Sorrento, Capri e la costiera Amalfitana

Le bellezze di Sorrento, Capri, Positano, sentiero degli Dei, grotta dello Smeraldo, Ravello, Punta Campanella e Baia di Ieranto senza auto: uno spettacolo che vale la pena di vivere il più adagio possibile

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  • di cappellaccio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

Sorrento lento.

Le bellezze di Sorrento, Capri, Positano, sentiero degli Dèi, grotta dello Smeraldo, Ravello, Punta Campanella e Baia di Ieranto senza auto: uno spettacolo che vale la pena di vivere il più adagio possibile.

SORRENTO

Abbiamo viaggiato da Ferrara a Sorrento con un bus di Imperatore Travel. Per raggiungere i vicoli più caratteristici della zona antica di Sorrento dal nostro hotel Al Faro, affacciato sulla rotonda della Marina Piccola mio figlio ed io imbocchiamo prima una ripida scalinata che ci porta a una terrazza panoramica con qualche panchina, dalla quale la vista spazia sul golfo di Napoli – la sagoma del Vesuvio è sempre presente in lontananza-; in particolare ci rendiamo conto della conformazione dello zoccolo tufaceo che precipita in mare sul quale si adagia Sorrento. Poi andiamo avanti lungo un’oscura e stretta strada asfaltata generalmente priva di marciapiedi, dove gli scooter scendono a palla di schioppo senza curarsi troppo dei pedoni, tanto che gli augurerei di andarsi a schiantare a tutto gas contro uno dei due alti muri che delimitano la strada.

Il centro di gravità della cittadina cantata da Caruso è l’ampia piazza Tasso, frizzante e rumorosa. Passeggiando ci ritroviamo davanti al sagrato della chiesa di San Francesco, dove si sta riunendo l’elegante e vociante combriccola di invitati a un matrimonio, mentre nel chiostrino trecentesco un quartetto di archi si sta preparando a intrattenere gli ospiti con qualche brano di musica classica. Accanto alla chiesa ci sporgiamo dalla ringhiera dei giardinetti della Villa comunale per goderci il paesaggio marittimo immerso nella luce dorata e obliqua del tardo pomeriggio. In seguito andiamo a zonzo per le viuzze, per curiosare fra i negozietti e le botteghe di prodotti tipici. In via Cesareo ci colgono di sopresa i begli affreschi protetti da una cupola del sedile Dominova (un palazzo un tempo sede di un’istituzione amministrativa, oggi circolo della società operaia di mutuo soccorso, con una manciata di tavoli e seggiole dove gli anziani si siedono a chiacchierare). A questo punto nei ristoranti comincia il timido viavai dei camerieri alla ricerca di potenziali clienti, perciò dopo aver sbirciato un attimo all’interno del duomo –nel quale non riesco a identificare il fonte battesimale dove dovrebbe essere stato battezzato Torquato Tasso-, torniamo al Faro alle sette spaccate per gustarci la cena. Quando, fiaccati dalla giornata, rimettiamo piede nella nostra stanza al terzo piano la porta-finestra del balconcino che dà verso il mare è accostata. Il sole grande e rosso scende a vista d’occhio dentro il mare. E’ il nostro primo tramonto a Sorrento.

La gita a Capri. Dal nostro albergo ci allunghiamo di pochi passi per arrivare al porto: una volta fuori dall’hotel, in un batter d’occhio siamo sulla banchina dove attracca il traghetto della Caremar delle 7.45 (prendere questa nave è la maniera più economica di raggiungere Capri: 26 euro a/r, contro i 30 dell’aliscafo). Inaspettatamente c’è già un certo numero di passeggeri.

La nostra intenzione è quella di dedicare il mattino a passare a setaccio la parte “bassa” dell’isola, nel territorio del comune di Capri, per poi occuparci nel pomeriggio della zona alta, che include il monte Solaro, la cima più elevata (quasi seicento metri), nel comune di Anacapri. Approdiamo sull’isola verso le otto e venti e acquistiamo il biglietto della funicolare. La biglietteria -immediatamente a destra alla fine del molo dove siamo sbarcati- è deserta, ma sulle vetture non troviamo più posto a sedere. Comunque in pochi minuti siamo sulle scale che conducono a destra allo slargo panoramico della loggetta e a sinistra alla famosa piazza Umberto I. Quest’ultima è ancora poco frequentata e ovviamente non manchiamo di fotografare la cupola della chiesa di Santo Stefano. Nelle vie principali i negozi sono chiusi, sebbene qualche commessa si affaccendi a lavare il marciapiede davanti alla soglia. Sembra che per ora abitanti e turisti prendano sul serio una scritta che si trova su una piastrella maiolicata “la pulizia e il silenzio sono indici di civiltà”.

Ci avviciniamo a una pasticceria che schiude attrattive notevoli: ci mangiamo con gli occhi vassoi di pinolate, nocciolate e pistacchini che fanno ostruire le arterie solo a vederli in vetrina. Poi cominciamo a seguire le indicazioni per via Tragara. Su un muro una serie di piastrelle in ceramica ci ricorda che Pablo Neruda, il celebre poeta cileno, è stato qui negli anni Cinquanta. Giunti al belvedere di Tragara non tralasciamo di scattare due istantanee: una che include la spiaggia di Marina Piccola e l’altra i cui protagonisti sono i Faraglioni. Ed è proprio in direzione di Stella, Saetta, Scopolo e del ristorante “Luigi ai Faraglioni” che scendiamo –magari ci facciamo una foto come quella della pubblicità del profumo di Dolce e Gabbana-. All’andata il passo è abbastanza svelto; sento nel petto una leggera euforia e ammiro lo scenario grandioso che si presenta ai miei occhi con sguardo rapito. Dabbasso, oltre il ristorante, c’è una piattaforma di cemento sulla quale stanno ombrelloni e sdrai blu. Un tappetino sbiadito della stessa tonalità copre gli ultimi gradini che portano dal solarium al mare, esattamente di fronte allo scoglio del monacone. Fisso il brillio della luce sull’acqua color cobalto e assaporo il calore del sole sulla mia pelle. Capri non ha deluso le mie attese: nella tranquillità di questo mattino luminoso è bellezza allo stato puro

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