Un ciclone di nome Cuba

"Se non ci andate adesso, non ci andate più". Avventure semiserie di un viaggiatore dilettante alla scoperta di una Cuba inesorabilmente destinata a scomparire

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  • di Luciano M.
    pubblicato il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

“Se non ci andate adesso, non ci andate più”

Questa perentoria affermazione aveva continuato a frullarmi nel cervello per tutto il giorno. A pronunciarla era stato Filippo, un mio vecchio amico, al quale avevo manifestato la mia indecisione circa la scelta di una meta per le vacanze estive.

Seduti al tavolino di un bar per una semplice chiacchierata, era esondato come un fiume in piena, somministrandomi un’ora e mezza di elogi, a metà strada tra estasi e fanatismo, su Cuba, i suoi abitanti e… le sue abitanti. Considerando che Filippo, di cubane ne ha sposate addirittura due (ovviamente in tempi diversi), qualche sospetto che la sua passione per l’isola caraibica fosse incentrata più che altro su quest’ultimo aspetto, l’avevo avuto.

Tant’è, tornato a casa prospetto l’idea a mia moglie Miriam, aspettandomi il solito “Non ci pensare nemmeno” che accompagna abitualmente le mie proposte di viaggio.

Invece, con mia grande sorpresa, Miriam accetta senza porre condizioni. Comunico quindi a Filippo la nostra decisione.

La sua reazione è fulminea ed incredibilmente efficiente, a tal punto da farmi sospettare un suo coinvolgimento nell’ente per il turismo cubano.

Nel giro di un paio di giorni riesce a scovare un volo low-cost ed una sistemazione per le nostre notti all’Havana, oltre a risolverci tutta una serie di problemi (in primis il visto turistico, la famigerata “targeta”), che ci avrebbero fatto passare diverse notti insonni.

Alejandro, un suo grande amico, sarà il “nostro agente all’Havana”. Dormiremo da sua madre e un suo amico ci farà da autista e guida turistica. C’è solo un piccolo problema, il volo arriva a Varadero, dovremo quindi effettuare un transfer per la capitale, “ma non c’è problema – Filippo si affretta a rassicurarci - perché l’amico Alejandro verrà a prendervi all’aeroporto per portarvi da sua madre”. “Sarà un viaggio indimenticabile” aggiunge con un sorrisino inquietante sulle labbra.

L’HAVANA

Dopo un viaggio inaspettatamente piacevole, sbarchiamo nel piccolo aeroporto di Varadero e, altrettanto inaspettatamente, passiamo con facilità un controllo tutt’altro che approfondito. Avevo letto di lunghissime attese per attraversare la dogana, ma sono al contrario impressionato dalla celerità dell’operazione. Di diverso genere è ciò che mi impressiona in seconda battuta: il personale aeroportuale femminile indossa una divisa così succinta da sconfinare nella pornografia.

La cosa mi appare sorprendente. Con tutte le chiacchiere sentite in merito al “moralismo” del regime cubano, mi ero fatto l’idea di un popolo dai costumi, almeno esteriori, piuttosto morigerati. Poiché la cosa non è sfuggita neanche a mia moglie, vengo spinto con decisione verso l’uscita.

Appena varcata la soglia del gate, ci ritroviamo sommersi da un’incredibile quantità di individui che offrono ogni tipo di servizi. Taxi, alberghi e non so che altro.

“Come faremo a trovare Alejandro?” mi dice Miriam cercando di allontanare l’invadenza della piccola folla. Ma con la coda dell’occhio riesco a vedere un cartello spuntare tra la calca. Sopra, in modo molto pragmatico, c’è scritto: “Alejandro – Luciano”. Non credo ci siano dubbi. E’ il nostro agente all’Havana (per ora in trasferta a Varadero).

Il caldo è notevole e l’umidità così elevata che i miei occhiali si appannano all’istante. Vago nella fitta nebbia fino all’esterno, e quando finalmente ritrovo la vista, rimango per un attimo perplesso. Invece che da un aereo mi sembra di essere sceso da una macchina del tempo. Sul piazzale antistante l’aeroporto, sono parcheggiate decine di automobili ... di un’altra epoca.

I modelli più vistosi sono giganteschi macchinoni degli anni 50 stile American Graffiti, ma l’auto che ci attende per il nostro transfer è ancora più evocativa. E’ senza dubbio la Fiat 124 sulla quale mio nonno mi scarrozzava da bambino. In realtà si tratta di una Lada russa, prodotta negli anni 70 proprio dalla Fiat sul modello della 124. E’ la macchina di Carlito, un amico di Alejandro, che ci scorazzerà nei prossimi giorni per l’Havana.

A prima vista, si ha l’impressione che il mezzo sia uscito in fretta e furia dalla catena di montaggio, senza passare per il settore “rifiniture”. Affermare che il suo interno sia spartano, infatti, è una vera esagerazione, perché in effetti dentro non c’è assolutamente nulla. Tappezzeria, rivestimento degli sportelli, plancia, tutto è stato asportato lasciandola completamente nuda ed attraversata da una miriade di fili elettrici dei quali non capisco bene la funzione, a parte quella di farmi inciampare ogni volta che tento di entrare o uscire

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