100 chiese e un gruppo di statue che risale a 2000 anni fa: nelle Marche c’è il borgo “conteso” della regione

Pergola è uno dei tanti gioielli delle Marche (qui tutte le info sui tour turistici in regione). Siamo nell’entroterra marchigiano, in provincia di Pesaro e Urbino e quasi al confine con l’Umbria. Questa è una zona rinomata per i tartufi – autentica eccellenza del luogo -, ma oggi invece ci soffermeremo soprattutto sulla storia e sulle bellezze artistiche e monumentali di questo borgo. Oltre ai tartufi, Pergola infatti è celebre per delle statue in bronzo risalenti a 2000 anni fa. Sono noti come i Bronzi di Pergola, simbolo dell’antica storia di questo paese ben noto già ai tempi dei Romani. In quest’epoca infatti le statuette furono sotterrate per fuggire a una razzia, per essere rinvenute casualmente al termine della Seconda Guerra Mondiale. Andiamo allora alla scoperta di Pergola, un luogo capace di stupire e prendere per la gola i visitatori.
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Pergola, cultura ed enogastronomia senza eguali
Pergola, annoverata tra i “Borghi più Belli d’Italia“, sorge a circa 300 metri sul livello del mare nell’area della confluenza del fiume Cinisco nel Cesano. L’area fu abitata da Umbri, Etruschi, Galli Senoni e Romani, non lontano dall’antica Via Flaminia, dove furono rinvenuti i Bronzi Dorati il 26 giugno 1946. Pergola è soprannominata “la Città delle Cento Chiese“: questo perché la lunga dipendenza dallo Stato della Chiesa ha fatto sì che i luoghi di culto fossero numerosi e di pregevole architettura. Ecco il racconto allora della nostra visita alle tante bellezze di questo borgo marchigiano.
L’Oratorio dell’Ascensione
Inizia la nostra visita di Pergola dall’Oratorio dell’Ascensione del XV secolo. All’interno si trova la Cappella del Palazzolo, che custodisce una serie di affreschi dipinti intorno al 1483 da Lorenzo D’Alessandro da San Severino Marche. Il luogo non è ben identificabile dall’esterno, non vi è una segnaletica e ai più passa inosservato. L’edificio è anonimo ma all’interno si nasconde un vero e proprio spettacolo inaspettato. La parete raffigura l’Ascensione di Cristo tra i Santi Secondo e Sebastiano, nella quale domina la figura di Cristo in una scena tra la Madonna, gli apostoli e i Santi. La volta è dipinta con i 4 Evangelisti di cui rimangono purtroppo visibili solamente due. La parete destra è dipinta con l’Annunciazione, la Trinità e la Madonna con il bambino in trono, attribuiti ad un pittore differente.
I Bronzi di Pergola e il convento di San Giacomo
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Ci spostiamo poi al Museo dei Bronzi Dorati e della Città di Pergola, inaugurato nel 1999, che si trova nell’Ex-convento di San Giacomo (XII sec.). Raccoglie opere di rilevante interesse storico-artistico provenienti dal territorio del Comune di Pergola, è’ suddiviso in 4 sezioni che si articolano intorno all’antico chiostro. Entriamo in una sala e si ammirano subito loro, le statue dei Bronzi Dorati, l’unico gruppo di opere in bronzo dorato di epoca romana esistente al mondo. Si tratta di opere da 4 quintali di bronzo e oro forgiate oltre 2000 anni fa, rinvenute casualmente in un campo nel 1946. Si spengono le luci e inizia un vero e proprio viaggio multimediale e quasi interattivo, che racconta la storia dei Bronzi Dorati, come sono stati realizzati e i loro preziosi dettagli.
Le ipotesi sull’identità delle persone rappresentate nelle statue sono molte, tra queste quella secondo cui raffigurino personaggi appartenenti alla Famiglia dell’Imperatore Tiberio. La sezione storico-artistica raccoglie innumerevoli opere importanti, tra queste sono degne di nota la Pietà di Sant’Agostino (XV sec.), tra le più suggestive a livello Nazionale e la statua di San Secondo (XV sec.), Santo Patrono della città, che nel palmo della mano destra custodisce una piccola riproduzione della città.
Le altre opere
Altra opera importante è il polittico di San Giacomo con Sant’Agostino Vescovo (XVI sec) opera di Girolamo Nardini, le cui tavole furono trafugate da Napoleone e trasferite a Milano. L’opera si trovava sull’altare maggiore della Chiesa di San Giacomo, in loco rimase solamente la cornice con le lunette. Le 5 tavole sono di proprietà dell’Accademia di Brera di Milano ma affidate al Museo dei Bronzi Dorati di Pergola.
