IN SARDEGNA TRA STORIA E NATURA

Una settimana di primavera tra beni artistici e spiagge deserte

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  • di gianchi56b
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro

Sabato 11 maggio

Dal ponte scoperto del traghetto Nuraghes della Tirrenia, partito da Genova alle 20,30 della sera precedente, assisto alle lente manovre di attracco a Porto Torres, sotto un cielo di nubi sottili che nascondono ancora il sole. Ho la percezione che si stia accumulando del ritardo rispetto all’orario previsto di sbarco, ma forse è soltanto l’effetto della mia impazienza. Finalmente alle 9,15 la mia auto tocca il suolo sardo. Percorsa la strada sul molo, mi stacco dalla teoria di veicoli scaricati dal traghetto e mi dirigo verso il centro abitato anziché proseguire verso la superstrada. Parcheggio davanti alla stazione ferroviaria e poi percorro via Fontana Vecchia e via Monte Angellu fino a raggiungere la basilica di San Gavino. Si tratta di una originale costruzione in stile romanico pisano priva di facciata e con due absidi contrapposte. Nell’austero interno a tre navate, presso l’abside orientale è ubicato un catafalco con le statue lignee dei martiri turritani, mentre da una anticripta ornata di statue si scende alla cripta dove tre sarcofagi contengono le ossa ritenute dei tre martiri. Completata la visita alla chiesa e ai suoi dintorni, riprendo il mio viaggio sulla SS131 per Sassari.

Prima di visitare la città, mi dirigo alla Basilica della Santissima Trinità di Saccargia, che sorge a margine della SS597 per Oschiri. Isolata nella campagna, la chiesa è caratterizzata dai conci alternati di pietra bianca e nera della facciata a portico e dell’alto campanile. All’interno, molto suggestivo il ciclo di affreschi presenti nell’abside, che si contrappongono al grigiore della pietra della navata. Proseguendo lungo la SS597, faccio una sosta per vedere gli esterni della chiesa di S. Michele di Salvenero, anch’essa in stile romanico pisano e con alternanza di conci bianchi e neri.

La tappa successiva è rappresentata dal Santuario di Nostra Signora del Regno, ad Ardara. E’ una costruzione romanica, edificata nell’XI secolo, in pietra scura basaltica. Nell’interno a tre navate degni di nota sono soprattutto i pilastri circolari affrescati con la rappresentazione dei dodici Apostoli e di quattro Padri della Chiesa, e il grandioso polittico (retablo maggiore) collocato nella parte absidale, che si propone di raccontare la storia della salvezza. Belli anche il cosiddetto retablo minore, con al centro la figura della Madonna che allatta il Bambino, ed un pulpito in legno poggiante su quattro colonnine. Completata la visita di questa bellissima chiesa, dedico una manciata di minuti per osservare i murales presenti su alcune case del paese, ed i cui soggetti sono tratti dal mondo rurale: aratura dei campi, raccolta del grano, danze con costumi tipici, carretti tirati da buoi.

Arrivato a Sassari, mi rendo conto che la città non è affatto pianeggiante come ritenevo che fosse. Parcheggio in prossimità del B&B presso il quale ho prenotato e poi scendo verso il centro. Sorpreso dalla presenza di alberi di arance selvatiche a bordare una via, raggiungo viale Umberto, via Roma e piazza Italia: quest’ultima caratterizzata dal Palazzo della Provincia e dal monumento a V. Emanuele II inquadrato tra quattro palme. Percorro poi corso V. Emanuele II, sostando qui e là per osservare palazzi, decorazioni, insegne, fino a raggiungere la colonna che si erge in piazza Sant’ Antonio. Una deviazione mi porta alla fontana del Rosello, che osservo dall’altro dell’omonimo ponte (l’ingresso alla fontana dovrebbe poter avvenire a partire dalle ore 15, ma alle 15,15 il cancello risulta ancora chiuso). Proseguo verso il massiccio edificio del duomo, contraddistinto da un alto campanile a sezione quadrangolare nella parte basale ed ottagonale in quella sommitale, e da una facciata con fitte decorazioni barocche ricavate nella pietra. Procedo ancora fino alla chiesa di Santa Maria di Betlem. In attesa dell’apertura mi concedo un po’ di riposo nel giardino antistante. All’interno mi attraggono un pulpito ed una statua lignea di Madonna col Bambino. Proseguendo lungo viale S. Pietro arrivo alla chiesa di S. Pietro in Silki, dove sta per iniziare una funzione e mi limito dunque a scattare una foto dell’interno, in cui spicca la statua della Madonna delle Grazie. La mia visita alla città si conclude davanti al Museo Archeologico ed Etnografico Sanna: il cancello è chiuso (come quando ero transitato alcune ore prima) e da un paio di passanti ricevo notizia che il Museo non risulterebbe essere aperto da tempo. Per cena sperimento alla trattoria Zia Forica alcuni piatti tipici sardi: culurgiones, cordula, seadas; non manca il pane carasau. Su di un tavolo accanto al mio fa bella mostra di sé un grosso frutto, in parte simile ad un cedro ma dalla buccia assai ruvida; chiedo informazioni al riguardo e vengo a sapere che si tratta di una pompia, frutto coltivato nella zona di Siniscola, e che la sua parte esterna viene utilizzata per preparare un dolce. Nel corso della cena si percepisce il rumore di un violento acquazzone; per fortuna quando esco è già tutto finito

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