Cinque piccole chiese una sopra l’altra, costruite sulla roccia: la storia del santuario tra le montagne trentine

Nel cuore della Val di Non, dove i meleti lasciano spazio alle gole scavate dall’acqua, il Santuario di San Romedio appare come un miraggio verticale: cinque piccole chiese sovrapposte, incastonate su una rupe calcarea alta circa settanta metri. Più che un semplice luogo di culto, è un intreccio di storia millenaria, natura trentina e devozione popolare, che si legge salendo lentamente i 131 gradini della scalinata coperta.
Qui ogni terrazza apre lo sguardo sulla gola boscosa, mentre affreschi, ex voto e leggende raccontano di eremiti, pellegrini e di un orso diventato compagno di viaggio del santo. Ad aggiungere fascino all’esperienza è il Lez di San Romedio, lo spettacolare sentiero scavato nella roccia che parte da Sanzeno, una passeggiata sospesa sopra il vuoto che rende l’arrivo al santuario un piccolo viaggio nel rapporto, mai scontato, fra l’uomo e la montagna.
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Un santuario verticale nel cuore selvaggio della Val di Non
Arrivare in Val di Non e trovarsi davanti il Santuario di San Romedio significa incontrare uno dei luoghi più scenografici del Trentino. Il complesso sorge su uno sperone di roccia calcarea che domina una gola profonda attraversata dal rio San Romedio, in un paesaggio di pareti ripide e boschi fitti che sembrano proteggere il santuario dal resto del mondo.
L’impressione, osservandolo dal basso, è quella di un piccolo borgo sacro arrampicato sulla montagna: tetti, campanili e terrazze che si inseguono in verticale fino alla chiesa più antica in cima alla rupe. Non stupisce che San Romedio sia diventato uno dei più importanti luoghi di pellegrinaggio del Trentino, frequentato sia dai devoti sia dai viaggiatori che cercano un itinerario diverso, capace di unire spiritualità, natura e architettura in un unico, intenso colpo d’occhio.
Cinque chiese sovrapposte, l’eremita e la leggenda dell’orso
La storia del Santuario di San Romedio nasce attorno alla figura di un eremita, Romedio di Thaur, nobile tirolese che secondo la tradizione rinunciò ai propri beni per ritirarsi in preghiera tra le montagne trentine. Attorno alla sua tomba, attorno all’anno Mille, sorse una prima piccola chiesa, nucleo originario di un complesso che si sarebbe ampliato nei secoli seguendo il profilo irregolare della rupe.
Oggi il santuario è formato da cinque chiese principali sovrapposte, collegate dalla celebre scalinata coperta di 131 gradini. L’insieme è un mosaico di stili: elementi romanici, gotici e barocchi si susseguono negli ambienti, mentre lungo il percorso si incontrano cappelle, affreschi, immagini sacre ed ex voto che raccontano secoli di devozione popolare.
Al centro della narrazione del luogo c’è la leggenda dell’orso. Si racconta che, dovendo raggiungere Trento per incontrare il vescovo, Romedio vide il suo cavallo ucciso da un orso. L’eremita, invece di fuggire, avrebbe intimato all’animale di farsi cavalcare. L’orso si sarebbe inginocchiato, accompagnandolo fino in città. Un episodio agiografico, non documentato storicamente, ma così radicato nell’immaginario trentino da diventare il simbolo stesso del santuario.
Ai piedi del complesso esiste ancora oggi un’area faunistica dedicata all’orso bruno, dove sono stati accolti esemplari come Bruno, proveniente dai Carpazi. La presenza degli animali richiama idealmente la leggenda, ma l’avvistamento non è mai garantito: spesso gli orsi restano nascosti tra vegetazione e tane, soprattutto nei periodi più freddi dell’anno.
Il Lez di San Romedio: il sentiero nella roccia sospeso sulla gola
Per chi ama camminare, il modo più suggestivo per raggiungere il santuario è il Lez di San Romedio, il sentiero pedonale che parte da Sanzeno seguendo il tracciato di un antico canale irriguo ottocentesco. In pochi minuti dai parcheggi e dal Museo Retico ci si lascia alle spalle i meleti per entrare in un mondo fatto di pareti calcaree, gole profonde e passaggi scavati direttamente nella montagna.
Il tratto più spettacolare è proprio quello ricavato nella roccia: una cengia relativamente pianeggiante, protetta da parapetti in legno, che corre sospesa sopra la gola. Da una parte la parete, che in alcuni punti forma una sorta di volta naturale sopra il camminamento; dall’altra il vuoto, con il bosco, la strada nel fondovalle e il rumore lontano del rio.
Il percorso misura circa 2,5 chilometri dal Museo Retico al Santuario di San Romedio, per un tempo medio di 45 minuti a tratta. È una passeggiata alla portata di molti escursionisti, ma da non sottovalutare: si tratta pur sempre di un ambiente montano, soggetto a possibili piccoli distacchi di roccia e a tratti scivolosi in caso di pioggia, foglie bagnate o gelate autunnali.
Per questo, la comunicazione ufficiale del Comune di Sanzeno e della Val di Non indica l’obbligo di caschetto da roccia e calzature adeguate per percorrere il Lez di San Romedio. Nei mesi invernali il sentiero può essere chiuso per neve e ghiaccio: prima di mettersi in cammino è sempre bene verificare l’effettiva apertura e le condizioni aggiornate.
Come arrivare a San Romedio e organizzare la visita in autunno
Il Santuario di San Romedio si trova nel territorio comunale di Predaia, vicino a Sanzeno, nella parte settentrionale del Trentino. Da Trento si segue la direzione Mezzolombardo e Val di Non, proseguendo sulla SS43 verso Cles e deviando nei pressi di Dermulo per Sanzeno. Per chi arriva dall’autostrada A22 del Brennero, le uscite di riferimento sono Trento Nord o San Michele all’Adige.
Da Sanzeno una strada asfaltata risale la gola e conduce al parcheggio ai piedi del complesso, ideale per chi preferisce non percorrere il sentiero nella roccia. In alternativa si può utilizzare la ferrovia Trento–Malè–Mezzana fino alla Val di Non e proseguire con autobus locali, talvolta integrati da navette stagionali: conviene sempre controllare in anticipo orari e servizi attivi.
Per novembre 2026 le informazioni turistiche indicano il santuario aperto tutti i giorni dalle 9 alle 17:30, con ingresso gratuito. La visita alle cinque chiese, tra gradini irregolari e passaggi stretti, richiede almeno 45 minuti e non è adatta a chi ha difficoltà motorie.
L’autunno è uno dei momenti più scenografici per programmare la visita: i boschi attorno alla gola si accendono di giallo e marrone, mentre le pareti rocciose restano in ombra per molte ore, facendo scendere rapidamente le temperature. Serve quindi un abbigliamento caldo e scarpe ben aderenti, soprattutto al mattino presto o dopo le prime gelate.
Chi desidera trasformare la giornata in un piccolo viaggio nella storia della Val di Non può affiancare al santuario la visita alla Basilica dei Santi Martiri di Sanzeno e al Museo Retico, che racconta con reperti e pannelli la presenza delle antiche popolazioni nella valle e il lungo rapporto fra comunità locali, fede e paesaggio alpino.