La pinacoteca del Museo raccoglie opere provenienti dal territorio, una sezione numismatica, una sala dedicata a reperti romani, degli arredi lignei settecenteschi. Inoltre una sezione dedicata all’arte contemporanea con numerose incisioni del noto artista pergolese Walter Valentini, esponente di spicco dell’astrattismo lirico italiano ed europeo. Vi si trovano infatti circa 40 incisioni dedicate ai “Canti di Leopardi” e a “Galileo Galilei”, realizzate per conto dell’editrice “Unaluna” di Milano che ne ha tratto alcuni volumi. Sono inoltre esposte le lastre originali su cui Valentini ha inciso il metallo.
Chiesa di Santa Maria delle Tinte
Terminata la visita al museo ci dirigiamo verso la Chiesa di Santa Maria delle Tinte (XVIII sec.). La chiesa fu voluta dalla Corporazione dei Tintori e Lanaioli che aveva in quest’area di Pergola i propri laboratori ed abitazioni. Costruita in mattoni con cupola ottagonale, ha un portale d’ingresso molto semplice in pietra arenaria con scolpito sull’architrave “1787”, data che indica il termine dei lavori. L’interno a croce greca presenta una pavimentazione in cotto con la rosa dei venti, l’ambiente è dominato dal bianco delle statue e degli stucchi.
L’altare maggiore conserva il piccolo affresco del “Volto della Madonna con il Bambino”, molto interessanti le antiche panche del XVIII secolo dipinte con stemmi e motivi floreali. Pur non essendo un amante del Barocco, devo ammettere che questa chiesa affascina, impossibile non rimanerne colpiti. In attesa di poter visitare la Cappella dei Re Magi nel pomeriggio, decidiamo di “avventurarci” a scoprire l’area circostante, ci dirigiamo quindi alla Rocca di Pergola.
Rocca di Pergola
I ruderi della Rocca di Pergola, demolita all’inizio del XVI secolo per volontà del Duca Guidobaldo da Montefeltro, si trova su un colle dove si domina l’intera città. Oggi l’area è completamente “assalita” da una vegetazione spontanea, si può vedere Palazzo Fulvi Cittadini (XVI-XVII sec.), edificato al posto della Rocca (XI-XV sec.). Dell’antica Rocca sono rimasti due torrioni diroccati, la Cappella Gentilizia e parte della cerchia di mura perimetrali e dei sotterranei con volta a botte. Purtroppo l’area è totalmente abbandonata a sé stessa, ed è un vero peccato perché se queste strutture fossero recuperate potrebbero essere utilizzate per eventi culturali, oltre ad essere un ulteriore richiamo turistico.
Piazza Ginevri e il Palazzo Comunale di Pergola
Torniamo nel centro storico per ammirare Piazza Ginevri, il “salotto della città”. Si tratta di uno spazio libero aperto a tutti che si trova proprio di fronte alla Chiesa di Santa Maria di Piazza che visiteremo più tardi. Passiamo davanti al vicino Palazzo Comunale (XVIII sec.), costruito in previsione del conferimento a Pergola del titolo di città da parte di Papa Benedetto XIV. Al piano terra un ampio loggiato con uno scalone d’onore porta al piano di rappresentanza dove si trova la Sala del Consiglio. Ci addentriamo tra le vie cittadine e raggiungiamo la Chiesa di San Francesco, fondata dai francescani nel 1255 e trasformata nel secolo successivo.
Ha la facciata in conci levigati con grande rosone e caratterizzata da un portale a sesto acuto in pietra arenaria del XIV secolo. L’interno neoclassico a croce latina, fu trasformato nei secoli XVII e XVIII, è caratterizzato da linee geometriche, archi e lesene. L’opera principale conservata al suo interno è il Crocifisso su tavola del XIV secolo attribuito a Mello da Gubbio. La Chiesa di San Francesco ospitava un capolavoro dell’arte italiana, la pala dell’Immacolata Concezione di Carlo Crivelli (XV sec.), oggi alla National Gallery di Londra.
Poco più avanti si trova il chiostro con alcune pareti affrescate, purtroppo non in buone condizioni.
Le chiese di Pergola
Ci riportiamo lungo la via principale di Pergola e raggiungiamo la Chiesa di Sant’Andrea Apostolo (XII sec.). Presenta un portale in pietra arenaria e muri perimetrali esterni in pietra a vista, il campanile originario, l’attuale Torre Civica, è stato rivisitato nel 1927. L’interno è a navata unica in stile neoclassico, all’ingresso a sinistra si trova un’interessante Fonte Battesimale (1690) in stucco e legno. Alle spalle dell’altare maggiore si trova la tela della “Madonna con i Santi Andrea e Nicola di Bari” di Jacopo Palma “il Giovane”, discepolo di Tiziano. La particolarità del dipinto è che ritrae l’Arciprete Don Andrea Balduzi, in basso a destra, colui che lo commissionò.
