Comacchio, regno incontrastato dell'anguilla

Giro turistico nelle Valli di Comacchio

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  • di ollygio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: DUE
    Spesa: Fino a 500 euro

Ogni volta che abbiamo qualche giorno di ferie, o anche solo qualche giorno di riposo, la nostra curiosità e la voglia di conoscere il mondo, prende il sopravvento su tutto, quindi si butta un cambio in un trolley e si parte alla scoperta di posti nuovi. Viaggiare, per me è il modo più completo di imparare e comprendere culture diverse dalle nostre, scoprirne la storia, ammirare scenari naturali di incredibile bellezza, gustare l'arte in tutte le sue sfumature, il cibo; ogni angolo del mondo ha la sua particolarità, ma per scoprire tutto ciò, non è sempre necessario volare dall'altra parte del globo, l'Italia ha, oltre a città magnifiche visitate da turisti di tutto il mondo, piccole realtà cariche di fascino e di cultura che è sempre una gioia scoprire. Quando ad inizio anno abbiamo dovuto fare il piano ferie per tutto l'anno, l’ idea era di percorrere a piedi una parte della Francigena del Sud ma poi, avendo avuto problemi di schiena non avrei potuto camminare per 30 km al giorno con uno zaino sulle spalle, così abbiamo utilizzato l'ultimo smartbox che ci avevano regalato a Natale e aggiungendo una notte supplementare ci siamo regalati una breve vacanza nelle valli di Comacchio. Abbiamo alloggiato in un piccolissimo paese a circa 20 km da Comacchio, Massa Fiscaglia in un B&B sito in mezzo alla campagna "Casa Dossello", una vecchia stalla ristrutturata di recente lasciando però i travi in legno originali delle capriate, i pavimenti in cotto e mobili antichi, in cui ci siamo trovati veramente bene. In prossimità di Ferrara siamo usciti dall'autostrada ed abbiamo imboccato la statale che serpeggia per la campagna assolata, malgrado sia oltre la metà di settembre le temperature sono estive, fa caldissimo. In questa zona d'Italia l'agricoltura è molto sviluppata, pianure a perdita d'occhio, tutte coltivate, a mais, a grano, a soia, ad asparagi, a carote, a pomodori e, campi arati pronti per la semina. Il fondo della strada è sconnesso, il traffico quasi inesistente, trattori tecnologici come un'astronave fanno avanti e indietro smuovendo una terra nera che sembra vulcanica, tanti uccelli svolazzano in cerca di sementi lasciate a terra dopo la raccolta e tanti tanti fagiani che passeggiano nel verde dei prati. Abbiamo raggiunto Comacchio attorno a mezzogiorno con l’ intenzione di recarci all’ ufficio d'informazione turistica e quindi capire come poter organizzare i giorni a nostra disposizione. L'ufficio in questione di trova nell'Antico Ospedale degli Infermi, sede oggi del Museo del delta del Po ma purtroppo era chiuso ed avrebbe riaperto alle 14.30. Abbiamo quindi occupato il nostro tempo passeggiando per la piccola deliziosa cittadina, solcata da canali d'acqua salmastra, dovuta all'incontro con il Po Primario e il mare, quasi una piccola Venezia. Tanti sono i piccoli ponti in mattoni che mettono in comunicazione le 13 isole su cui è sorta la città. Le case che si affacciano sui canali sono basse, il massimo 2 piani, alcune sono rimaste come erano in origine, purtroppo altre sono state ristrutturate senza tener conto del contesto quindi esistono alcuni obbrobri che avrebbero decisamente potuto essere evitati, piccole barche lunghe ed affusolate usate per la pesca sono ancorate alla riva, barconi utilizzati una volta per la pesca all'anguilla sono adibiti a dehors dei vari numerosi ristoranti e bar. Fa bella mostra di sé al centro della città il Trepponti, un ponte risalente al XVII secolo, che in antichità fungeva da porta d'accesso della città con 5 grandi scale 3 interne e 2 esterne. Proprio qui all'ombra delle 2 torrette su cui sono affisse 2 lapidi con brani della "Gerusalemme liberata" di Ariosto che parlano appunto di Comacchio, ci siamo fermati per uno spuntino ed una birra fresca. Abbiamo potuto quindi ammirare la loggia del Mercato, la torre dell'orologio, il Duomo di San Cassiano, il mercato del pesce e poi, alle 14,30 siamo tornati all'ufficio turistico. L'impiegata è stata gentilissima, ci ha dato un sacco di idee per cercare di conoscere questi luoghi. Abbiamo prenotato per l'indomani mattina una gita in battello nella laguna accompagnati da una guida naturalistica per conoscere l'ecosistema, l'avifauna e l'antica attività di pesca dell'anguilla. Avevamo sentito che c'erano anche escursioni in