Partenza il 1/2/2020 · Ritorno il 4/3/2020
Viaggiatori: 1 · Spesa: Da 1000 a 2000 euro

Colombia e Perù

di JKaci - pubblicato il

Dal 01/02/2020 al 04/03/2020 Viaggio in Sudamerica di circa un mese dove ho deciso di visitare l’area di Machu Picchu in Perù per la prima settimana e continuare altre tre settimane in Colombia. Prima di partire ho stipulato assicurazione di viaggio con Columbus ed ho prenotato aerei ed hotel in anticipo. Ho dovuto tener conto dell’altitudine facendo prima una notte di acclimatamento a Bogotà per poi andare in Perù fino ai 5000m, questo riduce la possibilità di mal di montagna. Esiste un medicinale chiamato Diamox che riduce i sintomi e va preso il giorno prima. In Colombia l’altitudine è minore, almeno per le zone che ho visitato, e il clima è stato sempre perfetto.

Il mio volo Iberia (costato 620€, preso 2 mesi prima) parte alle 6 di mattina da Roma con scalo a Madrid per arrivare a Bogotà (2400m d’altezza) alle 5 di pomeriggio. Il giorno dopo ho il volo diretto per Cuzco (Perù) sempre di mattina presto, alloggio quindi nel quartiere affianco all’Aeroporto. Il quartiere è tranquillo, molto nuovo e pulito, consigliato se come me dovete fare solo scalo.

2 Febbraio – Cuzco/Aguas Calientes

Arrivo a Cuzco (3000m d’altezza) alle 10 di mattina ma la mia intenzione è di andare direttamente a Machu Picchu Pueblo (anche chiamato Aguas Calientes), ovvero il piccolo paesino turistico sorto per ospitare i visitatori delle rovine, in maniera di essere già lì il giorno dopo e poter visitare il sito molto presto la mattina. Da Cuzco per arrivare ad Aguas Calientes (2100m) la miglior opzione è il treno, le due compagnie migliori sono Inca Rail e Perù Rail; la prima costa leggermente in più ma ha più servizi: calcolate 120€ a/r. Io arrivato in centro a Cuzco prenderò inizialmente un taxy fino al paese di Ollantayabo nella valle Sagrada a 25km da Macchu Pichu. Il conducente è un ragazzo di 20 anni che studia tutta la settimana e per arrotondare il week-end guida i taxy, mi accompagnerà fino alla sede Inca Rail di Ollantayabo. Il percorso è favoloso passando per vari paesini ognuno con la sua caratteristica peculiare. Il ragazzo mi mostra l’hotel più costoso della zona: tre capsule inserite nella roccia a 200m di altezza da dove c’è una vista su tutta la valle Sagrada, per arrivarci bisogna camminare per 3 ore e pagare 500€ a notte. Arrivati a Ollantayabo mi rilasso un paio d’ore prima di prendere il treno per Aguas Calientes. Una volta arrivato al mio hotel chiedo un po’ come fare ad organizzarmi per la visita del giorno dopo, vado quindi a comprare biglietto d’ingresso e bus per salire alle rovine (si possono comprare assieme) e prenoto anche una guida tramite l’hotel. Il paese è molto piccolo, adagiato vicino a un fiume e incassato tra le montagne, però troverete una lunga serie di hotel e ristoranti di ogni tipo oltre a negozi e le terme.

3 Febbraio: Macchu Pichu

La mattina sveglia alle 5 per poter prendere il bus alle 5.45 che arriva all’entrata delle rovine alle 6 (troverete già una fila mezz’ora prima della partenza). Ho appuntamento con la mia guida alle 6.30, decido quindi di entrare alle 6 (sono quasi solo) per fare le prime foto e iniziare poi il giro guidato che durerà due ore e mezza e costato un prezzo irrisorio: consigliato. Importante è sapere che a differenza del passato il biglietto d’ingresso può essere usato solo una volta e che all’interno delle rovine non ci sono bagni, questo vuol dire che è meglio svuotare la vescica prima di entrare perché se uscite dovrete ripagare l’entrata e fare la fila. Spendere parole su Macchu Pichu è superfluo dato che è uno dei siti più visitati al mondo, quando tornerò in questa zona il mio obiettivo sarà un trekking di diversi giorni tra queste montagne magnifiche, ho evitato in questo viaggio non essendo abituato alle grandi altitudini. Mi sono reso conto però di non avere problemi in questo tipo di condizioni e quindi mi sento pronto per una simile esperienza, ho preferito questa volta dedicarmi al trekking in zone con minore altitudine specialmente in Colombia.

