Come infrangere un sogno: Panama

Una crociera da incubo!

Diario letto 12775 volte

  • di Claudia Tavani
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Spero che nel leggere questo racconto possiate ridere quanto ridiamo noi oggi al pensiero di quello che ci e´successo.

La mattina dell'8 febbraio, desiderosi di avventura, ci incontriamo alla stazione dei bus di Citta´del Panama con Ian, un Canadese che ha una barca a vela e che ci portera´ fino alla Colombia passando per l'arcipelago di San Blas. Chi mi conosce, sa che avevo da un po' il pallino di fare questa traversata, vedere il mare cristallino dell'arcipelago, conoscere i Kuna Yala, ovvero il popolo indigeno dell'arcipelago, e insomma... vivere questa avventura. Peccato che sia stata una DISavventura, quasi totale.

Alla stazione dei bus, conosciamo Michelle e Gavin, Londinesi, che si imbarcheranno con noi, e insieme a loro e ad Ian saliamo su un bus sgangherato in direzione Colon - talmente sgangherato che ogni volta che deve scendere un passeggero e il bus si ferma, non riesce ad ingranare la prima per ripartire. Talmente sgangherato che arrivati a Colon ci lascia in periferia e non in centro, perche´scarica tutti che non ce la fa proprio a ripartire. Vabbe´. Pranzo veloce a Colon, per me a base di sole verdure saltate (ormai mi sono spuntate le ali del pollo) e dopo montiamo su un taxi che in teoria ci deve portare alla stazione centrale, in pratica poi ci porta fino a Portobelo (un'ora circa di viaggio, peccato che dietro siamo in 4 e la strada sia tutta curve).

Arrivati a Portobelo - cittadina che é stata chiamata cosi´da Colombo, di cui restano le rovine dopo che e´ stata completamente rasa al suolo dai pirati - vediamo il resto dell'equipaggio: due ragazzi del Belgio e una Tedesca; e le altre due persone che si imbarcheranno con noi, ovvero due ragazze olandesi. Andiamo a lasciare la roba sulla barca a vela. Prima sorpresa: con noi viaggia un gatto!! Un micione di circa un anno, castrato, che si chiama Mici e che e´ il mozzo di Ian ;) nero e bianco, subito si strofina su me e Massimo (ha capito tutto, lui!!). Poi entriamo in barca, sotto, e ci domandiamo come faremo a stare la´ dentro per 5 giorni. UN BUCO forse e´ piu´ spazioso. Ci vengono date le disposizioni per dormire. Io e Massi il posto d'onore, a prua: una specie di letto triangolare (non vi dico le risate, a canticchiare "il triangolo nooooooo!!!!"), con un oblo´ sopra, e il serbatoio dell'acqua sotto. Risultato: siccome piove sempre, cade acqua dall'oblo´ e siccome il serbatoio viene caricato, il materasso si bagna. La sera dormiamo belli all'umido. Il bagno consiste in un gabinetto dove la catena non e' altro che una pompa che tira su acqua di mare, e c'e' un mini-lavandino per lavarsi le mani - solo che se non viene attaccata l'acqua, non si apre il rubinetto. Scordatevi la doccia. Ci viene detto che per lavarci, ci dobbiamo bagnare nell'acqua di mare, insaponarci, e poi veniamo risciacuati sotto il getto della pompa. Massimo inorridisce, pensando ai suoi ricci. Io inorridisco pensando che siccome sono una degna Tavani, mi sono fatta venire il ciclo giusto in tempo per la traversata. Vabbe´, ci diciamo che alla fine dei conti ne varra´ sicuramente la pena, e ne varranno i 440 dollari (contro la media di 500 o 550 che vengono richiesti per fare la stessa tratta, sempre in barca, e sempre in condizioni simili in termini di grandezza e numero di persone).

Poggiata la roba, scendiamo di nuovo a terra per fare la spesa: le bevande non sono incluse e dobbiamo comprarci acqua e tutto quello che possiamo desiderare durante la traversata. Per fortuna (mi dico ora) siamo stati molto parchi con la spesa. Passato il solito acquazzone caribeño, alle 8 siamo di nuovo sulla barca, con una quantita´ incredibile di acqua, birra, snack etc. Mi domando dove verra´ sistemata tutta quella roba. I ragazzi belgi e la tedesca, che fanno parte della ciurma, iniziano a preparare la cena, che alla fine consiste in pure´di patate con carote, e uova strapazzate con cipolla e pomodoro, una fetta di pane, il tutto servito in scodelle, da mangiare senza coltello, e senza un tavolo su cui poggiarsi - che del resto non c'e' perche' se ci fosse non ci sarebbe spazio per la gente... Dopo cena, il primo accenno di nausea. Corro a sdraiarmi sul ponte, guardo le stelle, mi mastico una travelgum e poco dopo mi piazzo nel mio bel letto umidiccio, vestita di tutto punto (shorts, canottiera). Poco dopo, ad uno ad uno scendono anche gli altri, gatto incluso. Anche Massimo collassa vestito.

