Intervista esclusiva a Arsenio Garcia Davila

La TPC Vanity176 a L'Avana ha incontrato un Comandante della Rivoluzione!

 

E’ in una splendida mattina di fine giugno quando, finalmente, arrivo all’Avana per incontrare il Comandante della Rivoluzione Arsenio Garcia Davila. Dopo aver percorso il lungomare dell’Avana, il famoso Malecon, imbocco il tunnel. Il Malecon, costruito nel 1901 dagli americani come un viale pedonale alberato con grandi luminarie, modificato in seguito a causa della forza del vento e del mare, diventa un tunnel che corre sotto il fiume, sbucando nel quartiere Miramar e la strada prende il nome di Avenida. Sul Malecon si affacciano case dai colori pastello scolorite dal sole, dalla salsedine e dalle intemperie oltre a palazzi del XX secolo, spesso a due o tre piani con porticato e loggiato superiore in cui si possono notare stili diversi. La casa del Comandante si trova nel prestigioso distretto di Miramar, famoso per avere gli alberghi e i ristoranti più costosi di tutta Avana e la maggioranza delle ambasciate straniere sostano sulla 5^ strada, chiamata Fifty Avenue.

Dopo aver chiesto ai passanti indicazioni, finalmente eccola! Vengo ricevuta da una signora, che immagino sia la tuttofare della casa. Mi fa accomodare in un salotto al primo piano; mi guardo attorno e, lungo le pareti, scopro con ammirazione una miriade di foto risalenti alla rivoluzione e una grande quantità di decorazioni e diplomi intestati al Comandante con la firma di Fidel Castro; nonché la foto della piccola barca Granma, con attorno le immagini degli 82 partecipanti, tutti senza barba, anche il Che e Camillo Cienfuegos. Dopo 5 minuti arriva un bell’uomo, ormai bianco di capelli, ma con un sorriso splendido ed uno sguardo tutto blu. Mi alzo in piedi, sono chiaramente emozionata e lo chiamo “Comandante”, ma egli mi dice: “Ci diamo del tu?” “Certamente!” gli rispondo. Passiamo due minuti in silenzio, guardandoci, io sono visibilmente impacciata e lui, da consumato intervistato, mi sorride. Ha 74 anni, che non dimostra, e all’epoca dello sbarco era il più giovane di tutti i partecipanti. Gli porgo una lettera da parte di un’amica dell’associazione Italia-Cuba ed un pacchetto per sua figlia Claudia, sempre da parte della stessa persona. Apre la lettera, scritta in italiano, e mi chiede gentilmente di tradurla, cosa che faccio molto volentieri.

Gli chiedo se può rilasciarmi un’intervista (cosa mai fatta in vita mia), acconsente prontamente.

Vanity176: Arsenio, che ricordo hai del periodo prima della rivoluzione? Arsenio Garcia Davila: Cuba, nel 1956, era una caricatura dell’inferno; gli abitanti erano circa 6,5 milioni, dei quali i due terzi erano analfabeti o semianalfabeti. Lavoravano nei campi di canna da zucchero e di caffè ed i ragazzi studiavano poco per andare a lavorare nei campi; il diritto alla salute non esisteva e la mortalità infantile era una vera e propria piaga. L’economia nelle campagne cubane era basata sulla monocoltura della canna da zucchero, le cui piantagioni erano in mano a pochi latifondisti”.

V: Chi comandava? AGD: L’isola era in mano alla mafia americana: alcool a buon mercato; case da gioco legalizzate dove avventurieri di ogni sorta si giocavano i soldi e talvolta la vita; una altissima percentuale di donne che praticavano la prostituzione per le strade e nei numerosi locali notturni della capitale. La mafia teneva una catena di hotel, Frank Sinatra si esibiva spesso all’hotel Capri.

V: Ma torniamo alla rivoluzione AGD: La preparazione avvenne in Messico, dove Fidel Castro fu costretto a riparare. L’idea era di organizzare un corpo di spedizione per "invadere" Cuba e provocare un’insurrezione generale nell’isola. I preparativi della spedizione durarono quasi due anni. A Città del Messico, Nico Lopez, un altro esule cubano compagno di Fidel e superstite dell’attacco alla caserma Moncada, conosce Ernesto Guevara, che in quegli anni lavora all’Ospedale generale della capitale, e lo presenta a Raul, poi a Fidel. Quando Fidel propone a Guevara di unirsi ai rivoluzionari come medico, l’argentino decide che è giunta l’ora di passare all’attacco, unico sistema per battere il capitalismo. Fidel compra, da un americano, il "Granma", una barca per una ventina di persone, e si fa cedere anche un piccolo terreno sulle sponde del fiume Tuxpan per far aggiustare la vecchia imbarcazione. Bisogna raccogliere i fondi per finanziare l’impresa, addestrare gli uomini alla guerriglia e rafforzare la rete resistenziale a Cuba. Egli gestiva delle cellule segretissime, ma non erano in contatto fra loro, solo Fidel sapeva. Gino (Donè) venne chiamato da Castro, il quale ne aveva sentito parlare e conosceva i suoi trascorsi da partigiano nella 2^ guerra mondiale

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Commenti
  1. vanity176
    , 15/5/2010 15:24
    @ezio56:
    bravo Ezio, hai fatt bene a scrivere queste ultime parole famose, grazie
  2. vanity176
    , 15/5/2010 09:39
    @ghibli_pd:
    Grazie ghibli
  3. ghibli_pd
    , 12/5/2010 17:17
    Vanity, sei stata abile nel far rivivere con intensità, tutte le sensazioni che hanno accompagnato le epiche gesta di un tempo quasi dimenticato. Questa intervista l'hai vissuta con trasporto e mi hai coinvolto, trascinandomi in un vortice di passioni e ideali lontani. Non credo di esagerare, pensando che potresti essere stata una splendida rivoluzionaria.

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