10 buoni motivi per visitare Buenos Aires a settembre: la guida completa alla capitale argentina

Una serie di consigli pratici per chi va a Buenos Aires e programma un'escursione alle cascate di Iguazu
Alessandro Cipolla, 05 Set 2026
buenos aires

Perché visitare Buenos Aires a settembre? L’Argentina è un paese meraviglioso e la sua capitale – qui tutte le info per i tour turistici in città – rappresenta l’autentico cuore pulsante. A settembre poi qui siamo all’inizio della primavera, i parchi sono magnifici e la città si colora. Inoltre camminare è molto più piacevole rispetto agli altri periodi dell’anno. Organizzare una visita a Buenos Aires però può non essere semplice. Niente paura però perché a questo c’abbiamo pensato noi, con una guida esaustiva su cosa vedere, cosa fare e come preparare il viaggio a Buenos Aires.

Tutto quello che c’è da sapere per un viaggio a Buenos Aires

10 buoni motivi per visitare Buenos Aires a settembre: la guida completa alla capitale argentina 

Voli

Il volo è una parte impegnativa del budget del viaggio. Quando programmo un volo intercontinentale cerco di affidarmi sempre a vettori aerei affidabili e che garantiscano un discreto comfort per le diverse in cui occorre restare a bordo. Tenendo conto di questi parametri, la soluzione migliore dopo attenta ricerca l’ho trovata con Booking. Voli con tragitto Roma Fiumicino – Monaco – Rio de Janeiro, poi da Rio a Buenos Aires e dalla capitale argentina a Fiumicino con scalo a Francoforte.
Per i tragitti intercontinentali ho volato con Lufthansa, mentre per quello da Rio a Buenos Aires con Aerolinas Argentinas, tutto con un’unica programmazione multitratta e con un bagaglio in stiva da 23 kg per ciascun passeggero per ogni volo. Con la stessa prenotazione ho aggiunto anche l’assicurazione sanitaria per tutto il periodo.

Hotel

Per gli hotel ho cercato a lungo una sistemazione che mi garantisse un buon rapporto qualità-prezzo anche in relazione all’ubicazione della struttura. In rete le zone consigliate sono soprattutto Palermo e Porto Madero che sono piene di locali per la serata e sono anche considerate le più sicure. Parecchi sconsigliavano la cosiddetta zona del Microcentro perché, essendo quella degli uffici, la sera poteva risultare meno viva e più insicura. Però Palermo non sarebbe stata baricentrica rispetto alle attrazioni da visitare e Porto Madero aveva prezzi troppo alti. Alla fine ho scelto la zona centrale in corrispondenza dell’Avenida 9 de Julio, una delle principali arterie della capitale che con i suoi 140 metri di larghezza è anche una delle più larghe del mondo.

Collegamenti da e per gli aeroporti

Gli aeroporti sudamericani utilizzati non sono serviti da una linea ferroviaria, né tantomeno da una metro che garantisca il collegamento con il centro città. Per cui ho cercato qualche soluzione alternativa e alla fine mi sono rivolto ai servizi di booking taxi che ho trovato convenienti, comodi e davvero affidabili. Il trasporto da e per l’aeroporto l’ho pagato mediamente tra i 22 e i 25 euro e l’ho usato 4 volte, all’arrivo e alla partenza e il giorno della visita alle cascate. Non so quanto possa costare il tragitto verso il centro con i taxi gialli dell’aeroporto, ma il sistema di booking taxi l’ho trovato decisamente comodo con le informazioni sull’autista che prima del servizio ti arrivano o sms o via WhatsApp.

Sanità

Relativamente ai profili sanitari non c’erano vaccinazioni consigliate per il viaggio a Buenos Aires. Per i rischi connessi alle punture di insetti ho acquistato un potente repellente Jungle formula molto forte.

Cambio valuta

Per il cambio valuta bisogna essere molto attenti perché se non si conoscono i meccanismi si prendono grandi fregature. Bisogna assolutamente sapere che esistono due tassi di cambio, uno di mercato ed uno imposto dal governo. Il tasso di mercato (comunemente chiamato dollaro blu) viene applicato dalle agenzie di cambio, da qualche negozio e da una marea di persone che lo propongono per strada (quest’ultimo canale lo cito per dovere di cronaca, ma non lo utilizzerei mai). Quello ufficiale, imposto dal governo, viene applicato dalle banche e dai canali delle carte di credito.
Il problema è che la differenza di cambio tra quello ufficiale e quello di mercato è abissale: all’epoca con il primo per un euro ti davano 378 pesos, con il secondo 780 (oltre il doppio). Fatta questa premessa è evidente come risulti decisamente sconsigliato pagare con le carte di credito in Argentina. Occorre portarsi un po’ di contanti e poi cambiare negli uffici di cambio (io mi sono fatto consigliare dalla guida a cui potete chiedere tranquillamente).
Il problema principale è che in Argentina ci sono quasi esclusivamente banconote di piccolo taglio (1000 o 500 pesos) per cui bisogna cambiare in più occasioni per evitare di dover trasportare i pesos con una valigia! Noi per 5 giorni abbiamo cambiato circa 500 euro e ci sono bastati in tre per colazioni, ristoranti, Uber, visite e per una serie di regali da portare a casa.

