5 Terre: Corniglia

La vita di un mese trascorso alla scoperta delle Cinque Terre. Prima puntata - Corniglia

Diario letto 1624 volte

  • di SdR Milano
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Il treno si ferma. Per una manciata di secondi sosta lì, su una banchina ferroviaria spuntata dal nulla, sospesa tra una galleria e un'altra, a cavallo di mare e monti. Ad occidente splende il blu del mare, profondo e vivo, sulle cui onde scintilla il riverbero accecante del sole. Alle sue spalle, il verde manto del promontorio, smeraldo in primavera e dalle dorate sfumature durante l’autunno: un intrico di vigneti e arboree piante, aggrappate, strette l’una con l’altra su una terra che degrada, sprofonda, quasi si tuffa completamente verso le profonde acque del mare nel quale sembra bagnarsi i piedi.

Un fischio, ed ecco che in un’indefinibile cacofonia di striduli suoni metallici, un serpente di metallo si trascina lungo il suo sentiero. Pochi secondi e se ne perde completamente la vista, ingoiato nel buio di una montagna da cui proviene soltanto una lugubre eco. Rimane solo il silenzio di una stazione apparentemente fine a se stessa, e il respiro del mare. Si resta quasi spaesati e senza riferimento, vagando con lo sguardo alla ricerca dell’agognato borgo. Il visitatore allora alza gli occhi, e finalmente scorge, duecento metri più in alto rispetto al mare, una cerchia di case colorate che cinge come una corona il capo della montagna: il paese se ne sta lì, come una sonnolenta lucertola al sole in un mare di verde, a presidiare il promontorio che degrada verso il mare, lavorato dai terrazzamenti agricoli quasi a formare una sorta di piramide azteca naturale.

Il borgo qui incastonato, inaccessibile come una fortezza, rappresenta forse meglio di tutti gli altri lo spirito isolazionista degli antichi fondatori romani: instancabili lavoratori, capaci di strappare con ingenti fatiche e sacrifici ogni centimetro di terra coltivabile dagli scoscesi versanti. E qui che, quando il turismo di massa abbandona questi luoghi, nel silenzio tra pendii e sentieri li si può ancora immaginare intenti a trasportare, su di un mulo o sulle proprie schiene, massi, pietre o mattoni… le fondamenta che nel corso dei secoli hanno accresciuto questo piccolo centro rurale, destinato a divenire nel nostro attuale presente un importante punto di riferimento nel patrimonio mondiale dell’Umanità. Dalla stazione la strada, ora placida e senza strappi né eccessi, sale gradualmente, parallela al percorso ferroviario, costeggiando tralicci elettrici, vigneti e macchia mediterranea… quand’eccola giungere ai piedi del versante, su cui Corniglia, per il momento ancora completamente celata, troneggia. Sembra irraggiungibile al visitatore, quando la sua attenzione è catturata da una vistosa cicatrice che incide il fianco del versante, salendo fino al cielo: si tratta della Lardarina, una fenditura che si attorciglia, si arrampica fino alle prime propaggini del borgo. Un tormento infinito, un girotondo estenuante composto da 33 rampe e 382 gradini, a spinta in salita,impraticabile per ginocchia affaticate e spalle curve nella discesa. Un misero sforzo se paragonato a quello di chi, in passato, ben altre fatiche e prove ha dovuto affrontare per consegnarci quello su cui il nostro occhio oggi si posa.

Eccola Corniglia. Il tetto di questo scenario naturale, dalla cui sommità domina e spezza le Cinque Terre nel centro, in una perfetta simmetria. E’ l’unico dei cinque paesi a non avere un porticciolo, né una barca tirata in secca, non un solo centimetro di spiaggia. Il borgo affascina dal primo momento per la conformazione, con le sue case dai muri tinti in colori caldi che si innalzano sugli stretti vicoli, quasi fossero maglie di una ragnatela senza tempo. La storia narra che il toponimo Corniglia derivi dal nome del colono romano Corneliu, produttore dell’allora già rinomato vino bianco, le cui anfore vinarie firmate “Cornelia” comparvero tra gli scavi di Pompei. Qui viveva inoltre la Gens Cornelia, ma di romano non è rimasto ormai nulla: la cittadina è invece più legata all’influente famiglia Fieschi, a cui appartenne per molto tempo, il cui ricordo è inciso nel nome della via principale del paese, via Fieschi appunto, su cui la Lardarina punta diretta dal mare

  • 1624 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social