17 suore intatte senza mai essere state imbalsamate: è il segreto di questo monastero alle porte di Roma

Giuseppe Coppola, 23 Lug 2026
Fara in Sabina

Alle porte di Roma c’è un monastero che custodisce una storia davvero particolare. Parla del ritrovamento dei corpi di 17 suore, completamente incorrotti e che sono rimasti tali ancora oggi. Un racconto davvero affascinante che contribuisce a regalare un incredibile fascino a questo luogo, troppo spesso sottovalutato.

Le 17 suore intatte di Fara in Sabina

La storia di oggi ci porta a Fara in Sabina. Siamo in provincia di Rieti, in un comune da poco meno di 14 mila abitanti, alle porte di Roma. Un borgo che nasce in collina, a circa 500 metri di altezza sul livello del mare, precisamente nella parte nord-ovest del Monte degli Elci, nella zona meridionale dei Monti Sabini. Si tratta di un borgo popolato già in epoca preistorica, che ha ospitato insediamenti dei Sabini e che ha visto le origini del centro abitato che conosciamo oggi legate all’epoca longobarda, alla fine del VI secolo. 

La fondazione del monastero delle Clarisse Eremite di Fara in Sabina risale al 1678: fu il cardinale Francesco Barberini, nipote di papa Urbano VIII, a dare la luce al monastero nell’antico castello. E la storia che riguarda le suore arriva direttamente dalla fine del Settecento, quando furono ritrovati 17 corpi rimasti completamente incorrotti e che restano tali ancora oggi, essiccati e con i lineamenti del viso ancora pienamente espressi. I corpi delle suore furono ritrovati quando fu revocato il permesso per mantenere i cimiteri all’interno dei monasteri, nella fase di trasferimento delle defunte al cimitero comunale.

L’evento è sempre stato letto in chiave sovrannaturale, racconta il sito ufficiale del monastero, poiché fino al ritrovamento non subirono mai l’intervento umano: proprio per questo motivo, da quell’epoca, le suore furono sempre venerate. Il loro stato di mantenimento ancora oggi è sorprendente: i corpi sono posizionati in posizione eretta come in un coro, in una fase di preghiera, ad eccezione di due suore che sono invece sedute, caratterizzate da un eccessivo deterioramento. 

Cosa vedere nel borgo: consigli di viaggio

Il monastero delle clarisse eremite di Fara in Sabina oggi può essere scoperto dagli appassionati attraverso delle visite guidate che riguarderanno anche il museo del silenzio dove troveremo 21 teche con, all’interno, oggetti di uso comune che rappresentano la memoria storica del luogo.

Ma il monastero delle clarisse eremite non è l’unica bellezza di questo borgo. Da non perdere, infatti, la meravigliosa abbazia di Farfa, fondata tra il VI e il VII secolo e rifondata nell’alto Medioevo, diventata uno dei più importanti monasteri benedettini dell’Italia centrale. In più, assolutamente da scoprire anche la collegiata di Sant’Antonino, di origini medievali, e le chiese di San Giacomo e Santa Chiara, rispettivamente del 1619 e del 1643.

Fara in Sabina si trova precisamente a un’ora di auto da Roma: basterà infatti uscire in direzione Settebagni e proseguire lungo la E35 in un percorso da circa 50 chilometri. Sono però previsti collegamenti, anche più rapidi, in treno partendo da Roma Tiburtina per arrivare a destinazione a meno di mezz’ora. O anche in autobus, tra le offerte proposte dalle agenzie di trasporto locale a Roma e nel Lazio.


Giuseppe Coppola
Giuseppe Coppola

Giornalista pubblicista, laureato in Comunicazione. Un viaggio zaino in spalla è sempre una buona idea.



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