4 Febbraio – 9 Febbraio: Cuzco e dintorni

Ritorno quindi a Cuzco il giorno dopo con il treno. Il mio alloggio è nel quartiere di San Blas che devo dire è davvero stupendo, con molti bar e ristoranti parecchi dei quali con terrazzo e vista panoramica sulla città. Consiglio di alloggiare in ogni caso in centro e magari esplorare la città a piedi. Ci sono molte opportunità come per esempio salire fino alle famose rovine di Saqsawayan , se siete allenati è una fantastica esperienza. Si può partire dal centro e salire per 2 km con circa 600m di dislivello ed arrivare più in su delle rovine più famose dove troverete altri tesori. Ci sono delle rovine “nascoste” ai più dove si può avere una completa visuale sulla valle di Cuzco, queste rovine sono raggiungibili tranquillamente anche dalla strada che porta a Saqsayaman. Da lì si scende per un altro km e mezzo per arrivare alle rovine principali che comportano l’acquisto di un ticket (30 soles) con cui potrete vedere altri 2 complessi di rovine oltre a quello principale. Non perdetevi assolutamente quest’attrazione, naturalmente è raggiungibile anche con mezzi pubblici. Il centro di Cuzco vi sorprenderà ad ogni angolo, potrete fare shopping di vestiti (un maglioncino fatto con lana di alpaca non può mancare), visitare il fornitissimo mercato dove potrete anche mangiare ad un prezzo molto economico, visitare il museo del cioccolato o della coca e tante altre attrazioni. Durante questi 4 giorni spesi a Cuzco ho anche visitato la Montana de Colores (Palcoyo) grazie ad un tour prenotato su AirBnb experience (38€). Ci sono due famosi complessi di Montagne colorate nell’area di Cuzco, la più visitata è la Montana Arco iris (Vinicunca). Ci si arriva con 2,30h di Bus e 1,30h di cammino totale ed è a Circa 5200m. Questa montagna è molto frequentata, nel mio tour ci siamo fermati a pranzo in un ristorante insieme a molti altri gruppi. Dopo mangiato 20 minivan sono andati a Vinicunca e solo in due a Palcoyo. La cosa che mi ha fatto propendere per Palcoyo è che il tragitto per arrivarci è quasi più bello dell’attrazione stessa. Passeremo infatti per paesini storici, lagune, grandi porte d’entrata alla capitale e fantastiche montagne con antichi terrazzamenti dove vivono migliaia di alpaca e dove passa un fiume di color rosso (dovuto alla colorazione dell’argilla al suo interno). Dopo 3,30h arriviamo a circa 5000m e lo scenario è da mozzare il fiato, una serie di montagne più o meno colorate. I visitatori erano pochi e posso godere a pieno del paesaggio, contrariamente a Vinicunca dove da come mi è stato detto bisogna quasi lottare per trovare lo spazio per una foto. Questa settimana è stato solo un assaggio di Perù ma sufficiente da poter capire molte cose della loro cultura e storia e per darmi la spinta per visitarlo più a fondo prossimamente. Il Cibo in Perù è molto buono, non potete non provare il “Sushi” peruviano chiamato Cheviche solitamente fatto con trota salmonata marinata in aceto e limone.

9/10 Febbraio: Bogotà/Medellìn

Il 9 pomeriggio mi reco all'aeroporto di Cuzco per prendere il mio aereo di ritorno a Bogotà dove alloggerò di nuovo nel quartiere affianco all’aeroporto El Dorado. Sono in un Beb gestito da persone molto disponibili e gentili (non ha un vero nome, su booking lo trovate come: “5 minutos de el aeropuerto”) come si dimostrerà del resto il 99% dei colombiani. Il giorno dopo ho l’aereo per Medellìn alle 11, la compagnia è la low-cost Vivair . Vi servirà ovviamente il check-in online ma contrariamente alle cattive recensioni non ho avuto nessun tipo di problema con questa compagnia. Dall’aeroporto potete decidere di prendere un bus che raggiunge Medellìn e impiega un’ora (14000 pesos) o un Taxy (100000 pesos contrattabili), tenetevi pronta la fotocamera perché il primo tratto è magnifico. Non fate il mio stesso errore di alloggiare in pieno centro, ovvero nei pressi di Plaza Botero o del quartiere Bombonà. Non avevo calcolato per questi primi due giorni a Medellìn che il centro di notte potesse essere pericoloso per i turisti. Il posto migliore dove alloggiare è il quartiere Poblado, in alternativa la zona Laureles nei pressi dello stadio anche è molto tranquilla. Esploro un po’ il popolare quartiere Bombonà e Plaza San Antonio in questo primo pomeriggio e prenoto un tour per il giorno dopo tramite Zippy Free Tour alla Comuna 13.

