Cracovia, una ferita chiamata Storia

Dall'antica capitale della Polonia avvolta in una perenne penombra dal profumo affumicato, alle miniere di sale di Wieliczka fino ai macabri orrori di Auschwitz. La Piccola Polonia

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  • di Buk
    pubblicato il
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  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro

Potrei quasi affermare che prediligere Cracovia come meta per evadere dal tran tran quotidiano sia indubbiamente una scelta audace. Non perché sia una città frenetica o caotica, tutt’altro, ma perché è una città ferita e le sue urla strazianti, seppur attenuate, si percepiscono ancora dopo 70 anni dalla fine della guerra che ha visto 68 mila cittadini perire nel campo di concentramento più “famoso” del mondo: Auschwitz/Birkenau.

La pensilina blu sulla destra a 100 metri dall’uscita dell’aeroporto è il principio di questa mia prima volta in Polonia. Con 3.80 zloty a testa prendiamo l’autobus che ci porterà nella fredda Cracovia dopo 1 ora di viaggio. Ogni autobus o tram è dotato, sia a fianco della pensilina sia sopra al mezzo, della macchina automatica per fare il biglietto, anche perché per esperienza personale i controlli sono serrati.

Approdiamo così nel distretto Kazimierz (il quartiere ebraico) dove alloggeremo presso il comodo ed efficiente Hotel RT Regent.

Il tempo non è dei migliori e non migliorerà nei 3 giorni successivi; quella fitta pioggerellina “londinese” ci accompagnerà in tutti i nostri tragitti, ma paradossalmente la visita ad Auschwitz è stata allietata da un sole splendente.

Oggi Kazimierz si presenta come un quartiere ricco di vita ed arte. Splendidi murales nascosti negli anfratti delle vie e originali bar fanno da cornice ad un consistente quantitativo di sinagoghe. Essendo ora di pranzo ci fermiamo in Plac Nowy, il vecchio centro di commercio della comunità ebraica e ci ritroviamo a nostra insaputa ad assaporare una delle tradizioni più radicate della Polonia: la Zapiekanka. Non c’è un singolo polacco che, prima di rientrare a casa dopo una serata bagorda in discoteca, non consumi la popolare baguette con formaggio fuso, funghi e ketchup , rivisitata anche in stile esotico con ananas, mirtilli e salsa piccante. Per stomaci forti insomma.

A sedere nei tavolini della circolare piazza e assaporando la Polonia hai così un primo scorcio della vita di Cracovia, mercatini delle pulci in ogni dove e vite apparentemente scandite dalla semplicità.

Procedendo verso il Nuovo Cimitero Ebraico si possono ammirare in Via Szeroka, due importanti sinagoghe di cui una ancora funzionante, la bianca Sinagoga di Remuh, per poi contemplare l’imponente Chiesa del Corpus Domini e perché no meravigliarsi nel cortile che ha fatto da sfondo ad una delle scene memorabili di Schindler List: al numero 12 di Via Jòzefa, oggi occupato dal locale “Mleczarnia”, la bambina con il cappotto rosso camminava fra omicidi spietati e deportazioni di massa.

Ci dirigiamo così verso il Planty, il gotico parco che circonda il centro storico e che dona a Cracovia una sfumatura vagamente inglese, raggiungendo la collina del Wawel , sede dell’omonima Cattedrale e del Castello.

Stanislaw Wyspianski scrisse: “Qui tutto è Polonia, ogni pietra, ogni briciola, un uomo che entra qui diventa parte della Polonia… qui siete circondati dalla Polonia eternamente immortale

E’ domenica mattina e la cattedrale ospita un centinaio di fedeli nella classica veste folcloristica tipica di Cracovia. Un orda di uomini allegrano questa giornata uggiosa con i loro abiti dai colori vivaci, blu rossi bianchi ricamati con fiori, mentre le donne sfoggiano lunghe gonne e corone con nastri svolazzanti.

La Cattedrale di Wawel è la chiesa più importante della Polonia e ospita i numerosi sarcofagi della stirpe reale che ha dominato la nazione per cinque secoli. Entrare all’interno della Cattedrale è come fondersi in un tutt’uno con l’oro e la cappella funeraria del re più amato dal popolo, Sigismondo I, è ben riconoscibile dall’esterno proprio per questo motivo

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