La storia di Plautilla Bricci, prima architettrice della storia nella Roma del ‘600

Francesco De Luca, 02 Ago 2026
san luigi de francesi

Chi a Roma va in cerca del Caravaggio non rimane deluso; al di là delle collezioni private, infatti, – come quella esposta al pubblico di Galleria Doria Pamphilj –, l’arte di Michelangelo Merisi si ammira nei musei e nelle chiese, fra gli angoli e i viavai scomposti della Capitale, dentro gli edifici più disparati, all’incrocio di un vicolo o dietro un portale Andate a Santa Maria del Popolo e ammirerete, gratuitamente, la Crocefissione di san Pietro e la Conversione di san Paolo; addentratevi nella Pinacoteca Capitolina e a Villa Borghese per scrutare, rispettivamente, i colori della Buona Ventura e del Bacchino malato; entrate nella basilica di Sant’Agostino al Campo Marzio e lasciatevi persuadere dal chiaroscuro della Madonna di Loreto.

Poi uscite da Sant’Agostino, attraversate la parallela di Corso del Rinascimento e vi troverete in Piazza di San Luigi de’ Francesi, dove, nell’omonima chiesa, l’arte del Caravaggio nella Cappella Contarelli troneggia su tutto, o quasi tutto, ed è qui che nasce l’oggetto del nostro articolo. A San Luigi de’ Francesi – chiesa dedicata a Luigi IX il santo, il sovrano illuminato e rivoluzionario che prese parte alla Settima e all’Ottava crociata con l’obiettivo di difendere la Terra Santa, e che, non scordiamocelo, abolì l’ordalia e introdusse la presunzione d’innocenza –, Caravaggio lavora su commissione al ciclo pittorico dedicato a san Matteo, rispettivamente articolato in san Matteo e l’angelo, il Martirio e la Vocazione, donando alla Cappella Contarelli un vivaio di colori e, al contempo, un alternarsi di luci e ombre San Luigi de’ Francesi è, almeno all’apparenza e come la maggior parte, una chiesa al maschile: Guido Reni, Domenichino e Francesco Bassano completano infatti, assieme al Caravaggio, il novero di opere che si contano all’interno dell’edificio.

Mentre Reni lavora a una copia di Santa Cecilia di Raffaello, Domenichino mette su tela le storie della santa; a conclusione, il Bassano, intorno al 1558, adorna l’altare maggiore con una pala raffigurante l’Assunzione di Maria. Quella del Bassano, tuttavia, non è l’unica pala presente all’interno della chiesa; egli dipinge un soggetto al femminile, la Madonna per l’appunto, mentre è una donna, Plautilla Bricci, ad affrescare un retablo – una grande pala d’altare inquadrata architettonicamente –, raffigurante nientedimeno che il titolare della chiesa, e cioè, san Luigi. La Bricci, che, seppur non troppo conosciuta, inserisce il suo stile pittorico in perfetta armonia con il sentire artistico del XVII secolo – il classicismo –, lavora al retablo di San Luigi fra il 1676 e il 1680, dopo aver composto, intorno al 1640, una mirabile Madonna col Bambino collocata all’interno della Basilica di Santa Maria in Montesanto al Campo Marzio.

Plautilla Bricci: una donna col pennello

La storia di Plautilla Bricci, prima architettrice della storia nella Roma del ‘600 

L’arte italiana rifulge di pittrici femminili, chi più chi meno, piuttosto conosciute: il tardo manierismo di Lavinia Fontana, l’arte rinascimentale veneziana di Marietta Robusti, il barocco di scuola caravaggesca di Artemisia Gentileschi. Mentre alcuni nascono con la camicia, Plautilla Bricci nacque col pennello in mano; venuta alla luce nel 1613 a Roma, già dalla tenera età la sua vita sembra essere destinata all’arte. Sarà infatti il padre a consacrala alla pittura, al disegno e all’architettura; i soggetti prediletti della Bricci sono teste o busti di Madonne, alternati a bozzetti sempre di carattere sacro