cui oltre alla navigazione si abbinava un percorso in bicicletta nella salina, ma ora a fine settembre attivano queste escursioni solo la domenica. Ci ha mostrato dove si possono noleggiare le biciclette e consigliato alcuni percorsi da fare a piedi ; oggi è lunedì e tutti i musei sono chiusi ma ci ha raccomandato di tornare a visitare il Museo del Delta del Po, veramente ricco di reperti etruschi provenienti dall’ antica città di Spina che dista da Comacchio una decina di Km, ma per mancanza di tempo non abbiamo potuto farlo. Nel tardo pomeriggio siamo andati a prendere possesso della nostra stanza, una doccia veloce e quindi abbiamo raggiunto Portomaggiore dove era in corso una fiera e, dove pensavamo di poter cenare in qualche stand gastronomico. Abbiamo faticato a parcheggiare perché il centro cittadino era tutto transennato per la fiera, quindi di lì a poco ha cominciato a piovere, di conseguenza gli stand erano quasi tutti chiusi e la città non offriva un granchè come ristorazione. Quindi dopo una breve passeggiata siamo tornati a Comacchio dove abbiamo cenato alla "Comacina", un ristorante elegante affacciato sul canale. La cena è stata ottima, come sempre abbiamo cercato di assaggiare i piatti tipici, l'antipasto è stato un piatto di pesci marinati in aceto, anguilla e pesce bianco (sgombro, acquadelle, sarde) e la tanto attesa anguilla alla brace accompagnata da polenta, veramente buonissima. Abbiamo passeggiato ancora un po' per le vie popolate solo da turisti, scattato un altro po' di foto al Trepponti illuminato, quindi siamo andati a letto. La mattina seguente, dopo una bella colazione ci siamo recati alla stazione Foce, nei pressi del ristorante Bettolino di Foce per la nostra gita in battello in laguna. Siamo arrivati facilmente con un'ora di anticipo così abbiamo passeggiato lungo gli argini dei canali dove si trovano case di pesca con enormi reti a bilanciere sospese. Alle 11.30 ci siamo imbarcati, una quindicina di persone metà dei quali stranieri; la nostra guida ci ha condotto lungo la valle Fattibello, detta così perché nel secolo scorso qui vi erano un barbiere ed un bagno pubblico in cui i pescatori lontani mesi da casa passavano a risistemarsi prima di tornare in famiglia. La nostra guida ci ha raccontato che questo era l'antico delta del Po, oggi vuoi per i risanamenti, le alluvioni e il corso del fiume deviato dei veneziani, la foce è molto più a nord, al confine con il Veneto; la laguna di Comacchio si estende per 13000 ettari ma, prima della bonifica fatta durante il regime fascista arrivava anche a 40000 ettari, bonifica fatta per dar lavoro ai comacchiesi che, però sono e rimangono pescatori, non agricoltori, quindi queste terre sono tutt'oggi coltivate dai veneti. Per secoli fino agli anni 50 i comacchiesi hanno vissuto di pesca, gli uomini venivano ingaggiati per un periodo di almeno 6 settimane e portati in questi casoni riscaldati da un solo camino in cucina e senza servizi igienici dove vivevano tutti insieme, per andare a pescare il pesce bianco e soprattutto le anguille che avevano trovato nella laguna il posto ideale dove vivere. Le anguille venivano pescate da ottobre a marzo, nelle notti più fredde, senza luna, durante bufere e tempeste, momento in cui le anguille tornavano verso il mare aperto per raggiungere dopo migliaia di chilometri il Mar dei Sargassi dove depongono le uova e poi muoiono. Gli ingegnosi pescatori avevano collaudato un sistema chiamato lavoriero, fatto da palizzate mobili di canne conficcate nel fondale, disposto a forma di cuneo, sistemato al fondo dei canali. Qui le anguille si infilavano cercando il mare aperto e rimanevano intrappolate della punta, senza riuscire più a tornare indietro. I pescatori le pescavano con un banale retino e le si mettevano un grossi otri bucati galleggianti, dove rimanevano vive alcuni giorni fino a che cominciava il processo della marinatura. Di fronte al casone dove vivevano i pescatori si trova un altro edificio che fungeva da ricovero barche e dove venivano riparati gli arnesi per la pesca. Qui ci sono un paio di grossi camini dove venivano arrostite le anguille prima della marinatura, ma sono qui solo a scopo dimostrativo perché le anguille venivano lavorate a Comacchio in una fabbrica dove venivano marinate inscatolate e spedite in tutto il mondo. In quei tempi in cui la pesca era fiorente, si pescavano fino a 50 quintali di anguille al giorno, oggi le anguille qui sono in via d'estinzione, se ne pescano solo 20 quintali l'anno. Nella laguna, oltre