A Cuba nessuno muore di fame

Sole, spiagge, palme, ballerini e ballerine, musicisti, la salsa, l’allegria e… luoghi comuni ne abbiamo più? Cuba è anche questo, ma non solo

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  • di Meridiano307
    pubblicato il
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  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

Avvertenza: quello che ho scritto, probabilmente un elenco senza fine di luoghi comuni e banalità, è tutto frutto dei miei pensieri, della mia esperienza e di tutto ciò che mi è stato raccontato da autoctoni e non. Ovviamente non pretendo che questa sia la verità assoluta, anzi sarei ben felice se qualcuno mi smentisse in toto.

Sole, spiagge, palme, Havana 7, ballerini e ballerine, musicisti, la salsa, l’allegria e… luoghi comuni ne abbiamo più? Cuba è anche questo, ma NON SOLO QUESTO.

Uno parte per Cuba con gli occhi e i pensieri pieni di queste immagini, con l’idea di tuffarsi in acque cristalline, magari standosene in santa pace sopra al fenicottero rosa gonfiabile, con in mano una Piña Colada e puntando il morone/a di turno che fa sfoggio di muscoli/curve mozzafiato. Eh, che paradiso che è questa Cuba? Non è vero? Boh, noi saremo un po’ controcorrente, decisamente particolari, ma questa è la nostra personale visione dell’Isola…

Da sempre svilita, usata, conquistata, barattata, sfruttata, Cuba è un paese violato, una fucina di ideologie fallite, di promesse mai mantenute, di sogni tramutati in incubi, di vite sospese tra lo sbarcare la giornata e una sorsatina di rum. Si vive nel ricordo della rivoluzione che ha portato la libertà sull’isola, o meglio, si vive nell’illusione che questa famigerata libertà un giorno possa arrivarci per davvero su questo carcere di Isola.

A Cuba nessuno muore di fame, ma non esiste altro. Non ci sono insegne, pubblicità o vetrine; niente souvenir unico e inimitabile da riportare a casa, nessuna cosa tipica se non rum o sigari. Cuba puzza. Cuba puzza di tutti i puzzi del mondo: smog, gasolio, escrementi, muffe, cibo andato a male, decomposizione, fogna, alcool…; per tutti e 4 i giorni a L’Avana, il nostro punto di riferimento per ritrovare la casa particular era una testa di maiale, delicatamente appoggiata per terra in prossimità di alcuni cassonetti, confido che sia ancora lì a far da guardia a quell’incrocio.

A Cuba nessuno muore di fame, però la fanno. Grazie alla libreta possono ritirare alcune razioni di cibo ma non è detto che siano sufficienti a coprire i borbottii della pancia; mentre i turisti si pappano delle meravigliose aragoste, perdendo il conto dei cin e dei Cuc spesi durante la serata.

La nostra guida a L’Avana ci raccontava che negli ultimi periodi stavano avendo delle grandi difficoltà nel reperire il pollo… strano, sulle nostre tavole dire che abbondava è riduttivo… ah già, ma mica siamo del posto noi! E allora che si fa? Si prova a fregarli questi turisti; e sia chiaro che lo farei anche io, è sopravvivenza. Così ogni scusa è buona per “assaltarti”, per provare a portarti nel locale ggiusto dove suona la musica ggiusta; nella bottega in cui si vendono i sigari – dove venghino signori venghino, solo per oggi Cohiba a offerta speciale; nel ristorante più in voga del momento; a bere el mejor mojito; a fare l’escursione che ti giuro bella come questa non ti ricapita più.

Nessuno parla di politica o se lo fanno ti vendono una versione light in cui tutto sommato traspare che ok, il sistema è questo, noi non autoctoni non possiamo capire e alla base nemmeno loro ci riescono, però, dai, alla fine ci si abitua e in fondo potrebbe andare anche peggio, potrebbe pure piovere

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