Sarà sempre grazie al padre, Giovanni Bricci – musicista e drammaturgo dell’ambiente romano amico del Cavalier d’Arpino, che, fra gli altri, ebbe a lavorare nella sua bottega anche Caravaggio –, che Plautilla riceverà la sua prima grande commissione, sostanziatasi, come detto, nella realizzazione della Madonna col Bambino, composta all’età di 17 anni e che destinerà alla Basilica di Santa Maria in Montesano

Ed è proprio grazie alla suddetta opera che la Bricci, consacrando la sua carriera di pittrice, entrerà in contatto con le più importanti personalità artistiche del periodo attive nella Capitale, grazie anche alla protezione accordatale dall’abate Elpidio Benedetti: per citarne qualcuno e per dare un’idea, Borromini, Gian Lorenzo Bernini, Pietro da Cortona, Andrea Sacchi

Ammessa all’Accademia di San Luca e oramai avviata alla carriera artistica, nel 1660 riceverà la sua seconda grande commissione: la Natività della Vergine realizzata per chiesa del monastero benedettino di Santa Maria della Concezione in Campo Marzio.

Arriviamo al 1675, a posteriori delle sue collaborazioni con la corte di Francia; durante il Giubileo indetto nell’anno 1675, la Compagnia della Misericordia di Poggio Mirteto, in provincia di Rieti, commissiona a Plautilla lo stendardo processionale: una tela di grandi dimensioni, adornata con la Nascita e il Martirio del Battista e conservata oggi nell’Oratorio di San Giovanni a Poggio Mirteto.

Ma la fama, lo vedremo fra poco, le arriderà non solo come pittrice, ma anche come architettrice.

 
 
 
 
 
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Il retablo di San Luigi

Come detto, la fama arrise alla Bricci non unicamente come pittrice, arte in cui l’abbiamo vista cimentarsi finora, ma anche e soprattutto come architettrice; si segnalano, in particolare, due lavori, eleggibili quali capolavori dell’architettura barocca: Villa Benedetta – detta “il vascello” –, dimora sita poco fuori Porta San Pancrazio al Gianicolo, e la Cappella di san Luigi de’ Francesi, oggetto del nostro articolo

È qui, infatti, nella chiesa della nazione francese a Roma, che Plautilla darà vita a uno dei suoi capolavori più conosciuti e acclamati; la commissione dell’opera, al di là della sua sontuosità, rende ben manifesto anche e soprattutto il ruolo artistico di mediatrice che la Bricci sosteneva nei rapporti fra corona e papato, reso possibile, in particolare, dalla protezione accordatagli da Anna d’Austria, mecenate di artiste e, anzitutto, della creatività femminile; Plautilla lavora dunque, sotto l’egida della regina d’Austria, a un’opera fondamentale per la nuova politica filopapale francese

La cappella, manifesto della cultura barocca romana, non distante, per tecnica e creatività, alle coeve produzioni berniniane e borrominiane, trova nel retablo di san Luigi il perfetto intreccio fra Fede e Storia della nazione francese; san Luigi IX il santo, sovrano illuminato e strenuo difensore della fede cattolica all’epoca della settima e ottava crociata, viene ritratto in trono, sollevando con la mano destra lo scettro e reggendo con la sinistra la Croce, simbolo di fede e di lotta contro gli eretici, nel caso specifico, protestanti e calvinisti;

A livello architettonico, la struttura risulta essere un tripudio di marmi policromi, in particolare le colonne, terminanti con dei capitelli in stile corinzio, e di stucchi bianchi e dorati; è alle spalle del re che, affollandosi i soldati che innalzano il giglio francese e la bandiera crociata, si innalzano nel ritaglio superiore i cherubini, che, infine, offrono a san Luigi la palma del martirio.

Il retablo, come detto, non si costituisce unicamente quale attestazione delle capacità tecniche e pittoriche della Bricci, ma testimonia altresì la liason di quest’ultima con la corte di Francia, per un’opera che alla fede e alla lotta ereticale del periodo – ci riferiamo, in particolare, a posteriori del concilio di Trento, al luteranesimo e al calvinismo –, unisce il sentire patriottico e, per dirla in termini laici, “storico”, della nazione francese.


Francesco De Luca
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