ad una miriade di uccelli c'è anche una numerosa colonia di fenicotteri rosa, stanziati qui da una decina di anni e che nell'ultimo anno sono aumentati di circa 300 unità. La nostra gita in battello è durata quasi 2 ore poi siamo tornati a Comacchio ed abbiamo noleggiato 2 biciclette per percorrere la strada che si snoda attraverso le saline. Il sentiero corre parallelo alla strada percorsa stamane, ma da qui possiamo vedere i bilancieri in movimento, che affondano nelle basse acque e poi vengono ritirate su da un motore e liberate dai pesci che sono rimasti impigliati. Pedalando lungo gli argini abbiamo raggiunto la salina, dove i fenicotteri sono numerosissimi, ma non abbiamo potuto inoltrarci all'interno perché le visite sono obbligatoriamente guidate. Ci hanno spiegato che dopo anni e anni di inattività il comune, ricercando gli anziani che vi lavorarono decenni fa, ha organizzato corsi di formazione per i giovani perché possano sfruttare l'estrazione dell'"oro bianco". Abbiamo mangiato un pezzo di focaccia immersi in questa pace irreale mentre seguivamo il volo degli uccelli e osservavamo il luccichio dell’ acqua sotto un sole caldo estivo. Abbiamo raggiunto Porto Garibaldi quindi abbiamo attraversato il fiume con un ferryboat e siamo tornati a Comacchio lungo una ciclabile asfaltata che costeggia la statale, attraversa giardini fino a riportarci al centro della città. A nord della città si trova il loggiato di San Francesco, un porticato giallo formato da 46 archi e da cui si accese al Museo di manifattura dei marinati, sorto nell’ antica fabbrica dove venivano marinate le anguille. Al piano superiore vengono proiettati filmati d'epoca in cui si vede passo passo il "destino" delle anguille dalla pesca allo stoccaggio; al piano inferiore ci sono gli antichi forni con numerosi spiedi che venivano girati dalle donne e in fondo alla sala una parte ancora utilizzata nell'scatolare il prodotto, gli attrezzi usati per la pesca e per costruire le piccole botticelle di legno in cui anticamente venivano conservate. Dopo tutto il pomeriggio in sella e dopo aver pedalato per quasi 20km abbiamo restituito le bici, siamo andati a fare la doccia quindi affamati come lupi siamo andati a cena a Lagosanto, alla "Saraghina", una pescheria con cucina, un locale moderno, informale ma nello stesso tempo elegante; io ho mangiato capesante lardellate e tagliolini con le canocchie, Giò un'impepata di cozze e sarde alla griglia, 2 dolci una bottiglia di vino e non abbiamo raggiunto i 30 € a testa... Un ristorante consigliatissimo!

Il giorno dopo l'abbiamo dedicato al trekking, abbiamo percorso una piacevolissima ciclabile che attraversa un fitto bosco di pini marittimi e mette in comunicazione il lido di Volano con il Lido delle Nazioni in un percorso di circa 7 km. Abbiamo incrociato molte persone che passeggiavano e molti ciclisti, che pedalavano al fresco all'ombra delle alte fronde. Durante la nostra passeggiata ci siamo imbattuti un paio di volte in daini che popolano questa riserva, alcuni con palchi di corna veramente notevoli. A Lido delle Nazioni ci siamo fermati un po' sulla spiaggia, prima ci siamo rammaricati di non aver avuto con noi il costume ma, poi visto il fondale sempre così basso, l'acqua torbida e con le alghe ci siamo detti che tanto non avremmo fatto il bagno, noi che siamo abituati al profondo e limpido Mar Ligure! Tornando verso il lido di Volano abbiamo percorso il sentiero che si snoda tra le dune che scendono direttamente sulla spiaggia, che sono larghe e poco popolate, dove i bagnanti arrivano con l'auto quasi sulla rena e scaricano vettovaglie, ombrelloni, tende. Il fondo è sconnesso pieno di pietre, le parti che finiscono direttamente in mare sono coperte di rami e tronchi d’ albero levigati dal sale e dalle onde, spesso ci cono sentieri che ti riportano. Sulla ciclabile sotto gli alberi, quando il sentiero è interrotto. Mentre stavamo camminando in solitudine sul sentiero assolato abbiamo avuto la sensazione di essere seguiti da un losco individuo in bicicletta e, dopo la rapina subita in Guatemala, siamo particolarmente diffidenti, quindi ci siamo ributtati di corsa sulla ciclabile perché in ombra e quindi più frequentata. Ritornati al Lido di Volano abbiamo passeggiato sul lungo mare su cui si affacciano stabilimenti balneari l'uno di fianco all'altro, ne abbiamo scelto uno dove abbiamo pranzato con un gelato ed una birra. Alle 3 avevamo appuntamento con Odino al porto di Gorino con cui avevamo pattuito un giro in barca tra i