11 Febbraio: Medellìn Comuna13

La mattina prendo la metro da plaza San Antonio per raggiungere la fermata San Javier dove inizierà alle 9 il tour per la Comuna 13, l’entrata della metro non del metrocable (funicolare) mi raccomando. Quelle che in Brasile vengono chiamate Favelas in Colombia sono le Comunas, a Medellìn sono disposte sui lati della valle dove invece c’è il centro e da qualche anno sono finalmente collegate tramite funicolare. Medellìn ha avuto uno sviluppo incredibile da metà degli anni 2000. Dopo la morte di Pablo Escobar nel 1993 i problemi legati a criminalità e terrorismo non si fermarono là ma continuarono per qualche anno. Da un po’ di tempo Medellìn è assolutamente vivibile e le amministrazioni della regione di Antioquia hanno puntato molto sulla qualità della vita. Il sistema di trasporti è fantastico ed economico e permette appunto alle persone delle comunas che prima erano tagliate fuori di muoversi facilmente. All’inizio dividono i tour tra Inglese e Spagnolo, iniziamo quindi a camminare con la nostra guida Andrès: nato e cresciuto in questa Comuna e probabilmente una delle guide più oneste (nel raccontarvi le cose come stanno) che troverete per questo tipo di tour. Medellìn differentemente da come ci si aspetterebbe è abbastanza pulita ed ordinata. Nel primo tratto Andrès ci introduce alla storia recente della Colombia (non per forza solo quello che avete visto in Narcos) e di come sia stato difficile voltare pagina per questa città e soprattutto come a distanza di anni il fantasma di Pablo continui a fare danni. Ai piedi della collina della Comuna13 sono state costruite una scuola superiore ed un università praticamente gratuite per i ragazzi del quartiere. L’episodio spartiacque di questo posto avviene tra il 16 e il 17 ottobre 2002 quando ci fu l’ “Operaciòn Orion” dove le forze armate colombiane aiutate da elicotteri americani spararono su tutto quello che si trovarono davanti per fare piazza pulita. Molti innocenti morirono compresi bambini, da quel momento partì un sistema di sviluppo basato su arte e turismo che pare funzionare. Per salire al “cuore” della Comuna si utilizzano delle scale elettriche e in questo percorso potrete ammirare fantastici murales, questi negli ultimi anni sono diventati famosi non solo grazie alle serie tv ma anche a video musicali molto in voga in Sudamerica. Le scale mobili hanno permesso anche un trasporto di merci più facile e veloce e quindi l’apertura di bar e ristoranti. Un’esperienza non c’è che dire imperdibile se visiterete Medellìn. Andrès finisce il tour a casa sua su uno splendido terrazzo con vista su tutta la città e dove faccio per la prima volta conoscenza del lulo: frutto della famiglia dei pomodori molto dolce servito in succo. Il pomeriggio prendo l’efficientissima metro fino al Poblado per visitare un po’ questo quartiere molto hipster e pieno di localini e soprattutto per comprare il ticket del bus per la regione di Quindìo dove andrò il giorno dopo.

