La magia della Tuscia. Un itinerario esoterico tra simboli templari, boschi sacri, streghe e borghi sospesi

Dario Giardi, 12 Ott 2026
Castel Cellesi

Ci sono luoghi che si visitano e altri che sembrano chiedere di essere interpretati. La Tuscia appartiene alla seconda categoria. Terra antichissima, modellata dal tufo e attraversata dalla civiltà enigmatica degli etruschi, da culti e leggende, che conserva ancora oggi un fascino difficile da spiegare soltanto attraverso la storia. Nei boschi, nelle forre e nei piccoli centri arroccati su rupi tufacee si avverte la presenza di un passato remoto, quasi una trama invisibile che lega natura, simboli e mistero. Seguire questa trama significa intraprendere un viaggio diverso dal consueto.  Bomarzo, Bassano in Teverina e Calcata disegnano una piccola geografia dell’ignoto. Non occorre credere all’esoterismo per subirne il fascino. Basta soltanto concedersi il lusso del dubbio. Tre tappe, tre porte simboliche verso una terra dove storia, natura e immaginazione continuano a confondersi. Benvenuti nella Magica Tuscia.

Bomarzo e il Bosco Alchemico

La magia della Tuscia. Un itinerario esoterico tra simboli templari, boschi sacri, streghe e borghi sospesi 

Ci sono luoghi che si visitano e luoghi che, invece, sembrano voler essere attraversati. Il Sacro Bosco di Bomarzo appartiene alla seconda categoria. Qui il visitatore non percorre semplicemente un giardino rinascimentale, ma entra in un labirinto di pietra, immerso nella natura della Tuscia, nel quale ogni svolta modifica il paesaggio e ogni incontro sembra introdurre a un nuovo livello di significato. Tra mostri giganteschi, animali fantastici, figure mitologiche, edifici impossibili e iscrizioni enigmatiche, il bosco voluto nel Cinquecento da Pier Francesco Orsini continua a porre domande alle quali nessuna interpretazione è riuscita a dare una risposta definitiva. Per secoli Bomarzo ha alimentato l’immaginazione di chi vi si è avventurato. Il suo creatore, personaggio aristocratico e visionario, è stato raccontato come un uomo affascinato dalla filosofia, dalla magia e dall’esoterismo; attorno alla sua figura sono nate interpretazioni che hanno trasformato il Sacro Bosco in uno dei luoghi più enigmatici del Rinascimento italiano. Tra queste, una delle più affascinanti è quella che legge il parco attraverso la lente dell’alchimia. Se si accetta il gioco interpretativo, il percorso assume una dimensione completamente diversa: le statue smettono di essere semplicemente strane e diventano tappe di un viaggio interiore, una sequenza di prove attraverso le quali l’uomo è chiamato a confrontarsi con la paura, il caos, la materia, la morte e infine la trasformazione.

La creatura più celebre? La bocca dell’Orco. La gigantesca testa di pietra spalanca le fauci davanti al visitatore come se fosse l’ingresso verso un altro mondo. Sulla superficie compare una frase diventata inseparabile dall’immagine: “Ogni pensiero vola”. È difficile immaginare un simbolo più potente per un percorso di trasformazione. La bocca è contemporaneamente ingresso e passaggio, apertura e oscurità. Entrare nell’Orco significa letteralmente attraversare una creatura mostruosa. Per qualche istante il visitatore scompare dentro la pietra, lasciando alle proprie spalle il paesaggio precedente.

Se si interpreta Bomarzo in chiave alchemica, questo passaggio può assumere il significato di una discesa nella materia e nell’oscurità, una sorta di morte simbolica necessaria prima di qualsiasi trasformazione. L’alchimia, nella sua dimensione simbolica, non è infatti soltanto la ricerca della trasformazione dei metalli: è anche il linguaggio della trasformazione dell’individuo, della materia grezza che deve essere sottoposta a un processo di purificazione. L’Orco potrebbe allora diventare una soglia. Non necessariamente una porta verso l’aldilà, ma verso una parte più profonda di noi stessi.

Dopo l’Orco, il visitatore continua a muoversi attraverso un paesaggio nel quale la realtà sembra progressivamente perdere stabilità. Giganti, draghi, sfingi, elefanti, mostri marini e figure mitologiche emergono dalla vegetazione. Alcune sculture sembrano minacciose, altre enigmatiche, altre ancora quasi grottesche. È un mondo nel quale gli opposti convivono: il sacro accanto al profano, il bello accanto al deforme, la paura accanto all’ironia, l’ordine accanto al caos.

I mostri di Bomarzo costringono chi li guarda a confrontarsi con ciò che non comprende. Una creatura fantastica può rappresentare una paura, un desiderio, una pulsione oppure semplicemente essere ciò che appare: una scultura enigmatica concepita per stupire. Ma nel momento in cui l’osservatore cerca un significato, il mostro diventa uno specchio. Ed è qui che il percorso assume una dimensione iniziatica. L’iniziato, infatti, non riceve mai una verità già confezionata. Deve attraversare prove, riconoscere i propri limiti e imparare a vedere ciò che prima non riusciva a vedere.