canneti e l'oasi naturalistica fino alla foce del Po, giro consigliato dal gestore del nostro B&B. Odino è un sessantenne, pensionato, che oltre a dedicarsi alla pesca delle vongole, usa la barca in legno degli anni settanta costruita da suo padre per portare i turisti alla scoperta della laguna. Abbiamo navigato lentamente tra i canneti e i canali dove i cefali facevano salti quasi da finire all'interno della barca, abbiamo ammirato uccelli, siamo arrivati alla spiaggia definita il lido dell'Amore in cui c'è un faro, oggi in disuso, con il progetto approvato per renderlo un hotel di charme. Di fianco alla spiaggia sfocia nel mare il Po e la sponda opposta alla nostra è già Veneto; abbiamo visto gli allevamenti delle vongole e abbiamo attraversato una laguna che ci ha portati vicinissimi ad uno stormo di fenicotteri che udendo il borbottio del motore si sono librati in volo. Abbiamo speso 50€ per questa escursione, ma ne è valsa veramente la pena! Essendo amanti del vino e dell'enoturismo, siamo stati attratti da una cantina che definiva i suoi vini i "vini delle sabbie" perché qui il terreno riportato durante la bonifica degli anni trenta è costituito dal 80% di sabbia, quindi assolutamente un terreno inadatto alla coltivazione della vite. La cantina, denominata "Corte Madonnina" si trova a fianco all'abbazia di Pomposa; il proprietario ci ha accolto nel negozio/sala degustazione e ci ha proposto una degustazione alla cieca cioè ci ha detto solo dopo i nostri commenti il tipo di vino che abbiamo assaggiato. Renato ci ha spiegato che la sua famiglia ha da sempre posseduto una piccola vigna che dava però vini deludenti, egli dopo un passato di agente immobiliare ha deciso di scommettere sull'enologia, ha intensificato la coltivazione e si è affidato ai consigli di un buon enologo e i risultati sono davvero sorprendenti e, soprattutto egli ha trovato un lavoro che lo rende veramente felice. Abbiamo trascorso con lui più di un'ora assaggiando tutti i vini della sua produzione, compresi 2 spumanti metodo charmat, abbiamo conosciuto il fortana un autoctono, molto tannico ma indicato per i cibi grassi e quindi l'anguilla; secondo lui il più indicato è la versione mossa, ma a noi i rossi mossi non piacciono e, per convincerci ce ne ha regalato una bottiglia da condividere con i nostri "compagni di merende". Siamo usciti da lì con 2 cartoni di vino, già mezzi brilli, affascinati da un tramonto rosso fuoco. Una doccia e quindi siamo andati a cena al "marina Club" nel porticciolo di Porto Garibaldi, abbiamo gustato anche qui l'anguilla alla brace, stupenda, meglio che la prima che abbiamo mangiato e, come dessert uno Zacapa di 22 anni con scaglie di cioccolato fondente. Anche questo ristorante è stato azzeccatissimo, i prezzi qui, rispetto alla Liguria sono decisamente più convenienti, abbiamo mangiato pesce freschissimo, bevuto ottimo vino e non abbiamo mai superato i 35€ a testa. L'ultima mattina l'abbiamo dedicata alla visita dell'Abbazia di Pomposa, splendido esempio di arte romanica risalente all'anno 1000, in aperta campagna, con un campanile alto 48 m. Dell'imponente monastero benedettino rimangono visitabili la foresteria, in cui ora c'è la biglietteria e il negozio, il refettorio con ancora parte dei dipinti del 1200, singolare è l'affresco dell'ultima cena in cui gli Apostoli e Gesù son seduti attorno ad una tavola rotonda; i dormitori in cui c'è il museo dell'Abbazia che contiene sculture, iscrizioni e oggetti rinvenuti nei pressi dell'edificio. L'interno della chiesa è magnifico, con affreschi di scuola giottesca, le pareti laterali ritraggono scene del nuovo e vecchio Testamento, la parete di fondo il giudizio universale e il catino absidale Cristo in maestà con Angeli e Santi. In una delle cappelle laterali c'è raffigurato il primo pentagramma della storia, ideato dal momaco Guido D'Arezzo ideato attorno all'anno 1000. La visita purtroppo è stata abbastanza frettolosa perché dovevamo andare a prendere mia figlia all'aeroporto ma quest'angolo di Emilia ci è veramente rimasto nel cuore: non pensavamo veramente che fosse tanto affascinante e, con tante cose da fare e da vedere. Anche se abbiamo vissuto questi 3 giorni intensamente molte sono le cose che non siamo riusciti a vedere, da Ravenna, al Castello della Mesola con il suo bosco, alle saline , alla riserva di Canneviè, agli innumerevoli percorsi ciclabili… quindi non ci resta che concludere con un "arrivederci a presto Comacchio"...

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