12/13/14 Febbraio: Salento Quindìo

Da Medellìn c’è solo una compagnia di autobus che arriva direttamente a Salento senza fermarsi a Manizales o Pereira ed è la “Flota Ocidental”. Prendo un taxy dal hotel per raggiungere il Terminal Sur dei bus da dove partono tutte le compagnie ovviamente dirette verso sud. Ci vogliono teoricamente 5 ore per arrivare a Salento ma tra soste ed impedimenti ne impieghiamo otto. Il bus ferma appena fuori il paesino, entrando a piedi si viene catapultati in un uno scenario da Far-West ma sulle Ande. Il centro è composto da case coloniali super colorate nel mezzo di montagne selvagge e con le persone più gentili e sorridenti mai viste. C’è anche una buona dose di turisti, per il 70% francesi, che vengono qui come me per la bellissima escursione alla Valle de Cocora. Quest’area nella regione di Quindìo è conosciuta come “Eje Cafetero” per la grande produzione di Caffè per la maggior parte arabica. Io mi dedicherò al trekking ma una visita ad una delle tante Fincas per osservare dal principio la produzione del caffè è assolutamente consigliata. Naturalmente anche nel centro-città troverete ottimi bar dove degustare ed apprezzare il caffè in tutte le sue forme. Il primo pomeriggio mi rilasso in paese, godendomi questo ambiente rilassato e lontano dal traffico di Medellìn. Oltre alla Valle de Cocora ci sono altre escursioni che vale la pena di fare: la Carbonera e Los Nevados NP. Entrambe queste escursioni potrete farle solo con un tour organizzato, il primo in giornata mentre per il secondo parliamo di almeno due/tre giorni di trekking. Non avendo tutto questo tempo per Los Nevados mi reco alla sede Salento Trekking per prenotare La Carbonera per il 16. In realtà mi dicono che essendo l’unico iscritto al momento l’escursione non sarebbe partita, mi avrebbero contattato nel caso si fossero fatti vivi altri partecipanti. In alternativa avrei potuto optare per i tour in bici, decido quindi di aspettare l’indomani. Il 15 mattina mi sveglio alle 7 per una colazione veloce con caffè super-forte e mi reco nella piazza principale del paese per prendere la Jeep che porta all’ingresso del sentiero per la Valle de Cocora. Arrivati al parcheggio non prendete la prima entrata sulla destra ma proseguite dritto per 200m dove troverete un’altra entrata che passa per le “Palmeras” e affronta il primo tratto con una salita graduale. Facendo il percorso al contrario si deve affrontare una dislivello di 400m in salita nella parte più rocciosa del sentiero. Io invece raggiungo facilmente la Finca Montana ovvero il punto più alto (2860m) e comincio quindi la discesa di 400m, si arriva vicino ad un fiume e da quel punto il percorso è in piano ma ugualmente stupendo. Per completare il circuito ci vogliono circa 4 ore e mezza, potrete quindi riprendere la jeep per tornare a Salento. L’agenzia Salento Trekking mi avvisa che ci sono altri due partecipanti per il tour alla Carbonera del giorno dopo e non potevo essere più felice. Il 16 mattina appuntamento alle 8 alle sede dell’agenzia da dove partiremo con un’auto verso la concentrazione più alta di Palme da Cera. Questo posto si trova a circa 2400m proprio sopra l’abitato di Salento ma è impossibile da raggiungere a piedi. Facciamo quindi prima un giro tra queste magnifiche palme (nonostante simile alla Valle de Cocora qui lo scenario riesce ad essere ancora più impressionante). Arriviamo dopo 30 minuti di camminata ad una finca dove dei locali ci offrono un caffè ed uno snack. Prendiamo quindi di nuovo l’auto per iniziare un sentiero diverso che dalla cima della montagna ci porterà piano piano fino al centro città e che dura in totale circa 3 ore. Consiglio assolutamente questa zona, oltre alle attivià già citate in precedenza potete fare una visita al piccolo paesino di Filandia a 40min d’auto da Salento. Salento e Filandia hanno un’ architettura fantastica che però scopro essere copiata da un paese più vicino a Medellìn chiamato Jardìn, un luogo che visiterò sicuramente al mio ritorno in questa nazione. Il giorno dopo alle 8 riparte il mio bus per Medellìn.

15/16 Febbraio: Medellìn

Arrivo al terminal sur verso le 5 di pomeriggio e prendo subito un taxy per il quartiere Laureles dove è il mio BeB: Casa Tuvia. Sono praticamente attaccato allo stadio e scopro facendo un giro veloce che la sera c’è una partita importante dove la squadra locale del Atletico Nacional affronterà il Deportivo Cali. L’atmosfera fuori lo stadio già 4 ore prima del match è fantastica, i biglietti ufficiali non si trovano alle “Taquillas” e decido di non fidarmi dei vari bagarini. Guarderò quindi la partita in un bar essendo anche molto stanco dal viaggio in bus ma spero di avere occasione in futuro di poter assistere ad una partita dal vivo. Il giorno dopo ho il volo per Santa Marta alle 8 di sera, riesco quindi la mattina a girare un altro po’. Mi fiondo immediatamente in metropolitana, dalla fermata Estadio prendo la linea J fino a Suramericana dove cambio alla linea A fino ad Acevedo dove è possibile prendere il metrocable (funicolare) fino a Santo Domingo e poi prendere il biglietto per il metrocable che porta al parque Arvì posizionato sull’altipiano attorno la città. L’esperienza in funicolare è magnifica e con grande sorpresa appena finiscono le comunas ci troviamo sopra un bosco selvaggio appunto il parque Arvì. La funicolare come già detto ha aiutato i locali a muoversi più facilmente per la città, ma non solo questo: dato il passaggio di turisti sopra le case tutti si sentono in dovere di abbellire le proprie dimore soprattutto i terrazzi. Al parque Arvì è possibile a pagamento effettuare una visita a delle piccole rovine nel bosco, ma già solo salire qui sopra è un’esperienze indelebile con la vista della città dall’alto. Il pomeriggio visito un po’ la piazza principale per poi tornare in hotel a prendere le mie cose e recarmi in aereoporto. La sera atterro quindi a Santa Marta dove un taxy in 15 minuti mi porta all’ingresso del centro storico dove si trova il mio alloggio.