Tra le architetture più sorprendenti del Sacro Bosco c’è la cosiddetta Casa Pendente, edificio costruito in modo da creare una sensazione di equilibrio impossibile. Entrandovi, il corpo percepisce immediatamente qualcosa che non torna. Il pavimento sembra inclinarsi, le pareti alterano il senso della verticalità e il visitatore perde per qualche istante i propri riferimenti. Ancora una volta il bosco mette in crisi ciò che consideriamo normale. In una possibile lettura iniziatica, è un’altra prova: se il mondo esterno non è più stabile, bisogna trovare un nuovo equilibrio dentro di sé. È una delle caratteristiche più interessanti di Bomarzo: il mistero non viene soltanto osservato ma anche fatto provare fisicamente.

Il Sacro Bosco trasforma il visitatore. Lo fa lentamente, quasi senza che se ne accorga: prima lo disorienta, poi lo costringe a osservare, infine lo lascia solo davanti alle proprie domande. E quando, dopo aver attraversato mostri, divinità, rovine e sentieri nascosti, si torna verso l’uscita, qualcosa è cambiato. Si esce dal Sacro Bosco. Ma forse il Sacro Bosco non esce da noi.

Bassano in Teverina, i Templari e un campanile celato

La magia della Tuscia. Un itinerario esoterico tra simboli templari, boschi sacri, streghe e borghi sospesi 

Ci sono luoghi nei quali il mistero non ha bisogno di essere inventato. È già lì, nelle pietre, nei simboli consumati dal tempo, nelle architetture che sembrano sfidare la logica. Basta osservare con attenzione e, improvvisamente, ciò che sembrava familiare assume un significato diverso. A Bassano in Teverina, piccolo borgo arroccato della Tuscia, il passato sembra aver lasciato una serie di indizi difficili da ignorare: una chiesa romanica conserva capitelli enigmatici e simboli che la tradizione ha collegato ai Templari, una figura scolpita nella pietra è stata persino interpretata come un possibile Bafometto e poi c’è una torre. Una torre apparentemente normale. Solo che, al suo interno, ne contiene un’altra. Non è una leggenda. È un’antica costruzione medievale rimasta nascosta per secoli dentro una torre rinascimentale, fino a quando la sua esistenza è tornata alla luce nel Novecento. E qui comincia la storia.

Nel cuore del borgo si trova Santa Maria dei Lumi, edificio romanico costruito in peperino e generalmente datato tra XI e XII secolo. A prima vista, la chiesa non sembra nascondere nulla di straordinario: tre navate, archi a tutto sesto, colonne di pietra e una copertura lignea. Ma chi entra con lo sguardo di un investigatore del passato dovrebbe fermarsi davanti ai capitelli che conservano decorazioni enigmatiche. Tra i simboli compare il cosiddetto Nodo di Salomone, un intreccio antichissimo diffuso in epoche e culture differenti. Poi c’è un volto, una figura scolpita nella pietra, caratterizzata da lunghi baffi ricurvi, che alcune interpretazioni hanno associato al Bafometto. Ed è proprio a questo punto che entra in scena una parola destinata a comparire più volte nella storia di Bassano: Templari. Secondo tradizioni e ricostruzioni legate al mondo templare, Santa Maria dei Lumi sarebbe stata una commenda dell’Ordine del Tempio. L’ipotesi è affascinante, ma il mistero, quando si vuole raccontare seriamente, impone prudenza. I simboli presenti nella chiesa non costituiscono, da soli, una prova definitiva di una presenza templare: il Nodo di Salomone, le croci, i motivi geometrici e le figure antropomorfe appartengono infatti a un repertorio simbolico molto più ampio, diffuso nell’arte medievale. Eppure, il legame con i Templari non è soltanto una suggestione nata recentemente. Ancora oggi Santa Maria dei Lumi viene scelta come luogo di incontro e di cerimonia da realtà templari contemporanee, che riconoscono nell’edificio e nella sua simbologia un luogo particolarmente significativo. È uno strano cortocircuito del tempo: uomini e donne del XXI secolo tornano sotto le stesse volte che per secoli hanno custodito quei simboli. La memoria medievale, vera o reinterpretata che sia, continua così a vivere. Ma perché proprio qui? E poi ci sono strane sepolture proprio all’interno della chiesa e affreschi con rappresentazioni quantomai insolite della Crocifissione.

