Lo chiamano lago dell’arcobaleno: tra le Dolomiti si specchiano nell’acqua sette colori e un’antica leggenda

Nascosto tra boschi di abeti e pareti verticali che sfiorano il cielo, il Lago di Carezza è uno di quei luoghi delle Dolomiti che sembrano usciti da un racconto. 520 metri di quota in Val d’Ega, cambiano colore di ora in ora: dal verde smeraldo al turchese, fino a riflessi blu profondi quando il cielo si vela di nuvole.
Ai piedi del Latemar, questo piccolo specchio d’acqua altoatesino è famoso non solo per il colpo d’occhio fotografico, ma anche per la leggenda ladina che lo avvolge, quella della ninfa Ondina e dello stregone innamorato. Oggi un comodo sentiero panoramico permette di ammirarlo da ogni angolazione, senza disturbare l’ambiente protetto. È una meta perfetta per un’uscita in giornata da Bolzano, una sosta lungo la strada per il Passo di Costalunga o un’escursione da abbinare ad altri itinerari nelle Dolomiti.
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Dov’è il Lago di Carezza e perché viene chiamato lago dell’arcobaleno
Il Lago di Carezza, o Karersee in tedesco, si trova nel comune di Nova Levante, nel cuore della Val d’Ega, in Alto Adige. Siamo nella parte occidentale delle Dolomiti, lungo la strada che collega la valle al Passo di Costalunga, tra i gruppi montuosi del Latemar e del Catinaccio.
Lo specchio d’acqua occupa una piccola conca a circa 1.520 metri di altitudine, circondata da fitte foreste di conifere. Le sue dimensioni non sono imponenti, ma il contesto paesaggistico lo rende uno dei laghi alpini più fotografati dell’Alto Adige.
Il soprannome di “lago dell’arcobaleno” nasce dalle straordinarie sfumature dell’acqua, che vanno dal verde brillante al turchese, fino a tonalità più scure di blu e grigio. A questo effetto si è sovrapposta la tradizione ladina, che racconta di un arcobaleno spezzato e gettato nello specchio d’acqua dalla furia di uno stregone innamorato.
Colori, riflessi del Latemar e sentieri panoramici attorno al lago
Il fascino del Lago di Carezza nasce dall’incontro tra luce, acqua e roccia dolomitica. Le sfumature cambiano a seconda dell’ora, della stagione e delle condizioni meteo: nelle giornate limpide la superficie esplode di verde smeraldo e turchese, mentre con il cielo coperto prevalgono i toni freddi del blu. A completare la scena ci sono le guglie del Latemar, che si specchiano nell’acqua ferma creando un effetto quasi perfettamente simmetrico.
Dal punto di vista naturale, il lago è alimentato soprattutto da sorgenti sotterranee. Il livello varia notevolmente durante l’anno: a primavera, con lo scioglimento della neve, l’acqua si alza e lo specchio appare più ampio; in autunno, quando l’apporto diminuisce, il bacino si ritira e lascia intravedere porzioni di fondale.
Per visitarlo senza impattare sull’ambiente, esiste un sentiero ad anello di circa 1,2 chilometri, quasi pianeggiante, che si percorre in una ventina di minuti. Il tracciato, adatto anche alle famiglie, tocca diverse piattaforme panoramiche e offre scorci differenti sulle acque cangianti e sulle pareti del Latemar.
La leggenda ladina di Ondina e l’arcobaleno spezzato nel lago
Come spesso accade nelle Dolomiti, anche il Lago di Carezza è legato a una leggenda. In ladino è chiamato Lec de Ergobando, il lago dell’arcobaleno. Secondo il racconto, nelle sue acque viveva una ninfa di nome Ondina, dotata di una voce così melodiosa da incantare chiunque passasse nel bosco.
Uno stregone di Masarè si innamorò perdutamente di lei e, non riuscendo a conquistarla, chiese aiuto alla strega Langwerda. Il piano prevedeva la creazione di un gigantesco arcobaleno tra il Catinaccio e il Latemar, cosparso di pietre preziose, per attirare Ondina fuori dal lago. Lo stregone, travestito da mercante di gioielli, avrebbe dovuto sedurla.
Accecato dall’entusiasmo, si dimenticò però di indossare il travestimento. Quando Ondina riconobbe la sua vera identità, fuggì spaventata e scomparve per sempre tra le acque. Lo stregone, furioso, spezzò l’arcobaleno e ne gettò i frammenti nel lago: da allora, i colori cangianti sarebbero il ricordo di quell’incantesimo infranto. Oggi la leggenda rivive anche in una statua in bronzo della ninfa, visibile solo quando il livello del lago si abbassa.
Come arrivare al Lago di Carezza, periodo migliore e consigli utili
Raggiungere il Lago di Carezza è semplice, sia in auto che con i mezzi pubblici. Da Bolzano si segue la statale 241 della Val d’Ega per circa 30 chilometri, in direzione Passo di Costalunga. Il tempo di percorrenza medio è di circa 40 minuti, variabile in base al traffico e alle condizioni della strada. Chi viaggia senza auto può affidarsi alla linea di autobus 180, che collega il capoluogo altoatesino all’area di Carezza con una fermata vicina all’accesso pedonale.
Il lago è visitabile tutto l’anno, ma cambia volto a seconda della stagione. In primavera l’acqua è spesso più alta e i colori risultano particolarmente intensi; in estate si cammina piacevolmente tra boschi ombrosi; in autunno il foliage crea un contrasto spettacolare con le prime nevi sul Latemar; in inverno, infine, il ghiaccio e la neve trasformano il paesaggio in una cartolina. Per fotografare al meglio i riflessi, sono ideali le prime ore del mattino, quando il vento è più debole.
Ricorda che il Lago di Carezza è un monumento naturale protetto: non è consentito avvicinarsi all’acqua, fare il bagno o oltrepassare le recinzioni. Meglio indossare scarpe con buona aderenza, soprattutto tra fine autunno e inizio primavera, quando tratti del sentiero possono essere ghiacciati.