17 Febbraio: Santa Marta

Questa è stata una giornata di relax e preparazione per i quattro giorni successivi dove avrei affrontato il trekking alla Ciudad Perdida. Questo sito archeologico è 600 anni più antico di Machu Picchu ed è stato scoperto ufficialmente solo negli anni 70. Fu scoperto in realtà anni prima dai cercatori d’oro che lo tenevano nascosto al governo fino a quando non scoppiò una vera e propria guerra di cui il governo venne a sapere, da quel momento il sito è protetto ed affidato in larga parta alle quattro tribù discendenti del popolo Tayrona. Le popolazioni indigene sono numerose in Colombia e sono riuscite a farsi riconoscere vari diritti sulle proprie terre. Ciudad Perdida come anche il parco nazionale Tayrona sulla costa (chiuso durante il mio soggiorno) rispettano un periodo di riposo di due mesi all’anno voluto dagli indigeni. Il centro di Santa Marta è carino anche se minuscolo, mi aspettavo di trovare un po’ più di storia nella città più antica della Colombia. Per andare in spiaggia vi conviene spostarvi un po’ più a nord. L’agenzia a cui mi sono affidato per il trekking dopo una minuziosa ricerca in rete è la Magic Tour Colombia e posso dire che è senza dubbio la migliore per qualità e professionalità delle guide.

18/19/20/21 Febbraio: Ciudad Perdida

Giorno 1 (8km tot) Si parte alle 7 di mattina dalla sede Magic Tour, lascio il mio zaino grande a loro e affronto i quattro giorni con uno zaino da 30 litri. Il gruppo è formato da 18 persone e da due guide che però parlano solo spagnolo, ci seguirà quindi anche una ragazza che tradurrà in inglese. Lasciamo il centro di Santa Marta con un minivan per poi cambiare con tre jeep alla fine della strada asfaltata dove inizia l’area rurale mista a giungla. Dopo 45 minuti di sali e scendi arriviamo all’abitato di Machete Pelao, il significato di questo nome è un riferimento al grosso coltellaccio che i locali avevano sempre con sé e che con l’avvento dei ricercatori d’oro veniva adoperato molto spesso durante le risse. Pranziamo in un ristorante con altri gruppi di altre compagnie e lasciamo le nostre preferenze per il menù dell’ultimo giorno (consigliato il pesce di fiume). Prima di partire le nostre guide Saul e Wilson ci illustrano il programma generale dei quattro giorni e poi nello specifico quello di questa prima camminata. Il primo tratto è in salita in una zona prettamente rurale, potete affrontarlo con pantaloncini e maniche corte (non dimenticate però la protezione solare) dato che non ci sono Mosquitos. Dopo circa due ore di salita graduale si inizia ad entrare nella giungla, da questo momento in poi ho sempre avuto pantaloni lunghi e camicia da trekking (a maniche lunghe tecnica). In questa zona è presente la febbre gialla trasmessa appunto dalle zanzare, prima di partire ho fatto il vaccino specifico che consiglio a tutti. Vi sarò dato un libretto per i vaccini da mostrare nel caso vi venga richiesto, da dire che per questo trekking non è obbligatorio, io non rischierei in ogni caso. Per questo tipo di viaggi sarebbe intelligente fare anche il vaccino antitetanico e antirabbico (potrebbe essere inutile in Italia ma non in altri luoghi del mondo). Dopo un’oretta di cammino semplice nella giungla arriviamo all’accampamento numero uno dove dormiremo la notte. Prima di partire non assicurano un letto per tutti, ma comunicano la possibilità che qualcuno possa dormire in amaca. Il nostro gruppo ha sempre avuto i letti e dormito negli accampamenti ufficiali, letti ovviamente con zanzariere impenetrabili, lenzuola e coperte pulite. Gli accampamenti sono tutti vicino al fiume e ne approfittiamo per refrigerarci prima di cena. La cena è sempre intorno alle 19 e tutti e 18 andremo sempre a dormire molto presto anche perché la sveglia il giorno dopo è sempre alle 5.

Giorno 2 (13km)