Di fronte alla chiesa si innalza la Torre dell’Orologio: massiccia, quadrata, imponente, circa venticinque metri di altezza, con il caratteristico quadrante in maioliche dipinte risalente al Settecento. Dalla strada sembra una normale torre fortificata. Ma l’apparenza inganna, perché all’interno della Torre dell’Orologio esiste un’altra torre: un antico campanile romanico appartenente a Santa Maria dei Lumi. La struttura medievale conserva bifore, trifore, colonnine, decorazioni vegetali e figure umane scolpite nella pietra. E la cosa più incredibile è che, dall’esterno, non si vede praticamente nulla. La torre più recente lo avvolge completamente, come una gigantesca matrioska di pietra. Solo negli anni Settanta del Novecento il segreto è tornato alla luce. Durante i lavori di consolidamento della Torre dell’Orologio, la presenza della struttura medievale nascosta dietro le mura tornò all’attenzione. Dietro la possente torre cinquecentesca c’era ancora il campanile romanico, intatto, protetto proprio da quella costruzione che, secoli prima, lo aveva cancellato dalla vista.

Tra bifore, trifore e colonnine che riprendono quelle del Tempio di Salomone, compaiono piccole figure umane scolpite nella pietra. A questo punto la domanda diventa inevitabile: perché costruire un’intera torre attorno a un campanile fino a nasconderlo completamente? Perché conservarlo integralmente invece di demolirlo? E soprattutto: quando gli abitanti smisero di ricordare che dietro quelle mura esisteva ancora una torre medievale? Non tutte le domande hanno una risposta. Ed è forse proprio questo il fascino.

Calcata, il borgo delle streghe

La magia della Tuscia. Un itinerario esoterico tra simboli templari, boschi sacri, streghe e borghi sospesiHistorical village Calcata in Italy Latium

L’ultima tappa di questo viaggio nella Tuscia conduce a Calcata, forse uno dei luoghi paesaggisticamente più enigmatici dell’intera Tuscia. Il borgo antico emerge da uno sperone di tufo circondato dalla vegetazione della Valle del Treja e, visto da lontano, sembra letteralmente sospeso sopra il vuoto. Già l’ingresso contribuisce alla sensazione di oltrepassare una soglia. Superata la porta del paese, ci si ritrova in un piccolo labirinto di vicoli, archi, case di pietra, grotte e minuscole piazze. Nel Novecento Calcata, dopo aver rischiato l’abbandono, è diventata rifugio di artisti, artigiani e spiriti anticonformisti, costruendosi un’identità unica.

Ma esiste anche una Calcata più segreta, fatta di racconti tramandati, credenze popolari e suggestioni legate alla magia. Non sorprende che il borgo venga talvolta raccontato come un luogo di streghe, guaritrici e antichi saperi. La conformazione stessa del territorio sembra fatta apposta per alimentare l’immaginazione: grotte scavate nel tufo, boschi fittissimi, nebbie che risalgono dalla valle e sentieri che scompaiono nella vegetazione.

Si racconta che nelle notti ventose tra i vicoli sia possibile udire suoni e lamenti provenire dalla valle. Naturalmente la natura offre spiegazioni assai meno soprannaturali, ma a Calcata le leggende hanno sempre avuto vita facile. Basta una porta socchiusa, una scala che scende nel tufo o una finestra illuminata nella notte per restituire al paese l’atmosfera di un luogo fuori dal tempo.

Così l’immagine di Calcata come “borgo delle streghe” appartiene soprattutto alla dimensione del racconto e dell’immaginario: non una definizione storica da prendere alla lettera, ma una suggestione che ben si accorda con l’anima misteriosa del paese.

A rendere il quadro ancora più singolare c’è poi una delle storie più curiose e controverse della cristianità: quella della presunta reliquia del Santo Prepuzio, che secondo la tradizione sarebbe stata custodita per secoli a Calcata prima di scomparire misteriosamente nel Novecento. A questa vicenda si aggiunge un ulteriore elemento, tramandato dalla leggenda: durante il periodo nazista, Hitler avrebbe fatto interessare alla reliquia la sezione occulta delle SS chiamata Ahnenerbe, un reparto incaricato della ricerca e del recupero di antichi oggetti sacri e reliquie, che sarebbe giunto appositamente a Calcata per cercarne le tracce. Una storia difficile da separare dal mito, ma che contribuisce ad avvolgere il piccolo borgo in un’aura ancora più enigmatica, sospesa tra storia, leggenda e ossessione per i reperti considerati capaci di custodire poteri e significati ancestrali.

Streghe e reliquie, grotte e artisti, spiritualità e leggende: tutto sembra convivere e al tramonto, quando le ultime luci incendiano il tufo e la Valle del Treja comincia lentamente a riempirsi d’ombra, Calcata mostra il suo volto più magnetico. È allora che diventa facile comprendere perché attorno a questo minuscolo paese siano nate tante storie.


Dario Giardi
Dario Giardi

Dario Giardi, ricercatore nel campo del clima e dell’ambiente, affianca all’attività di ricerca una profonda passione per la scrittura. È autore di guide turistiche, saggi e romanzi. Da sempre affascinato dai grandi enigmi della storia, approfondisce in particolare i temi dell’archeologia misteriosa, dell’alchimia e della civiltà etrusca, intrecciando ricerca, storia e suggestioni legate al mondo del mistero.



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