Sicurezza a Buenos Aires

Il profilo sicurezza mi preoccupava non poco prima del viaggio, dato che dovunque in rete vengono segnalati i rischi che si corrono in quella città.  Io non ho avuto la sensazione di insicurezza anche se sono stato particolarmente prudente, ho evitato alcuni quartieri ed ho limitato alle ore diurne la visita ad altri. Ho portato con me solo i contanti che mi potevano servire per la giornata ed una fotocopia del passaporto (il resto dei contanti, le carte di credito ed i bancomat, i passaporti sono rimasti chiusi nella cassaforte dell’hotel) Per gli spostamenti sia di giorno che di notte ho utilizzato UBER che è decisamente conveniente.

Prese elettriche

A Buenos Aires le prese elettriche sono di tipo I (avevo letto che c’erano anche le C, ma io non le ho viste). Con le prese tipo I ci vuole per forza un adattatore. Sconsiglio quelli universali, io ne avevo uno, ma è risultato troppo pesante per le prese argentine.

Connessione internet e telefonica

La connessione per me è fondamentale sia per Google Maps (ho scaricato le mappe off line, ma non sono la stessa cosa), per i taxi di Booking, per Uber e per una serie di altri motivi. Con TIM la tariffa per 10 giorni costa 30 euro con due giga e 50 minuti di chiamate e 100 sms. Costa abbastanza, avevo letto che si possono prendere sim argentine, ma alla fine ho attivato il servizio a 30 euro dato che la connessione era indispensabile.

Guide cartacee e locali

Di guide turistiche cartacee di Buenos Aires ne ho trovata una sola (ed ho girato non poco). Si possono acquistare quelle dell’Argentina, ma erano decisamente voluminose per me che avevo interesse solo per Buenos Aires. Quella che ho comprato, era molto discorsiva sulla storia del paese e su diverse curiosità, ma non era paragonabile a quelle che si trovano per altre città europee. Per anni ho viaggiato in autonomia, poi ho scoperto l’importanza di utilizzare una guida turistica locale che sicuramente ti consente di avere una serie di informazioni, scoprire posti particolari e ridurre i tempi per arrivare da un’attrazione all’altra.

Trasporti

Per i trasporti a Buenos Aires mi sentirei di consigliare assolutamente UBER per comodità e prezzo. L’unica necessità è quella di avere una connessione Internet; l’applicazione è di facile utilizzo anche per un mediamente boomer come me. Aprendo l’applicazione si trova nella mappa la posizione attuale, l’unica cosa da sistemare potrebbe essere il lato del marciapiede dove aspettate l’arrivo dell’autista. Poi si mette la destinazione (museo, casa rosada, ecc) e si sceglie la corsa (io ho utilizzato la tariffa comfort quando viaggiavamo in 4 con la guida e UberX che è il più economico quando eravamo da soli) sapendo già il prezzo che dovrete pagare. Ed è proprio questa la differenza principale con il taxi, non c’è tassametro e il prezzo viene stabilito in anticipo, per cui in caso di traffico o di interruzioni sul percorso il problema è dell’autista e non vostro.
Uber è abbastanza diffuso a Buenos Aires, un po’ di meno rispetto a Rio, ma non abbiamo mai aspettato più di 7/8 minuti l’arrivo dell’autista. Una volta prenotata la corsa, vi arriva il tipo di auto, gli ultimi numeri della targa ed il tempo necessario ad arrivare, per cui è anche piacevole cercare di individuare per primi l’auto in arrivo. I prezzi sono davvero super convenienti, però è necessario pagare in contanti sempre per evitare il cambio sfavorevole. Per cui bisogna selezionare sull’applicazione il pagamento in contanti direttamente all’autista. Ci si potrebbe procurare qualche banconota da 100 e 200 pesos anche se ho quasi sempre lasciato il resto come mancia visto il costo irrisorio.