Forse una delle cose più belle di questo viaggio sono state le levatacce, può sembrare un paradosso ma dopo un giorno andare a dormire alle 20,30 e svegliarsi alle 5 ci sembrava già la cosa più normale del mondo e ci faceva sentire bene. Le nuvole che pian piano si diradano dietro le montagne all’alba, i suoni e gli odori di quel momento della giornata rimarranno per sempre nei nostri cuori. Camminare nella giungla è più facile nelle ore calde dato che c’è molta ombra, l’importante è idratarsi quanto più possibile. Portate una o due borracce che potrete riempire negli accampamenti da boccioni di acqua potabile. Questo trekking è ben organizzato e ci sono molte pause dove viene distribuita frutta fresca e succhi ai vari gruppi, il problema sarà più quindi trovare degli spazi da sfruttare come bagno dato che il sentiero è molto frequentato. Dopo circa 1 ora e mezza entriamo nel territorio delle tribù Kogui. Passiamo per un fantastico villaggio che in realtà non è abitato dato che i Kogui vivono in case isolate tra le colline, solo per celebrazioni si riuniscono tutti in questo luogo. Ci fermiamo quindi più avanti per conoscere un ragazzo Kogui che ci illustrerà il loro stile di vita e le loro tradizioni. Entriamo in casa sua dove ci mostrerà la lavorazione di una borsa da grosse foglie e ci da la possibilità di fare domande. Questi indigeni non hanno bisogno di niente dall’esterno della riserva, anche se non sono isolati dal resto del mondo. Ogni casa è autosufficiente con allevamento di maiali e polli e piccole coltivazioni, c’è poi la giungla ad offrire tutto quello che può servire. Sicuramente quest’incontro ha arricchito la nostra visita, conoscere e parlare con i locali è sempre la cosa migliore per capire veramente cosa si sta visitando. Affrontiamo un altro tratto in salita per un paio d’ore tra colori vivissimi e con casuali incontri con altri indigeni. Ci sono naturalmente molti bimbi che sono sempre alla ricerca di qualche dolcetto, le guide ci dicono che possiamo darne loro qualcuno se vogliamo ma senza l’involucro di plastica, non avendo ancora gli indigeni una vera educazione ambientale. Arriviamo infine al camp numero 3 chiamato “El Paraiso Tayrona” dove possiamo goderci un bagno nel fiume prima di un abbondante cena. Le nostre guide dopo cena ci spiegano che la Ciudad Perdida è lì a portata di mano, ci sono solo 2500 gradini in salita a separarci. Ci viene dato il “passaporto” per le rovine (Volendo in agenzia potete farvi apporre il timbro della visita alla Ciudad perdida sul passaporto vero) che sarà nostra responsabilità custodire per il giorno dopo.

Giorno3 (12.5km)

Ci svegliamo senza ausilio della sveglia anche perché tutti molto gasati per la visita a questa sorta di “El Dorado”. State sicuri che in un gruppo di 18 almeno il 20% non capirà o non ascolterà a pieno le informazioni date il giorno prima dalle guide. Due persone scorderanno infatti il pass e solo grazie alla mediazione di Wilson riescono ad entrare, molti altri non si aspettavano invece le molte scale in salita. Le nostre guide aspettano che gli altri gruppi inizino il loro giro verso le terrazze mentre noi visiteremo prima delle vecchie tombe e poi la ricostruzione delle case tipiche Tayrona. Non lesinano di raccontarci tutto riguardo questo sito e soddisfare tutte le nostre curiosità. Giungiamo quindi anche noi alle famose terrazze, che ripagano a pieno tutti gli sforzi fatti per arrivare. La giungla è sterminata davanti a noi e si intravedono le montagne più alte della Sierra Nevada (noi eravamo a 1160m, il punto più alto “El Pico Colòn” supera i 5000m). Il 70% di queste rovine resta volontariamente ancora nascosto nella giungla, il sito visitabile non è grandissimo infatti ma davvero unico e soprattutto non raggiungibile per tutti. Abbiamo tutto il tempo per rilassarci e goderci queste terrazze per poi cominciare a scendere i 2500 gradini e pranzare al campo dove avevamo dormito. Fino a 3 anni fa i tour erano organizzati diversamente e c’era un accampamento nelle rovine dove si dormiva il terzo giorno. Il camp è stato abbattuto perché rovinava l’autenticità delle rovine. Doveva essere sicuramente suggestivo dormire lì ma non si può non essere d’accordo con questa decisione. Dopo pranzo affrontiamo il sentiero al contrario fino al camp numero 2 dove avevamo pranzato il giorno prima e dove dormiremo felici e rilassati.

Giorno 4 (16km)

L’ultimo giorno solita sveglia alle 5 con partenza alle 6 dal camp numero 2 per arrivare al camp n1 per una veloce sosta. Arriviamo a Machete Pelao circa alle 13,30 e pranziamo nel ristorante del primo giorno. Tutti abbastanza stanchi ma felici per l’esperienza. Se la zona di Salento era piena di turisti francesi in questa zona ci sono invece molti olandesi. Il gruppo è stato molto affiatato per tutti i quattro giorni e siamo ancora tutti in contatto. Le Jeep ci riportano quindi a Santa Marta dove ho il mio hotel proprio affianco alla sede dell’agenzia. Riposo un po’ e scendo stancamente a cenare, incontro per caso Kia una ragazza finlandese che era con me per il trekking. Il centro è piccolo ma molto vivo la sera, mentre mangiate state pronti ad assistere ad almeno 5-6 performance di strada. Saluto Kia che proseguiva il giorno dopo per Medellìn e vado a dormire.

