Intervista esclusiva a Arsenio Garcia Davila

La TPC Vanity176 a L'Avana ha incontrato un Comandante della Rivoluzione!

V: Che ricordi hai di Gino Donè? AGD: Fu per caso che Gino Donè capitò a Cuba. Vi arrivò da clandestino; infatti si era imbarcato su una nave che sostava al porto di Amburgo, in Germania. Lui si trovava in quella città per lavorare, ma quando vide quella nave scintillante di luci, non ci pensò su un attimo, salì e si nascose dentro una scialuppa. Era senza documenti, soldi e valigia. Quella nave andava a Cuba.

V: Del Che, che ricordo hai? AGD: Il Che non sapeva ballare, non sapeva cucinare e non sapeva cantare, anche se spesso provava a farlo; però tutte le altre cose sapeva farle molto bene. Avevamo un regolamento in base al quale tutti dovevano cucinare. La prima volta in cui toccò a lui, cucinò una cosa terribile! Un miscuglio in cui mise tanto sale e un po’ di tutto! Nessuno lo volle mangiare; tutti protestarono a gran voce, perché il cibo scarseggiava e quel piatto era immangiabile. Allora gli dissi una cosa il giorno che toccò a me cucinare e a Gino lavare i piatti; gli dissi che per me e per lui avrei sempre cucinato io, a patto che lui lavasse le stoviglie. Acconsentì e risolvemmo il problema. Al Che piaceva fumare il sigaro, lo si è visto in tante foto, in molti eventi internazionali appariva con il sigaro; ma la prima volta in cui fumò, fu proprio nell’appartamento in Messico dove vivevamo.

V: Raccontaci della traversata con il Granma. AGD: Quando salimmo sul Granma, di notte, il Che pensava che una barchetta così piccola doveva portarci ad un’imbarcazione più grande che ci stava aspettando in alto mare!

V: Stai parlando della notte del 25 novembre 1956? AGD: Si. Eravamo stipati come sardine; ricordo che alcuni compagni soffrirono molto. Il livello economico della maggior parte di noi era molto basso. Tutti eravamo affezionati alle piccole cose che possedevamo e che avevamo portato con noi. Ma poi ci fu ordinato di gettare via ogni cosa per motivi di spazio e, quindi, tutti dovemmo gettare in mare le valigie e le nostre cose. A bordo avevamo già caricato le uniformi, i fucili, le granate, ma non avevamo armi per combattere contro navi o aerei. Avevamo portato due bazooka anticarro, che chiamavamo – i due cannoni -. Erano della 1^ guerra mondiale, con solo cinque proiettili per queste armi. Questi proiettili erano sistemati in un lavandino, all’interno della barca e quando li guardai attentamente, mi sembrò che due fossero già stati utilizzati. I viveri bastavano per due giorni, tanto doveva durare la traversata. Durante il percorso, una notte che infuriava un violento temporale, una delle vedette, che uscivano sul ponte cercando il segnale luminoso del faro di Cabo Cruz, nella provincia di Oriente a circa 800km dall’Avana, scivolò e cadde in acqua.

V: Che successe? AGD: Fossi stato io il capo, lo avrei abbandonato, ma Fidel è molto umano; preferì metter in pericolo le 81 persone sulla barca per recuperare il compagno che era caduto. Roque, così si chiamava ed era il navigatore della barca, era caduto con la divisa, gli stivali, la giacca e tutto il resto. Cornelio Pino, che era il capitano, e tutti noi sapevamo che eravamo vicini alla costa, in una zona molto pericolosa; cominciammo a cercarlo: era difficile che fosse ancora vivo! Ma Fidel disse che non lo avrebbe abbandonato, nè vivo nè morto; così facemmo un ultimo giro e lo trovammo.

V: Era una zona molto pericolosa perchè eravate al punto d'incontro stabilito? AGD: Si, ma Fidel cambiò i piani di navigazione: invece di andare nei pressi del porto di Niquero, che ormai doveva essere sotto sorveglianza dell'esercito di Batista, cercò di avvicinarsi ad una spiaggia, chiamata Las Coloradas, a sud-ovest del luogo prescelto originariamente per lo sbarco. Non arrivammo al punto giusto, questione di 3 o 4 miglia; invece di trovarci ad una spiaggia, ci trovammo in un manglare

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Commenti
  1. vanity176
    , 15/5/2010 15:24
    @ezio56:
    bravo Ezio, hai fatt bene a scrivere queste ultime parole famose, grazie
  2. vanity176
    , 15/5/2010 09:39
    @ghibli_pd:
    Grazie ghibli
  3. ghibli_pd
    , 12/5/2010 17:17
    Vanity, sei stata abile nel far rivivere con intensità, tutte le sensazioni che hanno accompagnato le epiche gesta di un tempo quasi dimenticato. Questa intervista l'hai vissuta con trasporto e mi hai coinvolto, trascinandomi in un vortice di passioni e ideali lontani. Non credo di esagerare, pensando che potresti essere stata una splendida rivoluzionaria.

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