Cosa vedere a Buenos Aires

10 buoni motivi per visitare Buenos Aires a settembre: la guida completa alla capitale argentina 

Con la guida abbiamo visitato moltissimi posti. Abbiamo iniziato dal palazzo del Congresso (il nostro Parlamento) che si affaccia in una piazza molto bella. Nella piazza troviamo una delle tante repliche originali della statua del pensatore di Rodin. L’originale, che doveva rappresentare Dante davanti alle porte dell’inferno, si trova nel suo museo a Parigi, poi ne sono state fatte numerose copie dallo stesso autore sparse in tutto il mondo. Una si trova proprio nella Piazza del Congresso. Il Palazzo del Congresso non era visitabile per cui abbiamo proseguito per il Palazzo Barolo con riferimenti e omaggi alla Divina Commedia di Dante Alighieri.
Nei pressi del Palazzo abbiamo preso la metro e con poche fermate abbiamo raggiunto Plaza de Mayo dove si trova sia la cattedrale metropolitana, la Casa Rosada, il Capitolo di Buenos Aires e la piramide. La piramide è famosa perché percorsa in senso circolare dalle madri di Plaza de Mayo che hanno come emblema un fazzoletto bianco annodato sulla testa. Le madri con questo tipo di protesta intendono far luce sulla scomparsa dei loro figli ed ogni giovedì pomeriggio si ritrovano per girare trenta minuti intorno alla piramide. La tecnica del girare intorno alla piramide era nata quando il governo dittatoriale aveva vietato gli assembramenti.

In giro per la città

La cattedrale, che poi è la chiesa dove officiava l’attuale Papa, non è particolarmente interessante sotto il profilo artistico. Dalla cattedrale una piccola deviazione per dare un’occhiata alla Galleria Guemes, che con i suoi 16 piani è stato il primo grattacielo della città costruito nel 1915.  La guida ci ha detto che lo scrittore del Piccolo Principe sembra aver vissuto in un appartamento all’interno di questo grattacielo. Avevo intenzione anche salire all’ultimo piano per godere del panorama, ma il giorno della mia visita non era possibile.
Avevo letto che nei giorni festivi non si può mancare una visita alla feria di Sant’Elmo il mercatino dominicale. Proprio partendo da Plaza de Mayo e dirigendosi verso il mercato coperto di Sant’Elmo si incontrano moltissime bancarelle con l’artigianato locale. Non ci sono cineserie, ma si riescono a trovare degli articoli davvero interessanti per cui consiglierei di acquistare i ricordi del viaggio ed i vostri regali proprio qua. C’è molta gente alla Feria, ma un giretto per le bancarelle è davvero interessante e nel mio caso abbiamo anche trovato una coppia che si esibiva in pubblico ballando il tango. Interessanti anche i negozi che si trovano nella zona. La presenza di così tanta gente però rende impossibile fare la foto sulla panchina di Mafalda (una coda chilometrica per fare la foto ricordo) ed entrare nel mercato coperto, praticamente murato.

Visitando i quartieri di Buenos Aires

Il quartiere di Sant’Elmo mi è piaciuto molto e, complice la posizione strategica dell’albergo, sono riuscito a visitarlo diverse volte, sia per fare la foto con Mafalda (mia moglie ci teneva in modo particolare) e per assaggiare la cucina dei locali nel mercato coperto con ottime recensioni. La statua di Mafalda si trova ad appena 3/4 minuti dal mercato coperto percorrendo la strada dove la domenica è presente la Feria di Sant’Elmo. Anche nei giorni feriali si potrà trovare un po’ di fila, ma niente a che vedere con quella chilometrica della domenica. Da Sant’Elmo con una piacevole passeggiata di circa un Km siamo arrivati alla zona moderna di Puerto Madero con i suoi grattacieli, gli alberghi eleganti ed una moltitudine di localini nei vecchi depositi dell’area portuale.
Da Puerto Madero, sempre a piedi, la guida ci ha accompagnato alla Reserva Ecologica Costanera Sur, un polmone di verde al centro della città. È davvero piacevole passeggiare in questa area e vedere una moltitudine di uccelli nella laguna. Noi siamo stati circa un’ora, ma la zona potrebbe meritare anche di più. Tornando indietro, passeggiando lungo la darsena, si arriva al Puente de la Mujer di Calatrava. La forma strana ricorda la scarpa con il tacco di una donna o per i più fantasiosi dei ballerini di tango. La sera è ben illuminato ed essendo pieno di localini è una zona abbastanza viva della città. Attraversato il ponte in poche centinaia di metri si raggiunge la Casa Rosada. Prima di arrivare alla Casa Rosada, si può ammirare lo Skyline di Buenos Aires sui grattacieli di Puerto Madero.
Dicono che dal Rio della Plata sia anche migliore, ma io intanto mi sono accontentato di questo. Proprio di fronte alla Casa Rosada, dall’altro lato della piazza la guida ci ha accompagnato a visitare il Capitolo di Buenos Aires che ospita il museo storico della rivoluzione che ha portato l’Argentina all’indipendenza. Visitandolo da soli potrebbe essere una mezza delusione, con una guida che ti spiega e ti fa capire l’importanza per il popolo argentino è sicuramente un’altra cosa.