22 Febbraio: Minca

A circa 25km dal centro di Santa Marta c’è un bel paesino in collina chiamato Minca. Se avete tempo consiglio di dormire almeno una notte in questa località molto tranquilla e con varie possibilità di attività outdoor. Per arrivare potete prendere ovviamente un taxy oppure dovete recarvi al mercato comunale e chiedere per il bus. Il paese in sé è piccolino e da visitare non c’è niente tranne la carinissima unica chiesa. All’arrivo troverete dei ragazzi autorizzati che vi illustreranno le varie opzioni di trekking, potete anche affittare una bici o uno scooter (sconsigliato) o visitare le varie Fincas del caffè lì intorno. I tour organizzati che vanno per la maggiore sono i birdwatching, la Colombia è tra le nazioni con più specie di uccelli in assoluto. Considerato che ero appena tornato dai 4 giorni alla Ciudad Perdida non ho affrontato un escursione lunga ma mi sono limitato ad arrivare dal centro alla bellissima cascata Marinka camminando non più di 40 minuti. Dovrete pagare una piccola tassa per visitare il sito, troverete anche un paio di ristorantini, uno con delle grandi reti dove potete riposarvi proprio sopra la cascata. Il pomeriggio torno con il bus al mercato dove impazzano i preparativi per il Carnevale. La vicina città di Baranquilla ospita proprio in questa settimana il secondo Carnevale più importante al mondo, ma anche Santa Marta ha le sue celebrazioni anche se meno famose. La sera quindi mi godo il casino di colori e danze nei pressi del mercato. Se volete partecipare al carnevale di Baranquilla vi conviene prenotare molto in anticipo un alloggio perché vicino alla data stabilita i prezzi salgono vorticosamente. Ho passato un mezzo pomeriggio al Carnevale a Baranquilla, fermandomi il giorno dopo durante il mio tragitto verso Cartagena. La città è davvero brutta ed anche il mare non vi aspettate un granchè, ma l’evento in sé è molto coinvolgente ed unico con molti costumi ispirati alla tradizione indigena.

23 – 28 Febbraio – Cartagena de las Indias

Il 23 sera arrivo quindi a Cartagena via Baranquilla. Da Santa Marta ci sono diverse compagnie per muoversi sia pubbliche che private. La Stazione dei bus ufficiale è posizionata a 3km dal centro e per prendere il biglietto dovete stare lì almeno un’ora prima per fare la fila. Io ho optato per una compagnia privata (le sedi sono sparse in vari punti della città) che costa leggermente in più ma vi permette di viaggiare in un comodo van per 8 persone e di poter comprare il biglietto già il giorno prima. Tre sono le cose assolutamente da fare a Cartagena: 1) City Free Tour: Come in ormai quasi tutte le gradi città turistiche nel mondo ci sono delle compagnie che offrono i tour della città gratis. Queste guide qualificate ovviamente si aspetteranno una piccola mancia alla fine del giro. Per quanto riguarda Cartagena le guide sono assolutamente appassionate e coinvolgenti, persone molto orgogliose della loro storia e cultura. Il centro di Cartagena è una piccola bomboniera. Città coloniale spagnola, ex-capitale della Grande Colombia (comprendeva Ecuador,Colombia,Venezuela e una parte di Perù) e centro nevralgico dei Caraibi. Cartagena ha il suo centro storico considerato patrimonio UNESCO che solo da pochi anni i turisti hanno iniziato a visitare. Una trentina di anni fa era iniziato il turismo balneare nella zona nuova della città (i famosi palazzoni sulla spiaggia) ma i visitatori snobbavano sistematicamente il centro anche perché per niente sponsorizzato. Oggi Cartagena offre entrambe le cose ed è diventata una meta di valenza mondiale. Il giro della città è stupendo tra opere di Botero e la storia che parla molto di pirati e corsari come Francis Drake di cui c’è ancora la casa. 2) Islands Tour a las Islas del Rosario: Come già accennato il mare, almeno le spiagge sulla costa, non mi hanno esaltato però esiste un piccolo arcipelago molto sponsorizzato per i tour in barca. Il mio consiglio è di passare almeno una notte su una delle isole se volete godere della spiaggia a pieno. Il tour l’ho comprato sempre dalle guide del City Free Tour ma sono più o meno tutti uguali in città per qualità e prezzo. Ho chiesto il tour meno incasinato, si paga leggermente in più e si mangia sull’isola privata Lizamar. A Lizamar c’è tutto quello di cui avete bisogno, da lì per chi vuole è possibile andare a fare snorkeling per circa un’ora e mezza. Dopo mangiato ci si sposta su un’altra isola con gazebo immersi in acqua , su queste isole troverete i cosiddetti locali che possono essere un po’ aggressivi nel vendervi i souvenir. I locali sembrano essere ancora più aggressivi sulla famosa Playa Blanca dove arrivano anche a rubare. L’altro tour che non ho fatto faceva il giro di tutto le isole ma era davvero molto affollato. L’idea è che qui il turismo è molto aggressivo ed ha già rovinato tutto quello che doveva rovinare. 3) Castillo de San Felipe: probabilmente il castello più importante delle Americhe, non serve altro da sapere.

