile arabeggiante, incantevoli contrasti nelle tonalità brulle del paesaggio.
Pantelleria, benessere naturale. Ecco dove andare
Lago di Venere
Una delle mete da non perdere a Pantelleria è il Lago di Venere, non solo per l’incredibile bellezza e l’importanza naturalistica, habitat di numerose specie di uccelli, ma anche per essere un “centro termale” all’aria aperta. Si tratta di un piccolo specchio d’acqua salmastra di appena 1,8 chilometri di perimetro alimentato dalle piogge e dalle sorgenti termali dove la temperatura varia tra i 40° C e i 50° C poiché situato sul fondo superstite della vecchia caldera a nord dell’isola. Le acque sono calde, rilassanti e ricche di proprietà terapeutiche e minerali. La caratteristica principale è quella di essere sature di zolfo, toccasana per la salute e la bellezza della pelle.
Soprattutto i fanghi del Lago di Venere sono noti per curare psoriasi e reumatismi ma anche levigare il corpo lasciandolo incredibilmente vellutato. Non è un caso che questo luogo sia legato al mito di Venere, la Dea della bellezza che veniva a specchiarsi proprio nelle sue acque prima di ogni incontro con Bacco. Questa antica leggenda sembra essere confermata dai recenti ritrovamenti delle rovine di un tempio alla divinità delle acque, nello stesso luogo dove furono rinvenute delle statuette di epoca Punica.
Gadir
Un’altra tappa dell’isola da appuntare per godere del relax che la natura ha da offrire, è il minuscolo villaggio di pescatori di Gadir a nord-est, il cui toponimo significherebbe, guarda caso, “Sorgente”. Questa manciata di casette affacciate sul blu sono un insospettabile centro termale dove non si paga alcun biglietto per l’ingresso: sul lungomare spuntano delle vasche scavate nella roccia, secondo gli archeologi, resti dell’antica area termale utilizzata sin dai Fenici e dai Punici.
Queste pozze sono tutt’oggi in funzione e facilmente accessibili, perfette per rilassarsi nelle acque calde delle sorgenti, particolarmente dolci ma ricche di sali minerali, indicate per la cura di artrosi, reumatismi ma anche per rilassare semplicemente la muscolatura poiché hanno una temperatura che va dai 30° C ai 50° C. Gli studiosi hanno inoltre rilevato un’altra importante peculiarità che avvalora ancora di più questo luogo: sulle pareti delle vasche nasce una particolare qualità d’alga che viene usata con molta efficacia per curare sinusiti, raffreddori e piccoli problemi alle vie respiratorie.
Grotte di Sataria
Infine, per concludere una vacanza all’insegna della salute e del benessere, ma anche della storia e del mito, da non perdere la Grotta di Sataria, nome che deriva dal greco e vuol dire “salute”. Al suo interno si celano tre vasche con acqua termale a circa 40°C, che sono state sfruttate sin dall’antichità.
Oltre ad essere un importante geosito del Parco Nazionale di Pantelleria, custodisce anche un rilevante spessore archeologico in quanto testimonianza delle terme romane: sono presenti un calidarium (due vasche interne le quali erano rivestite da mosaici del periodo romano), un tepidarium (una vasca nella parte interna della grotta) e un frigidarium che raggiunge l’esterno dello spazio ipogeo, in comunicazione con il mare. In questo luogo il vero “sale” delle acque è l’immaginazione e un pizzico di mistero: secondo la leggenda qui si bagnava la ninfa Calipso durante gli incontri amorosi con Ulisse.