Il Duomo
Poco distante si trova il Duomo (1258), edificato dai monaci agostiniani, con facciata neoclassica ed interno tardo barocco a 3 navate e l’antica torre campanaria in stile romanico-gotico. Di particolare interesse sono un Crocifisso dipinto su tavola del XIV secolo e un altro Crocifisso in terracotta del XVI secolo, il Reliquario. Notevole esempio di oreficeria tardogotica è il Reliquiario del Capo di San Secondo, in rame dorato, argento e smalti del XV secolo. Giunge l’ora dell’appuntamento per visitare la Cappella dei Re Magi (XVII), gioiello d’arte barocca, situata proprio di fronte al Duomo.
La struttura è costruita in laterizi con pietre agli angoli e dalla particolare forma di torre, in origine era una cappella laterale della Chiesa di San Pietro, demolita nel 1840. Si tratta di un vero e proprio scrigno d’arte barocca, riccamente decorato da stucchi dorati e da 8 statue in gesso di Profeti e Sibille. Raccoglie importanti opere al suo interno come quella sull’altare marmoreo dell’Adorazione dei Magi (opera da cui prende il nome la chiesa), dell’artista pisano Aurelio Lomi, fratello di Orazio Gentileschi. Per lungo tempo e fino a pochi decenni fa, la chiesa è stata utilizzata come Battistero del Duomo.
L’ex Chiesa di Santa Maria in Piazza
Ci spostiamo tutti poi all‘ex Chiesa di Santa Maria in Piazza (XIX sec.), ritenuta la prima della città, esisteva infatti fin dall’inizio del XI secolo anche se fu trasformata nel 1831. Della costruzione originaria romanico-gotica rimangono pochissime tracce sulla facciata e sulla parete absidale esterna. Dopo il terremoto del 1997 che colpì Marche e Umbria, durante i lavori di consolidamento della chiesa, è venuto alla luce un affresco della prima metà del XV secolo nella parete absidale del presbiterio.
Nell’affresco sono ancora visibili sulla sinistra la Vergine dolente con le pie donne e l’apostolo Giovanni, al centro non più presente, il Cristo crocifisso fra i due ladroni di cui rimangono minime parti, sulla destra sono ancora ben delineati San Giovanni Battista e Sant’Atanasio Vescovo. La parte centrale fu rovinata dalla costruzione della nicchia per collocare l’altare ligneo del XVII secolo, si salvò solo un frammento raffigurante il volto del Cristo, ritrovato nella canonica del Duomo solo pochi anni fa. Oggi è sede del gruppo dei volontari di Pergola.
Il Teatro Angel Dal Foco
I gentilissimi volontari ci portano a visitare questa eccellenza architettonica e culturale di Pergola, il Teatro Angel Dal Foco (XVII sec.). Ricavato all’interno dei magazzini del Monte di Pietà, quando ormai lo spazio del salone del Palazzo Comunale era divenuto insufficiente. Presenta una pianta interna particolare, realizzata a “U” per adattarsi alla struttura che lo ospita, con 3 ordini di palchi (44 in totale), platea e loggione. Lasciato per decenni in stato di abbandono, solo dopo il crollo parziale del tetto nel 1981 è iniziata l’opera di recupero. Riaperto a fine 2002, oggi è tornato alla sua attività. Il Teatro Dal Foco è una vera chicca, dobbiamo ringraziare i volontari di Pergola e l’Amministrazione Comunale per averci dato l’opportunità di poter visitare tale meraviglia!
Curiosità: la Subappennina Italica
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La ferrovia che collega Fabriano a Pergola, lunga 31.6 Km, chiamata “Subappennina Italica” in quanto nacque come parte di un progetto più ampio che avrebbe dovuto unire direttamente l’area marchigiana a quella romagnola con capolinea a Sant’Arcangelo di Romagna, fu originariamente progettata per scopi bellici. Inaugurata alla fine del 1800, è tra le linee ferroviarie più antiche d’Italia. Il tronco tra Fabriano e Pergola fu aperto il 28 aprile 1895; tre anni dopo la linea fu, quindi, prolungata da Pergola a Urbino.
Proprio questo tratto, nel 1926, fu sede del primo esperimento italiano di Dirigenza Unica. La ferrovia subì ingenti danni durante la Seconda Guerra Mondiale. Ci fu così l’interruzione del servizio fino a maggio del 1947, anno in cui riprese l’esercizio sul tronco Fabriano – Pergola mentre venne dismesso il restante tratto fino a Fermignano.
La linea per tutta la seconda metà del ‘900 continuò la sua esistenza garantendo il servizio ferroviario ai pendolari residenti nella Valle del Cesano. Nel 2013, a causa di una frana, la linea venne interrotta ed il servizio sostituito da bus. Il 26 settembre del 2021 la linea è stata riaperta all’esercizio per fini turistici.

