IL MEDOC DELLE MERAVIGLIE

Un'avventura sorprendente a contatto con lo spettacolo impressionante delle immense dune d'Aquitania, e l'elegante lusso di una delle cantine più prestigiose

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  • di Abha
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Non ero mai stata in Médoc e l'occasione giunge andando a trovare un amico innamorato delle sue foreste e del suo oceano. Ho vissuto così un'avventura sorprendente e bifronte tra vita nei boschi, a contatto con lo spettacolo impressionante delle immense dune d'Aquitania, e l'elegante lusso di una delle cantine più prestigiose della regione: Château Lagrange. Godendo della raffinata proposta franco-nipponica servita nell’esclusiva Orangerie dallo chef Taichi Sato, che cucina per non più di otto persone al giorno.

PROLOGO

Finalmente libertà, finalmente viaggio di nuovo: all'estero. Dopo alcuni intensi anni spesi a camminare l'Italia, con una media di 4/5 mesi dedicati a raccontare il Belpaese a piedi (media che non ho nessuna intenzione di abbassare), qualche settimana fa - devo confessare - mi ha assalito un irresistibile desiderio di andare altrove, di sentire il profumo di una lingua straniera, di provare nuovamente l'ebbrezza del "take off" dalla pista di decollo di un qualsivoglia aeroporto. E così è stato. Grazie a un amico viaggiatore quanto me e persino più pazzo di me, che ha scelto di lasciare un posto da ingegnere - e con esso tutto della sua identità precedente - per abbracciare il viaggio come stile di vita, attraversando luoghi ed esperienze in bicicletta, piantando una tenda lungo un destino che Neo scrive giorno per giorno. Il mio amico si chiama proprio così, almeno da quando è diventato un wanderer, e si trova attualmente in Médoc, a lavorare nelle vigne. Malgrado la frugalità delle sue esigenze quotidiane, di tanto in tanto le riserve si esauriscono e va a raggranellare qualche soldo prestando servizio a contatto con la terra, nel paradiso dei vini di Francia: per l'esattezza presso la sontuosa tenuta di Chateau Lagrange, in località Saint Julien.

Con Neo ci sentiamo intensamente nelle scorse settimane, mi parla dello Chateau e dei suoi weekend nei boschi, riparato dalle dune più spettacolari d'Europa oltre alle quali sferza vigoroso l'Oceano Atlantico, e così mi decido: lo vado a trovare. Mi fa capire che si tratta di un posto davvero speciale e poco conosciuto in Italia, malgrado sia molto popolare a livello internazionale, soprattutto per un evento fuori dal comune: ogni settembre, dal 1985, è teatro della Marathon du Médoc, che attraversa le vigne più prestigiose di questa penisola e di altre aree del dipartimento della Gironda. Una gara accompagnata dalla musica di una cinquantina di orchestre, intervallata da 23 degustazioni lungo i 42 e rotti canonici chilometri, con assaggio di ostriche al trentottesimo e di bistecca al trentanovesimo. Una follia supportata da circa 3000 volontari, per accogliere ogni anno 8500 partecipanti provenienti da una cinquantina di Paesi diversi. Che stanno già scaldando scarpette e papille gustative per il 2022, visto che quest’anno la Marathon è sospesa causa Covid.

E così non vedo l'ora di scoprire questo angolo di Francia, nell'estrema propaggine ovest dell'Aquitania, e le sue contrastanti meraviglie: il lato selvaggio della sua natura in cui - letteralmente - penetrerò, insinuandomi con Neo fin nel cuore di boschi inaccessibili, a contatto con il tutto e con il niente. Ma anche il lusso elegante delle sue vigne, soffermandomi proprio presso Chateau Lagrange, per una degustazione esclusiva dove assaggerò anche la cucina nippo-giapponese dello chef in residenza Taichi Sato. D'altronde l'ho sempre detto, e qui lo confermo: il bello di essere totalmente aderente alla dimensione del viaggio come metafora perennemente cangiante di meraviglia significa saper apprezzare il cinque stelle e la tenda, con la stessa gioia, curiosità ed emozione. E così sia

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