A 10 minuti dal centro si nasconde l’isola più autentica: qui arrivano pochi turisti e il caos della città diventa un ricordo

Stefano Maria Meconi, 20 Ott 2026
Isola della Giudecca, Venezia

Un’isola visitata non da molti turisti, dove i suoi abitanti scambiano, magari da una finestra all’altra, due “ciacole” in serenità. Poco più in là, i flussi turistici più fitti e impattanti del Bel Paese, un overtourism che qui, fortunatamente, ancora non si respira. È l’isola della Giudecca, angolo di una Venezia che ha saputo pervicacemente resistere alla tradizione, acquisendo (anzi mantenendo) una bellezza che è un unicum di questo territorio.

Storia

Otto isole che compongono un unico complesso, nella parte sud della Venezia “lagunare”, la Giudecca non è stata abitata che in epoca piuttosto recente. Prima, infatti, subì delle importanti bonifiche, e fu dal ‘500 in poi che iniziò ad assumere una centralità non solo sociale, ma anche monumentale. Lo caratterizza la costruzione della basilica del Redentore, uno dei luoghi più significativi per i veneziani, e di numerosi edifici delle nobili famiglie locali, come i Mocenigo, i Foscari, i Trevisan e i Minelli, oltre all’accademia dei Nobili alla Giudecca, il cui palazzo affaccia sulle Fondamenta Sant’Eufemia.

Cosa vedere sull’isola della Giudecca

A 10 minuti dal centro si nasconde l’isola più autentica: qui arrivano pochi turisti e il caos della città diventa un ricordo 

La prima fermata dei vaporetti che percorrono la distanza tra la stazione di Santa Lucia e la Giudecca è Sacca Fisola. È una piccola isola artificiale, collegata alla Giudecca tramite due ponti con palazzoni di edilizia popolare ben tenuti e i fili della biancheria tirati tra un caseggiato all’altro su cui tanti indumenti sono appesi ad asciugare, giardini e orti messi a dimora, legna per il caminetto accatastata fuori dei portoni e gatti sui davanzali delle finestre che si godono questo tiepido sole. Il tipico scenario popolare, che oggi sembra quasi dimenticato in una terra, Venezia, dove il paesaggio è invece ricolmo di B&B, negozi di souvenir e improvvisati bacari senza storia. Da qui, in lontananza si può riconoscere il profilo del Molino Stucky, un edificio che sembra completamente decontestualizzato rispetto a Venezia. Non solo per le sue dimensioni gargantuesche, ma soprattutto per la tipica architettura neogotica, che sembra richiamare le atmosfere delle città sul Baltico. L’antico complesso industriale, progettato a fine Ottocento da Ernst Wullekopf, ospitava originariamente un pastificio, chiuso nel 1954. Fu solo a inizio degli anni Duemila, con un imponente e costoso restauro, che l’edificio tornò al suo splendore originario, venendo trasformato in un hotel di lusso e un complesso residenziale. Attraversando il ponte di Sant’Eufemia, si giunge all’omonima chiesa di Sant’Eufemia, risalente al IX secolo. Magnifica per il suo affaccio sul rio omonimo e non sul canale della Giudecca, come le altre, viene considerata il luogo di culto più antico di Venezia. Dall’esterno si può ammirare il porticato con colonne in stile dorico e il tozzo campanile, con una facciata pulita e lineare, in totale contrasto con la ricchezza dell’interno rococò, caratterizzato da lavori settecenteschi che hanno alterato l’originale e più sobria composizione artistica.

A 10 minuti dal centro si nasconde l’isola più autentica: qui arrivano pochi turisti e il caos della città diventa un ricordo 

Imperdibile, per chi visita l’isola della Giudecca, è la Basilica del Redentore, capolavoro tardo cinquecentesco di Andrea Palladio, direttamente affacciata sul canale. Il Tempio tanto amato dai veneziani lega la sua storia alla terribile epidemia che colpì Venezia nel 1575, causando migliaia di vittime. Per ringraziare la fine della pandemia, le istituzioni di allora (1577) fecero costruire tale Basilica, dando incarico al Palladio per quanto riguarda l’aspetto architettonico. Ogni anno a luglio (la terza domenica) si festeggia la fine della pandemia di peste, costruendo un ponte votivo fatto di barche unite tra loro che attraversa il canale partendo dalle Zattere, mentre la sera prima lo spettacolo pirotecnico è impareggiabile. L’interno, molto semplice e luminoso, presenta importanti opere di Paolo Veronesi, Tintoretto e Palma il giovane. Assolutamente da visitare la sacrestia, dove tantissime opere dei pittori appena citati e di altri, come Vivarini, Bissolo sono appese alle pareti. Interessanti le quattro tavolette di un tabernacolo in legno raffiguranti soggetti eucaristici. Da non perdere, inoltre, altri due luoghi rappresentativi di questa isola:

  • la casa dei tre “oci” (occhi in dialetto veneziano), nome dovuto a tre grandi finestre poste sulla sua facciata principale che sembrano controllare tutta Venezia. La casa, costruita nel 1913 in stile gotico, venne disegnata da Mario De Maria come sua casa-studio. Dieci anni fa, dopo essere stata restaurata, è diventata un centro culturale.
  • la Chiesa di Santa Maria della Presentazione, detta anche Chiesa delle Zitelle (1581), anch’essa progettata dal Palladio. Il termine Zitelle è dovuto al luogo ricavato in una parte di questo complesso destinato ad accogliere, all’epoca, attraenti giovani ragazze povere, la maggior parte destinante successivamente alla prostituzione.

Come arrivare alla Giudecca

L’Isola della Giudecca è collegata al resto di Venezia dai vaporetti della linea 2, che seguono la direttrice San Zaccaria – Giudecca – Tronchetto – Piazzale Roma (stazione di Venezia Santa Lucia) – Rialto – San Marco – Lido. Qui, le imbarcazioni fermano a Zitelle, Redentore, Giudecca Palanca e Zattere, prima di ripartire in direzione della stazione.


Stefano Maria Meconi
Stefano Maria Meconi

Giornalista, appassionato di viaggi e tecnologia. Mi piace raccontare il mondo attraverso numeri e curiosità, perché ogni viaggio è un'esperienza da raccontare e condividere



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