A Cartagena troverete una varietà infinita di ristoranti e bar per tutti i gusti, specialmente nel quartiere Gestemanì dove vi consiglio anche di alloggiare. Cartagena è più cara ovviamente di altri posti della Colombia, ma il calore delle persone mi è sembrato lo stesso. Ci sono sicuramente più pusher rispetto ad altre città, è stato difficile un paio di sere convincerli che non avevo bisogno di nulla. Una volta nella vita va visitata sicuramente per non perdersi soprattutto il tramonto sull’oceano dalla cinta muraria della città. Un posto che non ho avuto modo di visitare è Xompox che è a 4 ore di bus da Cartagena verso Sud, sempre patrimonio Unesco, amici che erano con me alla Ciudad Perdida sono andati su mio consiglio e ne sono rimasti affascinati.

Bogotà 29 Febbraio – 3 Marzo

Il 29 Febbraio alle 12 ho il mio ultimo volo interno con Vivair per tornare a Bogotà. Stavolta alloggerò nei pressi della zona rosa (o Zona T, zona turistica) non lontano dal monumento agli eroi. E’ la posizione migliore per alloggiare anche per la tranquillità, oltre ad una più ampia scelta di posti dove mangiare. A Bogotà non è difficile spostarsi (anche se non come a Medellìn) con mezzi pubblici e, anche se non è completamente accettato, potete anche usare Uber. Avevo già prenotato sempre tramite AirBnb Experience un tour alla Cattedrale di Sale che si trova nella città di Zipaquirà, 20km a nord di Bogotà per il giorno 30. Il tour singolo ovunque lo prendete vi costerà sui 55€ comprende trasporto ed entrata al sito; il tour che ho preso io permette di visitare altre due attrazioni per 60€ complessivi. Appuntamento in un centro commerciale alle 9 dove incontro Andrès la nostra giovane guida e il conducente. Con me c’è solo una coppia tedesca che parla però bene italiano. Ci fermiamo con Andrès per prendere i migliori panini della zona ed arriviamo dopo un’ora e mezza alla Laguna di Guatavita. Questo sito storico-naturalistico è molto visitato dai locali specialmente i week-end, ogni mezz’ora parte un piccolo tour di 45min dove si visitano delle ricostruzioni di classici villaggi indigeni e appunto la laguna Guatavita considerata un lago sacro dai tempi precolombiani ed anche famosa meta per i cercatori d’oro. Si tratta quindi di un lago di montagna di colore celestino. Ci dirigiamo poi alle miniere di Sale di Zipaquirà, queste esistenti dal 800. Nel 1931 i minatori deciso di costruire una cappella in questi grandi spazi sotterranei. La prima fu demolita per faglie strutturali e fu costruita quella moderna nel 1992. Non si tratta solo della cattedrale in sé ma di tutto il complesso dove troverete anche gli episodi della via Crucis. Un posto unico dove si può immaginare la sofferenza del lavoro, la violenza degli scavi mista all’armonia della cattedrale e la grande devozione dei minatori. C’è anche una piccola sala dove potete vedere un documentario per capire di più sui metodi di estrazione del sale suggeriti addirittura all’inizio del ‘800 dal tedesco Alexander von Humboldt. Passiamo circa due ore all’interno delle miniere per poi rincontrarci col nostro driver e recarci al ristorante più famoso della Colombia: Andrès Carne de Res. Un nome che avevo sentito per tutta la durata del mio viaggio e che ha piccole filiali in altre città del paese. Un ristorante molto famoso per l’atmosfera coinvolgente e la qualità della carne, sicuramente un “must” in Colombia. Nei due giorni suggestivi mi dedico alla visita del centro di Bogotà, specialmente del quartiere la Candelaria ma non mi lascio scappare l’occasione di un’ultima mini-escursione. Dal centro infatti potete salire a piedi verso il santuario di Monserrate, salendo quelli che credo fossero 4000 gradini, ma c’è anche una funicolare per i pigri. Da Monserrate avete una visuale meravigliosa su tutta la città, ultima emozione di un viaggio appagante.

di JKaci - pubblicato il