8000 tonnellate ogni anno: in Campania c’è una “macchia gialla” che profuma d’estate e cucina locale

Tetti in paglia, profumi della tradizione e percorsi idilliaci lungo l’aspro territorio che dà vita a frutti ricchissimi
Alessandro Cipolla, 03 Set 2026
costa d'amalfi

La Costa d’Amalfi è celebre in tutto il mondo. Questo lembo di terra racchiuso tra mare – e che mare – e alture è capace di regalare degli scenari da far restare a bocca aperta (qui tutte le info sui tour turistici in costiera). Poi ci sono i borghi della Costiera Amalfitana, autentiche perle che impreziosiscono ancora di più questa zona così spettacolare. Oggi però vogliamo parlare di un’altra peculiarità della Costa d’Amalfi: i limoni. I terrazzamenti coltivati a limone così uniscono sapientemente il passato e il presente, costituendo al contempo una proiezione verso un futuro fatto di consapevolezza ambientale e di ripartenza dal territorio.
Protagonista assoluto in questa piccola comunione di comuni e di intenti è lo Sfusato Amalfitano, quel limone che sembra dipinto da mano d’artista, coltivato entro i limiti del disciplinare che ha dato vita al Limone Costa d’Amalfi IGP. Giusto per dare qualche numero, qui se ne producono 8.000 tonnellate ogni anno. Una tradizione però che non si limita solo alla coltivazione, ma si intreccia anche con la vita degli abitanti della costiera. Dietro questo trionfo di giallo infatti c’è una storia tutta da raccontare e che svela un altro lato di questo territorio così unico e affascinante.

La ricchezza organolettica e quella estetica dei limoni della Costa d’Amalfi

sentiero dei limoni

Innanzitutto, una precisazione procedurale: la definizione Limone Costa d’Amalfi IGP racchiude al suo interno non solo l’omonimo comune, ma questo fa da apripista a una lista di 12 località all’interno delle quali ritroviamo dei pesi massimi del turismo campano come Cetara, Conca dei Marini, Furore, Maiori, Minori, Positano, Praiano, Ravello, Scala, Tramonti e, ultima ma non per ultima, Vietri sul Mare. Questo areale di coltivazione e raccolta, che si estende su una superficie in verità piuttosto ristretta (400 ettari circa), permette una raccolta quantificata annualmente entro le ottomila tonnellate, benché insistano fenomeni di progressivo allontanamento dalle coltivazioni, anche per le difficoltà logistiche e la resa scarsa, lontana cioè da quelle produzioni industriali che, pur quantitativamente più beneficiali, deficitano invece in qualità.
Proprio a quest’ultima afferisce l’interesse per il Limone sfusato, nome che ne racconta la forma allungata, più morbida, benché di dimensioni generose. Il colore giallo vivo della buccia, capace di emanare un profumo intenso per la presenza di biomolecole molto attive (i cosiddetti terpeni, tra cui il limonene), protegge una polpa ricchissima di acido ascorbico. La vitamina C, particolarmente utile per il corretto funzionamento del sistema immunitario e nervoso, nonché capace di stimolare la naturale produzione del collagene, si ritrova in questa cultivar in misura maggiore rispetto alle altre varietà diffuse sul territorio nazionale, e permette di usare il limone amalfitano sia in purezza, sia per le ricette tipiche del territorio, non da ultimo il limoncello, liquore italiano diffuso ormai ai quattro angoli del pianeta.

Un limone unico

Il limone della Costa d’Amalfi tiene fede al polimorfismo tipico della specie, permettendo dunque ai coltivatori di ottenere un numero più elevato di raccolti, conservando però anch’essi la predilezione per la stagione tardo primaverile e di inizio estate, quando i frutti raccolti hanno le migliori caratteristiche possibili, favoriti da un clima mite e meno estremizzato.

Il Sentiero dei Limoni e le pagliarelle

pagliarelle

Come riconoscere una tipica limonaia della Costa d’Amalfi? La cartina tornasole di questa produzione diffusa sul territorio sono le cosiddette pagliarelle, delle tettoie realizzate con una struttura lignea sulla quale venivano stese delle stuoie di paglia. Materiale prono alla degradazione, soprattutto per effetto del vento e della pioggia, nonché del sole, ma anch’esso simbolo di un’agricoltura che già in passato era capace di realizzare dei meccanismi “sostenibili” ricorrendo ai materiali naturalmente disponibili. I paesaggi che più sono capaci di catturare lo sguardo del visitatore contemporaneo li ritroviamo tra Maiori e Minori, lungo quel Sentiero dei Limoni che è divenuto una delle tappe irrinunciabili del turismo costiero.
Il percorso, di particolare facilità e dai tempi di percorrenza ridotti (sono consigliate circa 3 ore), si sviluppa lungo 2,5 chilometri sulla fascia verde che separa le due località dai nomi così simili, con un dislivello entro i 160 metri: quest’ultimo è composto da salite nella fase iniziale e progressive discese in quella finale. Ampiamente segnalato, ivi comprese delle splendide piastrelle decorate che strizzano l’occhio alla produzione della vicina Vietri sul Mare, il Sentiero dei Limoni è un’esperienza panoramica e ambientale allo stesso tempo, dove non mancano gli slarghi panoramici (il Belvedere della Mortella a Minori, tra i tanti) e gli incontri con la ricca biodiversità del territorio, che oltre ai limoni è ricco di fiori, arbusti e alberi da frutto, come i carrubi.

Le furmechelle della Costa d’Amalfi

Certo è che percorrere a piedi queste stradine, con la calma tipica del turista, restituisce solo in minima parte la difficoltà che, ancora nell’Ottocento, era invece riservata alle furmechelle (piccole formiche), le donne deputate alla raccolta e al trasporto dei limoni che venivano poi destinati ai banchi dei mercati e alle case dei signori di un tempo. Uno spaccato di quelle tradizioni che ancora oggi, nonostante un apparente disinteresse, continuano ad avere accoliti attenti, capaci di trasformare un territorio complesso in una risorsa dove la natura è matrigna, per citare Leopardi, ma capace lo stesso di straordinari atti d’amore.


Alessandro Cipolla
Alessandro Cipolla

Giornalista pubblicista e laureato al D.A.M.S., ama scrivere di tutte le cose belle che ci sono da vedere in Italia e in giro per il mondo.



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