Non poteva mancare la Bombonera

Il giorno successivo abbiamo iniziato la visita dal Caminito, la via museo all’interno del quartiere popolare della Boca, inizialmente popolato dagli immigrati genovesi. La visita è davvero consigliata, con le case in legno variopinte che costituiscono l’unico museo all’aperto riconosciuto dell’Argentina. Nelle casette una moltitudine di negozi ed atelier di pittori ed artigiani. Sempre con la guida abbiamo visitato quello di un pittore di origini italiane ed un quadretto lo abbiamo preso dato che erano davvero belli. Oltre ai negozietti ci sono gli immancabili ristoranti dove gli asador arrostiscono alla vista del pubblico quantità impressionanti di carne.
Dopo un bel giro nella via ci siamo diretti alla Bombonera il famoso stadio del Boca dato che il figlio aveva espresso il desiderio di visitarlo. Si accede al museo della bombonera con le foto ed i ricordi dei grandissimi calciatori che hanno indossato la camiseta della squadra, da Maradona a Tevez, da Riquelme all’attuale Cavani. Una grande delusione quando abbiamo scoperto che si poteva visitare solo il museo, mentre era stata sospesa già da tempo la visita allo stadio, decisione davvero incomprensibile. Altro elemento che prova la completa disorganizzazione del museo il fatto che avessero terminato le lettere da applicare sulla camiseta ufficiale in vendita allo shop.

Il quartiere Palermo

Dopo un giretto in zona ci siamo diretti nel quartiere Palermo dove inizialmente abbiamo attraversato il parque 3 de Febrero, una delle tante aree verdi della città. Una passeggiata è piacevole in quanto il parco è tenuto molto bene alla stregua di quelli del nord Europa. Il must del parco è il roseto, io ovviamente non mi trovavo nella stagione giusta, ma immagino che in primavera sarà davvero stupendo. Proseguendo abbiamo fatto un giro per Barrio Parque (altrimenti noto come Palermo Chico) dove abitano i cittadini più facoltosi della capitale e dove sono situate molte ambasciate. In questo quartiere si trovano le abitazioni di maggior pregio e si vedono le macchine più costose, praticamente inesistenti nelle altre zone della città. Di conseguenza è anche la zona più presidiata con vigilanza anche privata.

Dove (e cosa) mangiare a Buenos Aires

Per i ristoranti (usati raramente sia a pranzo che a cena viste le quantità abnormi che vi vengono servite, in generale in Argentina il poco non sanno cosa sia, le porzioni sono generosissime e dopo un’abbuffata a pranzo, difficilmente si riesce a farne un’altra a cena) potrei consigliare:

  • Hierro Parrilla è il ristorante più famoso all’interno del mercato coperto di Sant’Elmo. È anche uno di quelli più recensiti e raccomandati in rete. Però, proprio la collocazione all’interno del mercato fa si che sia utilizzabile solo a pranzo.
  • Desnivel, sempre in zona Sant’Elmo a poco più di cento metri dal mercato verso il centro. Ci siamo andati la prima volta con la guida perché ci ha detto che era noto per cucinare tra le migliori empanadas (il tipico fagottino di pasta argentino, ripieno di carne o verdura) della città.
  • Santos Manjares in calle Paraguay, una traversa (attualmente parzialmente chiusa per lavori) dell’avenida 9 de Julio. Il locale è paragonabile ad una nostra trattoria ed all’interno ho trovato solo gente del posto. Locale abbastanza spartano, ma con un servizio attento e cortese di alcune giovani ragazze. Ho assaggiato la bistecca di Bife di Chorizo veramente buona;
  • La Pescadorita, dopo le notevoli abbuffate di carne avevamo voglia di mangiare un po’ di pesce pur sapendo che Buenos Aires non eccelle per la cucina di mare. Abbiamo scelto questo ristorante in zona Palermo perché era quello che aveva le migliori recensioni in rete. Devo dire che abbiamo mangiato bene ed anche il vino che abbiamo preso è stato di nostro gradimento. Si paga un pochino di più rispetto agli altri ristoranti segnalati (dove abbiamo speso in media 18 euro a testa), ma è decisamente più elegante e comunque niente a che vedere con i prezzi italiani.

 


Alessandro Cipolla
Alessandro Cipolla

Giornalista pubblicista e laureato al D.A.M.S., ama scrivere di tutte le cose belle che ci sono da vedere in Italia e in giro per il mondo.



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