La mattina, nonostante il leggero dondolio della barca, mi sembra di stare bene. E che emozione, finalmente SI PARTE! La colazione consiste - per me - in una banana. Massimo, che ci ha visto lungo, non ha mangiato niente. Gli altri, tutti felici e contenti, hanno festeggiato con caffe', frutta, cereali etc. Alle 10 del mattino si accende il motore e la barca va. Appena usciti dalla baia di Portobelo, la sorpresa: il mare e´ bello grosso. Impossibile stare dentro se non si vuole morire di nausea. Dobbiamo stare tutti fuori. Mi mastico la mia travelgum e cerco di rilassarmi. In tutto questo, non mi sono ancora lavata i denti, men che meno la faccia, e non mi sono ancora cambiata l'assorbente dalla sera prima - meno male che ho il ciclo leggero. Massimo vede che su la situazione e´ bagnata (ogni tanto ci sono i soliti scrosci di pioggia caribeña) e torna dentro a mettersi i boxer: il gatto, piazzato ai piedi del suo zaino, non fa una mossa per spostarsi (sai la nausea, poverino). Poco dopo, Massimo riemerge, la faccia gialla di nausea. Vabbe´. La barca va piano, stiamo andando solo a motore perche´abbiamo il vento contro. Andiamo ad una velocita´ di circa 3,8 nodi. Si sta stretti su quel maledetto ponte. Ma finalmente riesco a trovare una posizione che, seppur non il massimo, mi consente di appoggiare la testa. Non mi posso assolutamente girare, se mi giro mi viene da vomitare. Devo restare il piu´ ferma possibile. Peccato che dopo qualche ora debba fare la pipi´. Chiedo se mi posso buttare in acqua per farlo - meglio in altomare che sotto, in quel bagnetto, con il caldo soffocante. Non posso, ma mi viene suggerito che, se tutti si girano per evitare di guardarmi, posso fare la pipi´ nel buco da dove passa l'acqua che raffredda il motore. Ok - mi dico - vada per il buco. Dopo varie manovre, tra cui una quasi caduta in acqua, mi posiziono. Ma fare la pipi´cercando di mantenere l'equilibrio mi richiede uno sforzo enorme, anche perche´ ho il timone tra le gambe! Ma io sono una tosta, non mi arrendo, e poco dopo mi risollevo svuotata e contenta, pronta a risedermi e a farmi riprendere dalla nausea. Gli altri stanno piu´o meno tutti bene. Si spalmano la crema solare (il cui odore non fa altro che aumentare la mia nausea) e mangiano allegramente panini con una specie di mayonese mista a tonno e pomodoro - altro odore che mi provoca conati. Non riesco nemmeno a dire "no grazie!": riesco solo a sollevare una manina per bloccare chiunque mi voglia parlare, perche´ non ho la forza di rispondere. NB: Massimo non parla Inglese e la´dentro l'unico che sa mettere insieme (malamente e con un orribile accento del Quebec) due parole di Spagnolo e' il capitano. Quindi, se non traduco, Massimo e' praticamente isolato, cosa che peraltro non lo disturba hihihi

Dopo un'altra eternita´ il capitano avvisa che siamo a circa un terzo del viaggio. E li´inizio a preoccuparmi: mi volete dire che devo stare male cosi´ per altre 8 ore? Bene... mi faccio passare una pillola per il mal di mare, dice che funziona... magari meglio della travelgum. Presa la pillola, dopo un po' mi sento meglio e sono quasi ottimista. Si - mi dico - ne varra´ la pena, vedro´ il paradiso di San Blas, i Kuna Yala e mangero´ aragosta sulla barca.

Il sollievo dura circa mezz'ora, dopo la quale sono di nuovo costretta a prendere un'altra pillola per il mal di mare. Gli altri (tranne Massimo), nel frattempo, iniziano a giocare a dadi, ridono, leggono, si muovono. Ennesima eternita´ e finalmente si alza il vento: si tira su la vela e per un pochino andiamo solo a vela, per sentire il silenzio del mare. Ammetto che la vista del mare (onde alte, blu profondo) e´ magnifica, affascinante: ci siamo solo noi. Ma per girarmi bene a vedere, mi viene la nausea

  • 12775 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Parole chiave
, ,
Commenti
  1. davovad
    , 31/7/2014 20:29
    Veramente il sottotitolo è "una crociera da incubo", non ho letto critiche al Paese. Per le aragoste, ma davvero credi che in un mare popolato di aragoste e di turisti, il "popolo indigeno" ti può dare solo quello che mangiano loro? A me è piaciuta la maniera in cui è scritto il racconto
  2. Francesca D'Addario
    , 26/7/2014 12:50
    A me sembra un po' riduttivo bollare come un incubo un Paese, solo perché forse hai fatto scelte sbagliate. La barca vela di per sè é un'esperienza (magnifica) per gente che sa adattarsi e di certo non raccomandata a chi soffre il mal di mare. Un giro in gommone in Italia non ha niente a che fare con la navigazione in mare aperto tra le onde dell'oceano. Letti piccoli, scarichi a pompa, questa é la vita di chi va a vela e non serve altro per essere felici. In più chiedi aragosta a un popolo indigeno che ti può dare solo quello che mangiano loro e ti sconvolgi per un po' di alghe. La gente legge questi diari per capire qualcosa in più sui posti del mondo e avere consigli, bisognerebbe essere un po' più obiettivi. E comunque se ne vuoi uno, di consiglio, la prossima volta vai un valtour.

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social